Torta di grano saraceno

Il mio cane da tartufi mi ha chiesto una ricetta particolare: la torta di grano saraceno. La mangiamo sempre quando passiamo in Val di Fiemme e abbiamo cercato di riproporre a casa quei sapori rustici di montagna, magari in compagnia di una buona tazza di tè. Mia mamma ha sperimentato con il tempo una buona ricetta (è stata persino la torta della laurea di mia sorella!) e oggi voglio riproporvela…

Torta di grano saraceno

Torta di grano saraceno

250 g di farina di grano saraceno
250 g di burro
100 g di mandorle
200 g di zucchero
6 uova
1 pizzico di sale
1 bustina di lievito
200 g di confettura di mirtilli rossi o frutti di bosco
zucchero a velo (a piacere)

Tritate le mandorle (a me piacciono più se i pezzi rimangono più grossi e che non si crei una polvere). Versatele in una ciotola insieme agli altri ingredienti secchi (farina, zucchero, lievito).

Ammorbidite il burro e aggiungete agli altri ingredienti. Amalgamate.

Separate i tuorli dagli albumi. Versate i primi nella ciotola e montate a neve fermissima con un pizzico di sale i secondi. Vi suggerisco di prestare particolare attenzione a questo procedimento perché se gli albumi non sono montati alla perfezione la torta sarà buona ma resterà bassa e quindi sarà più difficile tagliarla in due parti per poi spalmare la confettura.

A questo punto unite anche gli albumi e incorporateli al resto dell’impasto delicatamente, stando attenti a non smontarli.

Versate in una tortiera dalla forma rotonda precedentemente imburrata e infarinata e cuocete in forno a 180° C per circa 40 minuti.

Trascorso il tempo necessario, lasciate raffreddare completamente il dolce prima di toglierla dalla tortiera. A questo punto, con un coltello a lama lunga e liscia, tagliate a metà la torta e cospargete una delle due superficie di confettura.

Ricomponete la torta, cospargete di zucchero a velo e servite con una tazza di a colazione o a merenda. Il mio consiglio è un tè nero speziato, del tipo chai oppure come questo che è mi hanno portato dalla Francia: Trésor des Croisades, tè nero profumato con zenzero, fiori di garofano e cardamomo. Sono necessari due grammi di foglie di tè per tazza e lasciate in infusione in acqua minerale naturale a 90° C per 3/4 minuti.

tè speziato

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Il canone del tè di Lu Yu

Il canone del tè

Il canone del tè (Chajing) di Lu Yu è il più importante libro per quanto riguarda il mondo e la cultura del tè. Il testo è stato molto probabilmente composto tra il 758 e il 761 d.C. e si tratta del più antico volume esistente sulla nostra bevanda preferita, una fonte fondamentale per capire meglio le origini, il significato, la storia e la filosofia che sta dietro a quello che può sembrare una semplice tazza. Non solo. Essendo stato il primo testo di questo tipo fu utilissimo per tutti i mercanti di tè e fu il capostipite di una serie di trattati simili (ma non così esaustivi) chiamati chàshu.

Il canone del tèIl canone del tè è diviso in tre capitoli dedicati a tutte le possibili tematiche legate al mondo del tè, dagli strumenti utilizzati (descritti in modo molto preciso) alla lavorazione delle foglie, dalle indicazioni per la preparazione dell’infuso a quelle per la degustazione fino alle aree di produzione e agli aneddoti. In quest’ultima parte ci sono dei veri e propri componimenti poetici. Per esempio in una lettera scritta da Liu Kun al nipote si legge: “In me ci sono stordimento e melanconia e spesso ricorro al vero per scacciarli”. O ancora si dice che il principe di Yuzhang, dopo aver assaggiato una tazza di tè preparata da un monaco sul monte Bagongshan esclamò: “Questa è ambrosia! Perché lo chiami tè?”. Secondo poi lo Za Lu (una miscela di memorie) scritto da Tao Hongjin il tè alleggerisce il corpo e rende immortali.

Interessante anche il capitolo dedicato alla tazza migliore per il tè che deve essere di ottima porcellana con l’orlo arrotondato verso l’esterno. Altro dettaglio rilevante: deve essere verde-azzurra perché questo colore esalta le naturali sfumature del tè.

