Lifestyle

Lifestyle è una categoria che va molto di moda e che riassume interessi, comportamenti, oggetti, tendenze. Con Five O clock scopriremo tutte le novità del mondo del tè. Vedremo come cambiano le abitudini e i riti. Andremo a esplorare le mode, i nuovi prodotti e gli accessori di design. Tutto ciò che riguarda il nostro rapporto tra stile di vita, lifestyle e tè, sarà presente con curiosità e post originali e suggestivi. Il tè, l'emblema di una vita slow e tranquilla, è in realtà molto dinamica che andremo a conoscere grazie al blog Five O clock.

Lo vediamo in Italia, lo abbiamo visto in California, lo abbiamo visto al World Tea Expo 2017. Il matcha è una delle grandi tendenze del mondo del tè. Los Angeles, città da sempre fautrice e sostenitrice di mode e novità, attenta al wellness, non poteva perdersi questa occasione.

I posti dove bere questo speciale tè verde sono quindi tantissimi. Lo trovate nei centrifugati, nei cocktail, nel latte, in drink creati appositamente, ecc. Al Grand Central Market di Los Angeles (317 S. Broadway) ho trovato pure una pasticceria francese, Valerie Confections Bakery & Café, che proponeva dolcetti al matcha: petit four (dei dolcetti da dopo pasto) e cioccolatini.

Il petit four al matcha del grand central market di Los Angeles

Vi segnalo che c’erano anche le versioni all’earl grey e al tè verde alla menta.

Ma torniamo a noi: volete sapere dove bere una tazza o un bicchiere di matcha a Los Angeles? Vi segnalo 5 posti da non perdere!

Matchabar

Cosa: questo locale specializzato in matcha è nato nel 2014 a New York, paradiso dei matcha bar. Il merito va a due fratelli, Graham e Max Fortgang. A febbraio 2017 è stata aperta la sede di Los Angeles. Nel menu trovate gli shortini, il matcha caldo o freddo e il matcha latte con vari tipi di latte ma anche qualche dolcetto al tè. C’è poi il caffè, il cappuccino e bevande speciali come il Golden Milk alla curcuma o il Chai con il latte di cocco. Al Matchabar di Los Angeles non mancano i matcha in bottiglia (classico, con mela e zenzero oppure con la menta) e si possono acquistare anche gli accessori per prepararlo e la famosa polvere verde.

Quando: da lunedì a domenica dalle 7 alle 18.

Dove: 3534 Sunset Blvd, Los Angeles, CA 90026

Nel 2017 è stato inaugurato il Matchabar a Los Angeles

American Tea Room

Cosa: un format di tearoom moderno, giovane e innovativo che oggi può contare ben tre punti vendita a Los Angeles. Nel menu dei locali (non male il loro Sencha) non possono mancare il matcha e il matcha latte sia caldi che freddi. Nell’estate 2017 sono stati lanciati dei drink che uniscono questo tè giapponese con succhi di frutta: guava, ananas, mela o arancia. All’American Tea Room, se volete, potete trovare anche in vendita un’ottima selezione di tè e di accessori.
Non perdetevi l’angolo interattivo per scoprire i profumi dei tè e la loro storia raccontata su uno grande schermo posizionato sopra i campioni!

Quando: dal lunedì al sabato dalle 9 alle 19. Domenica dalle 11 alle 17

Dove: io sono andata alla sede di 909 S Santa Fe Avenue, Los Angeles, CA 90021, in quello che viene definito Arts District. Vicino c’è il museo del gelato 😉

Matcha Latte all'American Tea Room di Los Angeles

Impresso

Cosa: un caffè informale, l’ideale per una mattinata o un pomeriggio di lavoro o una chiacchierata tra amici. Oltre alla carta dei tè (Art of Tea), ci sono alcune proposte di matcha. Attenzione: neanche ordinare un semplice matcha latte sarà una scelta contata. Preparatevi infatti alla domanda: “Con quale latte lo vuoi? Intero, parzialmente scremato, scremato, alle mandorle, al cocco,…”. Tra le bevande di Impresso, vi segnalo il matcha freddo, il matcha affogato (con una pallina di gelato) e il matcha blend (con gelato e latte al riso).
Viene precisato che il matcha è un grado A cinese macinato a pietra. Il sapore comunque non è affatto male.

Quando: dal lunedì al venerdì dalle 7 alle 20. Sabato dalle 8.30 alle 20 e domenica dalle 9 alle 16

Dove: 115 S Hope St, Los Angeles, CA 90015

Da Impresso a Los Angeles potete bere un buon matcha latte

Starbucks

Cosa: penso che tutti voi conosciate questo brand famoso per le sue bevande al caffè. Mentre non vi consiglio il tè caldo, da Starbucks ho provato buoni matcha latte (caldi e freddi) e matcha frappuccini, sia a Los Angeles che a Las Vegas. Anche in questo caso potete scegliere il tipo di latte. Io ho ascoltato il suggerimento di mia sorella e mi sono innamorata della versione al latte di cocco (con cui preparare pure i ghiaccioli).

Quando: sempre aperto

Dove: ovunque. In particolare a Los Angeles sono stata in questi due indirizzi: 800 W. Olympic Blvd., 102, Los Angeles (attaccato allo Staples Center) e 201 World Way, Los Angeles (Los Angeles International Airport) Da provare il matcha frappuccino di Starbucks

Matcha Box

Cosa: da quello che dicono e da quello che mi risulta è il primo matcha bar, locale specializzato in matcha, aperto a Los Angeles. Al Matcha Box potete assaggiare il matcha cerimoniale, il matcha latte (anche con latte vegetale come quello di nocciola) e bevande speciali: matcha freddo con sciroppo di peperoncino jalapeno oppure matcha freddo con maraschino e zenzero, solo per fare qualche esempio.

Quando: da lunedì a venerdì dalle 11 alle 18. Sabato e domenica dalle 11 alle 17

Dove: 8036 West 3RD ST, Beverly Grove, Los Angeles

N.b. Questo è l’unico posto che non ho testato personalmente ma spero di recuperare presto 🙂

Foto: ©Five O clock e Gaia Mariani

Non mi sono stati offerti oggetti, bevande o compensi per citare i locali presenti

Si è da poco concluso il World Tea Expo 2017, una fiera sul tè (ma anche un luogo d’incontro) tra i più famosi e trendy al mondo. Nei giorni scorsi vi ho raccontato la mia esperienza, le mie emozioni e che cosa mi è piaciuto di più di questo grande evento.

