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Torta caprese al tè verde

In questi ultimi giorni mi è tornata una terribile voglia di cioccolata. Segno che l’estate è ormai finita e che torno a sentire la mancanza di sapori più caldi e invernali, come quello del cacao appunto ;-)

Nella dispensa avevo una busta di mandorle tritate, ancora qualche pezzo dell’uovo di Pasqua, uova, farina e, naturalmente tè, tanto tè.

Ecco che cosa ne ho tirato fuori:

Torta caprese al tè verde

un cucchiaio di foglie di tè verde (io ho usato il Long Jing);

250 g di mandorle tritate;

150 g di cioccolato fondente;

4 uova;

due cucchiai di fecola di patate;

100 g di burro;

150 g di zucchero;

lievito;

vanillina

Preparate il tè. Scaldate un bicchiere d’acqua naturale minerale e aggiungete le foglie di tè verde. Lasciate in infusione 10 minuti. Fate sciogliere (a bagnomaria) il cioccolato nel tè.

Intanto, in una ciotola, amalgamate il burro, le mandorle tritate, i tuorli delle uova e lo zucchero. A parte, montate a neve gli albumi e unite al tutto insieme alla fecola di patate, al lievito e alla vanillina. Mescolate.

Aggiungete al composto il cioccolato fuso nel tè. Amalgamate delicatamente.

Versate l’impasto scuro in una tortiera e infornate a 180° C per 50 minuti circa.

Se volete, potete decorare la torta con dello zucchero a velo o della polvere di cacao. Buon appetito :-)

E per chi preferisce una ricetta più classica, ecco quella della mia torta caprese.

Associazione Italiana Cultura del Tè, le proposte d’autunno

Il caldo continua (nella mia cucina batte il sole di pomeriggio e mi sto sciogliendo :-s ) ma continuo a parlarvi di autunno. Del resto, è bene organizzarsi in anticipo ;-) Dopo aver festeggiato tre giorni fa la festa di mezz’autunno, oggi parliamo delle iniziative organizzate dall’Associazione Italiana Cultura del Tè per i prossimi mesi.

In ottobre ci saranno due nuove sessioni del corso “Il mondo del tè – Corso sulla cultura, sulla preparazione e sulla degustazione del tè” sia a Milano (2 e 9 ottobre) che a Roma (29 e 30 ottobre). Il corso durerà in totale 14-15 ore e vi darà le conoscenze teoriche e pratiche di base sulla cultura, la classificazione, la preparazione e la degustazione del tè. Alla fine degli incontri avrete un attestato di partecipazione. Per ulteriori informazioni scrivete a: aictea@gmail.com

Novembre è invece il mese del GongFuCha, l’arte cinese del tè che sarà protagonista di un incontro-degustazione a Crema il 17 novembre alle 21.

Quattro giorni prima, il 13, a Roma si terrà un seminario di approfondimento sulla famiglia degli oolong: in tre ore si parlerà della storia, la della classificazione e della lavorazione di questi tè con l’aiuto di slide e filmati. Seguirà la degustazione guidata di sei varietà di tè di alta qualità, provenienti dalle tre principali aree di produzione di oolong nella Cina continentale, da Taiwan e dall’India: due varietà di Tieguanyin (Avalokiteshvara di Ferro), Dahongpao, (Grande Veste Rossa), oolong d’alta quota di Alishan, Fenghuang Dancong (Fusto Unico della Fenice) e Darjeeling oolong. Il seminario è a pagamento (costo ancora definito) ed è consigliabile aver già frequentato il corso introduttivo sugli oolong. Per informazioni e prenotazioni: aictea@gmail.com

A breve vi farò sapere anche le date di altri incontri a Milano e Bologna.

Buon tè a tutti!

 

Giappone. Una (ex)fonte inestimabile di tè verdi

Inizialmente (VII – VIII secolo) in Giappone il tè si beveva solo per scopi terapeutici. Era usato come antinfiammatorio del cavo orale, stimolante e diuretico. Tutto cambiò quando i samurai e gli uomini d’affari iniziarono a incontrarsi per discutere di politica e affari degustando la nostra bevanda preferita. Il tè si diffuse, invece, tra la popolazione grazie ai monaci buddisti che lo consigliavano, assieme a certi comportamenti, come metodo per elevarsi spiritualmente.