Forse può dare l’impressione, a una lettura veloce, che la preparazione del tè sia un tecnicismo, un rito con regole fin troppo precise, ma nelle parole dell’autore c’è anche tanto sentimento e, cosa che mi piace molto, voglia di condivisione.

Lu Yu

Chi è l’autore di quella che potremmo definire la “Bibbia del tè”? La storia riporta il nome di Lu Yu e, come spesso accade con personalità così importanti, la sua biografia mescola realtà e leggenda.
Dalle fonti sarebbe vissuto in Cina tra il 733 e l’804 e, grazie all’importanza della sua opera principale, Il canone del tè, è stato a lungo celebrato come il dio di questa bevanda.

Marco Ceresa

Il curatore italiano di questa opera è Marco Ceresa, un nome non nuovo a più esperti di tè in ascolto. Ceresa è infatti professore di lingua e letteratura cinese all’università Ca’ Foscari di Venezia ed è stato tra i primi a introdurre la cultura del tè nel nostro Paese. Oggi è presidente onorario dell’associazione italiana cultura del tè.
Il lavoro del curatore non è stato solo quello di tradurre l’opera e inserire le necessarie note per capire meglio quello di cui l’autore sta parlando. Nell’introduzione al libro Marco Ceresa ci aiuta a capire chi era Lu Yu, in quale periodo storico si colloca questo testo e ci regala alcune nozioni di base sulla pianta del tè, sulle tipologie (tè verde, tè oolong o wulong e tè nero) e sulla storia della bevanda in Cina e della parola che lo identifica, chá.

Consigliato? Sì, se volete avere una conoscenza più profonda del tè e di tutto ciò che lo circonda.

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Cocktail e tè, la mia esperienza alla Maison St. Germain

Cocktail e tè. Come abbiamo più volte detto sono un connubio davvero interessante e sempre più ricercato nei migliori bar del mondo. Ne ho avuto conferma durante l’evento della Maison ST-Germain che mi ha permesso di incontrare 40 bar ladies da tutta Italia. Un’esperienza davvero unica!

cocktail e tèIn particolare loro dicevano che i cocktail a base di tè sono stati un vero e proprio trend dell’estate 2014. La tipologia più sfruttata è quella del tè verde, ormai però fin troppo inflazionata. Inoltre sottolineavano che il tè verde è troppo profumato e c’è chi preferisce sostituirlo con pu er giovani perché “più delicati”. Durante l’evento, divise a squadre, abbiamo provato anche noi a realizzare una nuova ricetta a base di tè, gin e liquore St-Germain (di cui parleremo poco più avanti) ma alla fine non ci ha convinto.
Continuerò però a sperimentare perché la questione è sicuramente intrigante…

Ecco la postazione della mia squadra e i nomi dei nostri cocktail dedicati a Edith Piaf:

I cocktail proposti dalla squadra verde

Ho accennato al liquore St. Germain… ne avete mai sentito parlare? Io sinceramente no prima di questo incontro ma dai social avevo visto che era molto diffuso negli Stati Uniti, in particolar modo a New York, patria dei cocktail bar e di tantissime nuove tendenze, così ho voluto approfondire e ho scoperto delle cose davvero interessanti…
Il St. Germain è un alcolico realizzato con fiori di sambuco raccolti a mano in tarda primavera (il loro momento di massima maturazione) sulle Alpi francesi. I fiori vengono poi fatti macerare con zucchero di canna (quantità bilanciata per esaltare e non coprire l’aroma naturale dei fiori) e distillati realizzando un liquore che il New York Times ha definito uno dei più interessanti ingredienti per cocktail degli ultimi decenni.
Sarà che ero già innamorata da tempo del succo di fiori di sambuco, ma questo liquore mi è piaciuto subito, dal primo sorso.

st. germainAltro particolare intrigante è il design della bottiglia in vetro scanalato, un po’ art déco. L’atmosfera che infatti vuole evocare questo prodotto artigianale è proprio quella della Parigi anni Venti, quella degli “anni ruggenti”, dei grandi artisti come Picasso, Dalì, Ezra Pound o Buñuel, quella di Coco Chanel, del can can e degli spettacoli al Moulin Rouge. Un periodo davvero unico per la moda, per l’arte, per la musica, per la letteratura. Un momento storico indimenticabile a cui si è voluto ispirare Robert Cooper, colui che ha introdotto il St. Germain sul grande mercato nel 2007.
A rendere più preziosa la bottiglia due elementi non da poco: l’anno di raccolta dei fiori e l’etichetta con il numero di produzione.