Oggi invece vi segnalo i tea trends, le tendenze che ho osservato durante i due giorni che sono stata in fiera.

Nuove provenienze al World Tea Expo

A fianco dei grandi Paesi in cui tradizionalmente si produce tè, come Cina, Giappone, Taiwan, Sri Lanka e India, ho scoperto nuove provenienze. Alcune note, altre molto meno.

Vari espositori provenivano dalla Corea del Sud. Molti già conosceranno e ameranno i tè (in particolare verdi) di questa nazione orientale, ma la questione non è per tutti così scontata. Il fatto che ci fossero tanti stand dedicati secondo me è un segnale, un desiderio di far conoscere i propri prodotti al mondo intero. Se volete approfondire la storia del tè in questo Paese vi consiglio il libro Korean Tea Classics.

Era poi presente il Kenya, il Laos, il Nepal, la Colombia e la Nuova Zelanda. Mi soffermo su questi ultimi due Paesi.

Colombia

Abbiamo visto che si produce tè nell’America del Nord (California e non solo… peccato non essere arrivata in tempo per la conferenza sul tè hawaiiano!) ma ho potuto toccare con mano anche quello prodotto nell’America del Sud. In Colombia, nella zona montuosa di Bitaco, nel Sud Ovest del Paese, dal 2013 si coltiva tè.

Il marchio è Bitaco (appunto) e producono quattro tipi di tè nero, due di tè verde e alcuni tè aromatizzati.

Dal 2013 in Colombia si produce tè

Nuova Zelanda

La storia di questa piantagione, a coltivazione biologica, ha inizio nel 1996. Si trova vicino a Hamilton, nel nord del Paese. Si chiama Zealong. Mi hanno detto che viene usata una cultivar impiegata per gli oolong e con questa in nuova Zelanda si producono un tè nero, un tè verde, oolong con gradi diversi di ossidazione e tè aromatizzati.

Pensate che ci lavora anche una ragazza italiana ma non era presente al World Tea Expo.

Tè viola: dal Kenya con amore

Grande curiosità dell’edizione 2016 del World Tea Expo. Anche quest’anno il tè viola prodotto in Kenya, nella Rift Valley (Sud Ovest), è stato uno dei grandi protagonisti. Perché? Perché loro dicono che sia proprio una nuova tipologia di tè. Non solo viene usata una cultivar particolare, proveniente dall’India, ricca di pigmenti viola (antocianine) ma dicono di aver studiato un modo diverso di lavorare le foglie. Queste vengono fatte appassire (per mantenere la pigmentazione), cotte in padella, rullate e poi essicate a due diverse temperature.

Il tè viola del Kenya presentato al World Tea Expo

Nella foto: Boaz Katah, manager della cooperativa, e Bhavin Shah, chief operating officer dell’International Tea Importers

Altro motivo è il fatto che questo tè dà lavoro a una piccola cooperativa di piccoli agricoltori kenyoti che cercano di svincolarsi dalle logiche del grande mercato del tè nero e di creare un prodotto di qualità, a foglia lunga, unico al mondo.

Travel Mug per tutti i gusti

Altro grande tea trend del World Tea Expo sono le travel mug e i thermos per portarsi il tè ovunque noi siamo. Tantissime sono in vetro ma ne esistono anche in ceramica, alluminio, ecc…

C’erano marchi famosissimi come Bodum, proveniente dalla Germania, ma conosciuto in tutto il mondo, e altri che non avevo mai sentito.

In particolare, mi hanno date da provare due travel mug, una di The Tea Spot (ogni mattina, tra l’altro, questo brand organizzava una seduta di yoga prima dell’inizio della fiera) per tè e infusi e una specifica per il matcha firmata Libre Tea.

Libre Tea ha creato una travel mug apposta per il matcha

Tea to go: alla ricerca della praticità

Le cerimonie del tè e i rituali attorno a questa bevanda affascinano sempre. Al consumatore americano (e non solo) piace però anche qualcosa di pratico. Ecco che allora negli ultimi anni stanno arrivando sul mercato nuovi strumenti di fruizione.

Vi avevo parlato del tè in cristalli di Pique Tea e al World Tea Expo ho trovato altri prodotti simili. Tè in polvere, di solito biologici, che si sciolgono velocemente in acqua calda o fredda. Secondo me, possono essere molto interessanti soprattutto quando si è in viaggio. In più in giro ci sono prodotti di qualità buona, come il Cusa Tea.

Cusa tea, il tè in polvere, al World Tea Expo

In sintonia con l’idea di praticità e velocità senza perdere troppo in qualità è l’idea di Teforia. Di che cosa si tratta? È una specie di infusore, una macchina che, a seconda della miscela scelta, modifica la temperatura e il tempo di infusione delle foglie. È un modo interessante per combinare tradizione e nuove tecnologie.

Man mano si punterà sempre più a una maggior personalizzazione della preparazione.

I tè attualmente disponibili sono: Darjeeling (FF e SF), Dragon Tea oolong, Daybreak (tè nero), Dream of Iris tea (oolong), Earl Grey, Formosa tea (oolong), Frost Dragon Tea (oolong), Genmaicha, Golden Nectar Tea (tè giallo), Heart Dragon Tea (oolong), Hidden Summit Tea (oolong), Hojicha, Iron Age of Wisdom (tè nero), Jade Dragon (oolong), Chai tea, San Lin Xi Mountain Dragon Tea (oolong), Sencha, Siren Song Tea (oolong), Velvet Rubies Tea (tè nero), Wild Centennial Tea (oolong) più varie tisane come quella alla menta.

Durante il World Tea Expo, Allen Han, Ceo e fondatore di Teforia, mi ha mostrato come funziona questo nuovo prodotto.

Matcha come se non ci fosse un domani

A proposito di tè solubili, il matcha era ovunque al World Tea Expo 2017. Sia nella versione “premium”, protagonista di cerimonie del tè, che nelle versioni classiche, spesso e volentieri mono dose per essere preparato ovunque e comunque.

Quello che mi ha stupito è che non c’era il matcha declinato in prodotti diversi. C’erano due stand di cioccolati al tè e basta. In Italia avremmo avuto sicuramente più offerta in questo senso visto che già possiamo trovare di tutto, dal gelato ai panettoni (Tea in Italy), passando per l’uovo di Pasqua (Qualcosa di tè).