Come dicevamo la settimana scorsa, il principale centro di lavorazione si trova a Shizuoka, tra Tokyo e Osaka. In Giappone vengono prodotti solo tè verdi tra cui, i più importanti, sono:

Gyokuro è una preziosa e raffinata varietà di Sencha. Ciò che lo distingue è il fatto che le piante vengono coperte dal sole gli ultimi 20 giorni prima della raccolta. Questo provoca un aumento della teina e una diminuzione delle catechine e quindi un gusto dolce. Il nome Gyokuro significa “goccia di rugiada” per il colore brillante dell’infuso ed è stato dato dalla Yamamotoyama Tea Company che ha scoperto questo tè nel 1835. Si usa una temperatura tra i 50° e i 60° C e circa un cucchiaino e mezzo di foglie per tazza. Il più del 40% della produzione si trova a Yame, nella prefettura di Fukuoka, sull’isola di Kyushu. Spesso il Gyokuro è il protagonista della cerimonia giapponese del tè.

Sencha è uno dei tè giapponesi più diffusi e noti. Rappresenta circa l’80% della produzione giapponese. Il suo nome significa “tè decotto” perché l’infuso viene ricavato dalle foglie secche, a differenza del Matcha, di cui parleremo dopo. Si usa una temperatura di infusione di 65°-80° C.  Il sapore dipende dalle stagioni e dal luogo in cui le foglie vengono coltivate. Il primo raccolto dell’anno (tra inizio aprile e fine maggio a seconda delle zone) è il migliore al palato e si chiama Shincha. In Giappone, il Sencha, è di solito bevuto bollente in inverno e gelato in estate. Niente mezze misure.

Bancha è il nome del sencha del secondo raccolto, quello tra l’estate e l’autunno, e quindi di una qualità inferiore (ricordate la distinzione che avevo scritto l’anno scorso sul tema? Altrimenti leggete qui). Ha un colore paglierino e un sapore erbaceo. Spesso è usato come bevanda nelle diete macrobiotiche. Per altro, vi rimando all’articolo specifico che ho scritto l’anno scorso per Vita Digitale in cambio di un’intervista ;-)

Tencha è un tè speciale, non molto diffuso neanche in Giappone. E’ la base per il Matcha. Il colore è verde scuro e il sapore è dolce e delicato. Il Tencha viene prodotto solo a Uji, nella prefettura di Kyoto. Come lo Gyokuro, le temperature di infusione sono basse, sotto i 60° C. Questo perché entrambi vengono coltivati allo stesso modo ma le foglie de Tencha vengono asciugate stese e poi sbriciolate. Per il Gyokuro, le foglie vengono arrotolate e sono dopo essiccate.

Matcha è il principale tè usato nelle ricetta, come il gelato. Non si presenta in foglie ma in polvere, questo dalla dinastia Tang (618-907) quando il tè veniva polverizzato, decotto in acqua calda e salato (non sto scherzando!). Sotto la dinastia Song (960-1279) questa bevanda divenne popolare. Con il buddismo, la preparazione e l’assunzione del Matcha sono state inserite nel rituale Zen. Questo è solo un accenno. Ne parleremo più approfonditamente un’altra volta.

Hojicha è unico perché viene abbrustolito in vasi di porcellana ad alte temperature che distruggono le catechine e diminuiscono la quantità di teina. Le foglie sono quindi rossicce. Il processo è stato creato a Tokyo nel 1920. Si usano le foglie del secondo raccolto (Bancha) ma a volte anche varietà di Sencha. Viene usato di solito a cena o prima di andare a dormire per il basso contenuto di teina.

Per la situazione radiazioni, ancora la storia non è chiara. Però, se anche l’acqua corrente di Tokyo è contaminata… sinceramente ho molti dubbi sul raccolto di quest’anno. Cercherò in ogni caso notizie certe.

Se qualcuno di voi ha informazioni dirette dal Giappone, ci faccia sapere!

(960-1279)

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