Viaggi

Tè e viaggi. Scopriamo i luoghi, gli itinerari, le mete da non perdere per tutti gli appassionati di tè. Non solo Giappone, Cina e India ma vedremo man mano tantissimi posti interessanti e originali dove il tè è protagonista. Sapete per esempio che anche in Italia c'è una piantagione di tè? E persino in California, a nord di Sacramento, e io l'ho visitata per voi. Nonostante questa bevanda abbiamo una storia millenaria, può essere ancora molto attuale. Anzi, è un mondo in continuo divenire, pronta ad adattarsi ai tempi e alle mode del momento. Attraverso i miei viaggi vi racconterò tutto quello che c'è da sapere sul tè in ogni parte del mondo!

Da qualche anno a questa parte, ogni volta che parto per una vacanza una domanda mi assilla: come faccio con il tè? Non amo il caffè e in giro non è facile trovare una buona tazza di tè. Prodotti scadenti, preparati in modo sbagliato,… i problemi possono essere tanti. Il risultato è sempre lo stesso: noi tealovers soffriamo un po’ in viaggio.

Con il tempo però ho iniziato ad adottare qualche piccolo trucco per la sopravvivenza. Niente di impossibile o di troppo ingombrante. Ho lasciato perdere bollitori con le temperature, gaiwan e chasen e ho cercato una soluzione semplice e pratica al mio problema. Anzi, più di una e spero possano esservi utile. Ecco i miei 5 trucchi per bere tè anche in vacanza.

In vacanza con la travel mug

Travel mug, termos, borracce,… ho dedicato un intero articolo sull’argomento perché trovo siano accessori molto utili, sia nella vita di tutti i giorni che in vacanza. Consiglio: se le vostre travel mug non hanno un sistema di chiusura affidabile non mettetele in borsa, in valigia o nelle zaino piene ma preferite altri contenitori.

Altro suggerimento: se stiamo parlando di vacanze estive, temperature torride, sole,… e avete voglia di qualcosa di fresco non preparate il tè caldo per poi lasciarlo raffreddare. Sfruttate piuttosto il potenziale dell’infusione a freddo. È eccezionale, provare per credere!

Quest’estate in vacanza ho sperimentato poi un prodotto di The Tea Spot che mi hanno regalato alla lezione di yoga al World Tea Expo. È praticamente una bottiglia con un filtro nel tappo per evitare di bere le foglie del tè. Mi sono trovata molto bene (anche se un bambino era convinto che bevessi i vermi… vedi post su Facebook!).

5 trucchi per bere tè anche in vacanza

So che esiste un filtro della Finum che si può adattare a qualsiasi bottiglietta di plastica e permette di sfruttare lo stesso sistema. Entrambi sono perfetti persino per le acqua aromatiche.

Se è molto caldo però secondo me è meglio eliminare le foglie quando siete in esplorazione. Le alte temperature potrebbero potrebbero favorire la proliferazione batterica. Filtrate e portate con voi solo il liquido.

Matcha: energia in vacanza

Il matcha è un tè verde giapponese che si presenta tradizionalmente in polvere e si prepara semplicemente per scioglimento in acqua calda (max 80° C) o fredda. Ecco, in questa breve descrizione trovate tutti i motivi per cui il matcha è comodissimo per una vacanza all’insegna del tè.

Vi consiglio di portarlo dietro in pratiche confezioni mono dose così non avete problemi di conservazione. Versate la polvere verde in una bottiglia o in una borraccia, aggiungete acqua fredda o tiepida, shakerate per qualche minuto e il gioco è fatto.

Come vi accennavo tempo fa, al World Tea Expo ho scoperto che esistono delle travel mug pensate proprio per il matcha. Mi hanno dato per esempio da provare quella di Libre Tea e mi sono trovata bene.

5 trucchi per bere tè anche in vacanza

Che cosa ha di speciale? Ha un doppio tappo con una retina, una specie di colino, per rendere la polvere più fine (come diceva Elsa di Rishouen) ed evitare fastidiosi grumi. Aggiunto il matcha che non vi resterà che versare acqua o latte (mai provato il Matcha Latte?), shakerare per 1-2 minuti e il vostro tè è pronto per partire con voi.

Tè in polvere per una vacanza in montagna

In montagna ma non solo. Il matcha è un tè che si presenta tradizionalmente in polvere. Il procedimento può essere fatto però per altri tipi di tè e ho notato che è una tendenza molto diffusa negli Stati Uniti. L’anno scorso in California ho provato i prodotti di Pique Tea e quest’anno al World Tea Expo ho conosciuto il fondatore di Cusa Tea. Storia simpatica perché ha lavorato per un’azienda che ha sede a Bolzano e facendo trekking anche sulle nostre Alpi ha avuto l’idea di un tè pronto all’uso per gli escursionisti. Ho provato uno dei campioni di Cusa Tea quest’estate sul Lagorai, tra la Val di Fiemme e la Valsugana, in Trentino. Ho riportato quindi questo tè nella sua sede naturale, la montagna 🙂

5 trucchi per bere tè anche in vacanza

Curiosità a parte, sono due anni che provo i tè in polvere in viaggio e sono comodi. La qualità è accettabile e la praticità è indiscutibile: ti puoi trovare a 2000 m, aprire la tua bustina mono dose, rovesciare il contenuto nella tua borraccia e avere un tè discreto. Oppure in treno: comprate una bottiglietta d’acqua, rovesciate la polvere, sbattete e il gioco è fatto. Dalla mia esperienza è meglio di qualsiasi tè che possiate trovare in un rifugio in quota o nel servizio ristorazione di un treno (o di un aereo).

Estratti di tè pronti all’uso

Altro sistema che concilia praticità con una qualità discreta. Polvere o estratto, qual è il più buono? Difficile a dirlo perché dovremmo assaggiare lo stesso tipo di prodotto, per esempio un tè al gelsomino in polvere e uno sotto forma di estratto. Io ancora non ho avuto la possibilità di fare questo tipo di confronto. Sono comunque entrambi prodotti molto comodi in viaggio o in vacanza, quando non ho gli strumenti e/o il tempo per prepararmi un tè in foglie.

Attenzione, per estratti di tè in questo caso non parlo delle pillole che potete trovare facilmente anche al supermercato. Di solito sono bustine mono dose. Io ho provato in questi anni i campioni di Deepure Instant Puerh Tea e Authentea.

5 trucchi per bere tè anche in vacanza

Bustine che ti salvano la vita

A male estremi, estremi rimedi. Quando sono in giro mi porto una mia bustina di tè così sono sicura di quello che bevo. Cerco di preferire tè oolong o tè nero così non ho troppi problemi con la temperatura dell’acqua che ti servono al bar. Mi siedo e chiedo semplicemente dell’acqua calda. So che anche qualcuno di voi usa questo trucco e non solo in vacanza 😉 Io l’ho fatto sullo Sky way del Monte Bianco qualche tempo fa (vedi foto di Instagram).