Il segreto del successo di questo liquore è il fatto che è molto versatile. L’aroma ha una base fruttata ma con intense note floreali. Al palato ricorda i frutti tropicali, la pera e il pompelmo.

Bartender all'opera

Vediamo se riesco a creare una nuova ricetta a base di St. Germain e tè… medito, medito e intanto buon tè tealovers!

St-Germain

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Buon Natale e buon anno nuovo da Five O clock!

Five O clock

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Legnano, Una tazza di tè

una tazza di tèDal 1° novembre 2014 anche Legnano, cittadina in provincia di Milano famosa per il suo palio a fine maggio, ha il suo negozio di tè. Si chiama Una tazza di tè e si trova in corso Magenta 100, a pochi passi dal centro storico e dalla sua piacevole area pedonale.

Legnano, Una tazza di tèLo spazio è piccolo e molto semplice. Sugli scaffali trovate vari tipi di (puri, bianchi, verdi, neri, miscele, aromatizzati), infusi, tazze, filtri (devo ammettere che quello con il gatto nero mi ha conquistata, così come le “tazze feline”) e bellissime scatoline in latta decorate, perfette per un regalo. Di fianco a ogni tè c’è un taster per annusare le foglie e capire se fanno per noi o per il destinatario del nostro pensiero.

Io ho assaggiato un classico, un Jasmine Tea, il tè cinese per eccellenza, ottimo anche durante i pasti e non solo a colazione o per l’afternoon tea. Vi racconterò di più di questo tè più avanti ma intanto vi ricordo ciò che mi ha detto anche la titolare di Una tazza di tè, Yulia: “Riscaldate l’acqua senza farla bollire (se avete un termometro da tè la temperatura deve essere attorno ai 70° C), versatene un goccio in modo da bagnare le foglie (2-3 g) e scaldare la tazza. Eliminate il liquido e riempite la tazza con l’acqua calda. Lasciate in infusione per 2-3 minuti e il tè è pronto. Con le stesse foglie si possono fare più di una infusione”.

tè al gelsomino

Una tazza di tè
Corso Magenta 100, Legnano
Tel. 340 7167987
unatazzadite.yulia@gmail.com
http://www.facebook.com/unatazzadite
Spedizioni in tutta Italia (costo € 4,00 fino a 250 g)

Un saluto da Legnano e dagli scoiattoli del parco Castello:

Legnano

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Il tè equo solidale e l’esperienza di Misty Peak Teas con il pu’er

PuerIl mondo è davvero piccolo grazie a internet… dopo aver pubblicato la mia intervista ad Arlette Rohmer, fondatrice della maison di tè equo solidali e bio Les Jardins de Gaïa, sono stata contattata da Nicholas di Misty Peak Teas che mi ha parlato del loro lavoro di aggregazione tra piccoli coltivatori e produttori di Pu’er. La cosa mi ha affascinato e voglio condividere con voi questo bel racconto…

Che cosa è il Pu’er?
Il tè Pu’er viene dalla grande varietà foglia di Camellia Sinensis in Yunnan, Cina. Si tratta di una delle classificazioni del tè – insieme al verde, nero, bianco, oolong – e ha le proprie sottoclassificazioni. Il Pu’er è il primo tè che il mondo abbia mai visto e può essere sia crudo (Sheng Pu’er), sia maturo (Shou Pu’er) che stagionato crudo (Lao Sheng Pu’er) ed è conosciuto per venire in molti casi compresso in forme come dischi o mattoni. La famiglia che rappresentiamo lavora solo con Sheng Pu’er e fa un lavoro enorme per mantenere un prodotto come lo è stato per più di 2500 anni.

