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Bere un tè a… Dublino

È un po’ che non aggiorno la sezione dedicata alle tea room in Italia e nel mondo… bè torno a parlarvi di questo argomento alle porte di settembre, mese in cui, tanti anni fa, sono stata per la prima volta nella bellissima e verdissima Irlanda. Ci siete mai stati? È stato uno dei miei primi viaggi all’estero e mi è talmente piaciuta che a Dublino ci sono stata poi altre due volte. La città che ha dato i natali a tanti scrittori e artisti, da Oscar Wilde (uno dei miei autori preferiti!) a James Joyce, dal cantante degli U2 Bono a Bob Geldof, solo per citarne alcuni.

Dublino è una città suggestiva e molto viva. È sede di tre importanti università e vari musei e gallerie d’arte. Nonostante sia capitale, Dublino è tranquilla e vivibile grazie anche al grande parco Phoenix Park di oltre 700 ettari, vero polmone della città ma non unico spazio verde. Vicino al Merrion Square Park troviamo uno dei posti che mi hanno consigliato per bere il tè. Si tratta del The Art Tea al Merrion Hotel (Upper Merrion Street), un posto molto elegante, dallo stile Ottocentesco.

Altri posti chiccosi sono il Bewleys Café in Grafton Street, il locale dell’omonimo teatro che mette in scena opere teatrali all’ora di pranzo e serate a base di musica jazz e cabaret alla sera, e la tea room al Clarence (Wellington Quay) con menu studiati ad hoc dallo chef Mathieu Melin. Le tazze di tè (Earl Grey, tè verde cinese, Clarence Breakfast Tea, tè bianco, rooibos e infusi) possono essere accompagnate da sandwich, pasticcini e frutta.

Il Clarence e il Merrion non sono gli unici hotel dove gustarsi in tranquillità un afternoon tea. Lo trovate anche al Westbury Hotel in Grafton Street e al The Gresham Hotel in Upr. O’Connell Street. Nel primo potete bere tazze di Earl Grey, Irish Breakfast Tea, Jungpana, Sweet Chai Darjeeling, Lapsang souchong, Jasmine pearl, Morgentau (Sencha), tè verde del Darjeeling e infusi, accompagnate da vari stuzzichini dolci e salati. Al Gresham, il tè si prende al Writer’s Lounge, un nome un programma ;-)

Un po’ meno raffinata ma con un menu vario sia di tè che di caffé è la catena Butlers Irish Chocolate Café. Potete trovare i punti vendita in vari punti di Dublino (Liffey Street, Chatham Street, Henry Street, Nassau Street,…) e gustarvi una bella tazza di Earl Grey, di Irish Breakfast, di Irish Afternoon (mi piace tantissimo!), di tè verde o di un infuso, sempre accompagnata da un cioccolatino. 

Altra tappa del nostro viaggio nella Dublino del tè è Lemon Crepe and Coffee Company in South William Street, angolo Dawson Street, vicino al bellissimo Trinity College. Non distante c’è anche Café en Seine (Dawson Street, 39, nella foto a sinistra), nome che farebbe pensare più a Parigi e invece no ;-) Domenica fanno persino un bruch con sottofondo jazz.

Dopo aver bevuto tanto, se volete portare a casa un ricordino da Dublino, il posto che fa per voi è l’Organic Power Flower in Berkeley Street. Vende anche i cosiddetti fiori di tè oltre a svariati neri dell’Assam, del Darjeeling, del Nepal, di Ceylon, del Keenum e dalla Cina, vari verdi (dal sencha cinese al Bancha Arashiyama), oolong, tè bianchi e gialli, infusi, rooibos e mate (ecco la risposta a chi mi aveva chiesto se è legale…).

Non resta che augurarvi buon tè ;-)

Parlando di tè… attraverso la letteratura

Ieri sera,  con due care amiche, sono stata all’incontro Tè e letteratura di cui vi ho parlato la settimana scorsa… bellissimo! La serata si è svolta tra la lettura di brani dedicati alla nostra bevanda preferita e degustazioni guidate da Barbara Sighieri, consigliere dell’Associazione Italiana Cultura del Tè.

Il primo testo era preso da Kitchen di Banana Yoshimoto, autore giapponese che spesso parla esplicitamente di bancha o earl grey (sottolineando che non gli piace… quasi un’eresia in Europa) nei suoi libri. Qui citata un tè aromatizzato al gelsomino. Barbara ci ha fatto sentire quindi il Moli Bai Hao Yin Zhen, tè bianco fatto di sole gemme della provincia cinese di Fujian, con l’aggiunta di petali di gelsomino. Da tenere in infusione per 6 minuti a 75° C (attenzione: ieri ho scoperto che se l’acqua è troppo calda, le foglie danno un infuso amaro quindi controllate le temperature!).

Si è passati poi a Visto a Shanghai del giovane Qiu Xiaolong, grande ammiratore del tè. La lettura è stata accompagnata da due tazze diverse. La prima era del Xi Hu Lung Ching, un tè verde cinese della provincia Zhejiang raccolto il 5 aprile 2010 (ancora non ci sono foglie del 2011 perché in Cina è ancora freddo… immaginate in Giappone quando sarà…) durante la festa di Qing Ming. Non l’avevo mai assaggiato e mi ha stupito il suo tipico sapore di castagna bollita. Temperatura di infusione: 75 – 80° C. La seconda tazza è di BaBao Cha o tè degli otto tesori perché contiene foglie di tè verde, fiori di crisantemi (usati spessissimo in Cina perché danno un sapore più dolce all’infuso), bacche di goji, caprifoglio, biancospino, scorzetta d’arancia, semi di cassia e cristalli di zucchero. E’ un infuso famoso perché ha proprietà benefiche per il fegato e aiuta la circolazione, la digestione e allieva la fatica.

Il terzo brano appartiene un libro che da tempo mi incuriosisce: L’eleganza del riccio dell’autrice marocchina Muriel Barbery. Qui si face un confronto tra tè e caffè… il tè è definito come quella bevanda che accomuna tutti, poveri e ricchi… il caffè è invece la bevanda dei cattivi… questa cosa mi piace molto :-) Barbara ci ha fatto assaggiare il Tamaryokucha, del tè verde giapponese prodotto soprattutto nel distretto di Kyushu. A differenza dei tè verdi cinesi, ha sapore di erba fresca, appena tagliata e un colore brillante.

Ora arriva forse il tè che ho gradito di più nella serata anche perché era una assoluta novità. Si tratta di un tè nero indiano Assam Sankar (cioè a foglie sminuzzate) con… salvia! Un ottimo abbinamento all’omonimo libro Un tè alla salvia di Faqir Fadya. La bevanda è una specialità giordana, Paese di origine dell’autrice. Ha proprietà purificanti e antinfiammatorie, a volte sostituita da timo fresco. Qui si ha diritto di mettere un po’ di zucchero perché esalta i sapori della salvia così come nel tè alla menta.

Poi è stato il momento di uno dei miei libri preferiti: Il ritratto di Dorian Grey di Oscar Wilde. Giustamente Barbara lo ha abbinato a un tè nero Darjeeling Rose d’Himalaya. Ha un profumo deciso, un gusto molto persistente e accentuate note floreali che ben si prestano a interpretare il libro – simbolo dell’estetismo e del culto del bello.

Finale con il botto. Assieme alla lettura di Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust, Barbara ci ha fatto sentire madeleins al matcha e biscottini all’earl grey… buonissimi!! Prima o poi dovrò provare a farli anch’io, soprattutto i biscotti all’earl grey che erano davvero speciali.

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Osservatori del Politecnico di Milano.

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