Comunque il matcha e il matcha latte piace e, tornata a Los Angeles ho fatto uno studio sull’argomento di cui vi parlerò presto. Per ora, Bye Bye Las Vegas!

 

Ps. C’è qualche distributore in ascolto? Ho dei contatti interessati al mercato italiano… scrivetemi a info@justafiveoclocktea.com

Foto: Five O clock

Le Travel Mug sono la soluzione migliore per portare il tè ovunque: in treno, in metropolitana, a scuola, in ufficio, ma anche in vacanza. Preparate la vostra bevanda preferita a casa, sia con l’infusione a caldo che con l’infusione a freddo. Versatela nel contenitore e il gioco è fatto!

Forse l’unico problema è scegliere una Travel Mug tra le tantissime disponibili online e i nei negozi… per questo ho lanciato un sondaggio sulla pagina Facebook (come abbiamo fatto per i bollitori). Vediamo che cosa è venuto fuori…

Thermos o Travel Mug?

Una volta si parlava solo di thermos per portarsi in giro tè o caffè, mentre ora è più trendy parlare di Travel Mug. C’è una differenza tra i due prodotti? Se sì, qual è?

Il thermos è un recipiente (spesso dalla forma simile a una bottiglia) in materiale termoisolante. Tiene quindi il caldo o il freddo per un determinato periodo di tempo. La Travel Mug non deve essere per forza termoisolante… è una tazza da asporto, da portare via un po’ come si fa con quelle di Starbucks o locali simili.

Bene e ora vediamo quello che ho sperimentato, quello che mi hanno consigliato gli amici e quello che mi hanno segnalato i lettori di Five O clock. Volete darci altri suggerimenti? Scriveteli nei commenti! Sono tutti ben accetti 🙂

1. Travel Mug: Contigo

Mi ricordo quando nella mia vecchia redazione si preparava il tè… Due colleghe avevano la Travel Mug di Contigo, azienda belga, e ne erano entusiaste. Unica controindicazione (se proprio vogliamo): mantiene il calore in modo davvero efficace per cui, se portate la temperatura di infusione fino a 95 – 100° C, vi ci vorrà un po’ prima di poter bere il tè.

La Travel Mug di Contigo è termoisolante, con doppia parente in acciaio inox. Disponibile in vari colori, può contenere fino a 470 ml. La potete acquistare su Amazon.

2. Travel Mug: Bodum

Bodum è un marchio famoso per il tè (e non solo). Tutto è nato nel 1944 a Copenhagen grazie a Peter Bodum. La Travel Mug è in acciaio inox, termoisolante e ha una banda in silicone laterale, adatta per afferrare meglio il recipiente senza entrare in contatto diretto con il calore. E poi ormai è un po’ un segno distintivo di questi accessori.

Anche in questo caso sono disponibili vari colori e ha una capienza di 350 ml. La potete acquistare su Amazon e sul sito di Bodum.

3. Travel Mug: KeepCup

Negli ultimi mesi sono esplose in Italia le Travel Mug della KeepCup. Pratiche, colorate e create nel 2009 da due fratelli australiani con un nobile intento: realizzare delle tazze riutilizzabili in modo da evitare gli sprechi ed essere più sostenibili. In più per crearle viene usato un ridotto contenuto di plastica.

Ne esistono diversi formati e diversi colori. È pure disponibile una versione in vetro.

Trovate le Travel Mug di KeepCup in alcuni teashop italiani oppure su Amazon.

4. Travel Mug: Ecoffee Cup

Per chi ha particolarmente a cuore l’ambiente, segnalo anche le britanniche travel mug di Ecoffee Cup. Non lasciatevi ingannare dal nome, sono perfette per il tè.

L’aspetto è molto simile ai bicchieroni di Starbucks ma sono realizzate in fibre di bambù. Non terranno il calore come un thermos ma sono leggere, pratiche, colorate e si possono lavare in lavastoviglie. E poi sono ecosostenibili. Non le metterei a testa in giù in una borsa ma di certo possono essere utili da portare in mano o da tenere sulla scrivania di casa oppure dell’ufficio e mantenere un minimo di calore.

Sono disponibili in alcuni teashop italiani oppure su Amazon.

5. Travel Mug: Well Bottle

La moda delle Travel Mug è esplosa in tutto il mondo anche grazie a bellissimi ed elegantissimi contenitori in vetro. Una mia amica mi ha consigliato quelli di Well Bottle, azienda di design danese. Lei la usava anche per preparare le acqua aromatizzate.

Le pareti hanno una doppia parete in vetro borosilicato, caratteristica utile per mantenere un po’ la temperatura senza ricorrere all’acciaio. All’interno c’è un infusore in acciaio estraibile. Potete acquistarle sul sito della compagnia.

6. Travel Mug tedesche: Flow Tea e Amapodo

Simile è il caso delle Flow Tea, Travel Mug in vetro decorato, realizzate dell’azienda tedesca Eigenart. Anche in questo caso c’è una doppia parete di vetro, c’è il filtro in acciaio ma, in più, viene venduta insieme alla custodia in neopreme. Può contenere fino a 400 ml di tè. La potete acquistare in alcuni teashop italiani o su Amazon.

A proposito di vetro e di Travel Mug, vi segnalo che secondo Amazon il prodotto più venduto è la tazza in vetro con infusore in acciaio chiamata #teafavs, prodotta da Amapodo. Sarà vero?

Amapodo è un’azienda tedesca specializzata nel mondo del tè. #teafavs contiene 450 ml di liquido e dicono che mantenga la temperatura fino a 2 ore. Ne esiste una versione in doppia parete di acciaio inox con rivestimento esterno in bambù e filtro. Potete acquistarle entrambe su Amazon o sul sito di Amapodo.

L’azienda segnala che ora esiste un nuovo modello che tiene la temperatura fino a 8 ore e contiene fino a 500 ml di liquido.

7. Travel Mug: Acera Liven

Ecco la mia travel mug (vi risparmio di parlare del thermos/travel mug di Disneyland Paris con Olav del film d’animazione Frozen ;-)). Al Fuorisalone 2016 avevo intervistato Virginia Yu, una dei responsabile dell’azienda di Taiwan Acera Liven. Il prodotto è molto molto bello, fatto a mano, in ceramica. Devo essere sincera? Ha un difetto, secondo me: pesa abbastanza, anche vuoto. Questo articolo nasce infatti da alcune vostre domande, ma anche da un mio desiderio di comprare una Travel Mug pratica per i miei viaggi in treno. Cercavo qualcosa di elegante ma più leggero e in grado di conservare bene al temperatura.

