La via del tè di Robert Fortune ovvero come il tè è arrivato in India

Tra i libri sul tè più interessanti non perdetevi La via del tè di Robert Fortune

Al giorno d’oggi il tè è la prima tra le bevande più consumate al mondo. Il consumo di tè supera addirittura quello dell’acqua in bottiglia e sembra che ne vengano bevute circa 25mila tazze ogni secondo. Il primo paese consumatore di tè per chilogrammi pro-capite è la Turchia, seguita da Irlanda, Inghilterra e poco dopo da Polonia, Olanda e Germania. I maggiori produttori sono Cina (21’148’802 tonnellate annue) e India (1’252’174 tonnellate annue), che da soli coprono il 60% della produzione mondiale di tè. Infatti, non tutti luoghi al mondo sono vocati alla coltivazione del tè, in modo particolare i paesi europei tendono a non possedere condizioni pedoclimatiche adatte, seppur sono tanti i tentantivi e le produzioni di nicchia (vedi la Toscana), e forte è comunque la cultura del tè, soprattutto in alcune zone.


Tutti i dati che vi ho brevemente riportato sono frutto di storie, viaggi e imprese incredibili che hanno visto l’Europa avvicinarsi e conquistare o lasciarsi conquistare da una bevanda magica. È stata tracciata in passato una vera e propria via del tè che ha condotto alla conoscenza e alla nascita di prodotti che oggi quasi pensiamo siano sempre esistiti, come i tè Assam o i Darjeeling a esempio. In particolare, uno degli eroi di questa grande giostra si è preoccupato di riportare in parole la sua personale via del tè, lasciandoci testimonianze importanti e interessantissime.

Seguitemi fra queste righe e vi accompagnerò all’inizio di un’avventura incredibile, che vi lascerò poi vivere, se vorrete, con il protagonista stesso.

Il tè e l’Europa: un po’ di storia

È ormai appurato che il tè abbia avuto la sua origine in Cina circa nel 3000 a.C. e sia stato coltivato e usato come bevanda, non più prettamente medicinale, solo tra il 206 a.C. e il 220 d.C. Con l’inizio della dinastia Tang, tra il 618 e l’800 d.C. il tè ha varcato per la prima volta i confini del suo paese natio, arrivando in Giappone e in Corea. L’Occidente era ancora lontano.

L’Europa conosce le prime foglie di tè solo nel 1500 e un secolo dopo, nel 1610 il primo carico commerciale approda ufficialmente sulle coste di Amsterdam, in Olanda. Insieme agli olandesi anche i portoghesi sono fra i primissimi commercianti di tè fra la Cina e l’Europa e proprio la principessa portoghese Caterina di Braganza, arrivata in Inghilterra per sposare Carlo II Stuart, il 14 maggio 1662, spiazza gli inglesi chiedendo nient’altro che una tazza di tè. La principessa Caterina non solo porta all’Inghilterra la conoscenza di una deliziosa bevanda, ma anche, con la sua dote, la città indiana di Bombay e il permesso per le navi inglesi di transitare liberamente nei porti coloniali di dominio portoghese.

A corte inizia a diffondersi l’abitudine di bere tè e di riflesso tale consumo diventa di gran moda nei salotti dei nobili e dell’alta borghesia inglese, non oltre perché le foglie di tè sono ancora troppo costose. La Cina in quegli anni tiene in pugno l’Inghilterra, grazie a un prodotto tanto amato, quanto unico e che si preoccupa bene di nascondere e tenere segreto. Passano anni, secoli e l’Inghilterra impazzisce sempre di più per quel liquore esotico, dando occasione alla Cina di guadagnare non poco. Siamo arrivati al 1830 circa, le colonie inglesi sono ben salde, la flotta delle Compagnia delle Indie Orientali prospera e a Londra la comunità scientifica conta diversi prestigiosi botanici. L’insieme di questi fattori fa constatare all’Inghilterra che è arrivato il momento di infrangere il monopolio cinese sul tè e di creare nuove proprie piantagioni e produzioni. Iniziano spedizioni segrete in Cina per trafugare le prime piantine di Camellia sinensis con l’intento di coltivarle nelle regioni montane dell’India appartenenti alle colonie della Corona. Ancora però non si hanno informazioni sui metodi di produzione e ancor più importante, gli inglesi non sono a conoscenza delle tecniche di coltivazione, motivo per cui le prime piantine di tè che escono dai confini cinesi non attecchiscono in India.

Arriviamo a conoscere il nostro eroe. Nel 1848 la Compagnia delle Indie Orientali, in accordo con la Royal Horticultural Society, organizza un viaggio in Cina per il botanico Robert Fortune. I cui studi, associati a quelli di botanici inglesi presenti in India, cambieranno le sorti dei commerci e apriranno nuove interessantissime strade nel mondo del tè.


Chi è Robert Fortune?