5 trucchi per bere tè anche in vacanza

Chissà, magari un giorno in qualsiasi bar potremo bere una buona tazza di tè. Nell’attesa, dobbiamo ingegnarci!

Si trova del tè di buona qualità in bustina oppure c’è chi si prepara la sua bustina in casa usando i filtri di carta di Finum o di altre aziende di accessori.

Spero di avervi dato dei consigli utili. Avete sperimentato altri trucchi? Condivideteli con voi ma soprattutto: godetevi le vacanze!!!

 

Foto: ©Five O clock

Questo post contribuisce al programma di affiliazione di Amazon.
Non mi sono stati offerti compensi per citare i prodotti presenti in questo post.

Lo vediamo in Italia, lo abbiamo visto in California, lo abbiamo visto al World Tea Expo 2017. Il matcha è una delle grandi tendenze del mondo del tè. Los Angeles, città da sempre fautrice e sostenitrice di mode e novità, attenta al wellness, non poteva perdersi questa occasione.

I posti dove bere questo speciale tè verde sono quindi tantissimi. Lo trovate nei centrifugati, nei cocktail, nel latte, in drink creati appositamente, ecc. Al Grand Central Market di Los Angeles (317 S. Broadway) ho trovato pure una pasticceria francese, Valerie Confections Bakery & Café, che proponeva dolcetti al matcha: petit four (dei dolcetti da dopo pasto) e cioccolatini.

Il petit four al matcha del grand central market di Los Angeles

Vi segnalo che c’erano anche le versioni all’earl grey e al tè verde alla menta.

Ma torniamo a noi: volete sapere dove bere una tazza o un bicchiere di matcha a Los Angeles? Vi segnalo 5 posti da non perdere!

Matchabar

Cosa: questo locale specializzato in matcha è nato nel 2014 a New York, paradiso dei matcha bar. Il merito va a due fratelli, Graham e Max Fortgang. A febbraio 2017 è stata aperta la sede di Los Angeles. Nel menu trovate gli shortini, il matcha caldo o freddo e il matcha latte con vari tipi di latte ma anche qualche dolcetto al tè. C’è poi il caffè, il cappuccino e bevande speciali come il Golden Milk alla curcuma o il Chai con il latte di cocco. Al Matchabar di Los Angeles non mancano i matcha in bottiglia (classico, con mela e zenzero oppure con la menta) e si possono acquistare anche gli accessori per prepararlo e la famosa polvere verde.

Quando: da lunedì a domenica dalle 7 alle 18.

Dove: 3534 Sunset Blvd, Los Angeles, CA 90026

Nel 2017 è stato inaugurato il Matchabar a Los Angeles

American Tea Room

Cosa: un format di tearoom moderno, giovane e innovativo che oggi può contare ben tre punti vendita a Los Angeles. Nel menu dei locali (non male il loro Sencha) non possono mancare il matcha e il matcha latte sia caldi che freddi. Nell’estate 2017 sono stati lanciati dei drink che uniscono questo tè giapponese con succhi di frutta: guava, ananas, mela o arancia. All’American Tea Room, se volete, potete trovare anche in vendita un’ottima selezione di tè e di accessori.
Non perdetevi l’angolo interattivo per scoprire i profumi dei tè e la loro storia raccontata su uno grande schermo posizionato sopra i campioni!

Quando: dal lunedì al sabato dalle 9 alle 19. Domenica dalle 11 alle 17

Dove: io sono andata alla sede di 909 S Santa Fe Avenue, Los Angeles, CA 90021, in quello che viene definito Arts District. Vicino c’è il museo del gelato 😉

Matcha Latte all'American Tea Room di Los Angeles

Impresso

Cosa: un caffè informale, l’ideale per una mattinata o un pomeriggio di lavoro o una chiacchierata tra amici. Oltre alla carta dei tè (Art of Tea), ci sono alcune proposte di matcha. Attenzione: neanche ordinare un semplice matcha latte sarà una scelta contata. Preparatevi infatti alla domanda: “Con quale latte lo vuoi? Intero, parzialmente scremato, scremato, alle mandorle, al cocco,…”. Tra le bevande di Impresso, vi segnalo il matcha freddo, il matcha affogato (con una pallina di gelato) e il matcha blend (con gelato e latte al riso).
Viene precisato che il matcha è un grado A cinese macinato a pietra. Il sapore comunque non è affatto male.

Quando: dal lunedì al venerdì dalle 7 alle 20. Sabato dalle 8.30 alle 20 e domenica dalle 9 alle 16

Dove: 115 S Hope St, Los Angeles, CA 90015

Da Impresso a Los Angeles potete bere un buon matcha latte

Starbucks

Cosa: penso che tutti voi conosciate questo brand famoso per le sue bevande al caffè. Mentre non vi consiglio il tè caldo, da Starbucks ho provato buoni matcha latte (caldi e freddi) e matcha frappuccini, sia a Los Angeles che a Las Vegas. Anche in questo caso potete scegliere il tipo di latte. Io ho ascoltato il suggerimento di mia sorella e mi sono innamorata della versione al latte di cocco (con cui preparare pure i ghiaccioli).

Quando: sempre aperto

Dove: ovunque. In particolare a Los Angeles sono stata in questi due indirizzi: 800 W. Olympic Blvd., 102, Los Angeles (attaccato allo Staples Center) e 201 World Way, Los Angeles (Los Angeles International Airport) Da provare il matcha frappuccino di Starbucks

Matcha Box

Cosa: da quello che dicono e da quello che mi risulta è il primo matcha bar, locale specializzato in matcha, aperto a Los Angeles. Al Matcha Box potete assaggiare il matcha cerimoniale, il matcha latte (anche con latte vegetale come quello di nocciola) e bevande speciali: matcha freddo con sciroppo di peperoncino jalapeno oppure matcha freddo con maraschino e zenzero, solo per fare qualche esempio.

Quando: da lunedì a venerdì dalle 11 alle 18. Sabato e domenica dalle 11 alle 17

Dove: 8036 West 3RD ST, Beverly Grove, Los Angeles

N.b. Questo è l’unico posto che non ho testato personalmente ma spero di recuperare presto 🙂

Foto: ©Five O clock e Gaia Mariani

Non mi sono stati offerti oggetti, bevande o compensi per citare i locali presenti

La California è da sempre il luogo dove nascono tendenze e mode. Del resto qui, a inizio Novecento è nata l’industria cinematografica e il mito di Hollywood. Qui è nato ed è vissuto Steve Jobs.

