Post contrassegnati da tag 'cerimonia del tè'

Parigi, il tè al museo

A Parigi, il tè non è solo in splendide tea room, ma anche al museo. Dal 3 ottobre 2012 al 7 gennaio 2013 il museo Guimet della capitale francese dedica una mostra alla nostra bevanda preferita dal titolo “Le Thé – Histoires d’une boisson millénaire” ovvero Tè – la storia di una bevanda millenaria.
L’esposizione racconta i 2000 anni di storia del , passando attraverso tre fasi: l’età del tè bollito della dinastia Tang (618-907), l’età del tè della dinastia Song (960-1279) e, infine, l’età del tè fermentato durante la dinastia Ming (1368-1644).

Il tè al museo regala anche tante iniziative interessanti: il 14 novembre alle ore 14,30 ci sarà un workshop sugli utensili e la cerimonia del tè con Yuko Takaoka della maison de thé, Yu an Paris. La lezione costa 26 euro (Prenotazione obbligatoria).
Il 3 novembre alle ore 11, alle 14 e alle 15,30 ci sarà una lezione e degustazione di tè verde giapponese sencha a cura di Sylvie Guichard-Anguis, scrittrice e membro del centro di ricerche sull’Estremo Oriente dell’Università Sorbona. Costo 12 euro.
Il 15 novembre, il curatore della mostra Le Thé – Histoires d’une boisson millénaire, Jean-Paul Desroches, terrà un incontro sulle strade del alle ore 12,15.
Il 16 novembre alle ore 18,30 invece, se siete a Parigi non perdetevi la conferenza Ikkyu e l’arte del tè dedicata al monaco Ikkyu Sojun (1394-1481), che ha giocato un ruolo chiave nello sviluppo di principi per la cerimonia del tè.
Gli incontri al museo del tè continuano il 1 dicembre alle ore 14,30 con una lezione su inchiostro e , poesie calligrafia con l’artista Yuuko Suzuki. Prezzo intero: 6,30 euro. Tariffa ridotta: € 4,80.
Ci sono anche momenti speciali dedicati ai bambini. Il 5 dicembre, Carine Baudry, direttrice della scuola di tè della maison francese Palais des thés, farà fare ai più piccoli un viaggio pittorico attraverso le piantagioni di tè in tutto il mondo. Potranno seguire il percorso della Camellia Sinensis, visualizzare i vari Paesi produttori, capire le diverse fasi della trasformazione della foglia di per la preparazione di una tazza di tè. Prenotazione obbligatoria
L’8 dicembre alle ore 14,30 la fotografa Claire Xuan ci porterà invece a fare un giro lungo il percorso del tè e i templi in Corea. Prezzo intero: 6,30 euro. Tariffa ridotta: € 4.80.
Durante tutto il periodo della mostra dedicata al tè, nel cuore del pantheon buddista del Museo Guimet sarà possibile seguire possibile partecipare alla cerimonia del tè al costo di 12 euro.

La mostra Le Thé – Histoires d’une boisson millénaire del museo Guimet di Parigi è nata in collaborazione con la tea room Le Palais des Thes e con i media francesi A Nous Paris, Art aujourd’hui, Chine plus, le Figaroscope, grazie agli sponsor Fondazione AREVA, patron storico del Musée Guimet, Mandarin Oriental Hotel Group e Terre Entière.

Informazioni, prenotazioni: +33 0140738818 – auditorium@guimet.fr

Bene, non so a voi, ma a me è venuta una grandissima voglia di tornare a Parigi;-)

Venezia, il rito del tè con Dammann Frères

Pochi giorni fa ho scoperto, per caso, che nella splendida Venezia c’è un posto esclusivo dove seguire il rito del tè: l’Oriental Bar dell’Hotel Metropole, affacciato sul bacino di San Marco. Dal 1° ottobre a marzo 2013 alle 15,30 potrete partecipare al rito del tè dell’Oriental Bar di Venezia che, quest’anno, si avvale della preziosa collaborazione con Dammann Frères, una delle più prestigiose e antiche maison francesi di tè francesi, di cui abbiamo già parlato in passato.