PuerCome si svolge il processo di lavorazione delle foglie?
Il processo è piuttosto semplice rispetto ad alcuni dei tè più complessi. Ci sono molte fasi in cui il tè può essere perfezionato o addirittura rovinato ed è quindi importante il contatto umano. A Misty Peak Teas (www.MistyPeakTeas.com), lavoriamo con una sola famiglia e la loro singola azienda agricola di antichi alberi di tè. Il Pu’er è spesso scelto da diversi alberi secolari mentre le altre classificazioni di tè sono spesso raccolti da piante di tè molto più giovane.
La stagione è un variabile per il tè Pu’er: la primavera e l’autunno sono le due stagioni di raccolta e proprio come per altri tè, la posizione, i maestri del tè e il suolo giocano tutti un ruolo importante. Una volta che il tè viene raccolto, è lasciato appassire per circa quattro ore poi passa per una rapida cottura. Ogni passo di questo processo può essere automatizzato da un qualche tipo di macchina, ma la famiglia che rappresentiamo non utilizza tali macchine o prodotti chimici. Il passo successivo è l’arrotolamento delle foglie a mano che serve a riattivare gli enzimi della foglia di tè. Dopo questo, si lasciano a essiccare al sole, che è un passaggio critico e viene fatto unicamente per il Pu’er. Si dice che si può anche “assaporare il sole” di un grande Pu’er grezzo. Ora, a questo punto avete Mao Cha o foglie di tè sfuse, pronte per il passo successivo, se il produttore decide di farlo. Molti agricoltori non fanno tutta la produzione. Un contadino manda spesso le foglie a un altro produttore, tuttavia, questa famiglia fa tutto in casa.
Da questo punto la famiglia o il produttore farà una delle tre opzioni: 1) venderlo sfuso; 2) comprimere in Bings (dischi) o altre forme; 3) trasformarlo in Shou Cha (Pu’er maturo) attraverso un processo di ossidazione/fermentazione che dura molti mesi e che può essere paragonato al compostaggio. A Misty Peak Teas seguiamo la seconda opzione e comprimiamo le foglie secche in 200-357 g di dischi grazie al vapore, poi vengo pressati con una pietra per dargli la forma di un disco. Abbiamo così un prodotto finito che è pronto per essere consumato o conservato per anni.

PuerSentiamo sempre parlare dei benefici del tè verde. Anche il tè Pu’er ha qualche proprietà?
Il tè Pu’er è conosciuto per i suoi numerosi benefici per la salute. Il tè è una medicina in Cina, ogni tè ha il proprio ruolo e lo scopo. Tuttavia, questo è uno dei pochi che è raccomandato per il consumo giornaliero. Il Pu’er è meraviglioso per abbassare il colesterolo cattivo, abbassando la pressione sanguigna, combatte lo stress, migliorando la longevità, il raffreddamento o riscaldamento del corpo e molti molti altri benefici. Bisogna imparare che ciascun tè che abbiamo in dispensa può essere utilizzato per raggiungere un obiettivo piuttosto che un altro. Ci fa piacere che il tè sia buono al palato ma dobbiamo pensare che la ragione per cui dobbiamo bere tè è il fatto che aiuta a sentirsi meglio. Una volta che si imparano i benefici ottenuti da ciascuna tè, miglioreremo notevolmente il nostro benessere.

PuerMisty Peak Puer è bio ed equo solidale. Perché sono importanti queste due parole nel mondo del tè?
Le parole “biologico” e “commercio equo e solidale” possono avere più o meno significato. Quando un fornitore ha una fonte diretta si tratta molto spesso di commercio equo o si spera così almeno. A Misty Peak Teas non ci limitiamo a dare alla famiglia un salario equo per il loro tè, andiamo oltre. Paghiamo il 20% in più rispetto al valore reale di mercato all’ingrosso in modo che la famiglia e la comunità inizi a vedere le possibilità che hanno con la loro merce. Noi lo chiamiamo: “Più del commercio equo e solidale.” Si deve dare come vorrebbero ricevere e noi non vogliamo che gli altri siano ingiusti con noi se avessimo una merce dalla nostra terra può offrire.
Troppi si nascondono dietro queste parole, spesso sono solo questioni di marketing create da organizzazioni che addebitano commissioni enormi per usare il proprio logo sulla confezione. Noi siamo qui per prenderci cura di questa famiglia, come tutti noi vorremmo essere trattati. La famiglia ha anche ha deciso di non usare mai prodotti chimici e di lavorare come hanno fatto innumerevoli generazioni all’interno di questa famiglia. L’altitudine è di oltre 6.000 metri e molti pesticidi dannosi non sono abbondanti a queste quota. Inoltre, la famiglia rischierebbero di danneggiare i propri alberi (il loro sostentamento) per spruzzare e avvelenare la loro preziosa risorsa. Dobbiamo trattare coloro con cui lavoriamo con rispetto, sia esso un contadino incontrato per strada o un albero che ci dona qualche tipo di frutta. Questo è ciò queste due parole dovrebbero significare.

