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Londra, la regina cerca qualcuno per il tè

Elisabetta II è in cerca di qualcuno che faccia le pulizie a Buckingham Palace e che serva il delle cinque. Ebbene sì, la regina d’Inghilterra ha bisogno di un Housekepping Assistant che, tra le tante mansioni, si occupi, naturalmente, anche del tradizionale Afternoon Tea dei reali inglesi, rito tutt’altro che superato e fuori moda.

In più, lui/lei dovrà far brillare l’argenteria, tirare a lucido i pavimenti (tappeti compresi), lavare i vetri (cosa che odio), curare le antichità di Elisabetta II, rifare i letti della famiglia reale, degli ospiti, ecc…, occuparsi del guardaroba durante i ricevimenti, pulire armadi e cassetti,… insomma, da fare c’è, ma la paga non è niente male: 273 sterline a settimana, 14.200 all’anno (poco meno di 17.500 euro). Vale la pena servire il alla regina? ;-)

Fonte: Corriere.it

Fa bene!

Inizio questo post scusandomi con tutti i lettori per questa lunga assenza!!!

Non era mai successo dalla nascita di Five O clock ma quando impegni improvvisi incombono c’è poco da fare… prometto che cercherò di non farlo più!

Torno dandovi una bella notizia che ho letto su corriere.it

Secondo una ricerca olandese pubblicata a giugno 2010 e  consultabile sul sito Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology,bere molto tè fa bene e riduce il rischio di morte per infarto o malattie cardiovascolari. Gli studiosi “orange” hanno studiato 37 514 persone per 13 anni dopo avergli fatto compilare un questionario per sapere se bevessero o meno la nostra bevanda preferita.

Sono consigliate dalle 3 alle 6 tazze al giorno, senza specificarne il tipo.

Anche il caffè non farebbe poi così male secondo la ricerca ma spesso chi è amante dell’espresso ha una vita meno salutare di chi beve il tè (è un classico la sigaretta dopo la tazzina di caffè al bar).

A questo punto vado a prepararmi l’ennesima tazza di tè della giornata. Lo so, è caldo ma se ci mettete qualche cubetto di ghiaccio e lo bevete tiepido posso assicurare che è molto dissetante e fa meno male dell’acqua fredda di frigo.

Un tè con… Ernst Knam

Torniamo a parlare di Inter, anche noi appassionati di tè.  Sì, perché dopo l’appuntamento con Benedetta Parodi, oggi prendiamo il tè con Ernst Knam, lo chef tedesco, milanese d’adozione, che la settimana scorsa, prima della finale di Champions Legue al Corriere ha detto «Sono socio del Bayern e amico di Rummenigge e Beckenbauer. Ho Monaco nel cuore, però in Italia tifo Inter».

Knam, 47 anni, nel 1992 ha aperto la sua pasticceria in via Anfossi a Milano, zona Porta Vittoria. Qui, dopo la vittoria interista dello scudetto qualche settimana fa, ha creato per il presidente della squadra Massimo Moratti dei cioccolatini neroazzurri. La sua fantasia ha avuto un’idea anche per l’ultima sfida della Champions: cioccolatini alla crema di frutta con i colori delle due squadre finaliste.

Il cioccolato è infatti la sua specialità.

Campione Italiano di cioccolateria 2009/2010, un anno come calciatore di serie B in Germania, Ernst Knam è unico nell’interpretare questo ingrediente. Insieme al suo tè preferito, il Lapsang Suochong, lo chef consiglia quindi una crostata al cioccolato, zenzero candito e pepe di Sarawak:

Pasta frolla nera
150 g di burro;
150 g di zucchero semolato;
3 uova;
275 g di farina;
25 g di cacao in polvere;
2,5 g di sale;
7 g di lievito chimico in polvere;
vaniglia

Lavorate burro e zucchero, unire le uova e la farina con gli aromi. Fate riposare in frigo per alcune ore.

Crema pasticcera
215 g di latte intero;
½ di stecca di vaniglia;
12 g di farina 00;
4 g di fecola di patate;
2 tuorli (40 g);
35 g di zucchero semolato;
zucchero semolato per spolverizzare

Versate il latte in una casseruola, aggiungete la stecca di vaniglia tagliata a metà in senso longitudinale; mescolate e mettete sul fuoco a scaldare.
Intanto, mettete in una ciotola ampia la farina e la fecola e aggiungetevi i tuorli leggermente sbattuti con lo zucchero. Stemperate il composto con un po’ di latte caldo e lavoratelo con la frusta. Quando il latte bolle, eliminate la stecca di vaniglia e aggiungete il composto di uova e farina. Fate cuocere per circa 3 minuti, continuando a mescolare bene con la frusta per evitare che si formino grumi. Infine versate la crema pasticcera in un’apposita ciotola e spolverizzatela con un po’ di zucchero semolato, per evitare che si formi una pellicola sulla superficie.