Si potranno assaporare coltivati a 3000 metri di altezza nelle regioni del Nepal oppure tè africani, tè aromatizzati al gelsomino, tè verdi giapponesi, fino al più raro tè bianco Nepal Himalaya Shangri-La. Ad accompagnare questi aromi di terre lontane al rito del Tè dell’Oriental Bar ci sarà pasticceria fatta in casa e mini sandwich sfornati dalla maestria dello chef Luca Veritti, così come del resto vuole il classico Afternoon Tea all’inglese.

L’inizio del rito del tè verrà annunciato dal tintinnare di un campanellino e accompagnato da musica suadente, luci di candele, profumo d’incensi.

Chi passa a Venezia per primo fa un salto a fare la foto? ;-)

Buon tè e buon weekend a tutti intanto!!!!

(Foto di archivio Five O clocK)

Corsi di formazione di ADeMaThè Italia – sconto FiveOclock

Come già preannunciato la settimana scorsa, sono aperte le iscrizioni ai Corsi di Formazione di ADeMaThè Italia e c”è un’importante novità: tutti i lettori di FiveOclock avranno diritto al 12% di sconto!!! Approfittatene!!!
Basta che al momento della richiesta del programma ricordiate di indicare “Lettore Five O clock Blog” per poter beneficiare dello sconto.

Vi ricordo che i corsi ADeMaThè Italia per le specializzazione di:
Tea Taster / Tea Blender – Tea Sommelier – Tea Trader – Esperto Infusore / Maestro di Cerimonia

saranno a:
Roma, sabato 27 e domenica 28 Ottobre (per un totale di 15 ore c.ca)
Novara, sabato 10 e domenica 11 Novembre (per un totale di 15 ore c.ca)

Coordinatore didattico: Marco Bertona, tea taster professionista e delegato nazionale FAO per il Tè.

Tutti i corsi sono a numero chiuso e i posti sono limitati

Richiedete subito il programma del corso specificando a quale specializzazione siete interessati (scegliendo tra una di queste qualifiche: Tea Taster – Tea Sommelier – Tea Trader – Esperto Infusore – Corso Base Preliminare) e in quale città volete seguire il corso (Roma o Novara).

Ricordate, SCONTO speciale del 12% riservato unicamente ai lettori di “Five O clock Blog” indicando, al momento della richiesta, “Lettore Five O clock Blog“.

Associazione Italiana Degustatori e Maestri di Thè
Tel & Fax Sede: 0321.688.263
info@MaestriDelThe.it
http://www.MaestriDelThe.it

Maggio al gusto di tè – tutti gli appuntamenti in giro per l’Italia

Giovedì 10 a tutto cioccolato a Bologna con Acqua calda per il tè. Alle 20,30 degustazioni, storia, leggende, curiosità e abbinamenti di e spezie con il dolce seme sudamericano. La partecipazione è gratuita, ma l’iscrizione necessaria telefonando al numero 339 2987353

Domenica 13, a Caserta si terrà un nuovo appuntamento a base di tè e letteratura, simile a quello che vi ho raccontato l’anno scorso, organizzato dall’Associazione Italiana Cultura del tè. Per informazioni/prenotazioni: samovar.casadelthe@gmail.com

Venerdì 18 riprendono gli appuntamenti di Tè e Teiere di Roma. Alle 20 ci sarà una lezione di 2 ore sulla classificazione e la preparazione dei tè, il tutto accompagnato dalla degustazione di prodotti pregiati preparati secondo il metodo gong fu cha, che consiste nell’infondere nelle piccole teiere di terracotta Yixing o negli zhong in porcellana, un elevato quantitativo di foglie di tè, per pochi secondi e ripetutamente. Avremo così la possibilità di assaporare al meglio le diverse sfumature di ogni infusione. Ogni tè sarà abbinato alle dolci creazioni della Pasticceria De Bellis. La partecipazione è riservata a un massimo di quattro persone solo su prenotazione. Per chi non riuscisse a iscriversi per l’incontro di venerdì 18, ci sarà una replica domenica 20 alle 11. Per info e costi 066868824 info@teeteiere.it
Venerdì 25 alle 20, sempre al Tè e Teiere di Roma ci sarà un corso-degustazione sul tè verde giapponese.