Nato a Kelloe, Inghilterra, il 16 settembre 1812, Robert Fortune fu esploratore e botanico britannico. Fu definito dagli inglesi plants hunter, letteralmente “cacciatore di piante” proprio perché nei suoi viaggi Fortune, studiò, classificò e collezionò diverse piante esotiche.
Il botanico faceva parte della Royal Horticultural Society, che risiedeva a Londra e che aveva come prerogativa quella di scoprire nuovo materiale botanico. Fu proprio Robert Fortune a essere scelto, come abbiamo detto, dalla società scientifica inglese per intraprendere un viaggio in Cina alla ricerca della preziosissima pianta del tè e delle informazioni necessarie alla sua coltivazione e alla sua trasformazione.

Durante il suo primo viaggio, nel 1843, il Botanico fece una scoperta fondamentale: quelle che prima, in Occidente, erano conosciute come due piante diverse, la Thea virdis (per il tè verde) e la Thea bohea (per il tè nero), sono la medesima pianta, chiamata Thea sinensis da Fortune e riclassificata in seguito Camellia sinensis da Kuntze. Quindi ciò che distingue i due tè conosciuti allora, non è la specie della pianta, bensì la lavorazione.

Nei suoi viaggi, Robert Fortune, non si occupò solo di tè e non raggiunse solamente la Cina. Sull’isola di Formosa, a Taiwan, osservò la fabbricazione della carta di riso. Nello stesso periodo visitò il Giappone, in cui raccolse diversi esemplari di piante. Introdusse in Europa tantissime specie di alberi, arbusti e fiori, alcuni dei quali portano anche il suo nome, come la palma Chamaerops fortunei e la pianta Daphne fortunei, usata nella medicina tradizionale cinese. Il comun denominatore che ebbero i viaggi di Fortune fu la documentazione minuziosa che ne fece, la più famosa tra queste è senza dubbio contenuta nel libro La via del tè.


Il libro La via del tè

Oggi è possibile leggere il resoconto del secondo viaggio in Cina di Robert Fortune in un libro, La via del tè, edito in Italia da Elliot edizioni, facilmente reperibile sia nelle librerie che negli store online (a esempio Amazon). In 230 pagine, Fortune parla in prima persona e racconta quasi passo per passo tutta la sua grandiosa avventura che lo condurrà a spedire alle colonie inglesi in India circa ventimila pianticelle di tè, insieme ad altre piante e a diversi semi, per i quali scoverà metodi assolutamente ingegnosi per conservarne la vitalità durante il lungo viaggio in nave. Non solo. In questo viaggio Robert Fortune acquisirà anche tantissime conoscenze sull’approccio alla botanica cinese, sulle tecnologie applicate a essa e sui metodi produttivi utilizzati sulle materie prime, in particolare sul tè.

Il libro è diviso in venti capitoli, ricco di note per comprendere al meglio il contesto in cui il botanico si trovava e riporta anche diverse illustrazioni. Non bisogna lasciarsi spaventare dall’idea di un resoconto di viaggio scritto da uno scienziato del 1800. È infatti un testo assolutamente scorrevole e piacevolissimo, sembra piuttosto di leggere una delle eroiche storie partorite dalla mente di Jules Verne, come se Robert Fortune fosse in realtà un Phileas Fogg della botanica. Il mio consiglio è quello di immergersi completamente nella lettura delle parole del botanico. Ci si trova davvero di tutto: spunti e riferimenti storici e socio-politici dell’epoca, avventure, metodi di vero e proprio spionaggio, rapporti umani, scienza, botanica e tecnologia.

A lasciare incantati sono le descrizioni dei luoghi, soprattutto di quelli naturali, che vengono narrate partendo dalla flora che li compone, passando per il terreno, l’acqua, l’aria, i colori e i profumi. Leggendole ci si sente avvolti, si compie un viaggio accanto a Fortune stesso e ai suoi compagni. Inoltre, il botanico britannico non manca certo di un certo humor e fra le pagine si trovano quegli aneddoti che strappano sempre una risata. Il viaggio inizia sul Braganza, il piroscafo su cui viaggia Fortune nel momento in cui approda a Hong Kong, il 14 agosto 1848, da questo momento si aprono le descrizioni dell’inglese su tutto ciò che gli succede attorno. Da Hong Kong percorre segretamente la Cina fino all’Himalaya, da cui passerà in India, per completare il viaggio nelle colonie della Corona inglese fra l’agosto e il settembre del 1849.

In India avrà anche il piacere di constatare il frutto del suo lavoro prima di tornare in Inghilterra, ma non voglio raccontarvi di più, corro il rischio di dire troppo su una lettura che va gustata parola per parola.
Per rimanere nel tema del gusto, mi raccomando, se decidete di affrontare il viaggio fatevi accompagnare da un buon tè, magari cinese, è il compagno di viaggio ideale in questi casi! A questo proposito personalmente ho scelto innumerevoli tazze di Keemun Congou, un tè nero cinese importato proprio nel XIX secolo, ma credo che anche un pu-erh e/o un buon tè giallo possano donare atmosfere adatte per lasciarsi trasportare al meglio nell’avventura di Fortune.

 

Fonti: La via del tè, Robert Fortune, Elliot edizioni; Afternoon tea, Marina Minelli; Tè storia, terroir, varietà, Casa del tè Camellia sinensis, Readrink; sushaninateacup.com; britannica.com; beverfood.it; speziate.it; royaltea.it; essenzadeltè.it

Foto di Valeria Esposito per Five o’ clock (dicembre 2021)


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