Questa Travel Mug non è infatti termoisolante per cui è meglio bere il tè nel giro di un breve lasso di tempo (il mio consiglio: entro un’ora al massimo).

La potete acquistare su Amazon China oppure sul sito dell’Hangar Design Group, il prezzo è molto simile.

8. Travel Mug: David’s Tea

Mi hanno detto che le Travel Mug di David’s Tea, azienda canadese specializzata nel mondo del tè, sono eccezionali. Pratiche e tengono benissimo la temperatura. Ci sono di vario genere, di diverso colore e realizzate con vari materiali… unico problema: non spediscono i prodotti al di fuori dei confini di Canada e Stati Uniti.

Ho voluto però segnalarvi lo stesso questo marchio perché non si sa mai che in futuro cambino idea o che voi abbiate in programma un viaggio nel Nord America. In quest’ultimo caso, non dimenticate di visitare una piantagione di tè come la Golden Feather Tea Plantation in California.

 

Foto: Five O clock
Questo post contribuisce al programma di affiliazione di Amazon.
Non mi sono stati offerti oggetti o compensi per citare i prodotti presenti in questo post.

Conoscendo la mia passione per il tè, mi hanno invitata al ristorante Izu di Milano per provare il cocktail al tè matcha. Si chiama The Ritual e prevede tutta una serie di ingredienti che rimandano ai profumi e ai sapori giapponesi: matcha (naturalmente), sakè, vodka agli agrumi, mandarino fresco, yuzu (un agrume orientale, fiori di dushi (fiori commestibili dal sapore dolce), soda allo zenzero, shiso (erba aromatica della stessa famiglia della menta).

Devo ammetterlo: è stato il mio primo cocktail al tè matcha. So che questo tè è molto usato nella tea mixology (lo abbiamo visto protagonista anche alla Tea Masters Cup 2017 e ne abbiamo accennato parlando di come usare il matcha in modo originale) ma non avevo mai avuto occasione di provarlo in questa “veste alcolica”.

Cocktail al tè: intervista a Jin Hu

Jin Hu è il giovane titolare di Izu Milano. Insieme al bartender del ristorante ha creato negli ultimi anni una linea di signature cocktail (che potremmo brutalmente tradurre come “cocktail della casa”) pensata appositamente ai piatti del menu. The Ritual fa parte di queste ricette.

Per preparare questo cocktail al tè, mi hanno spiegato che il matcha è stato sciolto nel sakè, precedentemente intiepidito. Incuriosita, ho approfittato per fare altre domande a Jin…

Come è nata l’ispirazione per The Ritual?

The Ritual è nato ispirandosi alla cultura giapponese: si è voluto portare nella preparazione di un cocktail il rito cerimoniale del tè.

Con quale piatto di Izu abbinerebbe questo cocktail?

Si tratta di un cocktail “da pasteggio”, si abbina bene a tutti i crudi, per esempio al “ceviche di mare alla Izu”, rivisitazione del classico ceviche peruviano, con pomodorini, avocado e salsa dello chef a base di frutta, verdura e olio extra vergine d’oliva.

Il matcha è un ingrediente difficile da inserire nei cocktail?

Sì, non è semplice da usare, va ben bilanciato: bisogna calibrare il dosaggio per equilibrare al meglio il suo gusto con gli altri ingredienti del cocktail, perché potrebbe risultare troppo intenso.

Sta pensando ad altre ricette alcoliche o non con il tè?

Sì, stiamo lavorando ad altri drink che prevedono in miscelazione un tè diverso dal matcha.

Tè nel menu di un ristorante

Nella carta del ristorante, Jin ha già inserito alcuni tè (Sencha Fukuyu, Genmaicha con riso ma anche mais tostato, tè verde al gelsomino e Bancha), ma ha intenzione di ampliare la sua selezione. E vorrebbe sperimentare il tè anche in cucina. A me, per esempio, ha proposto il Mojito Fumè ovvero tagliolini di riso con gamberi, lemon grass a cui ha aggiunto appositamente una spolverata di matcha.

Nel menu ci sono già i mochi ripieni di gelato al tè verde e fe la birra al tè: la Iki Yuzu, con estratto di tè verde Sencha e agrumi.

I mochi al matcha del ristorante Izu di Milano

La cucina di Izu è una proposta fusion, dove la tradizione giapponese si mescola a ricette e a ingredienti da diverse parti del mondo. Abbiamo parlato di ceviche, ma non mancano materie prime inusuali per la cucina giapponese come foie gras, olive taggiasche, capperi di Pantelleria, pistacchi di Bronte,…

Del resto la storia del ristorante è particolare: tutto è nato dalla famiglia Hu, di origine cinese, che nel 1993 hanno aperto una gastronomia orientale a Milano. Nel 2006 lo spazio è stato trasformato in Izu, un ristorante fusion e progressivamente rinnovato e ampliato grazie al progetto dell’architetto Simone Nisi Magnoni.

 

Foto: Five O clock

The o tè, come si scrive il nome della nostra bevanda preferita? Capita, a volte, di sedersi in una sala da thè e di consultare il menu per ordinare à la carte la varietà da degustare. Capita, sì. Ma è meglio se capitasse in un Paese francofono! Perché, in Italia, è meglio trovarsi in una sala da tè e non è detto che debbano essere per forza le “Five ‘o clock”… certe usanze lasciamole alla Queen!

Il nazionalismo che potrebbe trasparire da queste battute iniziali è più linguistico che di altro tipo. È bene, infatti, chiarire una volta per tutte che l’italiano beve solo tè.

Thè, the o tè: la parola agli esperti

In italiano la parola ha avuto diverse forme attestate dai dizionari (anche in quelli storici), proprio perché il termine tè è un forestierismo diffuso a livello nazionale e, come tale, può capitare sia che venga recepito dai parlanti nella forma originaria (molto spesso thè) sia che venga adattato alla struttura fonetica e morfologica della lingua d’arrivo (da qui, la forma ).

Oggi la norma prevede che sia la forma tè a essere registrata a lemma. Che cosa significa? Che tè è la forma ufficiale sui dizionari. Ne danno conferma l’Accademia della Crusca e tutta la produzione lessicografica relativa: si vedano il dizionario Sabatini-Coletti (“tè meno frequente the”), il Garzanti (“tè”). Il Nuovo De Mauro fornisce anche un’interessante attestazione del termine tè risalente al 1606.