Sabato 19 alle 16,30 a Cose di Tè di Jesi potrete partecipare alla cerimonia del tè giapponese con special guest Michiko Nojiri, una delle maestre di cerimonia giapponese più apprezzate e riconosciute a livello internazionale. L’evento sarà ripetuto domenica 20 maggio alle 11 a Macerata al b&b Antichi Gelsi.

Domenica 20 maggio, ancora a Bologna, Slow Food, le ragazze di Acqua calda per il tè, il Giardino della Camelie e il mondo di Eutèpia, con il patrocinio del quartiere Savena, hanno organizzato nel parco dei cedri del capoluogo emiliano la cerimonia Wu Wo, un rito realizzato per la prima volta a Taiwan nel 1991 in cui il tè rappresentava l’elemento di condivisione e di serenità. La nostra bevanda preferita verrà infatti divisa con il vicino. Appuntamento alle 15.

Infine, il 20 e il 27 alla Teiera Eclettica di Milano ci sarà la XIV edizione del corso “Il mondo del tè – Corso sulla cultura, sulla preparazione e sulla degustazione del tè” in collaborazione con l’Associazione Italiana Cultura del tè, una lezione di 14 ore distribuite su due giornate. Per informazioni sui contenuti cliccate qui

Cerimonia del tè alla Triennale di Milano

 

Vi riporto un comunicato che mi è arrivato ieri dalla Triennale di Milano. L’appuntamento è domani  alle 17 (naturalmente eheh):

Ultima delle performance organizzate nell’ambito della mostra Made in Japan (fino al 1 aprile 2012).

Il CHA-NO-YU arrivò in Giappone con i monaci buddisti zen, che tornavano in patria dopo aver compiuto i loro studi in Cina, intorno al XIII secolo. Durante la seconda metà del XVI secolo, il Maestro Sen no Rikyu (1522-91), codificò il rito nella sua forma attuale.

Il CHA-NO-YU consiste nell’offrire un pasto leggero, preparare il fuoco per far bollire l’acqua e offrire un tè denso, forte e cremoso bevuto da tutti gli ospiti in una stessa tazza. Successivamente, si prepara un tè non denso, ma schiumoso, offerto singolarmente a ciascun partecipante.

Rikyu si fonda su quattro principi:

  • Armonia: relazione che si crea tra il padrone di casa e l’invitato, tra le persone e il mondo e tra le persone gli utensili e la maniera in cui essi vengono usati.
  • Rispetto: rivolto a tutte le cose come gratitudine per la loro esistenza. Questo principio spinge a unascolto empatico delle persone e a una sensibilità per le cose che ci circondano.
  • Purezza: riferita sia all’ambiente e agli oggetti, sia all’interiorità.
  • Serenità: acquisita con la pratica dei precedenti tre principi nella vita quotidiana.

La cerimonia del tè può esser considerata una forma d’educazione volta a far emergere le possibilità e a sviluppare le potenzialità dell’individuo. A volte si scontra con l’orgoglio, l’apatia, i pregiudizi, l’insoddisfazione e anche la pigrizia, fisica e mentale. Questi stati d’animo traspaiono dalle azioni quotidiane. È un’esperienza, un venire a contatto col proprio sé, nel modo più immediato possibile. Il semplice gesto quotidiano acquista ogni volta un significato nuovo, una diversa intensità, nella consapevolezza delle nostre azioni, favorendo una serenità che aumenta in sintonia col mondo.