Come avete trovato questa famiglia?
Misty Peak Teas lavora con una sola famiglia di agricoltori in Xishuangbanna, Yunnan, Cina. Si tratta di padre, madre e figlio. Abbiamo provato quasi 1.000 coltivatori di Pu’er diversi  in tutta la regione e la loro famiglia ci è sembrata la più interessante. Essi hanno imparato ogni passo con l’esperienza, dalla coltivazione alla produzione. Questo tè è fatto con l’amore di una famiglia e la maestria degli artigiani.

Veniamo alla tua esperienza personale. Ti ricordi quando ti sei innamorato del tè?
È stato per puro caso. La prima volta che mi sono seduto con una tazza di Pu’er grezzo in mano è stato quando mi sono seduto con questa famiglia e il loro tè. Per farla breve, ero in viaggio per il mondo alla ricerca di luoghi di meditazione e in cerca di me stesso. Mi sono perso nel villaggio da cui viene questo tè, un giovane (il figlio) mi ha fatto un cenno e mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto provare una tazza di tè. Quella tazza si è diventata una dozzina di tazze che si sono trasformate in anni e anni di vita e lavoro con questa famiglia nella loro fattoria. Ho cercato in tutto il mondo questa sensazione ed era proprio lì, in quella tazza. Non sapevo nulla di Pu’er o sulla post-fermentazione. Sapevo solo come mi sentivo. Questa è la bellezza della vita: capiamo così poco fino al punto in cui restiamo coinvolti e iniziamo a riconoscere i sentimenti. Volevo stare bene, così ho bevuto più tè. In più ho voluto condividere questo tè con gli altri. Da quel desiderio di condividere, è nato Misty Peak Teas.

Misty Peak Teas

Hai un tè preferito?
Quando mi è stato chiesto se ho un tè preferito spesso rispondo: “Il mio tè preferito è quello che ho con me”. E questo è vero. Come tutti noi tealovers abbiamo provato una semplice bustina di tè può essere il tè perfetto se versato al momento giusto nel posto giusto. Sono diventato più attento ad avere sempre grande tè con me, quindi sono mai lontano da questa famiglia. L’unico tè che bevo davvero è il Pu’er grezzo di questa famiglia. Ho provato molti tè pregiati, dagli oolongs ai bianchi ma questo tè mi fa sentire meglio e funziona meglio con me. È diventato il mio amico e il mio compagno e non vedo l’ora di trascorrere il resto della mia vita con questo Pu’er al mio fianco.

PuerVisto che lavori nel mondo tè, ci puoi dare qualche consiglio per saper riconoscere prodotti di qualità?
Anche in questo caso ci si deve davvero concentrare su come questi tè ci fanno sentire. Proprio come ho detto, alcuni tè oolong non funzionano bene con il mio corpo, quindi la qualità a volte non è così importante ma piuttosto una sincronicità. Solo perché un tè è della qualità migliore in assoluto non significa che sarà adatto al tuocorpo. Tuttavia, se un tè è fatto con poca cura e da materie prime povere, prodotto esclusivamente per il guadagno monetario piuttosto che essere il risultato del lavoro di un artigiano orgoglioso, non può aiutare il proprio corpo a sentirsi bene. Quindi, il primo passo per riconoscere la qualità è il modo in cui il tè permette di sentirci.
In ogni passo lungo il processo, dalla raccolta della foglia di tè al versare l’acqua calda sopra la foglia, si può agire in un modo da far emergere tutto il potenziale del prodotto. In primo luogo, l’albero e le foglie devono essere di alta qualità. Senza pesticidi, senza raccolte estive, senza tè miscelati e senza alberi giovani. In secondo luogo, il trattamento deve essere fatto con attenzione e con conoscenza. Nascono piantagioni di tè in tutto il mondo come funghi, la gente legge come fare tutto online o guardando qualche video. Ci vogliono capacità e una vita di lavoro per capire veramente ciò che ogni fase influisce su queste foglie. La cottura, il rotolamento e qualsiasi altro passo deve essere fatto in modo tale da far emergere tutto il potenziale di quella foglia che è stato data a noi dalla natura. Due persone possono avere la stessa ricetta e gli ingredienti per la stessa torta ma al palato potrebbero venire fuori risultati completamente diversi. Infine, il modo in cui prepariamo il tè è importante. Potremmo avere un tè di qualità molto elevata, ma l’acqua di bassa qualità o di una temperatura troppo elevata e rovinare tutto. Misty Peak Tè e tanti altri fornitori di pregiati tè in tutto il mondo fanno una quantità enorme di lavoro per far sì che il consumatore beva il tè nella sua forma più pura ma poi sta al bevitore fare il resto e portare al massimo la bellezza del tè.
Con il tè, proprio come con la vita, ci sono tanti passi lungo la strada che possono farci bene oppure no. Se siamo consapevoli di questo, saremo pazienti e prepareremo il tè come un elisir per goderci la vita e come compagno nei nostri sforzi quotidiani. Il tè può essere una bevanda che tieni vicino mentre lavori o può essere una coppa che si versa a un amico che non si vede da tempo, può essere un vaso che apre le porte e illumina gli occhi sula bellezza della vita e della propria esistenza. Tutto questo è possibile se si beve buon tè.

