Curiosità

Tutte le curiosità del mondo del tè le trovate sul blog Five O clock. Seppure questa bevanda appartenga a una cultura millenaria, sono tante le innovazioni, le novità, i fatti interessanti che accadono ogni giorno tra i tealovers di ogni parte del Pianeta. Cercherò tutte queste cose per voi!

Curiosità del mondo del tè

Libri, film, nuove scoperte archeologiche, musica,… le notizie più curiose e particolari del mondo del tè possono nascondersi negli ambiti più disparati per questo le raccoglierò e scriverò per voi su questo blog. Nuovi marchi, nuovi modi di bere il tè, nuove tendenze… vedrete come questa cultura è ben più dinamica di quel che si pensa. Siete pronti a farvi trasportare in questo affascinante viaggio?

Dove possiamo trovare piantagioni di tè nel mondo? Un’antica leggenda cinese racconta le origini del tè facendole risalire all’imperatore Shénnóng, il quale, durante le sedute di meditazione, beveva acqua di fonte ben scaldata. Un giorno, qualche foglia di Camellia Sinensis, la pianta del tè, scivolò nell’acqua calda: profumi e fragranze piacevoli esalarono improvvisamente da quell’evento imprevisto. Restando alla leggenda, fu proprio da quel momento che il prezioso infuso e la sua nobile pianta acquistarono fama e, dalla Cina, si diffusero lentamente in tutto l’estremo Oriente, dando il via a veri e propri riti, tramandati nei secoli di generazione in generazione.

Al giorno d’oggi, sono tanti i Paesi in cui si coltiva tè. Tuttavia, le piantagioni più vaste sono localizzate in Cina, India, Kenya, Sri Lanka, Turchia, Indonesia, Vietnam, Giappone. Altri paesi produttori di tè sono il Malawi (lo abbiamo scoperto al festival del tè 2018), le Mauritius, Taiwan, il Nepal… ma possiamo trovare piantagioni di tè anche in luoghi più o meno inaspettati.

(Ri)Scopriamo 10 paesi dove non ci saremmo mai aspettate di trovare il tè…

1. Il tè italiano

Un primo esempio arriva proprio dall’Italia, nella fattispecie dal territorio di Lucca, a Sant’Andrea di Compito, nel comune di Capannori. La località è molto conosciuta per essere terra di camelie. Ma l’esperimento di ricavare vero e proprio tè italiano dall’elegante arbusto è stato avviato con successo da Guido Cattolica, agronomo specializzato in camelie secolari. Discendente di Angelo Borrini, primo a impiantare camelie a Sant’Andrea nell’Ottocento, Guido Cattolica ha continuato l’antica tradizione e nel 1987 ha iniziato a coltivare Camellia Sinensis. I terreni della Lucchesia, d’altronde, ne consentivano la coltivazione grazie all’acidità della terra e all’abbondanza di acqua. Unico problema era qualche picco di basse temperature, ma Cattolica è riuscito, dopo alcuni esperimenti, a impiantare ibridazioni resistenti anche al freddo. Oggi la piantagione si estende per 1.500 metri quadrati e conta circa 2.500 piante.
Per poter assaggiare e acquistare il tè toscano dovete recarvi a Capannori, magari in occasione della Mostra Antiche Camelie della Lucchesia che coinvolge la zona con tantissime iniziative (tra cui cerimonie del tè) nei weekend di marzo.

Il tè italiano viene coltivato a Capannori, in provincia di Lucca

©pagina Facebook Il Tè di Capannori

In fase embrionale, è il tè “ossolano”. Ci troviamo a Premosello, nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola. In questa località si sta sperimentando una coltivazione di tè su iniziativa di Paolo Zacchera, titolare de La Compagnia del Lago Maggiore. Lo studio del terreno di piantagione era partito già negli anni Trenta, a opera dell’università di Pavia.

2. Tè delle Azzorre

Immerse in pieno Oceano Atlantico, le Isole Azzorre, e precisamente l’isola di São Miguel, rappresentano l’unica vera roccaforte europea del tè (escludendo la Turchia)! Lungo la costa settentrionale di São Miguel, infatti, si contano numerose piantagioni della preziosa Camellia Sinensis.

Secondo alcuni nel 1820 un certo Señor Jacinto Leite iniziò alcuni esperimenti d’innesto e coltivazione di piante di tè provenienti direttamente dal Brasile. I risultati arrivarono in seguito, dopo l’arrivo, nella seconda metà dell’Ottocento, di esperti cinesi, che insegnarono le tecniche di coltura e produzione del tè. Già nei primi del Novecento, pare che la produzione di tè si attestò sulle 300 tonnellate.

