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Giappone. Una (ex)fonte inestimabile di tè verdi

Inizialmente (VII – VIII secolo) in Giappone il tè si beveva solo per scopi terapeutici. Era usato come antinfiammatorio del cavo orale, stimolante e diuretico. Tutto cambiò quando i samurai e gli uomini d’affari iniziarono a incontrarsi per discutere di politica e affari degustando la nostra bevanda preferita. Il tè si diffuse, invece, tra la popolazione grazie ai monaci buddisti che lo consigliavano, assieme a certi comportamenti, come metodo per elevarsi spiritualmente.

Come dicevamo la settimana scorsa, il principale centro di lavorazione si trova a Shizuoka, tra Tokyo e Osaka. In Giappone vengono prodotti solo tè verdi tra cui, i più importanti, sono:

Gyokuro è una preziosa e raffinata varietà di Sencha. Ciò che lo distingue è il fatto che le piante vengono coperte dal sole gli ultimi 20 giorni prima della raccolta. Questo provoca un aumento della teina e una diminuzione delle catechine e quindi un gusto dolce. Il nome Gyokuro significa “goccia di rugiada” per il colore brillante dell’infuso ed è stato dato dalla Yamamotoyama Tea Company che ha scoperto questo tè nel 1835. Si usa una temperatura tra i 50° e i 60° C e circa un cucchiaino e mezzo di foglie per tazza. Il più del 40% della produzione si trova a Yame, nella prefettura di Fukuoka, sull’isola di Kyushu. Spesso il Gyokuro è il protagonista della cerimonia giapponese del tè.

Sencha è uno dei tè giapponesi più diffusi e noti. Rappresenta circa l’80% della produzione giapponese. Il suo nome significa “tè decotto” perché l’infuso viene ricavato dalle foglie secche, a differenza del Matcha, di cui parleremo dopo. Si usa una temperatura di infusione di 65°-80° C.  Il sapore dipende dalle stagioni e dal luogo in cui le foglie vengono coltivate. Il primo raccolto dell’anno (tra inizio aprile e fine maggio a seconda delle zone) è il migliore al palato e si chiama Shincha. In Giappone, il Sencha, è di solito bevuto bollente in inverno e gelato in estate. Niente mezze misure.

Bancha è il nome del sencha del secondo raccolto, quello tra l’estate e l’autunno, e quindi di una qualità inferiore (ricordate la distinzione che avevo scritto l’anno scorso sul tema? Altrimenti leggete qui). Ha un colore paglierino e un sapore erbaceo. Spesso è usato come bevanda nelle diete macrobiotiche. Per altro, vi rimando all’articolo specifico che ho scritto l’anno scorso per Vita Digitale in cambio di un’intervista ;-)

Tencha è un tè speciale, non molto diffuso neanche in Giappone. E’ la base per il Matcha. Il colore è verde scuro e il sapore è dolce e delicato. Il Tencha viene prodotto solo a Uji, nella prefettura di Kyoto. Come lo Gyokuro, le temperature di infusione sono basse, sotto i 60° C. Questo perché entrambi vengono coltivati allo stesso modo ma le foglie de Tencha vengono asciugate stese e poi sbriciolate. Per il Gyokuro, le foglie vengono arrotolate e sono dopo essiccate.

Matcha è il principale tè usato nelle ricetta, come il gelato. Non si presenta in foglie ma in polvere, questo dalla dinastia Tang (618-907) quando il tè veniva polverizzato, decotto in acqua calda e salato (non sto scherzando!). Sotto la dinastia Song (960-1279) questa bevanda divenne popolare. Con il buddismo, la preparazione e l’assunzione del Matcha sono state inserite nel rituale Zen. Questo è solo un accenno. Ne parleremo più approfonditamente un’altra volta.

Hojicha è unico perché viene abbrustolito in vasi di porcellana ad alte temperature che distruggono le catechine e diminuiscono la quantità di teina. Le foglie sono quindi rossicce. Il processo è stato creato a Tokyo nel 1920. Si usano le foglie del secondo raccolto (Bancha) ma a volte anche varietà di Sencha. Viene usato di solito a cena o prima di andare a dormire per il basso contenuto di teina.

Per la situazione radiazioni, ancora la storia non è chiara. Però, se anche l’acqua corrente di Tokyo è contaminata… sinceramente ho molti dubbi sul raccolto di quest’anno. Cercherò in ogni caso notizie certe.

Se qualcuno di voi ha informazioni dirette dal Giappone, ci faccia sapere!

(960-1279)

Le proposte del tè in Italia e non solo…

Mi sono arrivate due proposte interessanti che vi voglio far conoscere.

