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Attenzione al tè giapponese

Il Wall Street Journal ci dà le ultime novità sulla situazione delle piantagioni di tè in Giappone. Purtroppo le news non sono rassicuranti.

Secondo il giornale, sono state infatti rilevate quantità di materiale radioattivo nelle foglie delle piante di molto superiori alla norma nella prefettura di Kanagawa, a sud di Tokyo. Questo sarebbe il secondo caso di contaminazione nel settore agricolo al di fuori della zona attorno a Fukushima. Il primo, secondo quanto detto dal ministro della Salute è stato registrato il 12 aprile in una coltivazione di spinaci a Ibaraki, poco più di 200 km dalle centrali.

Le autorità di Kanagawa hanno spiegato che le foglie di sono state raccolte il 9 maggio a Minamiashigara, una città a ovest della Prefettura. I test sono stati ripetuti due volte e hanno dato un risultato inaccettabile in termini di radioattività. Per questo sono state sospese le spedizioni delle foglie da tutti i porti di Kanagawa. L’articolo dice che il raccolto era appena terminato e che la merce non era ancora partita comunque, secondo me, è meglio stare attenti, soprattutto se non si è sicuri della provenienza del tè.

Giappone. Una (ex)fonte inestimabile di tè verdi

Inizialmente (VII – VIII secolo) in Giappone il tè si beveva solo per scopi terapeutici. Era usato come antinfiammatorio del cavo orale, stimolante e diuretico. Tutto cambiò quando i samurai e gli uomini d’affari iniziarono a incontrarsi per discutere di politica e affari degustando la nostra bevanda preferita. Il tè si diffuse, invece, tra la popolazione grazie ai monaci buddisti che lo consigliavano, assieme a certi comportamenti, come metodo per elevarsi spiritualmente.

Come dicevamo la settimana scorsa, il principale centro di lavorazione si trova a Shizuoka, tra Tokyo e Osaka. In Giappone vengono prodotti solo tè verdi tra cui, i più importanti, sono:

Gyokuro è una preziosa e raffinata varietà di Sencha. Ciò che lo distingue è il fatto che le piante vengono coperte dal sole gli ultimi 20 giorni prima della raccolta. Questo provoca un aumento della teina e una diminuzione delle catechine e quindi un gusto dolce. Il nome Gyokuro significa “goccia di rugiada” per il colore brillante dell’infuso ed è stato dato dalla Yamamotoyama Tea Company che ha scoperto questo tè nel 1835. Si usa una temperatura tra i 50° e i 60° C e circa un cucchiaino e mezzo di foglie per tazza. Il più del 40% della produzione si trova a Yame, nella prefettura di Fukuoka, sull’isola di Kyushu. Spesso il Gyokuro è il protagonista della cerimonia giapponese del tè.

Sencha è uno dei tè giapponesi più diffusi e noti. Rappresenta circa l’80% della produzione giapponese. Il suo nome significa “tè decotto” perché l’infuso viene ricavato dalle foglie secche, a differenza del Matcha, di cui parleremo dopo. Si usa una temperatura di infusione di 65°-80° C.  Il sapore dipende dalle stagioni e dal luogo in cui le foglie vengono coltivate. Il primo raccolto dell’anno (tra inizio aprile e fine maggio a seconda delle zone) è il migliore al palato e si chiama Shincha. In Giappone, il Sencha, è di solito bevuto bollente in inverno e gelato in estate. Niente mezze misure.

Bancha è il nome del sencha del secondo raccolto, quello tra l’estate e l’autunno, e quindi di una qualità inferiore (ricordate la distinzione che avevo scritto l’anno scorso sul tema? Altrimenti leggete qui). Ha un colore paglierino e un sapore erbaceo. Spesso è usato come bevanda nelle diete macrobiotiche. Per altro, vi rimando all’articolo specifico che ho scritto l’anno scorso per Vita Digitale in cambio di un’intervista ;-)

Tencha è un tè speciale, non molto diffuso neanche in Giappone. E’ la base per il Matcha. Il colore è verde scuro e il sapore è dolce e delicato. Il Tencha viene prodotto solo a Uji, nella prefettura di Kyoto. Come lo Gyokuro, le temperature di infusione sono basse, sotto i 60° C. Questo perché entrambi vengono coltivati allo stesso modo ma le foglie de Tencha vengono asciugate stese e poi sbriciolate. Per il Gyokuro, le foglie vengono arrotolate e sono dopo essiccate.