Le aziende più famose sono Cha Porto Formoso, dove è possibile visitare anche un piccolo museo del tè, e Cha Gorreana, la realtà più grande e antica.

3.Tè inglese: la piantagione della Cornovaglia

Siamo in Cornovaglia, a circa otto miglia dalla costa. Jonathon Jones, giardiniere della tenuta di Tregothnan, ha intrapreso per primo la coltivazione del tè proprio nei giardini del podere. Del resto, la tenuta di proprietà della famiglia Boscawen, ospita da più 200 anni piante di camelia ornamentale.

Il primo raccolto nel 2005 aveva garantito solo 28 g di tè ma oggi la produzione è arrivata a circa 10 tonnellate all’anno. Nel frattempo Jones ha vinto una borsa di studio e ha visitato diverse piantagioni di tè, in particolare nella regione indiana del Darjeeling, che dicono avere un microclima simile alla Cornovaglia.

La Tregothnan Tea Estate oggi propone 14 tipi di prodotti tra cui l’Earl Grey. Si può visitare e partecipare a speciali masterclass.

Il tè inglese viene coltivato in Cornovaglia

©pagina Facebook Tregothnan

4. Piantagione di tè in Germania

Oggi esiste anche il tè tedesco, coltivato da una coppia a circa 20 km da Colonia. Siamo a Odenthal-Scheuren e il signor Wolfgang Bucher e la moglie Haeng ok Kim si sono lanciati nel 1999, quasi per scommessa, nella coltivazione di camellia sinensis. Così è nato il Tschanara Teegarten.

Dai nomi dei due coniugi si potrebbe pensare che il signor Bucher abbia conosciuto il tè tramite l’amore per la moglie coreana…e invece no, è accaduto l’esatto contrario! Il suo amore per il tè è nato nel 1976, quando un rappresentante ha lasciato alcuni campioni nel suo laboratorio di biologia. Da quel momento, ha iniziato a raccogliere e studiare alcune specie selvatiche di camelie. Nei primi anni Novanta, durante un viaggio in Corea ha conosciuto Haeng ed è scattata la scintilla.

La prima coltivazione di piante di tè dei signori Bucher venne istallata proprio nel giardino di casa, un po’ per gioco un po’ per caso. Ma ben presto, i coniugi si accorsero che le piante crescevano rigogliose, pertanto occorreva trapiantarle in un terreno più vasto e più adatto: Odenthal-Scheuren, in Renania.

5. Tè colombiano

A Bitaco, villaggio andino della Valle del Cauca, Agricola Himalaya SA, da oltre cinquant’anni nel settore, e Hindú ®, il più importante brand colombiano del tè, hanno creato la Bitaco Unique Colombian Tea e hanno dato il via alla storia del tè colombiano. Le piantagioni sono situate a 2000 metri di altezza e il clima tropicale, l’ambiente incontaminato e l’acqua di montagna hanno un ruolo fondamentale nella riuscita del prodotto.

Carlotta ha conosciuto l’azienda al World Tea Expo 2017 e abbiamo assaggiato alcuni tè neri. Il sapore ricorda quello di un tè indiano Assam, morbido, maltato, dolce.

Jordan G. Hardin di World of Tea ha realizzato un bel reportage su questa realtà. Lo potete leggere qui

Il tè nero colombiano ha un sapore dolce, maltato

6. Piantagione di tè in Perù

L’arrivo del tè in Perù viene fatto risalire alla fine dell’Ottocento, quando il dottor Benjamin De La Torre avanzò l’idea di coltivare piante di tè come risposta al declino dei prezzi di caffè, coca e colture da canna. La proposta fu accolta e furono introdotti i primi semi nel Paese, grazie anche al contributo del console peruviano in Giappone. Tuttavia, poco dopo che le piantagioni diedero i loro primi raccolti, nel 1917 De la Torre cadde vittima di un agguato e le coltivazioni di tè furono abbandonate.

Successivamente però il governo peruviano riprese in mano l’iniziativa e arruolò esperti in materia, provenienti direttamente dallo Sri Lanka. Nel giro di un anno, vennero create delle vere e proprie piantagioni di tè nella valle di La Convencion – Cusco.