Acqua calda per il tè nel progetto di umanizzazione ospedale (PUO)


Il CHA-NO-YU introdotta nella relazione con i malati da S. Saito Watanabe e dell’Associazione Culturale URASENKE è un evento del Progetto di Umanizzazione dell’Ospedale, responsabile dott. S. Marsicano, prodotto da AMOlavitaONLUS, presidente sig. P. Fumagalli. Quest’ultima opera a favore dell’Oncologia Medica, Ospedale S. Carlo Borromeo di Milano, direttore dott. M. Moroni, con l’obiettivo di prendersi cura degli stati di spaesamento psichici, sociali, antropologici generati per la diagnosi e durante la cura medica dei tumori.

Il Sistema Sanitario Nazionale cura i malati incurabili fin a 100 anni fa, mentre oggi il 50% guarisce. Il miglioramento della prognosi trasforma tuttavia in cronicità la guarigione del tumore, che va monitorata per prevenire e curare. Diagnosi e cura clinica scombinano le abitudini di malati, di cui il 60% è oltre i 65 anni (25% della popolazione sana) ed è più fragile, con meno risorse e trova più difficile sopportare con speranza la malattia. Il 40% dei malati è invece in età lavorativa. La malattia menoma le possibilità d’azioni lavorative e sostegno per sé e la famiglia e frena le abitudini della vita quotidiana dei malati, che regrediscono a stati di maggior dipendenza, con molta ansia.

Il PUO si prende cura delle esigenze psico-socio-antropologiche dei malati, dei loro familiari e del personale sanitario, secondo tre direttrici:

  • Ambiente: armonizza la presenza umana in ospedale con elementi comuni (alimentazione -tempo/spazio-; veglia/sonno -tempo/spazio giorno-notte-; affettività: tempo/spazio gioco, spettacolo, attività, spiritualità).
  • Formazione: iniziative per aggiornare il personale su aspetti psicosociali, comunicazione, differenze culturali.
  • Organizzazione del lavoro: iniziative per migliorare il benessere di pazienti, loro familiari e personale sanitario, proponendo soluzioni o eventi che migliorino la qualità della vita delle persone coinvolte nel corso della cura clinica. 

LA CHA-NO-YU NEL PUO è stata inserita all’inizio del 2011. Gli obiettivi che il PUO si propone di realizzare sono:

  • Contenitore ambientale d’ansia dei pazienti: realizzato con strumenti sociali abitudinari come l’alimentazione, nel rispetto dei tempi rituali della società.
  • Arte per liberare dalla cupezza del reale: rappresentazione di un rito, con trasformazione dell’affettività dei pazienti dalla cupezza alla serenità.
  • Organizzazione del lavoro: ibridazione del rito su uno esistente, cambiando la bevanda della cerimonia da tè a camomilla, somministrata ai pazienti dopo-cena e prima d’addormentarsi.

Formazione: somministrazione ostensiva (non prescrittiva come in corsi d’aggiornamento) dell’utilità benefica delle forme e delle espressioni dell’alterità, nel prendersi cura dello spaesamento che la malattia produce nei pazienti e nei loro familiari.

Le cerimonie del tè tra Milano e Chiaravalle

Oggi vi parlo di due iniziative carine per ricordare il Giappone devastato dal terremoto e poi dallo tsunami.

La prima si tiene a Chiaravalle (An). Si tratta dell’Hanadate, una cerimonia del tè di primavera particolare perché si ispira allo sbocciare dei fiori. La organizza Cose di Tè di Jesi all’interno della manifestazione Love for Japan. Utili per il Giappone dal 16 al 19 giugno nella suggestiva cornice dell’Abbazia Santa Maria di Castagnola a Chiaravalle (An). Protagonisti dell’evento benefico tanti aspetti della cultura giapponese, compresi film, fumetti e arti marziali.
L’Hanadate sarà il 18 giugno alle 19. Costo: 10 euro. Per Info e Prenotazioni: 335 7744001 info@cosedite.it Attenzione: i posti sono limitati!

