Archivio per marzo 2011

Quello che non sapete del Portogallo del tè

Piantagione delle Azzorre

Come vi dicevo ieri, sono stata a una cena con l’Ente Turistico portoghese. Incontro interessante e un occasione per conoscere nuovi blogger.

La portoghese Caterina di Braganza, sposa di Carlo II, è colei che ha introdotto al corte britannica il rito del tè. Il Portogallo, infatti, tra Quattrocento e Cinquecento, poteva vantare molte basi commerciali in Oriente (tra cui Ceylon) e dominava gli scambi commerciali di varie regioni asiatiche tra cui Cina, Giappone (ieri sera mi è stato detto che la tempura ha origine da un piatto portoghese), India e Indonesia. Furono le navi portoghesi e olandesi a portare, per la prima volta, le foglie di tè in Europa.

I portoghesi poi furono sempre più attratti dall’Est del mondo e dalle Americhe, subirono l’accesa concorrenza dell’Olanda e cedettero Bombay (India) al Regno Unito come dote della ormai famosa Caterina. L’impero orientale venne quindi a sgretolarsi.

Oggi esiste ancora però un tè portoghese. Viene coltivato sulle isole Azzorre. La tradizione risale al 1750 e il Portogallo, all’epoca, si aggiudicò un altro record, quello di primo Paese europeo produttore di tè. Le cose migliorarono quando le 1883 vennero introdotti degli esperti coltivatori dalla regione cinese di Macau. Le loro indicazioni servirono ad aumentare la produzione e a inserire la coltivazione di gelsomino, un ingrediente importante per aromatizzare il tè.

Mi sto informando, con l’aiuto di Adam Communication, per farvi sapere anche le migliori Tea Room del Portogallo, magari partendo dalla sua capitale, Lisbona… cari lettori, ci siete mai stati? Potete darci qualche consiglio?

Io sono stata a Lisbona tantissimo tempo fa, in occasione di Expo ’98. Mi era piaciuta molto come città. La cosa che mi è rimasta impressa di più, è stato il monumento a Cristoforo Colombo: una macchia di bianco brillante tra il blu del cielo e quello del mare.

Lezioni di cucina a base di tè

Visto il successo della scorsa edizione di Il The nel Piatto, tornano le lezioni di Gabriella Fantuz il 4 aprile alle 19 presso la sede dell’Arte del Convivio.

Il menu comprenderà:

  • scoones al matcha;
  • orzotto al the Pu erh Kunmin Gong Ting Bio mantecato alla salsa di porri;
  • petto di pollo cotto senza fuoco in infusione di the Formosa Oolong Jinshun Bio con insalata di frutta e verdura;
  • tortino dolce di quoinoa con the Sencha Shinizu, mele renette e granella di mandorle;

Uhm, sembra tutto buonissimo… spero di poter partecipare e di potervi portare qualche bella foto e qualche succulenta ricetta :-)

Per chi non potesse esserci questo lunedì, niente disperazione. Gabriella ha promesso un nuovo appuntamento, lunedì 2 maggio con menu tutto estivo e infusioni a freddo.

Per informazioni e prenotazioni: info@artedelconvivio.it Tel. 02 48024825

Stasera invece ho una cena con l’Ente Turistico del Portogallo… un incontro molto interessante visto che la tradizione del tè nel Regno Unito dipende proprio da una nobile portoghese, Caterina di Braganza, moglie di Carlo II d’Inghilterra, che la fece diventare la bevanda di corte… come sempre, vi porterò tutte le news dal Paese del bacalao e del chà (tè) ;-)

Tisana al finocchio ai neonati. Tossica o no?

Mi ha stupito il servizio andato in onda ieri sera al tg1 sui semi del finocchio. In sostanza, si diceva che contengono una sostanza naturale, l’estragolo, che fa male ai neonati e alle donne incinta. Tempo fa, invece, l’infuso ricavato dai semi, veniva dato ai bimbi per calmare le loro coliche e alle donne per aumentare la montata lattea.