Matcha è il principale tè usato nelle ricetta, come il gelato. Non si presenta in foglie ma in polvere, questo dalla dinastia Tang (618-907) quando il tè veniva polverizzato, decotto in acqua calda e salato (non sto scherzando!). Sotto la dinastia Song (960-1279) questa bevanda divenne popolare. Con il buddismo, la preparazione e l’assunzione del Matcha sono state inserite nel rituale Zen. Questo è solo un accenno. Ne parleremo più approfonditamente un’altra volta.

Hojicha è unico perché viene abbrustolito in vasi di porcellana ad alte temperature che distruggono le catechine e diminuiscono la quantità di teina. Le foglie sono quindi rossicce. Il processo è stato creato a Tokyo nel 1920. Si usano le foglie del secondo raccolto (Bancha) ma a volte anche varietà di Sencha. Viene usato di solito a cena o prima di andare a dormire per il basso contenuto di teina.

Per la situazione radiazioni, ancora la storia non è chiara. Però, se anche l’acqua corrente di Tokyo è contaminata… sinceramente ho molti dubbi sul raccolto di quest’anno. Cercherò in ogni caso notizie certe.

Se qualcuno di voi ha informazioni dirette dal Giappone, ci faccia sapere!

(960-1279)

Un tè dal giappone

Questo post di oggi è una promessa per un favore ma anche un’ottima occasione per parlare, finalmente, del Giappone e dei suoi tè :-)

Nel Paese del sushi si coltivano solo tè verdi e soprattutto ai piedi del Monte Fuji, nella zona di Shizuoka, una città sulla costa tra Tokyo e Osaka.

Il più comune ed economico è il Bancha. Viene raccolto in estate ed è costituito da foglie grandi. Il sapore è fresco, con un leggero gusto amarognolo ed erbaceo. Spesso lo si consiglia ai bambini e ai malati perché ha un basso contenuto di teina ma è ricchissimo di sali e vitamine ed è delicato per lo stomaco.

In 100 grammi di foglie si trovano 720 mg di calcio, 200 mg di fosforo, 3,7 g di ferro, carotene, vitamina A, B1, B2 e C.

Viene chiamato anche “tè di mille anni” per la sua resistenza e, come tutti i tè prodotti in Giappone,  si prepara mettendo le foglie non appena l’acqua raggiunge il bollitore e si lascia in infusione per circa 10 minuti.

Si può trovare anche in due varianti. Il Hojicha è nato dall’idea di un mercante orientale che nel 1920 pensò di tostare le vecchie foglie del Bancha facendogli acquisire un sapore affumicato. Il Genmaicha, invece, è fatto dal tradizionale Bancha con l’aggiunta di chicchi di riso e di granturco. Diventa così leggermente salato e, più che per la pausa delle 5, ce lo vedo bene durante un happy hour, tra arachidi e pizzette.

Gli altri principali tè verdi giapponesi sono il Gyokuro, il Sencha, il Tencha e  il Matcha ma, come si diceva ne “La storia infinita”, un film degli anni ’80 che a me continua a piacere molto, “questa è un’altra storia”…

Il gusto del mese

L’Italia è sotto la neve e parliamo di gelato? Ma perché no! Io sono una stramega fan di questo dolce e quando posso abbinarlo a un’altra mia passione, il tè, posso solo essere felice di parlarne ai miei cari lettori.

La gelateria Grom nasce a Torino nel 2003. Il successo immediato grazie a un semplice segreto: l’uso di ingrdienti sempre di prima qualità. Sono passati sette anni da quel giorno e i punti vendita si sono sparsi a macchia d’olio. Grom è presente a Milano, Bologna, Firenze, Padova, Perugia, Trento, Venezia ma anche a New York, Parigi, Malibu e Tokyo.

Ogni mese consiglia ai propri clienti un gelato nuovo. Per marzo il gusto consigliato è tè verde & granella di cioccolato bianco. Viene usato il Matcha, coltivato in zone ombreggiate e raccolto a maggio.

Stranamente da quanto ho visto finora, il tè verde non è associato al fondente ma al cioccolatobianco. Quello di Grom è stato realizzato dalla storica azienda piemontese Domori. Il burro di cacao viene mescolato latte in polvere e zucchero di canna. Il cioccolato bianco è molto dolce e contrasta perfettamente con il gusto amarognolo del tè verde creando, alla fine, un gusto piacevole ed equilibrato


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