La seconda iniziativa sarà invece a Milano il 21 giugno alle 18,30 al Cha Tea Atelier dove si farà il Chado, la tradizionale cerimonia di degustazione del tè. Parteciperanno all’evento delle esperte del settore: Elisa Bertozzi, la monaca Zen Rosella Myoren Giommetti e Marosa Myoko Agnoli, vice abate del tempio di Fudenji, vicino a Salsomaggiore Terme (Pr) dove si pratica e si insegna la cerimonia del tè.
Anche in questo caso i posti sono limitati. Prenotatevi entro il 14 giugno chiamando lo 02 89415371

Tè tra Macerata, Milano, Bergamo e Bologna

Buona notizia per i lettori e le lettrici marchigiane. Da oggi apre Cose di Tè a Macerata. La proprietaria è Elvira De Bellis, romana di nascita, trasferitasi con la famiglia qualche anno fa a Treia (Mc) per vivere in un ambiente più a contatto con la natura. Hanno aperto un B&B in campagna e ora il negozio di tè in via Francesco Crispi, 2. Sinceramente non so se ci fosse già qualcosa di simile in città… conoscete tea room o tea shop carini a Macerata?

A Milano, invece, tornano gli appuntamenti organizzati dalla Teiera Eclettica. Il 6 aprile alle 20,45 ci si trova al Bistro del tempo ritrovato in via Foppa 4 per un accoppiata vincente, tè e letteratura. Prenotazioni a info@teieraeclettica.it

L’8 aprile l’Associazione Italiana Cultura del Tè ci invita a una serie di incontri all’università di Bergamo su “Cultura del tè nei Paesi orientali: Cina e Giappone”. Livio Zanini si occuperà della riscoperta e dell’invenzione dell’arte del tè cinese, nonché della sua cerimonia che verrà affrontata in modo un po’ più filosofico da Kuniko Tanaka. Il Giappone e la sua cerimonia del tè sarà invece nelle mani della maestra Eriko Iso.

Del Matcha abbiamo già accennato qualche post fa. Per saperne molto di più vi consiglio l’appuntamento al Mondo di Eutèpia di Bologna il 10 aprile alle 15. Barbara Sighieri dell’Associazione Italiana Cultura del Tè tratterà e farà assaggiare le diverse qualità di matcha accompagnate da piatti dolci e salati preparati proprio con questo tè come ingrediente. Costo: 25 euro. Per informazioni e prenotazioni: info@mondodieutepia.com

Per oggi è tutto… buon tè e buon weekend :)

Giappone. Una (ex)fonte inestimabile di tè verdi

Inizialmente (VII – VIII secolo) in Giappone il tè si beveva solo per scopi terapeutici. Era usato come antinfiammatorio del cavo orale, stimolante e diuretico. Tutto cambiò quando i samurai e gli uomini d’affari iniziarono a incontrarsi per discutere di politica e affari degustando la nostra bevanda preferita. Il tè si diffuse, invece, tra la popolazione grazie ai monaci buddisti che lo consigliavano, assieme a certi comportamenti, come metodo per elevarsi spiritualmente.

Come dicevamo la settimana scorsa, il principale centro di lavorazione si trova a Shizuoka, tra Tokyo e Osaka. In Giappone vengono prodotti solo tè verdi tra cui, i più importanti, sono:

Gyokuro è una preziosa e raffinata varietà di Sencha. Ciò che lo distingue è il fatto che le piante vengono coperte dal sole gli ultimi 20 giorni prima della raccolta. Questo provoca un aumento della teina e una diminuzione delle catechine e quindi un gusto dolce. Il nome Gyokuro significa “goccia di rugiada” per il colore brillante dell’infuso ed è stato dato dalla Yamamotoyama Tea Company che ha scoperto questo tè nel 1835. Si usa una temperatura tra i 50° e i 60° C e circa un cucchiaino e mezzo di foglie per tazza. Il più del 40% della produzione si trova a Yame, nella prefettura di Fukuoka, sull’isola di Kyushu. Spesso il Gyokuro è il protagonista della cerimonia giapponese del tè.

