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Crostata agli agrumi

Era tanto che non facevo una crostata (e si vede dalle foto ahah)… in realtà sono partita con l’idea di fare il plum cake, un dolce che mi prendeva sempre da piccolissima mia mamma al forno vicino a casa e che non mangio da una vita visto che un plus cake così buono non l’ho più mangiato… solo che qualcuno mi ha richiesto la crostata e quindi ho rimandato i miei piani alla prossima puntata ed ecco il risultato ;-)

Crostata agli agrumi

300 g di farina;

100 g di burro;

150 g di zucchero;

1 uovo;

mezza bustina di lievito;

sale;

400 g di marmellata di limoni;

scorza di un limone;

scorza di un’arancia

In un recipiente amalgamate la farina, lo zucchero, il burro ammorbidito, il tuorlo dell’uovo, il lievito, il sale e la scorza di un limone (lavatelo bene prima!). Impastate il tutto con le mani fino a formare una palla. Avvolgete in una pellicola trasparente e mettete in frigo per un’oretta.

Imburrate una tortiera e riempitela con una parte della pasta schiacciando bene con le mani. Coprite con la marmellata e poi spolverate con la scorza d’arancia (anch’essa lavata bene!).

Su una spianatoia, schiacciate con le mani l’impasto rimanente e fate le formine come per dei biscotti. Appoggiateli sopra la marmellata. Se volete potete decorare con colori alimentari (come ho fatto io) oppure con zuccherini e codette.

Naturalmente il top è gustare questa torta con un tè aromatizzato agli agrumi come un lemon tea, un earl grey o un jasmine tea.

Ps. Scusate la foto non proprio invitante ma non ho avuto voglia di cercare la macchina fotografica ;-) La prossima volta mi impegno di più, promesso!!!

Un tè con chef Kumalè

Un giornalista, un buongustaio, un esperto, un viaggiatore, un curioso. Ci sono tanti modi per descrivere lo Chef Kumalè, nonché Vittorio Castellani, uno dei maggiori conoscitori in Italia delle tradizioni culinarie internazionali. Una passione che si è sviluppata nel tempo grazie all’attenzione al gusto ereditata dalla famiglia e alle opportunità di lavorare in Europa “dove la cucina del mondo si diffusa molto prima che da noi” ha sottolineato Castellani. Non parla di ‘etnico’, perché “in Francia e in Inghilterra il termine si usa per indicare i ristoranti aperti nei nuovi Paesi dagli immigrati. Io mi occupo di studiare e conoscere la cucina del mondo”.

Nei suoi viaggi, lo chef Kumalè ha avuto modo di assistere alla cerimonia del tè a Hong Kong (dove il cibo è sempre abbinato alla nostra bevanda preferita) e a Pechino. “Sono rimasto molto stupito – ha detto – perché noi italiani siamo abituati a bere il tè in bustina con lo zucchero”. Lì invece c’è una vera e propria cultura legata alle foglie della Camelia Sinensis.  Lo ha definito “un mondo complesso simile a quello del vino nel nostro Paese”.

Dalla Cina, il suo racconto passa in India dove si beve il Chai, molto speziato come gli altri infusi di quei luoghi, “eccezionale, mi piace più del gunpowder“. Il tè indiano è sempre servito con il latte. Un’altra particolarità è che viene fatto bollire a lungo. “In Cina e in Giappone è il contrario. Lì sono ossessionati dalla temperatura dell’acqua”.

“Il tè è molto presente anche nel mondo arabo” ha sottolineato Castellani.  “In Turchia si beve più del caffè”. A differenza dell’India, in Medio Oriente e nei Balcani, la nostra bevanda preferita non è arricchita di spezie, ” come è invece il caffè da quelle parti”. Questa abitudine è diffusa soprattutto al sud dove gli aromi “hanno anche un valore medicinale”. Nella tradizione berbera si “usano molto le erbe aromatiche mentre i tunisini aggiungono i pinoli tostati in una sorta di ‘mangia e bevi’. Lo chef Kumalè ha aggiunto che “durante il Ramadan, è molto zuccherato perché deve dare forza”.

Insomma, Paese che vai, tradizione che trovi.

Tra tutte le varietà e specialità locali, Castellani preferisce il Chai, il Jasmine Tea e il Matcha “soprattutto in cucina”. A questo proposito, mi ha spiegato che ha fatto un reportage culinario in Svezia e che lì usano il tè per fare delle affumicature leggere. “In Cina, come ingrediente, invece, esiste solo nella cucina moderna”. Lo chef Kumalè ha anche una passione per “i tè verdi marocchini alla menta o allo zafferano”.

Ascoltare le sue parole mi ha fatto venire una gran voglia di partire, con una tazza in mano per sentire tutte le varianti della nostra bevanda preferita in giro per il mondo. In particolare sono rimasta affascinata da una sua idea. Tempo fa, Castellani ha fatto “un viaggio alle radici del caffè” raccontato nel libro Coffe Roots. Dall’Etiopia alla Turchia, passando per Yemen, Egitto, Siria, Libano, Giordania, Tunisia, Senegal e Indonesia. Lo chef Kumalè ha ripercorso le strade di origine e di diffusione del caffè. “Mi piacerebbe realizzare un progetto simile sul tè ma mancano gli sponsor”. Sarebbe fantastico, non trovate? Bè, se c’è qualcuno disposto a finanziare l’impresa, parliamone davanti a una bella tazza fumante ;-)

Torta Caprese

Tempo di cioccolato, tanto cioccolato ma anche mare :-) Oggi vi consiglio quindi la torta caprese, un dolce che sembra nato casualmente a Capri e da qui il nome “caprese”. Il pasticcere Carmine di Fiore, negli anni ’20, stava preparando una torta di mandorle per tre americani al soldo di Al Capone ma sbagliò gli ingredienti. Per fortuna, gli stranieri apprezzarono il risultato e Carmine continuò a produrre la nuova ricetta con successo.

Torta caprese

250 g di farina di mandorle;

150 g di burro;

150 g di zucchero;

8 uova;

50 g di cacao amaro;

100 g cioccolato fondente;

un cucchiaio di fecola di patate;

una bustina di lievito;

una bustina di vanillina;

scorza di un’arancia;

sale

Mettete il burro ammorbidito in una terrina con lo zucchero e la scorza di un’arancia. Sbattete con una frusta fino a renderlo schiumoso. Aggiungete, in ordine, i tuorli delle uova, poi la farina di mandorle, la fecola, il lievito, il cacao e la vanillina.

Sciogliete il cioccolato a bagnomaria e versatelo nella terrina. Mescolate il tutto e lasciate riposare per qualche minuto.

Montate gli albumi a neve con un pizzico di sale. Aggiungete all’impasto e mescolate dal basso verso l’alto delicatamente.

Imburrate una tortiera e infarinatela. Versate il composto e mettete in forno a 180° C per 50 minuti circa.

Visto la stagione, secondo me è carino decorare la torta con lo zucchero a velo e qualche fragola fresca.  Come accompagnamento è meglio un tè fresco e leggero visto che la torta è bella corposa. Un Earl Grey o un Jasmin Tea.


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