La crema pasticcera si conserva in frigorifero per 2 giorni al massimo.


Crema ganache

120 g di panna liquida;
180 g di cioccolato fondente in pastiglie o a pezzetti

Versate la panna in una casseruola e mettetela a scaldare sul fuoco. Portate a ebollizione, poi aggiungete il cioccolato fondente. Mescolate accuratamente con un cucchiaio di legno, finché il cioccolato non si sarà completamento sciolto e ben amalgamato con la panna.


Crema al cioccolato

300 g di crema pasticcera;
300 g di crema ganache;
150 g di zenzero candito a pezzettini;
pepe di Sarawak estremo nero

In una casseruola, preparate la crema pasticcera. Mescolatela bene con un cucchiaio di legno quindi mettetela da parte.
In un’altra casseruola preparate la crema ganache.
Trasferite la crema pasticcera in una terrina; aggiungetevi la crema ganache e mescolate accuratamente con un cucchiaio di legno.
Amalgamate perfettamente le due creme fino ad ottenere un composto omogeneo e alla fine aggiungete lo
zenzero.
Tirate la pasta frolla al cioccolato con il mattarello a uno spessore di 3 mm. Quindi imburrate degli stampi del
diametro di circa 10 cm e foderateli con la frolla. Non usate tutta la pasta, ma mettetene da parte i ritagli per la
decorazione della crostata.
Preparate ora la crema al cioccolato e riempite con essa lo stampo rivestito con la pasta frolla, livellando bene
la superficie con un cucchiaio.
Procedete ora con la decorazione della torta: ricavate dalla frolla rimasta alcune strisce di pasta larghe circa 1
cm e disponetele sul dolce parallele fra loro; quindi sovrapponete una seconda serie di strisce, sempre
parallele, in modo che formino con le prime un motivo decorativo a griglia.
Cuocete la crostata in forno preriscaldato a 180°C per 35 minuti circa, quindi lasciatela raffreddare, toglietela
delicatamente dalla tortiera, pepate con lo Sarawak estremo nero e servitela insieme a una tazza di Lapsang Suochong, un tè rosso cinese corposo e ricco di varie sfumature olfattive dovute all’affumicatura e all’ossidazione al quale viene sottoposto, dopo la raccolta.

Versate il latte in una casseruola, aggiungete la stecca di vaniglia tagliata a metà in senso longitudinale; mescolate e mettete sul fuoco a scaldare.
Intanto, mettete in una ciotola ampia la farina e la fecola e aggiungetevi i tuorli leggermente sbattuti con lo zucchero. Stemperate il composto con un po’ di latte caldo e lavoratelo con la frusta. Quando il latte bolle, eliminate la stecca di vaniglia e aggiungete il composto di uova e farina. Fate cuocere per circa 3 minuti, continuando a mescolare bene con la frusta per evitare che si formino grumi. Infine versate la crema pasticcera in un’apposita ciotola e spolverizzatela con un po’ di zucchero semolato, per evitare che si formi una pellicola sulla superficie.

La crema pasticcera si conserva in frigorifero per 2 giorni al massimo.

Tea Party

Oggi su tutti i giornali si parla del Tea Party e, anche se il termine si riferisce a un partito politico americano, mi sento giustamente tirata in causa.

Il Tea Party è un movimento radicale, populista, anti-Stato, anti-tasse e anti-Obama che ha trionfato ieri nelle elezioni in Massachusetts. Il senatore eletto, infatti, è il repubblicano Scott Brown che ha vinto per aver abbracciato gli obiettivi di questa fazione movimentista: protesta contro la riforma sanitaria e denuncia allo statalismo del presidente in primis.

Il nome del partito deriva dal Boston Tea Party. Il 16 dicembre 1773, alcuni coloni americani appartenenti al movimento dei Sons of Liberty, per protestare contro il governo britannico e la sua ingiusta tassazione, si travestirono da pellerossa Mohawk e gettarono nel porto di Boston 342 ceste di tè (circa 45 tonnellate). Le preziose foglie rimasero a galleggiare nel porto per settimane. Alcuni cittadini cercarono di recuperarlo ma vennero spedite delle barche per rovinare appositamente il tè con i remi e renderlo utilizzabile.

Secondo molti, questo fatto segnò l’inizio della rivoluzione americana.

Nel frattempo, un vascello della Compagnia delle Indie si arenò sulla spiaggia di Provincetown (114 miglia dalla capitale del Massachussets) ma questa volta il suo carico di 54 ceste venne recuperato e bevuto allegramente dagli abitanti di Boston.

http://www.boston-tea-party.org

Editoriale del Corriere di oggi: “La battaglia del tè” http://www.corriere.it/editoriali/10_gennaio_21/la-battaglia-del-te-editoriale-massimo-gaggi_f05f490e-0653-11df-a8ce-00144f02aabe.shtml


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