Sencha è uno dei tè giapponesi più diffusi e noti. Rappresenta circa l’80% della produzione giapponese. Il suo nome significa “tè decotto” perché l’infuso viene ricavato dalle foglie secche, a differenza del Matcha, di cui parleremo dopo. Si usa una temperatura di infusione di 65°-80° C.  Il sapore dipende dalle stagioni e dal luogo in cui le foglie vengono coltivate. Il primo raccolto dell’anno (tra inizio aprile e fine maggio a seconda delle zone) è il migliore al palato e si chiama Shincha. In Giappone, il Sencha, è di solito bevuto bollente in inverno e gelato in estate. Niente mezze misure.

Bancha è il nome del sencha del secondo raccolto, quello tra l’estate e l’autunno, e quindi di una qualità inferiore (ricordate la distinzione che avevo scritto l’anno scorso sul tema? Altrimenti leggete qui). Ha un colore paglierino e un sapore erbaceo. Spesso è usato come bevanda nelle diete macrobiotiche. Per altro, vi rimando all’articolo specifico che ho scritto l’anno scorso per Vita Digitale in cambio di un’intervista ;-)

Tencha è un tè speciale, non molto diffuso neanche in Giappone. E’ la base per il Matcha. Il colore è verde scuro e il sapore è dolce e delicato. Il Tencha viene prodotto solo a Uji, nella prefettura di Kyoto. Come lo Gyokuro, le temperature di infusione sono basse, sotto i 60° C. Questo perché entrambi vengono coltivati allo stesso modo ma le foglie de Tencha vengono asciugate stese e poi sbriciolate. Per il Gyokuro, le foglie vengono arrotolate e sono dopo essiccate.

Matcha è il principale tè usato nelle ricetta, come il gelato. Non si presenta in foglie ma in polvere, questo dalla dinastia Tang (618-907) quando il tè veniva polverizzato, decotto in acqua calda e salato (non sto scherzando!). Sotto la dinastia Song (960-1279) questa bevanda divenne popolare. Con il buddismo, la preparazione e l’assunzione del Matcha sono state inserite nel rituale Zen. Questo è solo un accenno. Ne parleremo più approfonditamente un’altra volta.

Hojicha è unico perché viene abbrustolito in vasi di porcellana ad alte temperature che distruggono le catechine e diminuiscono la quantità di teina. Le foglie sono quindi rossicce. Il processo è stato creato a Tokyo nel 1920. Si usano le foglie del secondo raccolto (Bancha) ma a volte anche varietà di Sencha. Viene usato di solito a cena o prima di andare a dormire per il basso contenuto di teina.

Per la situazione radiazioni, ancora la storia non è chiara. Però, se anche l’acqua corrente di Tokyo è contaminata… sinceramente ho molti dubbi sul raccolto di quest’anno. Cercherò in ogni caso notizie certe.

Se qualcuno di voi ha informazioni dirette dal Giappone, ci faccia sapere!

(960-1279)

Un tè con chef Kumalè

Un giornalista, un buongustaio, un esperto, un viaggiatore, un curioso. Ci sono tanti modi per descrivere lo Chef Kumalè, nonché Vittorio Castellani, uno dei maggiori conoscitori in Italia delle tradizioni culinarie internazionali. Una passione che si è sviluppata nel tempo grazie all’attenzione al gusto ereditata dalla famiglia e alle opportunità di lavorare in Europa “dove la cucina del mondo si diffusa molto prima che da noi” ha sottolineato Castellani. Non parla di ‘etnico’, perché “in Francia e in Inghilterra il termine si usa per indicare i ristoranti aperti nei nuovi Paesi dagli immigrati. Io mi occupo di studiare e conoscere la cucina del mondo”.

Nei suoi viaggi, lo chef Kumalè ha avuto modo di assistere alla cerimonia del tè a Hong Kong (dove il cibo è sempre abbinato alla nostra bevanda preferita) e a Pechino. “Sono rimasto molto stupito – ha detto – perché noi italiani siamo abituati a bere il tè in bustina con lo zucchero”. Lì invece c’è una vera e propria cultura legata alle foglie della Camelia Sinensis.  Lo ha definito “un mondo complesso simile a quello del vino nel nostro Paese”.