La produzione cresceva a tal punto che, nei primi anni ’40, con più di 800.000 piante, si rese necessaria la creazione delle prime due fabbriche peruviane di tè. Una terza fabbrica nacque negli anni Ottanta grazie al sostegno finanziario dei Paesi Bassi. Tra il 1961 e il 2012, le esportazioni hanno però subito un progressivo calo, specialmente per l’inesperienza dei produttori nella gestione delle imprese. La storia del tè in Perù è stata quindi abbastanza travagliata e rallentata dalle particolari condizioni politiche ed economiche del paese, aggravate dal problema dei narcotrafficanti.

Sul tea blog Steep Stories potete trovare la descrizione di una degustazione di alcuni tè peruviani.

7. Tè a stelle e strisce: Stati Uniti

Dal Mississippi alla Columbia Britannica, dalle Hawaii fino alla Carolina del Sud. A oggi sono circa 60 le aziende statunitensi che coltivano tè. Secondo alcuni dati relativi al 2015 e forniti dalla Tea Association of the USA Inc., la produzione e il mercato del tè americano crescono del 10% l’anno: un trend sicuramente interessante.

Carlotta ha visitato la piantagione californiana Golden Feather Tea. Per saperne di più leggete qui

Il tè si coltiva anche nei Stati Uniti dalla California alla Carolina del Sud, fino alle Hawaii

8. Tè alle Seychelles

Non è una vacanza da sogno che vi propongo, ma una vacanza per scoprire anche il tè che si produce nell’isola di Mahé.

Tea Factory, questo il nome dell’azienda che dal 1962 gestisce la coltivazione e la lavorazione del tè alle Seychelles con terrazze di tè ai fianchi della montagna di Morne Blanc. Le selezioni sono particolari, con tè puri e blend ispirati alle materie prime locali come la citronella. Vengono venduti con il marchio “Seyte”.

9. Piantagione di tè in Australia

Dire Australia, nel pensiero comune, è dire canguro e koala, spiagge bianchissime e scogliere da favola. Insomma, difficilmente ci si aspetta che a questa terra sia collegato il tè. Ebbene sì, anche l’Australia è un giardino di Camellia Sinensis. Piantagioni di tè infatti sono situate in Tasmania, in Victoria e nella foresta pluviale del Queensland, proprio a ridosso della Grande Barriera Corallina.

La storia del tè australiano è recente: nel 1993 una delegazione di ricercatori giapponesi visita i territori australiani alla ricerca di nuove zone dove installare piante di tè. La regione scelta è quella del Victoria, soprattutto per ragioni climatiche. Il governo locale ha quindi inviato un gruppo di coltivatori proprio in Giappone, affinché apprendessero le tecniche di coltivazione e di produzione del tè. Nel 2001 le prime piantine di Camellia arrivano in Australia grazie all’interessamento dell’AQIS (Australian Quarantine Inspection Service) e grazie agli investimenti della società giapponese Ito En, impegnatasi a costruire una fabbrica di tè a Wangaratta, nel Nord Est del Victoria.
Nel 2004 si sono avuti i primi raccolti significativi, ma qualche problema è sorto a causa della distanza tra la zona di coltivazione e quella di lavorazione delle foglie di tè: i tempi di trasporto, infatti, causavano l’ossidazione del raccolto. La soluzione è una trovata tutta australiana: è stato realizzato infatti un apposito contenitore dove le foglie vengono mantenute a una temperatura controllata.

10. Nuova Zelanda

Restiamo in zona. Carlotta ci ha raccontato che al World Tea Expo 2017 ha incontrato Zealong, azienda di tè della Nuova Zelanda. La loro storia è iniziata nel 1996 quando il signor Tzu Chen, dopo avere sperimentato con successo la coltivazione di una singola piantina, ha deciso di importare da Taiwan 1500 esemplari di Camellia Sinensis nella regione di Waikato. In realtà solo 130 arrivarono a destinazione dopo la lunga quarantena imposta dal ministero dell’agricoltura.

La piantagione si può visitare con un tour di 60 minuti ed è stato creato un ristorante, il Camellia Tea House, dove il menu è stato creato per fare da miglior contraltare possibile ai tè Zealong, non viceversa come succede di solito.

 

Fonti: ansa.itcamelielucchesia.itrivistadiagraria.orgossolanews.itvcoazzurratv.itverbanonews.ittee-fokus.degermanys-teagarden.blogspot.de; tregothnan.co.uk; indipendent.co.ukazzorre.comvisitazores.comansa.ittelegraph.co.ukilsole24ore.comdailymail.co.ukbitacotea.comsteepstories.comcrazyteamakerblogusnews.com;
seychelles.travelstcl.scworldoftea.org; newzealand.com
Foto: ©pixabay; ©Five o' clock; ©il tè di Capannori; ©Tregothnan
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I cocktail al tè e tisane sono sicuramente una delle ultime tendenze del settore, insieme al kombucha e al cheese tea. Lo conferma la terza edizione del concorso nazionale A.B.I Professional (Associazione Barmen Italiani) che quest’anno si è svolta a Courmayeur, in Val d’Aosta.