In realtà, da quello che ho trovato su internet, il tg1 non ha “scoperto l’America”. Diciamo che doveva riempire uno spazio. La notizia è infatti di qualche mese. Compare in comunicato del 20 dicembre 2010 dell’Inran, Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione che  ha pubblicato uno studio sull’estragolo e ha riportato quanto riconosciuto nel 2001 a livello europeo, cioè che la sostanza è genotossica (in grado di alterare il Dna) e cancerogena. All’epoca, la ricerca era stata condotta dal progetto europeo Facet, di cui l’Inran svolgeva un sotto-programma sugli aromi naturali. Sono state analizzate tisane al finocchio in bustina, solubili o in semi. Ognuna è stata poi preparata con 100 ml di acqua bollente, per un tempo di infusione di 7 minuti, a eccezione dei preparati solubili in cui sono seguite le indicazioni riportate sull’etichetta. Risultato? I livelli di estragolo rilevati  sono troppo elevati perché il consumo di tisane possa essere considerato  sicuro, per lo meno nel caso dei neonati.

Stessa cosa è stata detta dall’Emea, l’Agenzia europea che si occupa della valutazione scientifica dei farmaci, secondo la quale, il consumo di tisane al finocchio non è raccomandato ai bambini al di sotto dei 4 anni, a meno di una specifica indicazione del pediatra, così come non è raccomandato nel caso di donne in gravidanza o durante l’allattamento. E per le altre categorie?

Antonio Raffo, ricercatore dell’Inran e responsabile dello studio, ha precisato che “siamo in presenza di un caso complicato in cui le informazioni a oggi disponibili non consentono di stabilire con sicurezza un livello di esposizione al di sotto del quale possiamo essere del tutto tranquilli”. Parla di “una zona grigia difficile da gestire”. Consiglia quindi precauzione soprattutto nel caso delle categorie indicate dall’Emea. “Nel caso della popolazione adulta (dove a parità di quantità ingerita l’esposizione è più bassa, dato il valore più elevato del peso corporeo, e dove si ha una minore intrinseca vulnerabilità propria dei tessuti di un organismo adulto) non si hanno indicazioni particolari, se non quelle dettate dal comune buon senso”, aggiunge il dottor Raffo.

Il finocchio è una pianta erbacea coltivata fin dal XVI secolo. La tisana viene da tempo usata come digestivo e per diminuire il gonfiore addominale.

Pollo aromatizzato al tè nero

Avevo trovato la ricetta su Corriere.it, pagina Cucina in cui mi piace curiosare spesso. L’avevo vista per puro caso e ho pensato: “Questa fa per me!”. Mi ero segnata il link commettendo un errore, per me, molto comune: avevo letto il titolo e basta. Avevo quindi scoperto all’ultimo che la ricetta presupponeva l’uso della pentola a vapore e del wok (che non ho) e che, tra gli ingredienti, c’erano due vasetti di yoghurt che, naturalmente, non avevo. E poi non mi piace mescolato con la carne. Ecco quindi la mia variante.

Pollo al tè nero

300 g di petti di pollo;

2 cucchiai di tè nero (io ho usato un Darjeeling Vintage ma, col senno di poi, userei un Assam);

farina;

olio extravergine d’oliva;

sale;

insalata mista

Fate bollire circa 250 ml di acqua. Mettete in infusione 2 cucchiai da minestra di tè nero per una decina di minuti. Filtrate.

Intanto passate la carne nella farina. Riscaldate una padella antiaderente con un filo d’olio e rosolate appena i petti di pollo. Aggiungete il tè pian piano, cuocendo a fuoco medio.

A fine cottura aggiungete un pizzico di sale e servite con un po’ di insalata mista.

La ricetta non è ancora perfetta… sto studiando alternative… consigli? ;-)

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Tè giapponese: “Siamo in contatto costante con i produttori”

Barbara Sighieri, consigliere dell’Aictea, Associazione Italiana Cultura del Tè e proprietaria de La Teiera Eclettica di Milano, conferma quanto detto ieri. “Siamo in costante contatto con i produttori giapponesi di tè che conosciamo, al momento nessuno ha segnalato danni alle piantagioni che sono nel distretto di Shizuoka e in quello sull’isola di Kyushu”. Come detto dall’ADeMaThè, il raccolto dell’anno scorso, ora in commercio è sicuro. “L’incognita sarà legata al primo raccolto 2011 che avverrà nei prossimi mesi”. Barbara ha sottolineato che, in ogni caso, i giapponesi “si stanno organizzando controlli sui prodotti sia direttamente in Giappone, nelle aree di produzione, sia nei Paesi europei in cui vengono importati”.