Il Vocabolario degli accademici della Crusca, nella sua 4° edizione (1729-1738), riporta invece la forma te, trascritta quindi come variante omografa del pronome di seconda persona (che tuttavia non richiede accentazione, ndr) e l’esempio che riporta è tratto dall’opera dell’accademico Francesco Redi, Annotazioni al Ditirambo: “Il te è una bevanda usitatissima […] e si compone col tenere infusa nell’acqua bollente una certa erba chiamata Te, ovvero Cià”.

Il Tommaseo-Bellini, nell’edizione online prodotta nel 2015 dall’Accademia della Crusca (si tratta di un apposito motore di ricerca realizzato dall’informatico Daniele Fusi), è tra i dizionari più tolleranti e riporta entrambe le grafie tè e thè, con accento grave nel secondo caso. Di simile indirizzo è il Devoto-Oli, ma senza accentazioni (“The, grafia meno corrente per Tè”).

Cosa dice infine l’Accademia della Crusca?

Tuttavia, il “setaccio” finale tocca sempre all’Accademia della Crusca: esiste un termine italiano, tè, che ha adattato il primogenito cinese t’e (di cui vi avevamo accennato qui) ed è preferibile a thè o the.

E allora, the o tè? Per noi, non hanno senso di sussistere le altre forme perché sarebbero soltanto una “scorretta” fusione tra italiano e grafie straniere. E il tè, cari lettori, non va fuso…ma infuso!

Nei commenti trovate un’interessante integrazione di Luca Xanadu.

Testo di Francesca Lorefice

Foto: Five O clock

Articolo modificato il 26 maggio 2017 su consiglio di Federica

                            

Cioccolato e tè. Due ingredienti che amo tantissimo come, credo, molti di voi. Ma avete mai provato ad abbinarli? A gustare un biscotto o una torta al cioccolato insieme a una tazza di tè?

Probabilmente la risposta è sì e vi sarete già accorti di come queste nostre due passioni siano ottime da sole ma anche in coppia. Oggi vi aggiungo solo qualche informazione in più e vi suggerisco tre modi per abbinare cioccolato e tè.

Ci sono infatti tipi di tè che si accompagnano meglio a certi tipi di cioccolato e viceversa. Per capirlo mi sono resa conto che ci possono aiutare gli studi, le indicazioni sulle analisi sensoriale, ma a volte basta semplicemente il buon senso. Se un sapore prevale e annulla l’altro qualcosa non funziona. L’uno deve esaltare l’altro. Fate delle prove (potete riciclare così il cioccolato delle uova di Pasqua), è divertente!

Io intanto vi racconto che cosa ho scoperto in questi anni (che fatica assaggiare tutto quel cioccolato 😉 ) e che cosa consigliano esperti, appassionati e tea sommelier nel mondo.

Cioccolato bianco e tè verde

Forse è l’abbinamento più scontato oggi che il tè verde matcha è diventato il protagonista indiscusso di tantissime ricette dolci. Pensate al kit kat al matcha, ai muffin al matcha e cioccolato bianco o al cioccolato al matcha.

La base è sempre il cioccolato bianco. Da una parte si spiega per motivi di colore: quella bella tonalità verde verrebbe coperta dal colore scuro di un cioccolato al latte o fondente. E poi entrambi hanno sapori non troppo aggressivi, che non si disturbano a vicenda.

Provate il cioccolato bianco anche in abbinamento ad altri tè verdi giapponesi (Genmaicha, Sencha,…), coreani, indiani, nepalesi,… Con i tè verdi cinesi invece, secondo me, bisogna fare più attenzione: le forti note tostate di un Gunpowder o di un Chun Mee, per esempio, li vedo meglio con un cioccolato fondente leggero (< 60%) o con un cioccolato alle nocciole.

Cioccolato al latte e tè oolong

La prima volta che ho letto di questo abbinamento sono rimasta perplessa, non mi convinceva. Temevo che le note complesse degli oolong potessero disturbare, alterare il sapore dolce, a volte caramelloso, del cioccolato al latte. E invece… provate!

Secondo me gli oolong migliori sono quelli a bassa o media ossidazione come può essere un Tie Guan Yin cinese o un Dong Ding di Taiwan. Quelli ad alta ossidazione mi piacciono di più con un cioccolato alle nocciole.

Nella foto vedete l’uovo di Pasqua Majani (grazie mamma per il regalo!) con uno strato esterno di cioccolato fondente e uno interno alla crema Fiat (cioccolato, nocciole e mandorle). Qui secondo me un oolong a bassa ossidazione funziona in modo sorprendente!

Se non avete in casa un tè oolong, provate con una tazza di tè nero Assam o un classico English Breakfast. Del resto, molti bevono questi tè con il latte, no?

Cioccolato fondente e puer

Il puer, il tè fermentato dello Yunnan cinese, può essere considerato un tè da meditazione. Un po’ come certi cioccolati fondenti, del resto. In più, entrambi si accompagnano bene con il rum.

Nel caso degli Shu o puer cotti/neri, secondo me meglio puntare a sapori intensi, con percentuali di cacao superiori al 70%. Nel caso degli Sheng o puer crudi/verdi, io preferisco il cioccolato fondente al 70% al massimo.

Quali sono i vostri abbinamenti preferiti?

Foto: ©Five O clock

Fonti: teacourse.com, thedailytea.com, twinings.co.uk, tea.ca

Si è appena concluso il primo festival del tè in Italia, In Tè Bologna Festival, dal 7 al 9 aprile nel capoluogo emiliano. Ci siete stati? In questi tre giorni sono riuscita a conoscere e a chiacchierare con alcuni di voi ed è stato bellissimo, grazie! Se però non siete riusciti a venire, bè, oggi vi racconto le mie impressioni su questa manifestazione, che è stata incredibile.

Perché è stata incredibile? Partiamo dal fatto che qualcuno ha avuto il coraggio di organizzare qualcosa del genere in Italia, Paese non particolarmente famoso per il consumo di tè e in un momento storico tutt’altro che sereno. Qualcuno ci ha creduto e ha voluto investire i propri soldi e il proprio tempo per far scoprire un mondo ai più ancora sconosciuto. Liana, Patrizia, Marcella dell’associazione In Tè ma anche gli espositori, i relatori, che sono venuti apposta a Bologna per contribuire a questo grande evento.

Un grande evento sì, perché ci sono stati 5700 visitatori! C’era sempre gente in sala, tantissimi giovani e persone che erano venute apposta da tutta Italia.

