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Infuso alla fragola

Maggio è il mese di questo frutto rossastro e allora perchè non dedicargli il nostro appuntamento settimanale?

Infuso alla fragola

2 tazze d’acqua;

2 cucchiaini di foglie secche di fragole;

zucchero

Mettete sul fuoco un pentolino con l’acqua e le foglie secche. Appena il tutto avrà raggiunto il bollore, spegnete la fiamma, coprite  e lasciate riposare per 10 minuti. Versate la tisana in una tazza filtrando con un colino e aggiungete lo zucchero.

Un’altra versione più ricca richiede:

una decina di foglie di fragola;

1 scorza di limone;

3-4 gocce di fiordarancio;

2-3 pizzichi di menta

Il procedimento è lo stesso però gli ingredienti vanno messi tutti insieme all’inizio.

Le fragole hanno proprietà depurative. I frutti favoriscono l’eliminazione delle sostanza di rifuto che possono provocare infiammazioni alle articolazioni e ai reni. Il consumo fuori dai pasti facilita anche le funzioni intestinali grazie a particolari enzimi mentre le foglie hanno l’effetto opposto. Le fragole sono poi ricche di vitamine A, B e C, tannini.

Il biologo e scrittore svedese Carl Nilsson Linnaeus, noto semplicemente come Linneo, beveva l’infuso di foglie di fragola selvatica per curare l’emicrania.

E se vi piacciono i gusti esotici, aggiungete un pizzico di cannella.

Un tè dal giappone

Questo post di oggi è una promessa per un favore ma anche un’ottima occasione per parlare, finalmente, del Giappone e dei suoi tè :-)

Nel Paese del sushi si coltivano solo tè verdi e soprattutto ai piedi del Monte Fuji, nella zona di Shizuoka, una città sulla costa tra Tokyo e Osaka.

Il più comune ed economico è il Bancha. Viene raccolto in estate ed è costituito da foglie grandi. Il sapore è fresco, con un leggero gusto amarognolo ed erbaceo. Spesso lo si consiglia ai bambini e ai malati perché ha un basso contenuto di teina ma è ricchissimo di sali e vitamine ed è delicato per lo stomaco.

In 100 grammi di foglie si trovano 720 mg di calcio, 200 mg di fosforo, 3,7 g di ferro, carotene, vitamina A, B1, B2 e C.

Viene chiamato anche “tè di mille anni” per la sua resistenza e, come tutti i tè prodotti in Giappone,  si prepara mettendo le foglie non appena l’acqua raggiunge il bollitore e si lascia in infusione per circa 10 minuti.

Si può trovare anche in due varianti. Il Hojicha è nato dall’idea di un mercante orientale che nel 1920 pensò di tostare le vecchie foglie del Bancha facendogli acquisire un sapore affumicato. Il Genmaicha, invece, è fatto dal tradizionale Bancha con l’aggiunta di chicchi di riso e di granturco. Diventa così leggermente salato e, più che per la pausa delle 5, ce lo vedo bene durante un happy hour, tra arachidi e pizzette.

Gli altri principali tè verdi giapponesi sono il Gyokuro, il Sencha, il Tencha e  il Matcha ma, come si diceva ne “La storia infinita”, un film degli anni ’80 che a me continua a piacere molto, “questa è un’altra storia”…

Il tè in laboratorio

Non sono una scienziata e se ho scelto di laurearmi in lettere un motivo c’era ma è bene parlare di tè anche sotto un aspetto più professionale. A questo proposito, ringrazio il mio cane da tartufi che mi ha consigliato questo argomento e che mi sopporta anche se parlo di questo blog almeno nell’80% delle nostre conversazioni :-P

La pianta del tè contiene tantissime sostanze. L’elenco e lo studio completo è contenuto nel libro “Il tè – verità e bugie, pregi e difetti” di Gianluigi Storto, edizione Avverbi.

Vediamo insieme quelle più comuni:

Teina/caffeina

La caffeina è un alcaloide naturale presente nelle piante di caffè, cacao, tè (dove è chiamata teina), cola, guaranà e mate, e nelle bevande da esse ottenute. Teina e caffeina sono quindi la stessa cosa. Ecco perché nei deteinati dei Paesi anglosassoni c’è semplicemente l’indicazione “caffeine free” e non “theine free”. La teina è stata scoperta da Henry Oudry nel 1827. Dieci anni dopo, Gerald Mulder scoprì che la teina agiva più lentamente ma con un effetto più lungo rispetto alla caffeina perché stimolava senza eccitare il sistema nervoso. Il tè verde, soprattutto il gunpowder, ha il minor quantitativo di teina (61 mg circa a tazza contro contro i 100 mg del tè nero) e può essere tranquillamente bevuti anche da chi ha problemi di insonnia.

Catechina : presente soprattutto nel tè verde,  è un antiossidante. Si trova anche nel vino e nella frutta.

Teobrimina : è un alcaloide (una sostanza organica) presente anche nella pianta di cacao. Svolge un’azione stimolante, di azione  (infatti, mai bere il tè se vi aspetta un lungo viaggio o una lunga riunione ;-) ) e vasodilatatrice.

Teofillina : è un altro alcaloide e fa parte dei composti azotati basici prodotti da alcune specie vegetali. Contenuto in parte anche nel caffè, agisce sul sistema nervoso come eccitante.

Floruro : è uno ione presente nei minerali (ad esempio, la fluorite) oppure disciolto in basse concentrazioni nell’acqua, nel tè e nelle alghe.

Le foglie di tè contengono anche molte vitamine, soprattutto del gruppo B… meglio di così?

Gunpowder

Gunpowder o polvere da sparo per il colore e l’aspetto delle foglie accartocciate.

Questo tè verde è il più venduto al mondo e viene dalla Cina. Ha un sapore fresco, leggermente affumicato, ottimo come digestivo.

Le foglie vengono essiccate al sole o in appositi locali riscaldati. Non avviene quindi il processo di fermentazione tipico del tè nero e il Gunpowder mantiene così tutti i suoi componenti naturali: vitamine, minerali e polifenoli. Un tempo, il caratteristico arrotolamento delle foglie in sfere veniva fatto manualmente. Oggi questa operazione è riservata solo ai tè di alta qualità. Per gli altri si usano delle macchine speciali. Questo trattamento serve per proteggere le foglie da danni esterni e per conservarne l’aroma anche per una decina di anni.

Mettete due cucchiaini di Gunpowder per persona e lasciate in infusione per 3 minuti. Per la sua funzione drenante e stimolante, è spesso usato nelle diete e vengono consigliate almeno due tazze al giorno.


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