L’Ente Nazionale per il Turismo giapponese ribadisce che ancora è presto: “Ancora non possiamo dire precisamente quali sono i danni e se ce ne sono
stati, provocati dallo tsunami, nell’area Tohoku (a Nord-est del Paese, ndr)”. L’ente sottolinea che, invece, “nelle piantagioni delle altre zone, non ci sono stati problemi”.

Continuerò a tenervi aggiornati. Se qualcuno di voi sa qualcosa di più ci faccia sapere.

Per un incontro con il tè cinese, invece, l’appuntamento è sabato 26 dalle 15.30 alle 20.30 ai chiostri dell’Umanitaria (Milano, Via San Barnaba). Interventi che spaziano dall’economia alla storia, a reportage fotografici al tè. Il negozio L’essenza del the parteciperà con una relazione su L’ARTE DEL TE’ IN CINA e offrirà una degustazione di prodotti cinesi dalle 17.10 alle 18.10. Potrete assaggiare il China Tai Ping Hou Kui (Tè delle Scimmie prodotto nella provincia di Anhui), il China Jade Jasmin Pearl BIO (profumatissimo e mielato) e il China King Pu Erh BIO (energetico, stimolante, consigliato come tè dimagrante).

Giappone. ADeMaThè risponde ai nostri dubbi

Ieri ci chiedevamo se le radiazioni in Giappone avessero provocato danni ai giardini di tè del Paese orientale. ADeMaThè, Associazione Italiana Degustatori e Maestri di Thè, ci ha risposto.

Il presidente, Marco Bertona, garantisce che il tè giapponese ora in commercio in Italia (e nel resto del mondo) risale al raccolto 2010 e quindi “è sicuro e non contaminato dalle radiazioni fuoriuscite dalle centrali nucleari di Fukushima”. Quello che hanno iniziato a raccogliere in queste ultime settimane, non sarà in commercio prima dell’estate. Bertona sottolinea che è ancora presto di parlare di contaminazione. “Siamo in stretto contatto con le autorità e le associazioni di categoria dei produttori giapponesi di tè, che ci aggiornano quotidianamente sulla situazione sanitaria”.

Vi terrò e vi terremo informati

Giappone. Una (ex)fonte inestimabile di tè verdi

Inizialmente (VII – VIII secolo) in Giappone il tè si beveva solo per scopi terapeutici. Era usato come antinfiammatorio del cavo orale, stimolante e diuretico. Tutto cambiò quando i samurai e gli uomini d’affari iniziarono a incontrarsi per discutere di politica e affari degustando la nostra bevanda preferita. Il tè si diffuse, invece, tra la popolazione grazie ai monaci buddisti che lo consigliavano, assieme a certi comportamenti, come metodo per elevarsi spiritualmente.

Come dicevamo la settimana scorsa, il principale centro di lavorazione si trova a Shizuoka, tra Tokyo e Osaka. In Giappone vengono prodotti solo tè verdi tra cui, i più importanti, sono:

Gyokuro è una preziosa e raffinata varietà di Sencha. Ciò che lo distingue è il fatto che le piante vengono coperte dal sole gli ultimi 20 giorni prima della raccolta. Questo provoca un aumento della teina e una diminuzione delle catechine e quindi un gusto dolce. Il nome Gyokuro significa “goccia di rugiada” per il colore brillante dell’infuso ed è stato dato dalla Yamamotoyama Tea Company che ha scoperto questo tè nel 1835. Si usa una temperatura tra i 50° e i 60° C e circa un cucchiaino e mezzo di foglie per tazza. Il più del 40% della produzione si trova a Yame, nella prefettura di Fukuoka, sull’isola di Kyushu. Spesso il Gyokuro è il protagonista della cerimonia giapponese del tè.

Sencha è uno dei tè giapponesi più diffusi e noti. Rappresenta circa l’80% della produzione giapponese. Il suo nome significa “tè decotto” perché l’infuso viene ricavato dalle foglie secche, a differenza del Matcha, di cui parleremo dopo. Si usa una temperatura di infusione di 65°-80° C.  Il sapore dipende dalle stagioni e dal luogo in cui le foglie vengono coltivate. Il primo raccolto dell’anno (tra inizio aprile e fine maggio a seconda delle zone) è il migliore al palato e si chiama Shincha. In Giappone, il Sencha, è di solito bevuto bollente in inverno e gelato in estate. Niente mezze misure.