Il primo festival del tè in Italia, In Tè Bologna Festival

Alcuni ospiti internazionali come Manuja Peiris, Chief Executive dell’International Tea Committee, Jean Luc Mastaki Namegabe, senior economist della Fao, e Somasena Mahadiulwewa, Minister Counsellor dell’ambasciata dello Sri Lanka, erano piacevolmente stupiti da tanta affluenza.

In Italia si beve tè!

Che cosa mi è piaciuto di più?

Il primo festival del tè in Italia ha potuto contare su 10 espositori e 30 eventi. Forse, tra gli incontri che mi sono piaciuti di più, ci sono stati quelli sul tè giapponese con Anna Poian e sul tè di Taiwan con Giovanni Majer. Molto interessante è stata poi la tavola rotonda sui consumi del tè e sull’Italia come potenziale nuovo protagonista del mercato internazionale.

Il primo festival del tè in Italia, In Tè Bologna Festival
©Rocco Casaluci

La cosa però che mi è piaciuta di più in assoluto è stata l’atmosfera. Un po’ come è successo per la prima edizione della Tea Masters Cup. È stato bellissimo ritrovarsi e dare un volto a persone che prima conoscevo solo attraverso email o i social network. È stato stupendo conoscere gente nuova con la mia stessa passione per il tè, chiacchierare del più e del meno, scambiarsi informazioni e sorrisi. È stato un festival del tè, ma anche un festival dell’amicizia.

Grazie quindi a Liana, Patrizia, Marcella, Marina, Anna, Giovanni, Paola, Adriano, Matteo, Federica, Sara, Monica, Lucio, Mattia, Lorenzo, Santa, Alessandra, Emanuela, Antonia, Federica, Rosaria, Alessandra, Maria, Lucia, Rocco,… spero di non aver dimenticato qualcuno 🙂

Che cosa mi è piaciuto meno?

Difficile rispondere a questa domanda. Credo che per la disponibilità di spazi e tempi tecnici per l’organizzazione non si potesse fare meglio di così. Magari l’anno prossimo possiamo lavorare su una nuova e più ampia location e su una varietà maggiore di eventi.

Uso la prima persona plurale perché sono fiera di dire che ho seguito tutto da molto vicino essendo la responsabile dei social network di In Tè Bologna Festival (ecco qual è il lavoro di una blogger!).

Mi è dispiaciuto non riuscire ad assaggiare il Sencha di Midoritaly ma spero di poterlo fare quanto prima!

Tea party al festival del tè

Sabato 8 aprile anche Five O clock ha avuto il suo momento di gloria con un incontro su come organizzare un tea party perfetto in diverse occasioni. A darmi una mano è stata Paola Congedo di Palazzo di Varignana che, insieme al suo staff, ha studiato alcune ricette a base di tè per accompagnare il momento.

Si parla di Tea Party e di ricette con il tè a In Tè Bologna Festival
©Rocco Casaluci

Non siete riusciti a venire? L’incontro è andato subito sold out ma prometto che pubblicherò presto i miei appunti!

Si parla di Tea Party e di ricette con il tè a In Tè Bologna Festival
© Rocco Casaluci

Che dire, per me il festival del tè è stata un’esperienza incredibile! E vedere che tanta gente è interessata e affascinata da questo mondo mi ha dato grande energia… w il tè!

Foto: ©Rocco Casaluci

Questo è il momento atteso da molti, me compresa. Finalmente anche l’Italia avrà il suo festival del tè! Segnatevi allora le date e non prendete appuntamenti: dal 7 al 9 aprile nel salone della Banca di Bologna, al primo piano di Palazzo De’ Toschi (piazza Minghetti 4/d), nel centro storico di Bologna.

(Trovate i miei commenti del dopo festival qui)

Che cosa troveremo al primo festival del tè italiano?

Tutte le informazioni sul primo festival del tè di Bologna

Ci saranno gli stand degli espositori e un ricco calendario di eventi che vogliono mostrare le mille sfaccettature di questa bevanda millenaria. Ci saranno infatti cerimonie del tè cinese ma anche incontri con le novità del settore. Tra questi, l’anteprima della miscela Narratè (per saperne di più cliccate qui) dedicata proprio a Bologna.

Verranno presentati libri. Potremo incontrare giovani esperti che parleranno di Taiwan (Giovanni Majer) e Giappone (Anna Pojan… per iniziare a conoscere il tè giapponese potete cliccare qui). Potremo degustare tè in sala o durante i workshop oppure berli in strada con la formula “to-go” de La Pentola del Tè. Saranno poi presenti alcuni produttori del Paese protagonista della prima edizione del festival del tè. Stiamo parlando dello Sri Lanka, che quest’anno festeggia i primi 150 anni dalla nascita della prima piantagione di tè.

Durante i tre giorni ci saranno poi dei brevi corsi di introduzione al mondo del tè a cura di ADeMaThè. Per i più piccoli, invece, ci sono due laboratori di pittura con il tè.

Non posso dimenticare di citare una piccola sorpresa del programma… vi svelerò tutto nel prossimo paragrafo.

Il festival del tè è stato organizzato dalle associazioni InTèADeMaThè, un gruppo di appassionati e di professionisti che vogliono contribuire a diffondere la cultura del tè in Italia e trasmettere l’idea di tè come mood e non come “medicina”.

La manifestazione ha il patrocinio del comune di Bologna e vede come partner Banca di Bologna, MondoThè, ADeMaThè, Ascom (provincia di Bologna), Nouvelle, Narratè e Librerie Coop.

L’ingresso è gratuito e gli orari di apertura sono: venerdì 7 aprile dalle ore 15 alle ore 20.30; sabato 08 aprile dalle ore 10 alle ore 20.30; domenica 09 aprile dalle ore 10 alle ore 20.00.

Five O clock al festival del tè

Ecco la sorpresa di cui vi ho accennato: anche Five O clock parteciperà con un incontro speciale al festival del tè. Parleremo di come organizzare un tea party, quali tè e ricette scegliere, quali tazze usare,… scopriremo come il tè si possa adattare benissimo a qualsiasi occasione e in qualsiasi momento dell’anno.

Quando? Sabato 8 aprile dalle 13.30 alle 15 nella “sala workshop” del festival.