Di esempi ce ne sono tanti e, anche per quanto riguarda il mondo del tè oggi, secondo me la California è interessante. È una zona degli Stati Uniti molto dinamica, attenta alla salute e al benessere. Elementi che sicuramente influiscono sul consumo di tè persino in uno Stato come questo, dove ci sono zone desertiche, forti problemi di siccità e, al Sud, sole e temperature piacevoli tutto l’anno (a eccezione di quest’anno, sembra). La cosa mi incuriosisce soprattutto confrontandola con la situazione italiana dove il tè per molti è una bevanda invernale (direi da novembre a febbraio) o da bere se si sta male. Ci vorrebbe un po’ di spirito californiano: il tè, la bevanda che ci fa sentire bene, sempre 😉

Dove bere tè a Los Angeles: Chado su Hollywood BlvdPensate che su Hollywood Boulevard (la famosa strada con le stelle e i nomi dei grandi del mondo dello spettacolo), di fianco al teatro cinese e alle impronte delle mani dei protagonisti del cinema internazionale c’è un centro commerciale. Lì c’è un negozio di tè con tea room che si chiama Chado. Hanno una selezione di centinaia di tè puri e aromatizzati. Puoi fermarti a bere e a fare l’Afternoon Tea oppure prendere un tè freddo da asporto scegliendo tra le proposte del giorno o dalla carta. Ho chiesto se era possibile farlo con un tè verde puro e mi hanno preparato un buon Gyokuro freddo. Per me è stata una piacevole sorpresa.

Eh sì, centro nevralgico è sicuramente Los Angeles ma anche San Francisco può offrire curiosità e affascinanti stimoli.

Ecco che cosa ho scoperto andando lì, seguendo i social e parlando con persone che vivono in California.

Tea Trends: Matcha

Come in Italia il Matcha spopola anche negli Stati Uniti. La città dei Matcha bar per eccellenza è New York ma a Los Angeles è facile trovare il famoso tè giapponese. Potete scegliere i classici Matcha Latte nei negozi di American Tea Room, Alfred, Peet’s Coffee o un semplice Starbucks. Ci sono tanti bar dove propongono centrifugati e frullati con il Matcha. E a febbraio 2017 la catena MatchaBar ha aperto la sua prima sede proprio a L.A.

Anche a San Francisco il Matcha riscuote successo e questo è il mio Matcha latte all’aeroporto di Sacramento:

Tea Trends: anche in California il tè verde matcha riscuote grande successo

Tea Trends: cristalli di tè

A San Francisco da poco è nata l’azienda Pique Tea che propone un nuovo modo di bere il tè. Le foglie di tè subiscono un processo di cristallizzazione che le rende solubili in acqua, tipo il Matcha. Un modo pratico, veloce per bere tè ovunque perché alla fine basta una bottiglietta d’acqua o una tazza con acqua calda, si apre la bustina, ne si rovescia il contenuto e il gioco è fatto.

Io ho provato i cristalli di Pique Tea e sono comodi, soprattutto in viaggio. I gusti Earl Grey, tè al gelsomino e tè al menta non sono male. Il Sencha, secondo me, lasciava desiderare.

Ho provato a chiedere un’intervista per saperne qualcosa di più ma la risposta è stata: “Are you currently based in Italy? Are most of your viewers based in Italy as well?” e poi il silenzio 🙁

Tea Trends: Kombucha

Come ci raccontava anche la tea blogger the Tea Squirrel il Kombucha va molto di moda negli Stati Uniti. Che cosa è? È una bevanda data dalla fermentazione di tè, zucchero e un ammasso di lieviti e batteri benefici chiamata Scoby (Symbiotic Colony of Bacteria and Yeast, dal libro The Tea Book di Linda Gaylard). In Italia molti parlano di un fungo perché questo composto ne ricorda la forma ma non c’entra niente con porcini e champignon. Anzi, per saperne di più cliccate qui

È una bevanda probiotica che favorisce la salute intestinale. Si può preparare a casa oppure trovare già pronta e in California ci sono tanti marchi che vendono il prodotto già fatto, imbottigliato e magari anche con aromi diversi.

Tea Trends: Tea Festival

La California non è poi così lontana da Las Vegas, dove da più di 10 anni si tiene il World Tea Expo, uno degli eventi più importanti del settore. Non solo. Negli ultimi tempi si stanno organizzando vari Tea Festival in varie città con stand di produttori, dimostrazioni, corsi, cooking show di abbinamento tè e cibo.

Uno dei più famosi è quello di San Francisco, SF International Tea Festival.

Tea Trends: piantagioni e ricerca

Come vi ho raccontato, la California ha la sua piantagione di tè ed è la Golden Feather Tea Plantation di Mike Fritts e sua moglie Donna. Negli Stati Uniti sono molto orgogliosi dei prodotti locali e non è un caso che i tè di Mike, senza che lui abbia fatto una operazione di marketing, abbiano subito trovato spazio nelle carte di ristoranti di lusso di San Francisco.

Visita alla piantagione di tè in California: Golden Feather Tea

E non lontano dalla città del Golden Gate Bridge, all’università della California di Davis, è stato creato il Global Tea Initiative, un progetto che vuole unire ricerche scientifiche, sociali, umanistiche, agricole e salutistiche con la cultura del tè e farlo in ambito universitario. Vengono quindi organizzati molto seminari che raccontano il tè sotto vari aspetti, dal design all’analisi sensoriale, dalla storia alla botanica.

Per gli studenti del campus ogni lunedì c’è il Global Tea Club, un’occasione per scoprire e degustare varie famiglie di tè, conoscere i metodi di infusione e la loro storia. Un bellissimo modo per far crescere la passione per il tè nei più giovani 🙂

Alcuni dei seminari, con ospiti internazionali, sono aperti al pubblico per cui la cultura del tè può essere accessibile davvero a tutti gli interessanti. Per esempio ha partecipato a uno degli incontri la nostra amica The Tea Squirrel e racconta la sua esperienza qui

 

Foto: ©FiveOclock

Una piantagione di tè in California. Mai nella vita avrei pensato che il mio primo incontro con la Camellia Sinensis, la pianta del tè sarebbe stato in California!

Programmavamo le vacanze estive, sognavamo il Giappone e poi arriva la notizia: mia sorella si sarebbe trasferita a Los Angeles. Avevo promesso che sarei stata presente il giorno del suo compleanno, che non l’avrei lasciata sola e così ho rimesso nel cassetto il sogno di visitare i giardini giapponesi del tè e ho iniziato a pianificare il mio viaggio negli Stati Uniti.

Per curiosità ho fatto una ricerca e sul tea blog World of Tea si parlava di una piantagione di tè proprio lì, in California. Non ci potevo credere!

Ecco come ho scoperto Golden Feather Tea, ai piedi della catena della Sierra Nevada, a quasi due ore di auto da Sacramento, a 45 minuti da Chico e dalla Sierra Nevada Brewery dove producono la birra all’Earl Grey.

Ho contatto il titolare, Mike Fritts, che è stato gentilissimo. Mi ha spiegato la strada e lui e sua moglie ci hanno accolto a braccia aperte. Pensate: eravamo i loro primi ospiti europei!