Bancha è il nome del sencha del secondo raccolto, quello tra l’estate e l’autunno, e quindi di una qualità inferiore (ricordate la distinzione che avevo scritto l’anno scorso sul tema? Altrimenti leggete qui). Ha un colore paglierino e un sapore erbaceo. Spesso è usato come bevanda nelle diete macrobiotiche. Per altro, vi rimando all’articolo specifico che ho scritto l’anno scorso per Vita Digitale in cambio di un’intervista ;-)

Tencha è un tè speciale, non molto diffuso neanche in Giappone. E’ la base per il Matcha. Il colore è verde scuro e il sapore è dolce e delicato. Il Tencha viene prodotto solo a Uji, nella prefettura di Kyoto. Come lo Gyokuro, le temperature di infusione sono basse, sotto i 60° C. Questo perché entrambi vengono coltivati allo stesso modo ma le foglie de Tencha vengono asciugate stese e poi sbriciolate. Per il Gyokuro, le foglie vengono arrotolate e sono dopo essiccate.

Matcha è il principale tè usato nelle ricetta, come il gelato. Non si presenta in foglie ma in polvere, questo dalla dinastia Tang (618-907) quando il tè veniva polverizzato, decotto in acqua calda e salato (non sto scherzando!). Sotto la dinastia Song (960-1279) questa bevanda divenne popolare. Con il buddismo, la preparazione e l’assunzione del Matcha sono state inserite nel rituale Zen. Questo è solo un accenno. Ne parleremo più approfonditamente un’altra volta.

Hojicha è unico perché viene abbrustolito in vasi di porcellana ad alte temperature che distruggono le catechine e diminuiscono la quantità di teina. Le foglie sono quindi rossicce. Il processo è stato creato a Tokyo nel 1920. Si usano le foglie del secondo raccolto (Bancha) ma a volte anche varietà di Sencha. Viene usato di solito a cena o prima di andare a dormire per il basso contenuto di teina.

Per la situazione radiazioni, ancora la storia non è chiara. Però, se anche l’acqua corrente di Tokyo è contaminata… sinceramente ho molti dubbi sul raccolto di quest’anno. Cercherò in ogni caso notizie certe.

Se qualcuno di voi ha informazioni dirette dal Giappone, ci faccia sapere!

(960-1279)

Torta di mele. Un mix tra Five O clock e Benedetta Parodi

Ultima domenica d’inverno e quindi ultima ricetta invernale :-) e speriamo che la primavera arrivi sul serio!!

La ricetta di oggi è un mix che mi sono inventata unendo e mescolando la ricetta della torta di mele che fa la mia mamma e quella che Benedetta Parodi, nel suo libro “Cotto e mangiato”, ha attribuito alla nonna. Un insieme di tradizioni familiari che è piaciuto anche alla suocera ;-)

Torta di mele

1 kg di mele renette;

150 g di burro;

180 g di zucchero;

3 uova;

250 g di farina;

un cucchiaio di fecola;

una bustina di lievito;

un bustina di vanillina;

una manciata di uva sultanina;

codette (o cannella in polvere)

Fate sciogliere il burro. Unitelo allo zucchero e i tuorli delle uova in un recipiente. Aggiungete le farine, il lievito e la vanillina. Mescolate il tutto.

Sbucciate le mele e tagliatele a tocchetti. Unite all’impasto insieme all’uva sultanina e amalgamate.

Imburrate una tortiera e versatevi il composto. Cospargete la superficie con le codette (o una spolverata di cannella se preferite). Mettete in forno a 170° C per 50 minuti circa.

Io ci vedo bene un tè non aromatizzato, meglio se nero.

Giappone: sisma, tsunami, radiazioni. Notizie per gli amanti del tè giapponese

Questo pomeriggio stavo bevendo tranquillamente una tisana ai frutti di bosco pensando alle ricette da sperimentare in questi giorni di festa (tante idee poi non farò niente, state a vedere ;-) ). Mi arriva una mail da Cose di tè sul Giappone. Mi tornano in mente le immagini di questi giorni…

Poi leggo attentamente il testo. Si parla delle piantagioni di tè. Con tutto quello che è successo mi sono completamente dimenticata che il Paese devastato è uno dei maggiori produttori di tè al mondo.