L’incontro costa 10 euro, costo che comprende gli assaggi di finger food che stiamo escogitando per voi! Per prenotare potete cliccare qui

Bè, se l’8 aprile qualcuno di voi sarà al festival mi faccia un fischio 😉

Potete consultare il calendario completo degli eventi sul sito del festival: www.in-te.it

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Si può fare la pizza al matcha? Di solito questa preziosa polvere giapponese si trova nelle ricette dolci, ma il suo sapore, secondo me, si presta bene anche a piatti salati. Tempo fa ho preparato la piadina al matcha, mentre l’esperto di panificazione Cristian Zaghini ha sperimentato… la pizza.

Classe 1974, ha imparato il mestiere da nomi importanti nel settore, come Rolando Morandin, Ezio Marinato, Piergiorgio Giorilli ed Elena Lipetskaja. Si è specializzato prima come pizzaiolo, poi come istruttore e oggi come consulente.

La sua passione è la ricerca. Studia nuovi impasti, perfeziona tutto ciò che riguarda le farine e i lieviti. Insomma, era l’uomo giusto per tentare questo esperimento della pizza al matcha.

Siete curiosi di sapere che cosa ne è venuto fuori? Leggete allora l’intervista…

Cristian Zaghini è un esperto di pizza e consulenteCome è nata la tua passione per l’arte della pizza e della panificazione?

Tutto nasce 28 anni fa. Ancora ragazzino alle feste di paese, vidi un pizzaiolo siciliano che faceva volteggiare la pizza con una velocità assurda. Restai folgorato da tale bravura. La sera dopo ero nello stand con lui a lavorare: mi insegnò a gestire il forno e la mia prima pizza fu un calzone. Poi, grazie a una segnalazione, mi venne a cercare a casa il mio vero maestro, che mi insegnò il mestiere.

Perché non accontentarsi del solito, ma ricercare impasti, farine e lieviti diversi?

Per me la ricerca è una priorità. Sperimentare impasti, fermentazioni e bilanciamenti nuovi è una vera soddisfazione, creare sempre qualcosa di nuovo è veramente fantastico.

Secondo te, la sperimentazione e la ricerca rappresenteranno il futuro della pizza?

A prescindere dalla pizza, la ricerca rappresenta il futuro: nuovi impasti, nuovi cereali,… non faranno altro che arricchire il livello di conoscenza di ogni professionista.

Tra i vari esperimenti, hai provato anche impasti con il tè. Perché?

Si, ho sperimentato impasti con il tè matcha con ottimi risultati per una degustazione. Ho fatto una pizza margherita e un impasto in pala alla romana in cui l’impasto al matcha è diventato una focaccia farcita con crescenza e salumi affumicati.

Come l’hai integrato nell’impasto?

L’ho disciolto per poi utilizzarlo nell’impasto una volta freddo.

E come è venuta questa pizza al matcha?

Ottima. I profumi leggermente erbacei, una percezione molto pulita e leggera. Vi consiglio di farcirla solo con il pomodoro o solo con la mozzarella oppure con delle verdure.

Su quali progetti lavorerai prossimamente (non per forza legati al tè)?

Attualmente sto collaborando allo sviluppo di pizzerie in franchising, sia sull’aspetto delle attrezzature ideali che su quello degli impasti, rigorosamente con lievito madre naturale e con cereali diversi.
Inoltre seguo già pizzerie in giro per il mondo con tecniche professionali sugli impasti e nella formazione del personale.

Tempo fa mi è arrivata una domanda dalla Norvegia: qual è il migliore bollitore con le temperature differenziate? Una domanda difficile anche perché io conosco il mio e di altri ho solo sentito parlare senza averli provati per cui è difficile dare un giudizio…

Come potevo fare? Ho girato la domanda alla pagina Facebook e ho lasciato che i lettori di Five O clock scrivessero nei commenti i loro consigli, dicendo quale bollitore usavano per preparare il loro tè quotidiano e se ne erano soddisfatti. Ecco che cosa è venuto fuori…

N.b. Ho preso in considerazione solo i bollitori elettrici che permettessero di impostare o comunque controllare la temperatura, elemento essenziale per preparare correttamente una tazza di tè. Altrimenti potete usare un termometro per il tè. Per qualsiasi dubbio leggete qui oppure scrivetemi un commento o una email. Cercherò di rispondere il prima possibile!

1. Philips HD9380/20

Inizio dal mio bollitore, il Philips HD9380/20 con controllo digitale della temperatura. Me lo hanno regalato i miei genitori per il compleanno, all’inizio non ero molto convinta e invece mi sto trovando bene (lo uso dal settembre 2014). Ci sono cinque pulsanti con le temperature pre impostate: 40° C (ottimo per sciogliere il lievito per la pizza), 80° C, 90° C, 95° C e 100° C. Lo trovate qui

2. Cuisinart Cpk 17

Questo è invece il bollitore della foto, consigliato da mia sorella. L’ho usato questa estate e mi sono trovata bene. Nella versione americana ci sono sei temperature pre impostate mentre in quella italiana ce ne sono solo due, con la possibilità di aumentare la temperatura di 5° C in 5° C. Peccato però che il minimo sia 85° C. Per la versione americana potete guardare qui

3. Aquagrad

In due ci avete consigliato il bollitore Aquagrad, in particolare il Dirt Devil Aquagrad M 9000-1 in cui si può regolare la temperatura a intervalli di 5°. Come tanti altri, ha poi un tasto per tenere l’acqua in caldo. Lo potete trovare qui

4. Aeg EWA 7500

Anche in questo caso la temperatura è regolabile facilmente. Ci sono sei temperature pre impostate (50° C, 60° C, 70° C, 80° C, 90° C e 100° C) ma anche un tasto per aggiungere o togliere gradi (presumo con un intervallo di 5° C, ma non è specificato). Lo trovate qui

5. KitchenAid 5kek1522eca

Il design KitchenAid è unico, niente da dire! Un oggetto bello da vedere ma anche professionale perché ha la possibilità di selezionare la temperatura tra sette pre impostate (50° C, 60° C, 70° C, 80° C, 90° C, 95° C e 100° C). Lo trovate qui

6. Severin wk 3471

Anche questo bollitore ha un design particolare perché, diversamente dagli altri, è in vetro ed è dotato di un filtro interno in acciaio inox. Le temperature pre impostate sono: 70° C, 80° C, 90° C e 100° C. Lo trovate qui

7. Smarter IKTSMK20EU Ikettle 2.0

Passiamo dal design all’alta tecnologia. Con questo bollitore non solo possiamo impostare la temperatura a piacere da 20° a 100° C ma possiamo farlo da qualsiasi punto della casa grazie a una app. Quando l’acqua è pronta arriva una notifica sul cellulare! L’app è scaricabarile gratuitamente per iOS e Android. Lo trovate qui

8. Kenwood SJM610

Ecco l’ultimo bollitore citato dai lettori di Five O clock. Non ci sono temperature pre impostate ma possiamo deciderla noi schiacciando i pulsanti “+” e “-“. Probabilmente c’è un intervallo di 5° come accade spessissimo. Lo trovate qui

Questo post contribuisce al programma di affiliazione di Amazon. Non mi sono stati offerti oggetti o compensi per citare i prodotti presenti.
Foto: ©FiveOclock

Voglio dedicare questo articolo a mio nonno… il post era in programma per la settimana scorsa ma proprio quel giorno le sue condizioni sono precipitate e io non ho più avuto la lucidità mentale per rimettermi a scrivere. È stato uno dei miei primi fan e, quando ero a casa, voleva sempre che gli preparassi una tazza di tè. Mia nonna all’inizio non voleva, diceva che era una cosa da fare solo quando si stava male, ma a lui piaceva ed era sempre tutto contento quando arrivavo con la tazza in mano… ciao nonno e grazie di tutto!

Tempo fa abbiamo parlato della Matcha Beer, la birra al tè verde Matcha. In California, terra da sempre ispiratrice di nuove tendenze, ho scoperto la birra all’Earl Grey.

Tutto è successo a Chico, nel Sierra Nevada Brewery. Dopo la visita guidata è arrivato il momento della degustazione. Al quinto assaggio di birra la nostra guida annuncia:”Questa è una specialità per tutti gli amanti del tè”. La cosa ha iniziato a farsi più interessante… si chiama semplicemente Earl Grey IPA. Si tratta quindi di una Indian pale Ale (uno stile fresco, luppolato che va molto di moda negli ultimi anni) con l’aggiunta del tè Earl Grey.

La birra all'Earl Grey del Sierra Nevada Brewery

Purtroppo dalla nostra guida non ho saputo molto di più, il giovanotto non era molto preparato alle domande al di fuori dEl solito percorso… direte voi: “Forse non voleva/poteva rispondere…” ehm no, in California ho notato che sono proprio abituati a un livello medio-basso di visitatori. Basta un boccale di birra o un bicchiere di vino e sono contenti.

La cosa è comunque curiosa anche perché questa birra si può assaggiare solo nella sede di Chico della Sierra Nevada Brewery. Non è presente sul mercato. Un peccato perché era piacevole. Non riuscivo a riconoscere con precisione il bergamotto ma la sensazione fresca e dolce dell’agrumato sì.

Birra all’Earl Grey nel mondo

Poco male perché grazie a un commento sulla pagina Facebook di Five O clock ho scoperto che la Earl Grey IPA non è l’unica del suo genere. Cinzia infatti ci ha consigliato la Love of Work della britannica Siren Craft Beer. Lei la ha assaggiata al Rievocabeer di Vimodrone (Mi).

Ho continuato le mie ricerche e ho trovato un’altra “parente”: l’Earl Grey Ipa del Marble Brawery di Manchester. Sul sito Fermentobirra.com specificano che l’Earl Grey viene aggiunto più volte, a distanza regolare di tempo, durante la fermentazione del mosto. La ricetta è stata creata in collaborazione con il birrificio olandese Emelisse.

Esiste poi la Earl Grey Marmalade Saison del birrificio canadese Dominion City.

Non solo l’Earl Grey. Altro tè usato per aromatizzare la birra è il Lapsang Souchong con cui Teo Musso, padre della birra artigianale (e grande tealover) in Italia aromatizzava la X-Fumè.

Conoscete altre birre al tè? Scriveteci i nomi e la vostra opinione nei commenti 🙂

E ora vogliamo parlare di quanti sono buoni i biscotti all’Earl Grey? 😉

La ricetta dei biscotti profumati al tè Earl grey

Foto ©Five O clock

Quando si degusta un si valuta un sapore ma anche un profumo. Le varie famiglie, le varie foglie hanno sentori e aromi anche molto diversi tra loro e proprio questi ingredienti hanno ispirato la nuova linea esclusiva di profumi Jo Malone: Rare Teas, disponibile in tutto il mondo da aprile 2016.

Sono sei fragranze raffinate create dal profumiere Serge Majoullier che ha abbinato ogni tè ad altri aromi, ispirandosi ai luoghi di provenienza delle varie foglie, alla cultura, ai sapori e ai riti dei vari Paesi. Per il profumo Jade Leaf Tea l’esperto per esempio ha deciso di mettere insieme Sencha Ariake di Kyushu, pompelmo, sesamo e incenso.

Quali sono gli altri tè selezionati da Jo Malone per la linea Rare Teas?

Jo Malone lancia la linea di profumi rari al tè

Abbiamo la fragranza Darjeeling Tea con tè nero indiano, note di gelsomino, fresia, albicocca e quella viene soprannominata l’erba magica, l’artemisia pallens. Si passa poi al Golden Needle Tea con germogli di tè rosso dello Yunnan (Cina), con note di cuoio, spezie, legno di sandalo.

Il Midnight Leaf Tea è invece un profumo al tè Pu-Er arricchito di vaniglia, ambra e legno di guaiaco.

E poi c’è Oolong Tea, realizzato con un tè semi-ossidato Oolong, cacao amaro, foglie di tabacco e fava tonka, e per finire Silver Needle Tea con tè bianco cinese, bergamotto, salvia, rosa e muschio.

Jo Malone non è nuovo a queste profumazioni. La maison inglese nel 2011 aveva lanciato con successo un’altra gamma di profumi al tè di cui oggi rimane la fragranza Earl Grey & Cetriolo, che mi piace tantissimo perché è fresco e per niente aggressivo.

Come fa notare il sito Auparfum, in passato avevano già lavorato sul mondo del tè Bulgari, che si ispirato al tè verde (Eau Parfumée au Thé Vert, 1992), poi al tè bianco (Eau Parfumée au Thé Blanc, 2003) e al tè rosso (Eau Parfumée au Thé Rouge, 2006) ed Elizabeth Arden (Green Tea, 1999). E questo solo per citarne alcuni.

Torniamo a Jo Malone… ho detto che la linea Rare Teas è esclusiva… un bottiglietta da 150ml costa 300 euro.

 

Fonte: Grazia.it, Lemonde.fr, Auparfum.com – Foto @JoMaloneLondon (Facebook)