Mike Fritts è il titolare della Golden Feather Tea, piantagione di tè in California

Tè in California

Tutto è iniziato per (quasi) caso. Problemi di salute, la necessità di frenare i ritmi, l’esperienza di 35 anni nel settore dell’orticoltura e il regalo di una prima piantina di Camellia Sinensis solo qualche anno fa (nel 2010). Oggi Mike ha circa 500 piante nel giardino di casa e produce diversi tipi di tè oolong. Ha imparato da solo che cosa fare.

Insieme alla moglie (e ai volontari che lo raggiungo da varie parti degli Stati Uniti) gestisce tutto il processo, dalla raccolta (naturalmente a mano) alla lavorazione.

La piccola piantagione viene coltivata senza uso dei prodotti chimici, seguendo il ritmo delle stagioni e della natura. Mike ci tiene molto.

Mike Fritts è il titolare della Golden Feather Tea, piantagione di tè in California

Il tè viene poi venduto a importanti ristoranti di San Francisco. Anche questo canale si è aperto per caso. Un ristoratore ha chiesto a Mike del tè per capire se la proposta poteva funzionare e l’esperimento è riuscito, i clienti hanno apprezzato e le richieste sono aumentate. Non si sarebbe mai aspettato un simile successo!

Tè e Gold Rush

Uno degli eventi chiave della storia della California è il Gold Rush, la Corsa all’oro. Le prime pepite sono state scoperte a Coloma, a est di Sacramento, nel 1848 da James W. Marshall. La notizia fece il giro del mondo scatenando il desiderio di decine di migliaia di persone. Arrivavano da altre parti degli Stati Uniti, dal Messico, dal Sud America, dall’Europa ma anche dall’Asia. Pensate che solo nel 1852 arrivarono a San Francisco 20mila cinesi e sappiamo come oggi la comunità cinese sia ancora un punto di riferimento culturale e turistico per la città (vedi l’articolo: Stati Uniti, bere tè a San Francisco).

Perché vi sto parlando di storia e di oro? Perché in quel periodo arrivarono in California anche gruppi di giapponesi e Mike sta raccogliendo le prove che le sue piante siano discendenti dei semi di Camellia Sinensis portati proprio al tempo del Gold Rush. Una storia affascinate, no?

Visita alla piantagione di tè in California: Golden Feather Tea

Mentre ero alla Golden Feather Tea ho postato una foto delle piante del tè sulla pagina Facebook e Giuseppe di Qualcosadite di Napoli ha subito chiesto se era una varietà nipponica, visto il colore delle foglie… sarà interessante seguire le ricerche di Mike!

L’aggettivo “Golden” nel nome della piantagione però non fa riferimento al Gold Rush. Golden Feather, piuma d’oro, è proprio il nome di questa zona.

Golden Feather Tea

Mike ci ha raccontato la sua storia, ci ha mostrato con orgoglio il suo giardino e le sue creature e poi ci ha invitato a prendere un in salotto.

Il primo che ci ha fatto assaggiare è stato un infuso ricavato dai fiori di Camellia Sinensis essiccati. Il sapore era dolce, floreale, delicato… mi ricordava molto un tè bianco.

I fiori della pianta del tè essiccati producono un liquore simile al tè bianco

Abbiamo poi degustato gli oolong della Golden Feather Tea. Tra questi, uno affumicato dal gusto morbido e piacevole (niente a che vedere con il famoso Lapsang Souchong che trovo troppo aggressivo) che, tra l’altro, è uno dei preferiti di Mike.

Visita alla piantagione di tè in California: Golden Feather Tea

C’è poi il 24 Carat Gold oolong, un oolong a media ossidazione dal sapore dolce, niellato, floreale con una leggera astringenza sul finale. Il sapore non è particolarmente persistente ma è comunque piacevole. E così me lo sono comprato come souvenir… potevo tornare a casa senza un tè californiano? 😉

Tè californiano: oolong a media ossidazione dal sapore dolce e floreale

Progetti futuri

La passione di Mike non si ferma qui. Sta ampliando la sua piantagione e sta costruendo una specie di agriturismo. Vuole che sia un luogo dove la gente può trovare pace e serenità, fare attività all’aria aperta, stare a contatto con la natura. Nel suo progetto ci sarà una stanza dedicata al tè che potrà ospitare eventi e cerimonie. Gli ospiti, se vogliono, potranno poi seguire la raccolta del tè.

 

La visita alla Golden Feather Tea per me è stata una esperienza bellissima. Non ero mai stata in una piantagione di tè e Mike è una persona spontanea, con una grande passione e un grande entusiasmo. Il suo obiettivo non è diventare famoso, lui vuole vivere una vita tranquilla, in mezzo alla natura, con le sue piantine, i suoi animali, sua moglie e vuole condividere questa pace con chiunque sia interessato. Una filosofia molto vicina allo stile Five O clock 😉

Buon tè!

 

Foto: ©Andrea Montebelli per Five O Clock

Quante cose sappiamo sul tè giapponese? A me piace tantissimo ma non è stato facile e immediato avvicinarmi. La mia rivelazione è stato Expo Milano 2015. Grazie agli eventi del padiglione giapponese ho imparato e assaggiato tanto, ho affinato il palato e mi sono immersa in un mondo affascinante. Ma, come si dice, non si smette mai di scoprire cose nuove. Ed è quello che è successo a Food Japan, l’evento organizzato a Milano da Jetro (Japan External Trade Organization) dedicato all’eccellenze del Giappone.

Ho partecipato al seminario sul tè verde e ho parlato con alcuni produttori, interessatissimi a capire meglio le abitudini e i gusti degli italiani che bevono tè. Quando dicevo che mi preparavo il matcha tutte le mattine, gli si illuminavano gli occhi… sono molto fieri (giustamente) dei loro prodotti e delle loro tradizioni.

Tè giapponese della prefettura di Mie
Tè giapponese della prefettura di Mie

Torniamo a noi: che cosa ho scoperto sul tè giapponese? Vi riassumo tutto in 5 punti e prossimamente vi parlerò del seminario sulle proprietà del tè verde…

Breve storia del tè in Giappone

Non so se tutti voi sapete ma la storia del tè è nata in Cina migliaia di anni fa. La leggenda dice che è stato l’imperatore Shen Nong, padre della medicina cinese, a scoprire questo infuso benefico nel 2737 a.C.

La prima testimonianza del tè in Giappone è presente del Nihon Koki, uno storico testo giapponese. Si racconta che il 22 aprile dell’815 il monaco buddista Eichuu offrì del tè all’imperatore Saga. È certo che la cultura di questa bevanda si è diffusa grazie ai monaci buddisti che arrivavano in Cina per motivi di studio e scoprivano questo liquido energizzante, perfetto per sostenere lo spirito e il corpo durante le lunghe meditazioni. In particolare, importante per la storia del Paese del Sol Levante, è il monaco Eisai/Yosai (1141 –1215) che portò in Giappone i semi della pianta del tè, la Camellia Sinensis, e iniziò a coltivarli. Come ha spiegato il professore Aldo Tollini dell’università Ca’ Foscari di Venezia, Eisai si recò a Kyoto e qui ancora oggi ci sono le piantagioni giapponesi più antiche.

Fino al XIV secolo, il tè era un passatempo per gli strati alti della popolazione ed è a seguito di questo periodo che Sen No Rikyu (1522 – 1591) pose le basi della cerimonia del tè giapponese, trasformando il tè da una semplice forma di intrattenimento a una pratica filosofica, spirituale e artistica.

Geografia: le zone di coltivazione

Tempo fa ho letto sui social network che dopo il disastro di Fukushima, i giapponesi hanno spostato i giardini del tè più a Sud. In realtà, la zona vocata alla coltivazione della Camellia Sinensis era già nella zona più meridionale del Paese, dove le condizioni sono più adatte a questa pianta che cresce bene nei climi tropicali e subtropicali.

Osserviamo la cartina… questo è il Giappone

giappone

E questa è la cartina delle piantagioni giapponesi di tè che ci ha mostrato il professore Tollini durante il seminario dedicato al tè verde:

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La prefettura più importante per la produzione di tè è Shizuoka, seguita da Kagoshima e Mie.

Tipi di tè giapponese

Quali tipi di tè vengono prodotti in Giappone? Il tè verde è sicuramente quello più conosciuto e diffuso, ma esistono anche dei tè neri e oolong giapponesi. Tempo fa ho avuto il piacere di assaggiare un tè nero giapponese tempo fa e non era male, soprattutto per me che apprezzo i sapori delicati. A Expo invece avevo bevuto un tè fermentato della prefettura di Kochi, il Go-ishi-cha. Qualcuno ha sentito parlare anche di un tè bianco made in Japan.

Tra i più famosi rappresentanti del tè giapponese c’è sicuramente il Matcha, food trend del momento in Italia e non solo. Molti conoscono il Bancha e/o il Sencha. Diffusissimi sono anche il Genmaicha, il Kukicha e l’Hojicha mentre nel nostro Paese è meno nazional popolare il pregiato e raffinato Gyokuro.

Detto questo, vi sarà capitato di vedere nei negozi tè che a fianco del nome “Sencha” specificano un’altra parola. Può essere una cultivar (sì, anche nel mondo del tè esistono cultivar diverse e se vorrete ne parleremo!) come il Sencha Saemidori o il Sencha Okumidori, oppure la zona di provenienza come il il Sencha Kunamoto, il Sencha Kagoshima o il Sencha Yame.

Tè giapponese della prefettura di Mie
Alcune cultivar giapponesi

Insomma, facile dire Sencha… si possono mescolare cultivar diverse dello stesso tè oppure creare blend nuovi come quello che mi hanno regalato il mese scorso. È stato creato in un famoso laboratorio di Kyoto, il Fukujuen, ed è una miscela di Sencha (cultivar Yabukita) e Gyokuro (cultivar Gokou). Risultato sorprendente, dolcissimo, vellutato…

Il mondo del tè è davvero infinito, non si smette mai di imparare e di assaggiare ☺

Quanto tè si beve in Giappone?

Quanto tè si consuma in Giappone? Verrebbe da dire: “Tanto”. Il problema è che il consumo è in diminuzione. Il professore Tonelli ha raccontato che stanno prendendo piede altre bevande come Coca Cola, latte, caffè e drink in cui il tè c’è ma sotto “mentite spoglie”. Stiamo parlando del Matcha Latte che piace tantissimo anche in Giappone, dei cocktail al tè (es. Martini al tè verde) oppure la Matcha Beer di cui abbiamo parlato poco tempo fa. Altra moda del momento: il tè freddo.

Situazione inversa è quella italiana dove il consumo di tè, soprattutto verde, è in aumento (se pur bassissimo rispetto ad altre nazioni). Merito delle decantate proprietà? Sicuramente stanno influendo ma speriamo che i tealovers italiani sappiano andare oltre, abbiano voglia di sperimentare e assaggiare, di scoprire una cultura millenaria.

Come si prepara il tè giapponese?

Come abbiamo detto parlando della perfetta tazza di tè, ogni famiglia e ogni tipo di tè ha delle sue regole. In più cambia il metodo di infusione del tè in Occidente e in Oriente così come la dimensione delle tazze. Di questo parleremo in modo approfondito più avanti.

In Giappone si calcolano 3 grammi di tè per persona. Questi vengono versati direttamente nella teiera che è solitamente dotata di un filtro interno, una specie di retina dietro al beccuccio. Una volta che l’acqua è calda (considerate circa 120 ml per persona) viene versata nelle tazze in modo da abbassarne la temperatura. L’acqua poi viene versata nella teiera e vengono fatte infusioni brevi, di 1 – 2 minuti. N.B. Queste sono indicazioni molto generali.

A questo punto il tè viene versato nelle tazze, un poco per ciascuna fino a finire il liquido. In questo modo il sapore e l’intensità sarà uniforme altrimenti il primo rischia di bere un tè poco saporito e l’ultimo una bevanda fin troppo forte. Se vi capita, guardate con quanta attenzione i giapponesi versano l’ultima goccia nelle varie tazze: dicono sia importantissima perché qui si concentrano i sapori, i profumi e le proprietà del tè.

Ecco i consigli sulle temperature:

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Vediamo ora qualche suggerimento su come preparare specifici tipi di tè: il Gyokuro, quindi un tè di alta qualità, e il Bancha e l’Hojicha che son invece considerati tè da tutti i giorni.

Probabilmente, nessuno in questo periodo avrà molta voglia di andare in Bangladesh ma da lì viene una storia bizzarra sul che oggi vi voglio raccontare. Ho scoperto per caso la notizia girovagando su internet: in Bangladesh un uomo ha inventato il tè arcobaleno o tè a strati.

Si chiama Romesh Ram Gour ed è il proprietario del Nilkantha Tea Cabin a Srimangal, nel nord-est, a circa 180 km dalla capitale del Paese, Dacca, a noi italiani purtroppo tristemente nota. Il suo speciale tè è stato citato in vari articoli di testate locali e straniere (io ne ho sentito parlare per la prima volta su The Guardian) e ora “l’alchimista” è una celebrità in Bangladesh, al punto che ha aperto una seconda casetta del tè poco distante dalla prima.

Ma come funziona questo tè a più strati? Come vedete dalla foto, sembra un cocktail. Nel bicchiere diversi tipi di tè si dispongono in strisce ben definite e distinte che dicono resistere in questa posizione per 30 minuti. Romesh Ram Gour riesce ad arrivare anche a 10 strati.

In Bangladesh’s esiste il tè arcobaleno, un tè a strati creato dal proprietario del Nilkantha Tea Cabin

Come fa?

Sembra che l’alchimista abbia scoperto più di 10 anni fa che foglie diverse di tè creassero in tazza densità diverse. Dopo un anno di esperimenti è riuscito a ottenere una tazza con tre strati. Naturalmente la formula è segreta. In tanti hanno provata a comprarla, anche offrendo cifre interessanti ma niente. Il proprietario del Nilkantha Tea Cabin non svela i suoi trucchi a nessuno. Tanti lo stanno imitando nella zona ma dicono che il risultato non sia altrettanto piacevole.

Sappiamo che preferisce usare le foglie locali, aggiunge latte, aromi, spezie. Nella descrizione che tempo fa ha fatto The Wall Street Journal, la superficie del bicchiere è fatta di cannella in polvere. Il quarto strato è un tè nero miscelato con latte condensato mentre quello finale, la base è un tè verde profumato con cannella, chiodi di garofano e un ingrediente che solo Romesh Ram Gour conosce.

Non so quanti di noi in questo periodo abbiano voglia di volare in Bangladesh e provare questo speciale tè ma se amate l’avventura e i misteri basta andare in Inghilterra. Al famoso ristorante The Fat Duck di Heston Blumenthal a Bray, 46 km da Londra, servono un tè che per metà è caldo e per metà è freddo. Di questa specialità conosciamo il trucco: tutto merito di un agente gelatificante.

Se siete interessati al tema, ecco un video dello chef che preparare l’incredibile tè:

Torniamo per un momento in Bangladesh. Voglio lasciarvi con un messaggio speciale… sembra che una star di Bollywood abbia chiesto all’alchimista di andare al matrimonio dell’attore in India per preparare il suo famoso tè. Naturalmente in cambio di un lauto compenso. Bè, dicono che la risposta di Romesh Ram Gour sia stata: “Per quale motivo dovrei farlo? Per i soldi? Per una TV più grande? La mia vita mi piace così come è”. Per la cronaca, questo tè costa circa 1 dollaro (90 centesimi).

Questo, secondo me, è la vera magia del tè e della vita.

 

Fonti: The GuardianLonely Planet, The Wall Street Journal

Le mie due anime che si incontrano: tè e birra. Aveva provato a coniugarle Teo Musso della birra Baladin e adesso questa sembra una delle nuove frontiere del tè. I cocktail? A quanto pare sono già superati dalle ultime notizie che stanno arrivando dagli Stati Uniti, ma anche dal Giappone.

Sì, perché uno dei locali più di tendenza di Tokyo è proprio il Matcha Beer Garden. È stato inaugurato nel 2015 e resterà aperto anche per tutta quest’estate nel quartiere di Chiyoda, all’interno del ristorante Green Tea Restaurant 1899 Ochanomizu.

Come saranno? Dal ristorante dicono di aver fatto vari tentativi come racconta un articolo de The Wall Street Journal. Oggi il menu propone 9 bevande diverse (di cui una analcolica) e non c’è solo il Matcha ma anche l’Hojicha. Le birre possono essere accompagnate a ricette a base di tè come le patatine fritte al sale verde o il salmone affumicato con salsa al tè (l’abbinamento salmone e matcha è ottimo!) per uno speciale all-you-can-eat (¥3780; circa 31 euro).

Matcha Beer Garden 1

Potete non crederci, potete dire “no, questo è troppo!” ma in Giappone il Matcha Beer Garden piace così tanto che quest’estate, per la seconda edizione, oltre a un numero maggiore di birre in menu, ci sono anche nuovi cocktail in cui il tè viene miscelato pure al vino.

Allora chi pensa che il tè sia ancora una bevanda per vecchie zie? 😉

E intanto direi di aggiungere la birra al matcha alla lista dei 5 modi più originali di utilizzare questo tè!

Green Tea Restaurant 1899 Ochanomizu – Matcha Beer Garden
3-4 Kandasurugadai, Chiyoda-ku 101-0062
Data: dal 1 giugno al 30 settembre 2016, ore 17:30 – 23:00
Trasporti pubblici: fermata Ochanomizu (Sobu, Chuo lines), uscita Hijiribashi; (Chiyoda line), uscita B3a

Se andate in Giappone mandateci le foto di questo pazzo locale e magari date un’occhiata pure a un altro posto davvero fuori dagli schemi tradizionali: la creperia dove ai fornelli c’è un’intelligenza artificiale. Attenzione: è aperto solo fino a novembre 2016 e si chiama Esprit de esprit (dom kyoudo 203A 3-12-4 Miyasaka, Setagaya-ku)

Fonti: Official Tokyo Travel Guide; The Wall Street Journal, Timeout, Japantrends

Tra gli eventi dedicati al tè di marzo sicuramente da non perdere la mostra Antiche Camelie della Lucchesia (5-6, 12-13 e 19-20 marzo), nel cui programma c’è pure la visita all’unica piantagione di tè in Italia. Ebbene sì, la pianta da cui nasce la nostra amata bevanda, la Camellia Sinensis, non si trova solo in Paesi esotici e lontani ma, grazie al botanico Guido Cattolica, anche in Italia (presto tra l’altro parleremo dei posti più insoliti dove trovare piantagioni di tè).

Si trova a Sant’Andrea di Compito, in provincia di Lucca. È piccolina, un progetto sperimentale, ma è un modo interessante per scoprire qualcosa di più sul tè senza allontanarsi troppo da casa, senza decine di ore di volo e fusi orari. Attenzione: la piantagione è aperta al pubblico solo in occasione della mostra.

Piantagione di tè Italia
Foto Facebook ©Il tè a Capannori
Quest’anno alla manifestazione sarà protagonista il Giappone con tante iniziative legate alla cultura di questo Paese tra cui cerimonie del tè realizzate da delegazioni giapponesi arrivate in Italia apposta per l’occasione. Uno spazio sarà dedicato all’isola orientale con una mostra sui costumi e sugli oggetti tradizionali dal titolo Nostalgia del Giappone.

E di camelie ne esistono tantissime varietà che potrete scoprire nel camelieto, una collezione iniziata nell’Ottocento che raccoglie quasi 1000 esemplari provenienti da tutto il mondo, oppure all’interno della mostra scientifica delle camelie. In più una delegazione tedesca porterà in questa zona della Toscana gli antichi esemplari del castello di Pillnitz a Dresda.

La mostra Antiche Camelie della Lucchesia è anche una festa. Non mancheranno gli stand con i produttori locali, musica dal vivo, mostre pittoriche e fotografiche, workshop a tema.

Informazioni utili

Eventi di marzo sul tè: mostra antiche camelie della Lucchesia e la piantagione di tè in ItaliaQuando: nei weekend del 5-6, 12-13 e 19-20 marzo 2016 dalle ore 10 alle ore 18

Dove: Sant’Andrea di Compito – Capannori, a circa 10 km da Lucca

Costo: 6 euro (a eccezione dei minori di 12 anni e i disabili con accompagnatore che entrano gratuitamente).

Per saperne di più: Centro Culturale Compitese tel. 0583/977188 – 366/2796749 – info@camelielucchesia.it

Lucchesia: itinerari

Se volete approfittare dei primi weekend di primavera per un viaggetto in questa zona della Toscana ho trovato alcuni itinerari consigliati. Il primo è quello storico, all’interno dell’antico borgo. Si parte dalla chiesa di S. Andrea, che potremmo definire la prima pietra da cui tutto ha avuto inizio, per poi passare alla torre di segnalazione, che ha avuto un ruolo importante nella difesa di Lucca durante le guerre contro Pisa. Si prosegue verso le fontane di Capodivico di fine Ottocento e verso la piazza del Parlamento, una volta centro nevralgico di tutte le attività della comunità. Da non perdere le ville, con i loro lussureggianti giardini in cui potete trovare anche rari esemplari di camelie e piante secolari: villa Orsi, villa Torregrossa, villa Borrini. Continuate l’itinerario verso quello che viene chiamato il “vicinato” e Capodivico che custodiscono la parte più antica della città. Si prosegue per il ponte alla corti del 1791 per concludere alla settecentesca villa Giovannetti.

Esiste poi l’itinerario delle camelie, per rimanere in tema, un percorso che passa attraverso i giardini delle ville storiche di cui abbiamo parlato per l’itinerario storico, la torre di segnalazione per poi arrivare alla piantagione di tè e al camelieto.

In più, come abbiamo visto, il borgo è vicinissimo a Lucca ma anche a Montecatini (32km), a Viareggio (38km) e a Pisa (39km).

Scenario apocalittico ma nel Paese della regina le cose stanno cambiando. Ebbene sì, in quella che viene da molti definita la patria del tè, l’Inghilterra (anche se sarebbe più corretto parlare di Regno Unito), si beve sempre meno tè. Ne avevamo già parlato anni fa citando anche la preferenza per la nostra Nutella invece della più tradizionale marmellata di arance amare (che io tra l’altro adoro!).

In queste settimane si sta diffondendo un nuovo allarme dopo i dati emersi dall’ultimo sondaggio (National Food Survey) che confronta i valori raccolti tra 1974 e il 2000 e il 2000 e il 2014. Ebbene dagli anni Settanta a oggi il consumo di tè è passato da 68g a persona alla settimana a “soli” 25g. Insomma Nigella Lawson e le sue 12 tazze di tè al giorno sono ormai una rarità. Infatti se, come fa la testata Indipendent, calcoliamo che una porzione di tè, che sia una bustina o foglie, equivale a circa 3g, gli inglesi bevono circa otto tazze di tè alla settimana contro le 23 del 1974.

Interessante a questo proposito l’analisi di un altro portale, Theconversation.com che studia l’atteggiamento degli inglesi verso questa bevanda nel tempo. Secondo il sito, il consumo di tè ha iniziato a diminuire a partire dal picco del 1956 probabilmente dato dalla fine della seconda guerra mondiale e dalla fine del razionamento di cibi e bevande (ne parla anche George Orwell nel suo saggio A nice Cup of Tea).

Il sito prosegue: il famoso tè inglese scuro, forte, con l’aggiunta di zucchero e latte ha un’origine recente. Quando le foglie orientali sono arrivate sull’isola britannica verso il XVII secolo venivano esclusivamente dalla Cina. Si trattava di tè verde che gli inglesi bevevano in piccole tazze di porcellana senza manico e senza aggiungere latte e/o zucchero. Avreste mai immaginato qualcosa del genere conoscendo il tè inglese oggi?

tè inglese
An Afternoon Tea di Federico Andreotti (1900)

Pian piano arrivò anche un tè chiamato Bohea, un tè nero proveniente dalle montagne Wuyi, nel Fujian.

Verso la metà dell’Ottocento il tè iniziò ad arrivare dall’India e gli inglesi si innamorarono dei prodotti del Darjeeling, dell’Assam e dello Sri Lanka, i classici tè neri, ossidati, dal colore scuro e dal sapore intenso.

In gran parte questi tè venivano da piantagioni meccanizzate gestite da compagnie britanniche. Era più economico, facile da produrre e ai consumatori piaceva.

Il sito racconta che le bustine arrivarono nel Novecento grazie a un’invenzione americana che permetteva di ridurre la quantità e la qualità di tè necessaria per soddisfare i bevitori. Infatti le bustine potevano essere riempite anche con quello che allora venivano considerati “scarti”.

Secondo Theconversation, la colpa della diminuzione del consumo di tè e la preferenza per bevande a base di latte e caffè, è quindi dell’industria del tè che è sempre più considerato come qualcosa di piacevole al palato ma ordinario, noioso. Noi potremmo aggiungere “da vecchie zie”, idea diffusa anche da noi in Italia.

storia e consumo del tè inglese
©Morgan Sessions

La soluzione? Il sito fa l’esempio di Starbucks, compagnia che in questi anni ha cercato di dare un aspetto nuovo al caffè, di dare fascino a questa bevanda a partire dal mercato americano. Bisogna incoraggiare i commercianti, aprire negozi gourmet dedicati al tè, diffondere l’interesse del consumatore verso nuove esperienze.

Che cosa ne pensate?

 

Per l’analisi completa cliccate qui

Tra i vip amanti del tè dobbiamo inserire anche Nigella Lawson, la star dei programmi culinari della Bbc e di tanti libri di cucina, amata per le sue ricette ma anche per la sua bellezza. A noi ora potrebbe stare (più) simpatica perché è una grande tealover: Nigella dice di bere anche 12 tazze di tè al giorno.

In questi giorni ha rivelato alla stampa (merito anche del lancio di nuovo spot che la vede protagonista per il tea brand Typhoo) di viaggiare sempre con il proprio bollitore, le proprie bustine e la propria “mug” perché, secondo lei, le altre non sono abbastanza grandi.

La Lawson aggiunge che questa abitudine è ormai diventata anche un rito scaramantico: “Continuo a usare la stessa tazza finché non ho completato una ricetta o non ho finito di scrivere”.

Nigella Lawson ricette: come preparare il tè

Veniamo ora ai consigli pratici della star inglese. Il suo tè perfetto è forte (anche oltre i 5 minuti di infusione), con l’aggiunta di un goccio di latte (ricorda un po’ il saggio di George Orwell, vero?). Non deve essere troppo caldo ma neanche troppo freddo. Negli anni ha “studiato” la temperatura secondo lei ideale per godersi questo momento di relax, che è leggermente sotto al punto di bollore.

Nel weekend le piace accompagnare la sua tazza di tè con dei toast e della marmellata di arance amare.

Ecco lo spot:

Nel making of racconta qualcosa in più sulla sua abitudine:

Sembra che il tè sia stato un ingrediente ben presente nella famiglia Lawson. Il nonno di Nigella era conosciuto come il miglior naso di Mincing Lane, la strada di Londra famosa per i suoi stabilimenti di tè.

Del resto la scrittrice e presentatrice non è nuova a questi spot. Anni fa ne aveva fatti alcuni per la Twinings. Ecco quello dedicato al blend Lady Grey:

Qualcuno sicuramente urlerà già al “sacrilegio”, questo non è il vero tè ma in Inghilterra si usa così… può piacere o non piacere ma ogni Paese ha i suoi gusti e le sue tradizioni e a me piace curiosare in giro 🙂

Ps. Ve lo ricordate Hugh Jackman nello spot di un’altra famosa marca di tè? Lo potete rivedere qui

Fonte: Daily Mail, The Telegraph

Da piccola volevo fare l’archeologa, partire per l’Egitto, tradurre geroglifici e scoprire tombe di antichi faraoni. Poi ho pensato che probabilmente era già stato scoperto tutto e non mi sarei divertita molto. Bè, mi sbagliavo e la notizia non viene dalla mia amata valle del Nilo ma dalla Cina!

Alcuni archeologici dell’accademia cinese delle scienze hanno trovato nella ricchissima tomba dell’imperatore cinese Jingdi, morto nel 141 a.C. È il più antico al mondo.

La scoperta risale agli anni ’90 ma solo ora, grazie alle analisi scientifiche, si è capito quelle foglie erano proprie foglie di tè. L’imperatore doveva essere un grande appassionato della millenaria bevanda per volerla portare con sé anche nell’Aldilà… In più si tratta di un tè composto da soli germogli quindi piuttosto pregiato.

Questa notizia ci permette di dire ora con certezza che i nobili cinesi bevevano tè già 2150 anni fa. La leggenda vuole che sia stato l’imperatore Shen Nung a scoprire il meraviglioso liquore nel 2737 a.C. Amava bere acqua tiepida ma un giorno il vento fece cadere alcune foglie nel liquido. L’imperatore sorseggiò la nuova bevanda e si accorse di quanto fosse deliziosa.

Una della prime testimonianze scritte sul tè, nonché il più antico saggio in assoluto sulla bevanda, è Il canone del tè di Lu Yu datato tra il 758 e il 761 d.C.

Jingdi, l’imperatore che amava il tè

JingdiChi era Jingdi, l’imperatore che ha voluto essere sepolto con il tè? Apparteneva alla dinastia Han ed è stato una figura importante nella storia cinese. Ha governato l’impero in modo illuminato e liberale, cercando di migliorare le condizioni di vita della popolazione, per esempio riducendo le tasse.

L’imperatore è morto nel 141 a.C. Il suo corpo è stato deposto in una cassa di legno insieme agli oggetti che avrebbero potuto essere utili anche nella vita dopo la morte. Tra questi, il tè.

La tomba di Jingdi si trova a Xī’an, nel cuore della Cina e si può visitare come spiega anche la Lonely Planet.

Concludiamo con la dichiarazione del professore Dorian Fuller, direttore de International Centre for Chinese Heritage and Archaeology a Londra:

“The discovery shows how modern science can reveal important previously unknown details about ancient Chinese culture. The identification of the tea found in the emperor’s tomb complex gives us a rare glimpse into very ancient traditions which shed light on the origins of one of the world’s favorite beverages”

 

Nb. La foto in copertina è un esempio di tè cinese Gunpowder, non corrisponde al tè trovato nella tomba di Jingdi!

Fonte: The Indipendent 

Con la diffusione crescente di informazioni su che cosa fa bene e che cosa fa male e di studi sulle proprietà del tè, soprattutto verde, è normale farsi mille domande. E spesso le preoccupazioni più importanti sono quelle legate ai nostri cari e, in particolare, ai bambini.

Possono bere tè? Lo stesso interrogativo se lo pone chi non figli ma ha magari un amico a quattro zampe a cui è particolarmente affezionato (posso dare il tè al mio cane?).

La ricetta dei biscotti profumati al tè Earl greyQuello che spaventa mamma e papà per quanto riguarda il tè è la teina/caffeina, un eccitante che potrebbe far tenere sveglio il vostro piccolo fino a tarda notte (i miei genitori ne sanno qualcosa anche se ho iniziato a bere tè solo alle soglie della maturità…) o, peggio, creargli problemi di salute. La British Dietetic Association ricorda poi che il tè, per esempio, interferisce con l’assorbimento del ferro e per chi deve crescere questo non è il massimo. Alcuni studi stanno valutando anche l’impatto del tè sull’assorbimento del calcio.

D’altro canto, il tè contiene il fluoro che rinforza i denti (lo dice il mio dentista e la British Dental Health Foundation), oltre ad antiossidanti e sali minerali. E poi, come ho imparato anche a Expo, il tè verde aiuta a prevenire l’influenza. Al padiglione giapponese dicevano che in Giappone iniziano dall’autunno a fare gargarismi con il tè per scongiurare i mali di stagione, mentre secondo il sito Live Strong è necessario proprio bere tè.

Sicuramente in giovane età è meglio non abusarne. Preferite la mattina come momento ideale per una tazza di tè e scegliete i prodotti giusti. Il tè verde (a eccezione del matcha) ha in media meno teina rispetto ai tè neri, ai tè rossi (o tè ossidati secondo la classificazione cromatica cinese) o ai tè bianchi.

Tra questi ce ne sono alcuni con un livello eccitante ancora inferiore, in certi casi quasi irrilevante. Si tratta spesso di tè tostati, come l’Houjicha, o invecchiati, come il puer o alcuni Kukicha. A questo proposito vi consiglio di leggere anche i 5 tè a basso contenuto di teina.

family food, ricette naturali per la famigliaDi tè e bambini ho visto che parla anche il libro The Family Food, ricette naturali per famiglie incasinate di Giulia Mandrino e Antonella Alfieri.

All’interno, tra le varie ricette naturali, c’è una piccola sezione dedicata a tè e infusi per bimbi in cui si propone un’altra valida alternativa: il rooibos, un infuso ricco di proprietà come abbiamo più volte ricordato. Unica precisazione (scusate ma sono nata sotto il segno della vergine e sono pignola di professione): è sbagliato definire il rooibos un tè. È un infuso che deriva da un arbusto sudafricano, l’Aspalathus linearis, che non è imparentato in nessun modo con la pianta del tè, la Camellia Sinensis. Sono due specie botaniche diverse.

Simpatica nel libro l’dea di suggerire un tè anche per mamma e papà: il chai, il tè tradizionale in India.

Se il tè è di qualità e preparato correttamente non c’è bisogno di aggiungere zucchero, secondo me neanche per i più piccoli.

E in estate w il tè freddo preparato con l’infusione a freddo: pratica, buonissima e naturale al 100%!

Fonti: Daily MailLive StrongThe Family Food, ricette naturali per famiglie incasinate di Giulia Mandrino e Antonella Alfieri.