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Manuale del sommelier del tè di Victoria Bisogno e Jane Pettigrew

Un libro sul tè di Victoria Bisogno e Jane PettigrewÈ uscita la traduzione italiana di Manuale del sommelier del tè di Victoria Bisogno e Jane Pettigrew. La prima volta che ho sentito parlare di questo libro è stato al Salone del libro di Torino 2014 quando ho conosciuto la casa editrice Biglia Blu. L’avevano scovato in una enorme e fantastica libreria di Barcellona e hanno lavorato mesi per portarlo in Italia.  Finalmente il loro sforzo è giunto al termine e potete trovare il volume in libreria o a La Teiera Eclettica di Milano.

Di libri sul tè ne esistono tanti in commercio, più o meno belli, più o meno ben fatti. Il Manuale del sommelier del tè secondo me è un libro che vale la pena di leggere per conoscere meglio questa fantastica bevanda, il tè. È adatto ai neofiti, chi si sta avvicinando al tè ed è curioso di saperne di più, ma è anche adatto per chi ha delle conoscenze base e vuole specializzarsi. All’interno infatti ci sono informazioni molto precise e tecniche sull’analisi sensoriale del tè, sulle aste, sulla scelta delle foglie, sul servizio.

Si parla naturalmente del trend del momento, ovvero i cocktail a base di tè. Si possono chiudere gli occhi e immergersi nei racconti sulle varie piantagioni di tè in giro per il mondo (sapete che ora ci sono anche alle Hawaii??).

Alcuni dettagli mi hanno piacevolmente stupita:

  • la spiegazione del fatto che per tè rossi in Cina si intendono quelli che noi chiamiamo tè neri. Non è facile trovare questa precisazione, anzi, proprio poco tempo fa su un volume uscito l’anno scorso di questi tempi si dice che il tè rosso è il rooibos e lo si inserisce nel paragrafo dei tè deteinati…
  • il metodo delle cinque falangi oscillanti ovvero la tecnica utilizzata dai cinesi per sapere la temperatura dell’acqua senza utilizzare l’apposito termometro
  • il paragrafo sui tè biologici (noi abbiamo detto qualcosa sull’argomento a proposito di Arlette Rohmer)
  • il capitolo sul galateo del tè

Victoria Bisogno è un ingegnere amante del tè. Nel 2008 ha creato il teashop Charming Blends e, l’anno successivo, El club del tè, un progetto che ha come obiettivo la diffusione della cultura di questa magnifica bevanda a Buenos Aires, Barcellona e Madrid. Non a caso, l’ultimo capitolo del Manuale del sommelier del tè è proprio intitolato “Condividere il mistero”, concetto che condivido al 100%.

Jane Pettigrew è un nome del mondo del tè. Lavora come consulente, scrittrice (ha già pubblicato ben 14 testi specifici sul tè e altri sull’alimentazione) ed editrice, tiene lezioni sul tè in tutto il mondo ed è uno dei docenti dell’Esposizione mondiale del tè negli Usa.

Manuale del sommelier del tè (titolo originale: Manual del Sommelier de Tè)
di Victoria Bisogno e Jane Pettigrew
Casa editrice Biglia Blu
ISBN 978-98682-03-4
€ 16,00
Disponibile in libreria e nel negozio La Teiera Eclettica (via Melzo 30, Milano)

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