Dalla Cina, il suo racconto passa in India dove si beve il Chai, molto speziato come gli altri infusi di quei luoghi, “eccezionale, mi piace più del gunpowder“. Il tè indiano è sempre servito con il latte. Un’altra particolarità è che viene fatto bollire a lungo. “In Cina e in Giappone è il contrario. Lì sono ossessionati dalla temperatura dell’acqua”.

“Il tè è molto presente anche nel mondo arabo” ha sottolineato Castellani.  “In Turchia si beve più del caffè”. A differenza dell’India, in Medio Oriente e nei Balcani, la nostra bevanda preferita non è arricchita di spezie, ” come è invece il caffè da quelle parti”. Questa abitudine è diffusa soprattutto al sud dove gli aromi “hanno anche un valore medicinale”. Nella tradizione berbera si “usano molto le erbe aromatiche mentre i tunisini aggiungono i pinoli tostati in una sorta di ‘mangia e bevi’. Lo chef Kumalè ha aggiunto che “durante il Ramadan, è molto zuccherato perché deve dare forza”.

Insomma, Paese che vai, tradizione che trovi.

Tra tutte le varietà e specialità locali, Castellani preferisce il Chai, il Jasmine Tea e il Matcha “soprattutto in cucina”. A questo proposito, mi ha spiegato che ha fatto un reportage culinario in Svezia e che lì usano il tè per fare delle affumicature leggere. “In Cina, come ingrediente, invece, esiste solo nella cucina moderna”. Lo chef Kumalè ha anche una passione per “i tè verdi marocchini alla menta o allo zafferano”.

Ascoltare le sue parole mi ha fatto venire una gran voglia di partire, con una tazza in mano per sentire tutte le varianti della nostra bevanda preferita in giro per il mondo. In particolare sono rimasta affascinata da una sua idea. Tempo fa, Castellani ha fatto “un viaggio alle radici del caffè” raccontato nel libro Coffe Roots. Dall’Etiopia alla Turchia, passando per Yemen, Egitto, Siria, Libano, Giordania, Tunisia, Senegal e Indonesia. Lo chef Kumalè ha ripercorso le strade di origine e di diffusione del caffè. “Mi piacerebbe realizzare un progetto simile sul tè ma mancano gli sponsor”. Sarebbe fantastico, non trovate? Bè, se c’è qualcuno disposto a finanziare l’impresa, parliamone davanti a una bella tazza fumante ;-)

Cha no yu

Sto parlando della cerimonia del tè, un rito che in Giappone ha un valore sociale ma anche spirituale. Le regole sono state definite dalla fine del Seicento da tre diversi personaggi: il monaco buddhista Sen No Rikyu, il maestro del tè Oda Nobunaga e dal samurai Toyotomi Hideyoshi. Dal rilievo di queste figure si capisce l’importanza che ha il Cha no yu.

Secondo alcuni fu il monaco Kokushi a creare il cerimoniale fatto da una serie di movimenti per disporre gli accessori del tè. E tutto questo per caso. Un amico gli aveva regalato una cassettiera cinese per contenere gli strumenti del tè. Il mobile era fatto da tanti scomparti e da qui gli venne l’idea di tirare fuori uno strumento per volta con movenze particolari.

Nella letteratura giapponese fino al XIX secolo spesso gli eroi partecipavano alla cerimonia del tè prima di incontri ufficiali, di una battaglia o di una cospirazione. La calma e l’eleganza dei movimenti che comprendono il cha no yu aiutavano la riflessione e la preparazione interiore. Per questo motivo, la casta dei samurai ritenne essenziale questo rito e permise alle donne di celebrare il momento. La loro grazia naturale poteva rendere più piacevole quelle che potevano essere le ultime ore di vita di un guerriero.


Votetemi!!!

Top blogs di ricette

Enter your email address to subscribe to this blog and receive notifications of new posts by email.

Unisciti agli altri 1.500 follower

Articoli del mese

Categorie


%d bloggers like this: