Five O clock

Giornalista professionista appassionata di tè

In estate non è facile bere . Si preferiscono prodotti freschi, leggeri… come il gelato. Io spesso pranzerei pure con il gelato quando è molto caldo. Naturalmente, quando mi vengono queste “voglie” poi scopro che non niente in freezer. Non ho la gelatiera, è troppo caldo anche solo per pensare di uscire… come fare?

La mia soluzione è un ricco piatto di insalata e… i ghiaccioli! Non ci vogliono grandi studi o accessori per prepararli e in tre-quattro ore sono pronti. Se il preparo per pranzo posso gustarmeli comodamente per merenda in compagnia di un buon libro.

Tempo fa vi avevo parlato dei ghiaccioli di frutta e rooibos e dei ghiaccioli al tè matcha. Oggi ho sperimentato con successo i ghiaccioli al tè Earl Grey e pesca e sono felici di condividere con voi la mia ricetta 🙂 Buone notizie per tutti: niente latte e derivati, 100% veg.

Ricetta dei ghiaccioli al tè Earl Grey e pesca

100 g di acqua per 4 ghiaccioli
5 g di tè Earl Grey (1 cucchiaio e 1/2 di foglie di tè)
1 pesca matura
5 cubetti di ghiaccio circa
(zucchero facoltativo)

Per prima cosa preparate il tè. Io ho messo in infusione le foglie di Earl Grey per 4 minuti a 90° C.

Nel frattempo pulite la pesca e tagliatela a metà. Frullate la prima metà.

Filtrate e abbassate immediatamente la temperatura shakerando il liquore con il succo di pesca appena preparato e il ghiaccio. Attenzione a non mettere troppi cubetti perché se no si diluisce troppo il tè.

Versate il liquido nelle formine dei ghiaccioli. Tagliate l’altra metà di pesca a dadini e divideteli tra i vari quattro stampi.

Mettete i ghiaccioli al tè in freezer per almeno tre ore.

Una ricetta facile e abbastanza veloce, no? Dovete stare attenti solo agli ingredienti: il tè deve essere ben profumato e la pesca bella matura.

Preparate la vostra tazza preferita! Il 6 luglio 2017 alle ore 17 in tutto il mondo si festeggia lo Sri Lanka e i 150 anni della prima piantagione sull’isola, a lungo conosciuta come Ceylon. Sarà un tea party davvero incredibile, eccezionale, un Global Celylon Tea Party, a cui tutti possiamo partecipare.

Come?

Sul sito ufficiale delle celebrazioni 150 Years Pure Ceylon Tea potete registrare il vostro evento oppure trovare quello più vicino a voi. Dagli Stati Uniti al Giappone, passando per la Nuova Zelanda… in tutto il mondo siamo pronti a brindare con una buona tazza di tè dello Sri Lanka (per esempio un Nuwara Eliya).

Il 6 luglio in tutto il mondo si festeggia i 150 anni del tè dello Sri Lanka

Ceylon Tea Party in Italia

Anche in Italia il 6 luglio ci saranno tanti tea party dedicati allo Sri Lanka. Prima di tutto a Roma, nella sede dell’ambasciatore dello Sri Lanka. Io sarò lì insieme a In Tè Bologna Festival (l’isola è stata il Paese ospite dell’edizione 2017) e altri amici… vi documenterò tutto attraverso i social network, promesso 😉

E ora vediamo dove sono gli altri appuntamenti lungo tutta la Penisola:

  • La Bottega Color Cannella (via Cesare Laurenti 36/38 Ostia Lido)
  • Parliamo di Thé (via dei Mille 14 Monza)
  • Nicoletta (via martiri della libertà 4 Coccaglio)
  • Alla corte del tè (calle Legrenzi 33 Mestre)
  • Teatime (via del Monte 1, Trieste)
  • Quattro chiacchiere con tè (via Catania – Complesso palano, Messina)

Questo invece è lo “spot” realizzato dello Sri Lanka Tea Board con protagonista il (famoso) giocatore di Kumar Sangakkara:

Lo vediamo in Italia, lo abbiamo visto in California, lo abbiamo visto al World Tea Expo 2017. Il matcha è una delle grandi tendenze del mondo del tè. Los Angeles, città da sempre fautrice e sostenitrice di mode e novità, attenta al wellness, non poteva perdersi questa occasione.

I posti dove bere questo speciale tè verde sono quindi tantissimi. Lo trovate nei centrifugati, nei cocktail, nel latte, in drink creati appositamente, ecc. Al Grand Central Market di Los Angeles (317 S. Broadway) ho trovato pure una pasticceria francese, Valerie Confections Bakery & Café, che proponeva dolcetti al matcha: petit four (dei dolcetti da dopo pasto) e cioccolatini.

Il petit four al matcha del grand central market di Los Angeles

Vi segnalo che c’erano anche le versioni all’earl grey e al tè verde alla menta.

Ma torniamo a noi: volete sapere dove bere una tazza o un bicchiere di matcha a Los Angeles? Vi segnalo 5 posti da non perdere!

Matchabar

Cosa: questo locale specializzato in matcha è nato nel 2014 a New York, paradiso dei matcha bar. Il merito va a due fratelli, Graham e Max Fortgang. A febbraio 2017 è stata aperta la sede di Los Angeles. Nel menu trovate gli shortini, il matcha caldo o freddo e il matcha latte con vari tipi di latte ma anche qualche dolcetto al tè. C’è poi il caffè, il cappuccino e bevande speciali come il Golden Milk alla curcuma o il Chai con il latte di cocco. Al Matchabar di Los Angeles non mancano i matcha in bottiglia (classico, con mela e zenzero oppure con la menta) e si possono acquistare anche gli accessori per prepararlo e la famosa polvere verde.

Quando: da lunedì a domenica dalle 7 alle 18.

Dove: 3534 Sunset Blvd, Los Angeles, CA 90026

Nel 2017 è stato inaugurato il Matchabar a Los Angeles

American Tea Room

Cosa: un format di tearoom moderno, giovane e innovativo che oggi può contare ben tre punti vendita a Los Angeles. Nel menu dei locali (non male il loro Sencha) non possono mancare il matcha e il matcha latte sia caldi che freddi. Nell’estate 2017 sono stati lanciati dei drink che uniscono questo tè giapponese con succhi di frutta: guava, ananas, mela o arancia. All’American Tea Room, se volete, potete trovare anche in vendita un’ottima selezione di tè e di accessori.
Non perdetevi l’angolo interattivo per scoprire i profumi dei tè e la loro storia raccontata su uno grande schermo posizionato sopra i campioni!

Quando: dal lunedì al sabato dalle 9 alle 19. Domenica dalle 11 alle 17

Dove: io sono andata alla sede di 909 S Santa Fe Avenue, Los Angeles, CA 90021, in quello che viene definito Arts District. Vicino c’è il museo del gelato 😉

Matcha Latte all'American Tea Room di Los Angeles

Impresso

Cosa: un caffè informale, l’ideale per una mattinata o un pomeriggio di lavoro o una chiacchierata tra amici. Oltre alla carta dei tè (Art of Tea), ci sono alcune proposte di matcha. Attenzione: neanche ordinare un semplice matcha latte sarà una scelta contata. Preparatevi infatti alla domanda: “Con quale latte lo vuoi? Intero, parzialmente scremato, scremato, alle mandorle, al cocco,…”. Tra le bevande di Impresso, vi segnalo il matcha freddo, il matcha affogato (con una pallina di gelato) e il matcha blend (con gelato e latte al riso).
Viene precisato che il matcha è un grado A cinese macinato a pietra. Il sapore comunque non è affatto male.

Quando: dal lunedì al venerdì dalle 7 alle 20. Sabato dalle 8.30 alle 20 e domenica dalle 9 alle 16

Dove: 115 S Hope St, Los Angeles, CA 90015

Da Impresso a Los Angeles potete bere un buon matcha latte

Starbucks

Cosa: penso che tutti voi conosciate questo brand famoso per le sue bevande al caffè. Mentre non vi consiglio il tè caldo, da Starbucks ho provato buoni matcha latte (caldi e freddi) e matcha frappuccini, sia a Los Angeles che a Las Vegas. Anche in questo caso potete scegliere il tipo di latte. Io ho ascoltato il suggerimento di mia sorella e mi sono innamorata della versione al latte di cocco (con cui preparare pure i ghiaccioli).

Quando: sempre aperto

Dove: ovunque. In particolare a Los Angeles sono stata in questi due indirizzi: 800 W. Olympic Blvd., 102, Los Angeles (attaccato allo Staples Center) e 201 World Way, Los Angeles (Los Angeles International Airport) Da provare il matcha frappuccino di Starbucks

Matcha Box

Cosa: da quello che dicono e da quello che mi risulta è il primo matcha bar, locale specializzato in matcha, aperto a Los Angeles. Al Matcha Box potete assaggiare il matcha cerimoniale, il matcha latte (anche con latte vegetale come quello di nocciola) e bevande speciali: matcha freddo con sciroppo di peperoncino jalapeno oppure matcha freddo con maraschino e zenzero, solo per fare qualche esempio.

Quando: da lunedì a venerdì dalle 11 alle 18. Sabato e domenica dalle 11 alle 17

Dove: 8036 West 3RD ST, Beverly Grove, Los Angeles

N.b. Questo è l’unico posto che non ho testato personalmente ma spero di recuperare presto 🙂

Foto: ©Five O clock e Gaia Mariani

Non mi sono stati offerti oggetti, bevande o compensi per citare i locali presenti

Si è da poco concluso il World Tea Expo 2017, una fiera sul tè (ma anche un luogo d’incontro) tra i più famosi e trendy al mondo. Nei giorni scorsi vi ho raccontato la mia esperienza, le mie emozioni e che cosa mi è piaciuto di più di questo grande evento.

Oggi invece vi segnalo i tea trends, le tendenze che ho osservato durante i due giorni che sono stata in fiera.

Nuove provenienze al World Tea Expo

A fianco dei grandi Paesi in cui tradizionalmente si produce tè, come Cina, Giappone, Taiwan, Sri Lanka e India, ho scoperto nuove provenienze. Alcune note, altre molto meno.

Vari espositori provenivano dalla Corea del Sud. Molti già conosceranno e ameranno i tè (in particolare verdi) di questa nazione orientale, ma la questione non è per tutti così scontata. Il fatto che ci fossero tanti stand dedicati secondo me è un segnale, un desiderio di far conoscere i propri prodotti al mondo intero. Se volete approfondire la storia del tè in questo Paese vi consiglio il libro Korean Tea Classics.

Era poi presente il Kenya, il Laos, il Nepal, la Colombia e la Nuova Zelanda. Mi soffermo su questi ultimi due Paesi.

Colombia

Abbiamo visto che si produce tè nell’America del Nord (California e non solo… peccato non essere arrivata in tempo per la conferenza sul tè hawaiiano!) ma ho potuto toccare con mano anche quello prodotto nell’America del Sud. In Colombia, nella zona montuosa di Bitaco, nel Sud Ovest del Paese, dal 2013 si coltiva tè.

Il marchio è Bitaco (appunto) e producono quattro tipi di tè nero, due di tè verde e alcuni tè aromatizzati.

Dal 2013 in Colombia si produce tè

Nuova Zelanda

La storia di questa piantagione, a coltivazione biologica, ha inizio nel 1996. Si trova vicino a Hamilton, nel nord del Paese. Si chiama Zealong. Mi hanno detto che viene usata una cultivar impiegata per gli oolong e con questa in nuova Zelanda si producono un tè nero, un tè verde, oolong con gradi diversi di ossidazione e tè aromatizzati.

Pensate che ci lavora anche una ragazza italiana ma non era presente al World Tea Expo.

Tè viola: dal Kenya con amore

Grande curiosità dell’edizione 2016 del World Tea Expo. Anche quest’anno il tè viola prodotto in Kenya, nella Rift Valley (Sud Ovest), è stato uno dei grandi protagonisti. Perché? Perché loro dicono che sia proprio una nuova tipologia di tè. Non solo viene usata una cultivar particolare, proveniente dall’India, ricca di pigmenti viola (antocianine) ma dicono di aver studiato un modo diverso di lavorare le foglie. Queste vengono fatte appassire (per mantenere la pigmentazione), cotte in padella, rullate e poi essicate a due diverse temperature.

Il tè viola del Kenya presentato al World Tea Expo

Nella foto: Boaz Katah, manager della cooperativa, e Bhavin Shah, chief operating officer dell’International Tea Importers

Altro motivo è il fatto che questo tè dà lavoro a una piccola cooperativa di piccoli agricoltori kenyoti che cercano di svincolarsi dalle logiche del grande mercato del tè nero e di creare un prodotto di qualità, a foglia lunga, unico al mondo.

Libre Tea ha creato una travel mug apposta per il matchaTravel Mug per tutti i gusti

Altro grande tea trend del World Tea Expo sono le travel mug e i thermos per portarsi il tè ovunque noi siamo. Tantissime sono in vetro ma ne esistono anche in ceramica, alluminio, ecc…

C’erano marchi famosissimi come Bodum, proveniente dalla Germania, ma conosciuto in tutto il mondo, e altri che non avevo mai sentito.

In particolare, mi hanno date da provare due travel mug, una di The Tea Spot (ogni mattina, tra l’altro, questo brand organizzava una seduta di yoga prima dell’inizio della fiera) per tè e infusi e una specifica per il matcha firmata Libre Tea (nella foto).

Tea to go

Le cerimonie del tè e i rituali attorno a questa bevanda affascinano sempre. Al consumatore americano (e non solo) piace però anche qualcosa di pratico. Ecco che allora negli ultimi anni stanno arrivando sul mercato nuovi strumenti di fruizione.

Vi avevo parlato del tè in cristalli di Pique Tea e al World Tea Expo ho trovato altri prodotti simili. Tè in polvere, di solito biologici, che si sciolgono velocemente in acqua calda o fredda. Secondo me, possono essere molto interessanti soprattutto quando si è in viaggio. In più in giro ci sono prodotti di qualità buona, come il Cusa Tea.

Cusa tea, il tè in polvere, al World Tea Expo

Matcha come se non ci fosse un domani

A proposito di tè solubili, il matcha era ovunque al World Tea Expo 2017. Sia nella versione “premium”, protagonista di cerimonie del tè, che nelle versioni classiche, spesso e volentieri mono dose per essere preparato ovunque e comunque.

Quello che mi ha stupito è che non c’era il matcha declinato in prodotti diversi. C’erano due stand di cioccolati al tè e basta. In Italia avremmo avuto sicuramente più offerta in questo senso visto che già possiamo trovare di tutto, dal gelato ai panettoni (Tea in Italy), passando per l’uovo di Pasqua (Qualcosa di tè).

Comunque il matcha e il matcha latte piace e, tornata a Los Angeles ho fatto uno studio sull’argomento di cui vi parlerò presto. Per ora, Bye Bye Las Vegas!

 

Ps. C’è qualche distributore in ascolto? Ho dei contatti interessati al mercato italiano… scrivetemi a info@justafiveoclocktea.com

Foto: Five O clock

Quest’anno ho deciso di fare una pazzia: andare al World Tea Expo a Las Vegas, uno dei più importanti eventi dedicati al mondo del tè. Erano anni che lo volevo fare, l’anno scorso Five O clock è stato nominato ed è arrivato in finale per il titolo di miglior tea blog al mondo ma non avevo potuto lasciare il lavoro per assistere alla consegna dei premi.

Quest’anno dovevo farlo. Ho deciso che non voglio più perdere tempo, non voglio più rimandare le opportunità aspettando il momento perfetto, le condizioni perfette. Non arriveranno mai quindi bisogna buttarsi e “bere la propria tazza di tè finché è calda” 😉 . In più mia sorella al momento vive a Los Angeles quindi avevo anche la scusa buona per andare a salutarla.

Quest’anno quindi sono partita, ora raggiunto il World Tea Expo a Las Vegas e ho cercato di raccontarvi che cosa succedeva live direttamente dal Convention Center ma il wifi funzionava male e la connessione cadeva.

Ecco che allora, prima di raccontarvi le cose più interessanti che ho visto, vi parlo di come è stata la mia esperienza.

Tea friends are the best

Per prima cosa, il World Tea Expo è stata l’occasione di incontrare persone che avevo solo sentito e visto sui social network o per email. Tra questi, il blogger My Japanese Green Tea (Ricardo Caicedo), in finale quest’anno per il titolo di miglior tea blog, e mia fonte di informazione per gran parte degli articoli che vi scrivo sul tè giapponese. Non posso poi dimenticare Linda Gaylard, autrice di The Tea Book (trovate la recensione qui), volume che ha vinto il premio come miglior libro sul tè al World Tea Expo 2017. Io non sono nessuno eppure alla fine della fiera mi è venuta a cercare per salutarmi!

Ho anche conosciuto nuove persone, come Rita Fong ed Eduardo Molina Anfossi ed è stato bello confrontarsi con loro e chiacchierare del più del meno.

È stato bello rivedere Louise Roberge, presidente del Tea and Herbal Association of Canada (PS. Ragazzi, ha detto che il TEA 104 è il modulo più impegnativo quindi teniamo duro!) ed è stato stupendo partecipare alla tavola rotonda con altri tea blogger e tea writer. Probabilmente a una domanda ho risposto in una lingua molto strana e non so neanche io che cosa ho detto ma l’emozione era alle stelle. Il cuore mi batteva fortissimo! Con me c’erano Marcella di The Tea and Hat Lady, Ty di World Tea Podcast, Char di Oolong Owl, Rita di Adventure in Tealand e l’autrice Dharlene Marie Fahl. Moderava Naomi di Joy’s Teaspoon e grazie a Jo Johnson di A Gift Of Tea per la foto (non so perché sono venuta con questa faccia… sarà stato il jet lag?):

Tea bloggers roundtable

Una bella atmosfera di amicizia, di sorrisi così come è stato il festival del tè di Bologna o la Tea Masters Cup. Niente da dire, il tè è magico!

Conferenze al World Tea Expo

Il World Tea Expo ha come sempre un ricco calendario di conferenze, workshop e incontri. Alcuni sono a pagamento, altri sono compresi nel biglietto di ingresso. Io sono stata alla tavola rotonda dedicata ai festival del tè con gli organizzatori degli eventi di Los Angeles, San Francisco, Seattle, Las Vegas e il Mid-North Festival. Ho confrontato la loro esperienza (alcuni sono alla decima edizione) con la nostra e devo dire che noi italiani non siamo stati secondi a nessuno 😉 ci vediamo di nuovo a Bologna ad aprile 2018 per la seconda edizione?

Ho finalmente incontrato la tea guru Jane Pettigrew che ha presentato insieme a Bruce Richardson la nuova edizione del libro A Social History of Tea. Entrambi sono stati molto interessanti e gentili.

Jane Pettigrew

La camera di commercio giapponese ha poi organizzato una serie di incontri per raccontare i segreti, la storia e le caratteristiche dei loro tè verdi. Sapevo già alcune cose ma ho raccolto anche nuove informazioni per articoli futuri.

E poi è stato interessante ascoltare la conferenza sul purple tea, il tè viola prodotto in Kenya con una cultivar particolare e un trattamento delle foglie diverso dal solito. Appena recupero tutte le informazioni vi scrivo un articolo, promesso.

Tè viola

Tè e accessori

Il World Tea Expo è anche una fiera quindi, oltre alla parte didattica, c’è quella espositiva. Erano presenti tanti produttori cinesi, giapponesi, coreani ma c’era anche qualcosa di particolare di cui vi parlerò presto.

Non mancavano gli stand di chi vende accessori e così ho dato un’occhiata alle nuove tendenze. Più che nuove direi una conferma di quello che sta succedendo in Italia e vi assicuro che le travel mug vanno tantissimo.

Ci vediamo presto con un nuovo post specifico sui prodotti 🙂

Quando si parla di tè matcha, questo particolare tè verde giapponese (per saperne di più cliccate qui) si parla sempre (o quasi) di ricette dolci. Dai muffin al tiramisù, dai biscotti al cioccolato. Il suo sapore in effetti si presta bene a queste preparazioni zuccherose. Ma non solo.

Oggi infatti voglio dimostrarvi la versatilità di questo tè parlando di ricette salate con il matcha. Avete mai provato? Io ho sperimentato qualcosa in questi anni e vi racconto la mia top 5.

Pop corn al tè matcha

Iniziamo da una ricetta facile e veloce di cui non potrete più fare a meno. I pop corn al matcha sono davvero irresistibili, pronti in meno di 10 minuti e perfetti in tante occasioni diverse, anche un aperitivo estivo con gli amici. Potete provare anche la variante dolce ma un pizzico di sale è perfetto per esaltare il sapore di questo tè verde.

Tramezzini al tonno e matcha

Passiamo a un’altra ricetta semplice e sfiziosa. Questi tramezzini al tonno con crema al tè matcha e formaggio spalmabile sono eccezionali per un tea party estivo, magari accompagnati da un tè verde genmaicha preparato con l’infusione a freddo.

Se preferite una ricetta vegetariana eliminate il tonno e abbondate di crema. Sentirete un sapore ancora più fresco e aromatico!

Piadina al tè matcha

Da brava romagnola, la piadina è la mia specialità e non poteva mancare tra le mie ricette salate preferite al matcha! Aggiungo questo particolare tè verde in polvere all’impasto e poi potete farcirla in tanti modi diversi, anche semplicemente con pomodoro e mozzarella.

In questa ricetta il ripieno è particolare perché tutto era stato studiato per il concorso Swiss Cheese Parade ma se la cosa vi interessa posso pensare a nuovi abbinamenti 😉 Per esempio per Lovely Matcha avevo pensato a una proposta vegana con finocchio, arancia e tofu.

Salmone con salsa al matcha

Adoro il salmone e adoro come si accompagna a questo tè verde. Quando vivevo in Norvegia avevo quindi pensato alla ricetta del salmone con salsa verde al matcha. A completare il tutto, per restare in spirito nordico, vi consiglio le patate bollite.

Un piatto perfetto in ogni periodo dell’anno, anche se la stagione del salmone è l’estate!

Pizza al matcha

Questo è un esperimento dell’esperto di panificazione Cristian Zaghini. È interessante vedere come una persona non specializzata nel tè trovi però in questo mondo nuovi stimoli e nuovi abbinamenti. Un po’ come è successo all’ultima edizione della Tea Masters Cup Italia in cui barman da tutta Italia si sono sfidati nella categoria della Tea Mixology.

E poi trovo che il matcha sia perfetto con una classica margherita perché riprende il sapore salino del pomodoro. Penso che continuerò a sperimentare ricette salate con questo tè e questo ortaggio mi sarà di grade aiuto…

Giugno. Si avvicina l’estate, si alzano le temperature ma noi siamo felici di bere tè e approfondire questo fantastico mondo. Ecco che in tutta Italia la nostra sete di conoscenza e la nostra curiosità viene accontentata con tanti eventi e corsi sul tè, workshop, laboratori, teatime estivi.

Le opportunità sono diverse, controllate le date e ricordatevi di prenotare il vostro posto in prima fila!

Scopriamo il calendario di giugno 2017 da Nord a Sud…

Eventi a Torino

8 giugno: degustazione di Shincha 2017, primo raccolto di tè giapponese da Camellia – il tempo del tè di Torino. Ingresso gratuito. Prenotazione consigliata: camellia@camelliate.it

11 giugno: secondo modulo del corso di Aictea. L’argomento sarà l’approccio sensoriale del tè e la preparazione alle ore 10.30 al Mao di Torino. Docenti: Barbara Sighieri, Marta Grespan ed Elena Giovanelli. Per info e prenotazioni: corsi.aictea@gmail.com

Eventi in Lombardia

3 giugno: onigiri brunch con assaggio di tè giapponesi alle ore 11 da Tea in Italy a Varese. Costo: 12 euro. Prenotazione consigliata: taeko@teainitaly.com

5 giugno: degustazione di Darjeeling (First Flush) raccolto 2017 dalle 21.30 da Tête à Thè di Abbiategrasso. Costo: 14 euro. Per prenotazioni: info@teeria.it

8 giugno: Tea Soul Massage ovvero dimostrazione della preparazione tradizionale cinese Gong Fu Cha come culla dell’anima a cura di Valentina Mecchia, tea expert e docente di couselling per Accademia Entelechia. Appuntamento alle ore 19 allo Spazio Rab di Milano

10 giugno: degustazione di tè profumati alle 16.30 da Tête à Thè di Abbiategrasso. Costo: 12 euro. Per prenotazioni: info@teeria.it

17 giugno: degustazione di tè verdi giapponesi e cinesi del raccolto 2017 alle 10 a La Teiera Eclettica di Milano. Costo: 38 euro. Prenotazione obbligatoria: info@teieraeclettica.it

19 giugno: corso di origami alle 18.30 a La Teiera Eclettica di Milano. Costo: 45 euro (per gli associati all’associazione corsara 40 euro). Prenotazione obbligatoria: info@corsicorsari.it

20 giugno:  Swap Party con mini corso sui tè freddi alle ore 21 a Il Magazzino della Birra di Vigevano. Costo: 10 euro. Prenotazione obbligatoria: info@lantina.it

30 giugno: festa d’estate con musica e snack giapponesi dalle ore 18.30 da Tea in Italy a Varese. Per informazioni: taeko@teainitaly.com

Eventi in Veneto

7 giugno: degustazione di tè delle Azzorre e prodotti tipici alle ore 19.30 a La finestra sul tè. Costo: 10 euro. Prenotazione sulla pagina Facebook

8 giugno: un tè con Jane Austen con teatime nel parco di Villa Panizza a Treviso dalle ore 17. Ingresso gratuito

10 giugno: lezione sui gesti della cerimonia del tè giapponese organizzata da Chanoyu Vicenza all’interno dell’associazione Areté – centro zen Vicenza. Costo: 10 euro. Per info e prenotazioni: Mª. Makiko Wakita 3498174257; Andrea Memo 3495892117

14 giugno: degustazioni dei nuovi raccolti di tè bianchi in versione fredda alle 19.30 a La finestra sul tè. Costo: 10 euro. Prenotazione sulla pagina Facebook

16 giugno: degustazione di tè freddi giapponesi, raccolto 2017 alle ore 19.30 a La finestra sul tè. Costo: 10 euro. Prenotazione sulla pagina Facebook

21 giugno: workshop su come preparare il matcha freddo in abbinamento al cioccolato al matcha alle ore 19.30 a La finestra sul tè. Costo: 10 euro. Prenotazione sulla pagina Facebook

23 giugno: workshop su come preparare il tè freddo alle ore 19.30 a La finestra sul tè. Costo: 10 euro. Prenotazione sulla pagina Facebook

Concorso letterario

29 giugno: termine ultimo per partecipare al concorso di Edonè – L’Ora del Tè dal titolo “Racconti di te… all’ora del tè”. Per saperne di più leggete qui: BANDO CONCORSO

World Tea Expo 2017

Dal 12 al 15 giugno a Las Vegas si tiene il consueto appuntamento con il World Tea Expo, un’importante fiera del settore, famosa anche perché permette di conoscere i trend e le novità del mondo del tè.

 

Manca qualche evento? Segnalalo il prima possibile a info@justafiveoclocktea.com

Foto: ©bady qb
Non mi sono stati offerti oggetti o compensi per citare gli eventi presenti

Le Travel Mug sono la soluzione migliore per portare il tè ovunque: in treno, in metropolitana, a scuola, in ufficio, ma anche in vacanza. Preparate la vostra bevanda preferita a casa, sia con l’infusione a caldo che con l’infusione a freddo. Versatela nel contenitore e il gioco è fatto!

Forse l’unico problema è scegliere una Travel Mug tra le tantissime disponibili online e i nei negozi… per questo ho lanciato un sondaggio sulla pagina Facebook (come abbiamo fatto per i bollitori). Vediamo che cosa è venuto fuori…

Thermos o Travel Mug?

Una volta si parlava solo di thermos per portarsi in giro tè o caffè, mentre ora è più trendy parlare di Travel Mug. C’è una differenza tra i due prodotti? Se sì, qual è?

Il thermos è un recipiente (spesso dalla forma simile a una bottiglia) in materiale termoisolante. Tiene quindi il caldo o il freddo per un determinato periodo di tempo. La Travel Mug non deve essere per forza termoisolante… è una tazza da asporto, da portare via un po’ come si fa con quelle di Starbucks o locali simili.

Bene e ora vediamo quello che ho sperimentato, quello che mi hanno consigliato gli amici e quello che mi hanno segnalato i lettori di Five O clock. Volete darci altri suggerimenti? Scriveteli nei commenti! Sono tutti ben accetti 🙂

1. Travel Mug: Contigo

Mi ricordo quando nella mia vecchia redazione si preparava il tè… Due colleghe avevano la Travel Mug di Contigo, azienda belga, e ne erano entusiaste. Unica controindicazione (se proprio vogliamo): mantiene il calore in modo davvero efficace per cui, se portate la temperatura di infusione fino a 95 – 100° C, vi ci vorrà un po’ prima di poter bere il tè.

La Travel Mug di Contigo è termoisolante, con doppia parente in acciaio inox. Disponibile in vari colori, può contenere fino a 470 ml. La potete acquistare su Amazon.

2. Travel Mug: Bodum

Bodum è un marchio famoso per il tè (e non solo). Tutto è nato nel 1944 a Copenhagen grazie a Peter Bodum. La Travel Mug è in acciaio inox, termoisolante e ha una banda in silicone laterale, adatta per afferrare meglio il recipiente senza entrare in contatto diretto con il calore. E poi ormai è un po’ un segno distintivo di questi accessori.

Anche in questo caso sono disponibili vari colori e ha una capienza di 350 ml. La potete acquistare su Amazon e sul sito di Bodum.

3. Travel Mug: KeepCup

Negli ultimi mesi sono esplose in Italia le Travel Mug della KeepCup. Pratiche, colorate e create nel 2009 da due fratelli australiani con un nobile intento: realizzare delle tazze riutilizzabili in modo da evitare gli sprechi ed essere più sostenibili. In più per crearle viene usato un ridotto contenuto di plastica.

Ne esistono diversi formati e diversi colori. È pure disponibile una versione in vetro.

Trovate le Travel Mug di KeepCup in alcuni teashop italiani oppure su Amazon.

4. Travel Mug: Ecoffee Cup

Per chi ha particolarmente a cuore l’ambiente, segnalo anche le britanniche travel mug di Ecoffee Cup. Non lasciatevi ingannare dal nome, sono perfette per il tè.

L’aspetto è molto simile ai bicchieroni di Starbucks ma sono realizzate in fibre di bambù. Non terranno il calore come un thermos ma sono leggere, pratiche, colorate e si possono lavare in lavastoviglie. E poi sono ecosostenibili. Non le metterei a testa in giù in una borsa ma di certo possono essere utili da portare in mano o da tenere sulla scrivania di casa oppure dell’ufficio e mantenere un minimo di calore.

Sono disponibili in alcuni teashop italiani oppure su Amazon.

5. Travel Mug: Well Bottle

La moda delle Travel Mug è esplosa in tutto il mondo anche grazie a bellissimi ed elegantissimi contenitori in vetro. Una mia amica mi ha consigliato quelli di Well Bottle, azienda di design danese. Lei la usava anche per preparare le acqua aromatizzate.

Le pareti hanno una doppia parete in vetro borosilicato, caratteristica utile per mantenere un po’ la temperatura senza ricorrere all’acciaio. All’interno c’è un infusore in acciaio estraibile. Potete acquistarle sul sito della compagnia.

6. Travel Mug tedesche: Flow Tea e Amapodo

Simile è il caso delle Flow Tea, Travel Mug in vetro decorato, realizzate dell’azienda tedesca Eigenart. Anche in questo caso c’è una doppia parete di vetro, c’è il filtro in acciaio ma, in più, viene venduta insieme alla custodia in neopreme. Può contenere fino a 400 ml di tè. La potete acquistare in alcuni teashop italiani o su Amazon.

A proposito di vetro e di Travel Mug, vi segnalo che secondo Amazon il prodotto più venduto è la tazza in vetro con infusore in acciaio chiamata #teafavs, prodotta da Amapodo. Sarà vero?

Amapodo è un’azienda tedesca specializzata nel mondo del tè. #teafavs contiene 450 ml di liquido e dicono che mantenga la temperatura fino a 2 ore. Ne esiste una versione in doppia parete di acciaio inox con rivestimento esterno in bambù e filtro. Potete acquistarle entrambe su Amazon o sul sito di Amapodo.

L’azienda segnala che ora esiste un nuovo modello che tiene la temperatura fino a 8 ore e contiene fino a 500 ml di liquido.

7. Travel Mug: Acera Liven

Ecco la mia travel mug (vi risparmio di parlare del thermos/travel mug di Disneyland Paris con Olav del film d’animazione Frozen ;-)). Al Fuorisalone 2016 avevo intervistato Virginia Yu, una dei responsabile dell’azienda di Taiwan Acera Liven. Il prodotto è molto molto bello, fatto a mano, in ceramica. Devo essere sincera? Ha un difetto, secondo me: pesa abbastanza, anche vuoto. Questo articolo nasce infatti da alcune vostre domande, ma anche da un mio desiderio di comprare una Travel Mug pratica per i miei viaggi in treno. Cercavo qualcosa di elegante ma più leggero e in grado di conservare bene al temperatura.

Questa Travel Mug non è infatti termoisolante per cui è meglio bere il tè nel giro di un breve lasso di tempo (il mio consiglio: entro un’ora al massimo).

La potete acquistare su Amazon China oppure sul sito dell’Hangar Design Group, il prezzo è molto simile.

8. Travel Mug: David’s Tea

Mi hanno detto che le Travel Mug di David’s Tea, azienda canadese specializzata nel mondo del tè, sono eccezionali. Pratiche e tengono benissimo la temperatura. Ci sono di vario genere, di diverso colore e realizzate con vari materiali… unico problema: non spediscono i prodotti al di fuori dei confini di Canada e Stati Uniti.

Ho voluto però segnalarvi lo stesso questo marchio perché non si sa mai che in futuro cambino idea o che voi abbiate in programma un viaggio nel Nord America. In quest’ultimo caso, non dimenticate di visitare una piantagione di tè come la Golden Feather Tea Plantation in California.

 

Foto: Five O clock
Questo post contribuisce al programma di affiliazione di Amazon.
Non mi sono stati offerti oggetti o compensi per citare i prodotti presenti in questo post.

Conoscendo la mia passione per il tè, mi hanno invitata al ristorante Izu di Milano per provare il cocktail al tè matcha. Si chiama The Ritual e prevede tutta una serie di ingredienti che rimandano ai profumi e ai sapori giapponesi: matcha (naturalmente), sakè, vodka agli agrumi, mandarino fresco, yuzu (un agrume orientale, fiori di dushi (fiori commestibili dal sapore dolce), soda allo zenzero, shiso (erba aromatica della stessa famiglia della menta).

Devo ammetterlo: è stato il mio primo cocktail al tè matcha. So che questo tè è molto usato nella tea mixology (lo abbiamo visto protagonista anche alla Tea Masters Cup 2017 e ne abbiamo accennato parlando di come usare il matcha in modo originale) ma non avevo mai avuto occasione di provarlo in questa “veste alcolica”.

Cocktail al tè: intervista a Jin Hu

Jin Hu è il giovane titolare di Izu Milano. Insieme al bartender del ristorante ha creato negli ultimi anni una linea di signature cocktail (che potremmo brutalmente tradurre come “cocktail della casa”) pensata appositamente ai piatti del menu. The Ritual fa parte di queste ricette.

Per preparare questo cocktail al tè, mi hanno spiegato che il matcha è stato sciolto nel sakè, precedentemente intiepidito. Incuriosita, ho approfittato per fare altre domande a Jin…

Come è nata l’ispirazione per The Ritual?

The Ritual è nato ispirandosi alla cultura giapponese: si è voluto portare nella preparazione di un cocktail il rito cerimoniale del tè.

Con quale piatto di Izu abbinerebbe questo cocktail?

Si tratta di un cocktail “da pasteggio”, si abbina bene a tutti i crudi, per esempio al “ceviche di mare alla Izu”, rivisitazione del classico ceviche peruviano, con pomodorini, avocado e salsa dello chef a base di frutta, verdura e olio extra vergine d’oliva.

Il matcha è un ingrediente difficile da inserire nei cocktail?

Sì, non è semplice da usare, va ben bilanciato: bisogna calibrare il dosaggio per equilibrare al meglio il suo gusto con gli altri ingredienti del cocktail, perché potrebbe risultare troppo intenso.

Sta pensando ad altre ricette alcoliche o non con il tè?

Sì, stiamo lavorando ad altri drink che prevedono in miscelazione un tè diverso dal matcha.

Tè nel menu di un ristorante

Nella carta del ristorante, Jin ha già inserito alcuni tè (Sencha Fukuyu, Genmaicha con riso ma anche mais tostato, tè verde al gelsomino e Bancha), ma ha intenzione di ampliare la sua selezione. E vorrebbe sperimentare il tè anche in cucina. A me, per esempio, ha proposto il Mojito Fumè ovvero tagliolini di riso con gamberi, lemon grass a cui ha aggiunto appositamente una spolverata di matcha.

Nel menu ci sono già i mochi ripieni di gelato al tè verde e fe la birra al tè: la Iki Yuzu, con estratto di tè verde Sencha e agrumi.

I mochi al matcha del ristorante Izu di Milano

La cucina di Izu è una proposta fusion, dove la tradizione giapponese si mescola a ricette e a ingredienti da diverse parti del mondo. Abbiamo parlato di ceviche, ma non mancano materie prime inusuali per la cucina giapponese come foie gras, olive taggiasche, capperi di Pantelleria, pistacchi di Bronte,…

Del resto la storia del ristorante è particolare: tutto è nato dalla famiglia Hu, di origine cinese, che nel 1993 hanno aperto una gastronomia orientale a Milano. Nel 2006 lo spazio è stato trasformato in Izu, un ristorante fusion e progressivamente rinnovato e ampliato grazie al progetto dell’architetto Simone Nisi Magnoni.

 

Foto: Five O clock

Taiwan è un’isola famosa per i suoi tè oolong e tra i più noti c’è sicuramente il Dong Ding (o Tung Ting). Il nome significa “vetta congelata” ed è un tè a media ossidazione (20 – 30%).

Vi ricordate infatti che la famiglia degli oolong è quella in cui le foglie subiscono una parziale ossidazione? (se la risposta è no, cliccate qui) Il grado di ossidazione influisce sul colore delle foglie e del liquore in tazza, ma anche sul sapore. Mettete per esempio a confronto un Tie Guan Yin a bassa ossidazione con questo Dong Ding. Vi sembreranno due tè completamenti diversi…

Come si prepara il Dong Ding

Il Dong Ding è un tè semplice da preparare, vedrete. Il mio consiglio, come per gli altri oolong, è di lavare le foglie, ovvero fare una brevissima infusione (alcuni secondi) prima dell’infusione vera e propria. Queste sono le altre indicazioni che vi suggerisco (metodo occidentale):

Quantità: 3 g per tazza (circa 220 ml di acqua). Corrisponde a circa un cucchiaino da caffè e mezzo
Temperatura: acqua a 90° C
Tempo di infusione: 3-4 minuti

Se preparate il tè con una teiera Yixing o una gaiwan vi consiglio (metodo orientale):

Quantità: 5 g per Gaiwan/Yixing (circa 150 ml di acqua)
Temperatura: acqua a 90° C
Tempo di infusione: 30-40 secondi. Si possono ottenere in questo modo fino a 5 infusioni con le stesse foglie

Come si prepara il Dong Ding, uno dei più famosi tè oolong di Taiwan

Abbinamenti con il Dong Ding

Il Dong Ding ha un intenso sapore di frutta secca, con note di pesca, miele e un finale floreale delicato. Al palato è vellutato, elemento che caratterizza e contraddistingue gli oolong, specie quelli di Taiwan.

Con quale cibo si abbina bene? Provate con il cioccolato al latte, semplice o con le nocciole. Ottimo anche con i biscotti alla frutta secca, con la granola o con barrette di cereali quando si parla di colazione e merenda. Se avete in mente a un dessert, a qualcosa di più elaborato puntata al crème caramel o alla crème brûlée.

Non solo dolci, Una tazza di Dong Ding accompagna bene persino il salato, come del pesce affumicato, soprattutto salmone, o del formaggio dolce (per esempio il Cheddar).

Dong Ding: il tè di montagna

Il Dong Ding proviene dalla zona centrale dell’isola, il distretto di Nantou. Questa è stata la prima zona di produzione del tè a Taiwan nel XIX secolo. Il sito Tea From Taiwan racconta che lo studente Ling Fong Chi, dopo un periodo di studio in Cina, è tornato a casa, sul monte Dong Ding con 36 piante di tè. Le piante provenivano dai monti Wuyi, nel Fujian cinese, zona storicamente nota per i suoi tè oolong.

Le piante vennero coltivate sul monte Dong Ding con ottimi risultati. Da lì la coltivazione si estese alle aree vicine: Minjian e Jhushan.

 

Foto: Five O clock
Fonte: The Tea Book di Linda Gaylard; Teafromtaiwan.com; Il piacere del tè; Tea Sommelier di Gabriella Lombardi e Fabio Petroni; Englishteastore.com; Manuale del sommelier del tè di Victoria Bisogno e Jane Pettigrew
Il tè è un omaggio di Dammann Frères ma non mi è stato chiesto di recensirlo né sono stata pagata per scrivere questo post

Chi ha vinto la Tea Masters Cup Italia 2017 dedicata alla nuova categoria della Tea Mixology? Si chiama Valerio Vitiello, ha 29 anni e ha conquistato i giudici con il tea cocktail La via del DrinkTea a base di Earl Grey e rooibos.

Valerio lavora come bartender in Val D’Aosta ma di è origine sarda e a settembre volerà in Asia per partecipare alla finale mondiale del Tea Masters Cup 2017. Congratulazioni e forza Valerio!!! Vi immaginate che bello se il primo tea mixologist al mondo fosse italiano? 🙂

Non voglio portare sfortuna ma questo giovane bartender è molto interessante. Perché? Ora vi racconto che cosa è successo…

Tea Masters Cup Italia: il vincitore

Perché Valerio Vitiello, il vincitore della Tea Masters Cup Italia 2017, mi ha subito colpito? Premetto, io di cocktail non capisco niente, anzi da anni quando esco preferisco una birra a un drink. La cura del dettaglio di questo giovane, l’eleganza, la sicurezza però mi hanno incuriosito.

“Per questa ricetta mi sono ispirato a un viaggio“. Così ha iniziato la sua gara. Ha raccontato che ha saputo della competizione quando si trovava a casa, sull’isola de La Maddalena, e qui ha trovato l’ispirazione. Ho meglio ha trovato un personaggio da cui partire: Giuseppe Garibaldi, uomo che ha trovato in questo arcipelago la sua ultima dimora. Oltre che un patriota, Garibaldi è stato un grande viaggiatore e al tema del viaggio è dedicato il cocktail di Valerio.

La mappa

A questo punto il concorrente ha lasciato ai giudici una specie di mappa, una cartina pop up con gli ingredienti e il percorso di questa ricetta tra materie prime e tradizioni di ogni parte del mondo. La potete vedere nella foto di copertina.

Idea davvero affascinante e poi, diciamo, fa scena.

La ricetta

“Ho voluto utilizzare per questo drink – ha spiegato – un tè più classico possibile in modo che sia facilmente replicabile”. Valerio ha quindi scelto l’Earl Grey. Sono state aggiunte però delle foglie di rooibos per dare una tonalità un po’ più rossa senza influenzarne il sapore. Attenzione: il tè è stato preparato con il syphon (o sifone), strumento molto alla moda per la preparazione del caffè. Lo potete vedere su Amazon.

La ricetta è di proprietà della Tea Masters Cup per cui non possiamo sapere le dosi ma in gara sono stati detti gli ingredienti. Proseguiamo allora il viaggio… quale città possiamo associare al tè? Londra e la capitale ha fatto venire in mente a Valerio il gin.

Da qui, seguiamo Garibaldi in Messico dove il giovane bartender ha trovato la nota acida per il suo cocktail: il succo di lime, “spesso utilizzato sulle navi contro lo scorbuto e altre malattie” e quindi era presente anche sulle imbarcazioni che trasportavano il tè.

Vediamo le altre materie prime: lemongrass dalla Malesia, cardamomo dello Sri Lanka e oleo saccharum (preparazione a base di agrumi e zucchero) al pomelo, un frutto originario dell’Asia meridionale.

Il cocktail è stato poi ossigenato grazie all’aiuto di una teiera marocchina seguendo i gesti della cerimonia del tè del Marocco.

Le tazzine

Altro tocco di classe. Il cocktail vincitore della Tea Masters Cup Italia 2017 è stato servito in tazzine speciali. Valerio le ha fatte creare apposta da un’amica che lavora la ceramica ispirandosi alla forma delle campane delle navi che trasportavano il tè, i clipper.

Ora capite perché dico che pur non conoscendo il mondo della mixology e pur non avendo assaggiato il suo cocktail, questo bartender sardo secondo me è molto interessante?

Quali concorrenti mi sono piaciuti di più?

Diverse persone mi hanno fatto questa domanda… quali sono stati i miei concorrenti preferiti? Chi secondo me doveva vincere? Difficile, molto difficile dirlo perché il livello era altissimo e, cosa che mi ha molto stupita, in generale c’era una buona conoscenza del tè. Solo una persona, Valentina, veniva da questo mondo eppure quasi tutti i partecipanti dimostravano di conoscere la materia. Mi spiegate allora perché in un qualsiasi bar è impossibile bere una tazza di tè decente? 😉

Altra cosa che mi ha piacevolmente stupita è stata l’emozione. Vedere le mani di questi esperti, che armeggiano shaker ogni giorno, tremare è stato bello perché quelle mani facevano trasparire la passione e l’impegno per questa strana e innovativa competizione che è la Tea Masters Cup.

Quali tè sono stati usati?

Vediamo ora i protagonisti della Tea Masters Cup Italia 2017 e i loro cocktail in ordine di gara.

Gianmario Artosi – GinTè

Ha usato un tè dello Sri Lanka e ha ricordato i 150 anni dalla prima piantagione di tè, già tema del primo festival del tè in Italia: In Tè Bologna Festival.

Mia Terri – Fuji Komine

Ha impiegato il matcha, un ingrediente di cui abbiamo accennato qualcosa parlando di cocktail, e con questo tè ha rivisitato un Grasshopper, una classica ricetta di after drink.

Il cocktail al matcha proposto da Mia Terri

Cristian Lodi – Tra Tè e Me

Ha inserito nel suo tea cocktail un tè verde al gelsomino e un liquore preparato precedentemente con lo stesso tè. La particolarità è che ha preparato tutto in una teiera di ghisa (a parte un passaggio di alcuni ingredienti nello shaker).

Cristian ha ricordato che in età coloniale il tè veniva usato per diluire i punch quindi la tea mixology ha origini antiche.

Nicolò Macario – 3.30 p.m.

Giovanissimo, un ragazzo di 18 anni che ha messo in scena un tè rosso dello Yunnan raccolto a marzo 2017 per una nuova versione del classico punch. Nicolò ha sottolineato di aver preparato il tè mettendolo in infusione per 3 minuti a 85° C.

Tea cocktail a base di Sencha giapponese creato da Valentina MecchiaValentina Mecchia – Hanami

L’unica coraggiosa che veniva dal mondo del tè e persino astemia! Valentina, appassionata ed esperta di Giappone (vi ho parlato di lei raccontandovi del Kombucha), ha messo in infusione il tè Sencha in un’acquavite giapponese. Ha dedicato il suo primo cocktail alla fioritura dei ciliegi.

Silvia Piccinato – Santa Maria

Altro cocktail ispirato al viaggio, con ingredienti provenienti da luoghi diversi. Come tè Silvia ha usato un tè Sencha aromatizzato con cocco e ananas.

Angelo Pinelli – Fujian Fizz

Un omaggio alla Cina anche dal nome del cocktail. Il tè protagonista è il Milky Oolong cinese, un tè semi ossidato oolong dai caratteristici sentori di latte grazie a una particolare lavorazione.

Alessio Simonini – Five O clock

Questo cocktail ha un nome bellissimo ed è il mio vincitore morale 🙂 Nonostante però questo titolo un po’ britannico, il cocktail si ispira al Giappone. Alessio infatti è Sake Sommelier e ha usato un Sencha. Ha sottolineato che l’infusione è stata più lunga del solito: 10 minuti invece dei classici 3.

Alessio Simonini ha partecipato alla Tea Masters Cup Italia con un cocktail a base di Sencha

Sandro Bravi – Karma

Creare un cocktail per cercare di creare la stessa atmosfera rilassata di quando si beve il tè. Intento nobile, realizzato però con un non ben identificato tè verde.

Foto: ©Five O clock

Questo articolo concorre al programma di affiliazione Amazon

The o tè, come si scrive il nome della nostra bevanda preferita? Capita, a volte, di sedersi in una sala da thè e di consultare il menu per ordinare à la carte la varietà da degustare. Capita, sì. Ma è meglio se capitasse in un Paese francofono! Perché, in Italia, è meglio trovarsi in una sala da tè e non è detto che debbano essere per forza le “Five ‘o clock”… certe usanze lasciamole alla Queen!

Il nazionalismo che potrebbe trasparire da queste battute iniziali è più linguistico che di altro tipo. È bene, infatti, chiarire una volta per tutte che l’italiano beve solo tè.

Thè, the o tè: la parola agli esperti

In italiano la parola ha avuto diverse forme attestate dai dizionari (anche in quelli storici), proprio perché il termine tè è un forestierismo diffuso a livello nazionale e, come tale, può capitare sia che venga recepito dai parlanti nella forma originaria (molto spesso thè) sia che venga adattato alla struttura fonetica e morfologica della lingua d’arrivo (da qui, la forma ).

Oggi la norma prevede che sia la forma tè a essere registrata a lemma. Che cosa significa? Che tè è la forma ufficiale sui dizionari. Ne danno conferma l’Accademia della Crusca e tutta la produzione lessicografica relativa: si vedano il dizionario Sabatini-Coletti (“tè meno frequente the”), il Garzanti (“tè”). Il Nuovo De Mauro fornisce anche un’interessante attestazione del termine tè risalente al 1606.

Il Vocabolario degli accademici della Crusca, nella sua 4° edizione (1729-1738), riporta invece la forma te, trascritta quindi come variante omografa del pronome di seconda persona (che tuttavia non richiede accentazione, ndr) e l’esempio che riporta è tratto dall’opera dell’accademico Francesco Redi, Annotazioni al Ditirambo: “Il te è una bevanda usitatissima […] e si compone col tenere infusa nell’acqua bollente una certa erba chiamata Te, ovvero Cià”.

Il Tommaseo-Bellini, nell’edizione online prodotta nel 2015 dall’Accademia della Crusca (si tratta di un apposito motore di ricerca realizzato dall’informatico Daniele Fusi), è tra i dizionari più tolleranti e riporta entrambe le grafie tè e thè, con accento grave nel secondo caso. Di simile indirizzo è il Devoto-Oli, ma senza accentazioni (“The, grafia meno corrente per Tè”).

Cosa dice infine l’Accademia della Crusca?

Tuttavia, il “setaccio” finale tocca sempre all’Accademia della Crusca: esiste un termine italiano, tè, che ha adattato il primogenito cinese t’e (di cui vi avevamo accennato qui) ed è preferibile a thè o the.

E allora, the o tè? Per noi, non hanno senso di sussistere le altre forme perché sarebbero soltanto una “scorretta” fusione tra italiano e grafie straniere. E il tè, cari lettori, non va fuso…ma infuso!

Nei commenti trovate un’interessante integrazione di Luca Xanadu.

Testo di Francesca Lorefice

Foto: Five O clock

Articolo modificato il 26 maggio 2017 su consiglio di Federica