Nella tragedia, una buona notizia. Sembra che i coltivatori e i produttori giapponesi siano rimasti illesi. Si trovano infatti nella zona più a Sud dell’isola, distante dall’epicentro e dalla costa. I problemi non sono però finiti. Devono affrontare disagi nei trasporti e con l’elettricità (la prefettura di Shizuoka, la più grande area di produzione è in blackout).

Chi vende tè sta anche peggio. Nella regione orientale di Sanriku oltre 50 Tea Shop sono dispersi.

Ancora non si sa niente sulle livello delle radiazioni nei giardini. Altro problema da non sottovalutare…

Bere un tè a… Torino. I 150 anni dell’Unità d’Italia

17 marzo 1861. Nasce lo Stato italiano. Torino è stata la sua prima capitale e proprio nella città piemontese, 150 anni dopo quel fatidico giorno, continua il nostro viaggio tra le tea room d’Italia e d’Europa.

Il nostro percorso parte da L’Ancienne Maison du Thé, in via della

Ancienne Maison du Thè

Rocca 2, a due passi dal cuore di Torino, piazza Vittorio Veneto. Il negozio, nato nel 1998, ha miscele provenienti dall’Assam, da Ceylon, dal Darjeeling, dalla Cina e dal Giappone oltre a un centinaio di tè firmati da Mariage Frères, storica maison

francese. Il legame con la Francia è presente anche negli scaffali, tra patès, fois gràs, biscotti, marmellate.

Il viaggio prosegue con Teapot in via Silvio Pellico18, “un locale – come si legge da un commento su internet – dove trascorrere il tempo in un’atmosfera amichevole dalla colazione in poi”. Tè, tisane, caffè, dolci casalinghi e connessione wi-fi per un momento di vero relax.

Tea&Company

Per una degustazione di tè vi consiglio la Tea&Company in via Mazzini 22/g. I prodotti, oltre a essere acquistati, possono essere assaggiati in appuntamenti ad hoc. Sabato 19 marzo, per esempio, degustazione del tè Sogno di Primavera, un tè nero aromatizzato con aroma di frutti di bosco e caramello.

Il mondo in una tazza in via Cibrario 97/D è stato aperto pochi anni fa. Tra i suoi tè, neri di Celyon, di Assam o del Darjeeling, Pu erh, Pai mu tan, bancha, gunpowder, oolong nonché infusi.

Tanta varietà anche all’erboristeria Erba Medica in corso Sebastapoli 174. Infusi alla frutta, rooibos, tè bianchi, verdi, neri, gialli, oolong e postfermentati, scelti dalla proprietaria, appassionata di tè.

Della catena Peter’s Teahouse, invece, abbiamo già parlato per le tea room di Firenze. La sede torinese è in via Micca 12.

Il nostro percorso non finisce qui. Torino è piena di locali, caffè, tea room, angoli carini… Come la Torteria Olsen, un vero paradiso per una golosa

Torteria Olsen

come me :-) Non mi dilungo su dolci e dolcetti che potrete tranquillamente andare a vedere sul sito o assaggiare di persona. Torniamo al nostro tema principale: il tè. Alla torteria ci sono varie miscele provenienti da Cina, Giappone, Formosa, India, Anhui, oltre a melange, infusi alla frutta, tisane e il tè al cioccolato… un must nella città di CioccolaTò.

Altra tazza, altro locale. Ora parliamo del Convitto Caffè in via San Francesco Da Paola 8. Pareti gialle e rosse, atmosfera tranquilla e, anche qui, torte ma non solo dolci. Ben conosciuta è, per esempio, la quiche alle zucchine e menta.

Il nostro viaggio volge purtroppo al termine. Non senza ricordare la

Tisaneria della Consolata

Tisaneria Della Consolata, via della Consolata 2. Un altro ambiente tranquillo, tazze e teiere con i fiori, ricami, stampe in bianco e nero. La proprietaria, Angiolamaria Rigamonti, vi consiglierà tra tè e tisane provenienti da tutto il mondo, accompagnate da biscotti secchi e dolci della casa. N.B. Su prenotazione si può partecipare anche a cene originali in abbinamento a infusi.

Ringrazio per i consigli Laura che mi ha segnalato anche, come “da non perdere”, l’Enodolceria di piazza Statuto, un mix tra vino, gastronomia e dolci… provare per credere ;-)

Buona festa dell’Unità a tutti!

Mole Antonelliana tricolore


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