La prima è promossa dall’Associazione Italiana Cultura del Tè che sta organizzando un viaggio in Cina dal 15 al 30 aprile. In particolare, l’obiettivo del giro saranno le vie dei tè imperiali, da Shanghai a Hangzhou fino a Yixing e Wuyishan. Un percorso tra case da tè, palazzi coloniali, teiere, luoghi di produzione del Longjing e degli Oolong di rupe. Per poter partecipare dovete iscrivervi all’associazione e mandare una mail di conferma all’indirizzo aictea@gmail.com, utile anche per la richiesta di qualsiasi informazione.

L’altra proposta è del Chà Tea Atelier di Milano che ha organizzato alcuni corsi di degustazione tematici. Il 25 gennaio ci sarà l’incontro di introduzione sui vari tipi di tè, bianchi, verdi, gialli, wulong, rossi e fermentati. Il 15 febbraio si parlerà di come preparare una buona tazza di tè con consigli anche su come scegliere le foglie e come conservarle mentre il 15 marzo vi daranno indicazioni su cosa non fare durante un “Tea Party”. L’appuntamento del 12 aprile è tutto dedicato al tè verde e alle sue proprietà mentre quello del 10 maggio vi farà scoprire il wulong o tè verdi-azzurri. L’ultimo incontro, il 7 giugno, vi insegnerà infine a preparare tè freddi. I corsi saranno tenuti da Gabriella Lombardi, fondatrice del Cha Tea Atelier. La singola degustazione costa 20 euro, sul pacchetto intero c’è uno sconto del 10%. Per prenotare inviate una mail con i vostri recapiti a questo indirizzo: info@chateaatelier.it

E buon tè ;-)

Degustazione di tè

Ieri sera sono stata a una degustazione di tè alla Teiera Eclettica di Milano. Eravamo una trentina di appassionati che, nonostante la pioggia, si sono ritrovati per festeggiare la giornata mondiale del tè sorseggiando la nostra bevanda preferita.

Il primo tè era verde, uno Zhu Ye Qing cinese, arrivato alla Teiera eclettica un mese fa, frutto del primo raccolto che avviene tra metà marzo e inizio aprile. Le gemme sono piccole e profumate e per questo l’acqua di infusione non deve avere temperatura maggiore a 65° C per un massimo di 4 minuti. Il colore del tè è chiarissimo, quasi trasparente e il sapore è dolce.

Il secondo tè è un oolong prodotto in Italia, a S. Andrea di Compito (Lu) dal botannico Guido Cattolica che da circa 15 anni, un pò per passione, un pò per tradizione familiare (gli zii erano direttori di una piantagione di tè nell’India britannica) ha iniziato a coltivare la Camelia Sinensis, la pianta del tè. Questo tè si chiama Opale e va tenuto in infusione 4 minuti a 85° C. Il sapore è dolce, fruttato con un gusto leggermente tannico; il colore è ambrato.

Terzo e ultimo tè è un nero, un Darjeeling raccolto il 18esimo giorno del primo periodo di raccolto della stagione 2010 nella piantagione di Risheehat. Pur essendo nero, vista la freschezza e alcune foglie ancora verdi bisogna tenere temperature più basse rispetto ad altri neri: 85° C per 4 minuti e poi altri 2 minuti di decantazione. Il colore è chiaro e il sapore ricorda frutti dolci e carnosi.

Prossimo appuntamento è il 29 maggio con un seminario di approfondimento e di degustazione di tè neri prodotti nell’area himalayana sempre alla Teiera Eclettica a Milano.

Il raccolto

Foglie e germogli di tè verde (Wikipedia)A inizio mese  in Cina è avvenuta la raccolta primaverile delle foglie di rari tè verdi come il Xi Hu Lung Ching, il Zhu Ye Qing e il Yun Wu Cha.

Questa operazione viene fatta più volte durante l’anno, a seconda delle zone di coltivazione. Il periodo di raccolta è molto importante perché modifica il sapore e il profumo del tè. In genere, il primo è quello tra fine marzo e aprile, come nel caso dei tè cinesi che vi ho detto. Le foglie vengono poi raccolte tra maggio e giugno e, infine, tra settembre e novembre.

In passato, la raccolta veniva fatta a mano dalle donne dei villaggi che raccoglievano fino a 50 chili di fogli e germogli in una giornata. Oggi si usano sempre più spesso macchine che possono, però, rovinare la qualità del tè. Solo in alcuni posti in Cina, in India, in Giappone e a Ceylon si usano ancora le tecniche tradizionali. Nell’antica Cina imperiale, il tè degli alti funzionari veniva raccolto persino da scimmie addestrate sulle montagne a Sud del Paese.

Esistono tre metodi di raccolta: l’imperial plucking, in cui si prelevano i germogli (o “punte dorate”, come vengono chiamati) e la prima foglia; il fine plucking, in cui si prendono il germoglio e le due foglie più in alto; infine il coarse plucking, dove, oltre al germoglio, si usano le prime tre foglie. Per i tè commerciali, di solito in bustina, si usa anche la quarta foglia.


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