A vincere la sfida 2018 e a diventare il miglior barman d’Italia è stato infatti Erwan Garofano che ha usato tra gli ingredienti proprio una tisana. Si chiama “Notti in Tibet” e contiene karkadè, rosa canina, zucchero marrone, scorze d’arancio, mela, cubetti di papaya, aromi, sambuco, cannella, mandorle, bastoncini. A questo dolce e profumato infuso sono stati aggiunti sciroppo di zucchero, succo di lime e il gin alpino Vergin. Così è nato Sea in the Mountain, il cocktail che ha conquistato la giuria del concorso e ha permesso a Erwan di guadagnarsi il titolo superando gli altri 20 concorrenti.

Erwan Garofano è il miglior barman d'Italia

Al secondo posto si è classificato Giuseppe Rizzo di Taranto che con Gin Bombay Sapphire, Vermouth extra dry e Saint Germain ha creato il suo Miscere Dei.

Terzo gradino del podio invece per Valerio Vitiello che molti di voi già conoscono per aver vinto la Tea Masters Cup (TMC) Italia 2017 nella categoria Tea Mixology (secondo nella finale mondiale in Cina) e per aver partecipato all’ultima edizione di In•Tè Bologna Tè Festival, il festival del tè italiano. Alla TMC Valerio aveva usato Earl Grey e rooibos, a Bologna invece un tè oolong per un cocktail analcolico.
Al concorso A.B.I. il bartender, sardo di nascita e valdostano di adozione, ha proposto un originale kombucha con un tè verde all’osmanto, un fiore tipico del Sud della Cina dai sentori dolci e avvolgenti.

Scopriamo le ricette dei due cocktail a base di tè e tisane.

Cocktail e tisana: Sea in the Mountain

Ecco gli ingredienti della proposta del vincitore Erwan Garofano:

40 ml di Vergin
50 ml di infuso “Notti in Tibet”
20 ml di sciroppo di zucchero
20 ml di succo di lime

Decorazione: agrumi disidratati, cannella, corallo di zucchero

Erwan Garofano è un giovanissimo barman ligure. Lavora al Caravaggio Cafè di Rapallo (Ge). Ma perché questa scelta? Abbiamo fatto una brevissima intervista al miglior barman d’Italia…

Come è nato Sea in the Mountain?

La mia prerogativa e quella dello staff con cui lavoro – ci ha spiegato Erwan – è la continua ricerca di prodotti naturali e di alta qualità al servizio della clientela più esigente e con i miei titolari Paolo e Mario Gastoldi abbiamo pensato che l’utilizzo di un infuso al top di gamma rielaborato all’interno di un cocktail poteva essere una scelta vincente.

Ti capita spesso di creare cocktail con tè o infusi?

Mi capita spesso di creare nuovi cocktail. L’utilizzo di un ingrediente al posto di un altro è semplicemente una scelta di gusto e originalità, ma di sicuro i tè e gli infusi stanno prendendo sempre più piede nella cultura del bere miscelato.

Cocktail e tè: Kombucha

Vediamo ora gli ingredienti della proposta di Valerio Vitiello. Questa volta non si parla di una tisana ma di un tè verde.

Il cocktail di Valerio Vitiello kombucha a base di tè verde all'osmanto

15 ml gin puro
35 ml vodka alla vaniglia
15 ml alkermes
15 ml miele
15 ml succo di limone
tè verde all’osmanto

 

Avete mai bevuto un cocktail con tè o con una tisana? Raccontateci la vostra esperienza!

Tempo fa vi avevo parlato del cocktail al tè matcha di Izu Milano. Leggete l’articolo qui

Tra l’altro, proprio ieri la tea blogger Lu Ann Pannunzio ha pubblicato il post “Tea infused Wine“, un interessante mini guida per abbinare tè e vino.

 

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Tea: A User’s Guide è il libro scritto dal famoso tea blogger americano Tony Gebely, fondatore di World of Tea. Dopo anni di studio e un lungo periodo di lavorazione è uscito il 5 novembre 2016 ed è disponibile in inglese sia in versione cartacea che pdf o ebook. Da quando l’ho acquistato è diventato per me e per alcuni articoli di questo blog un punto di riferimento. Perché?

Perché è una guida semplice e chiara da consultare, con tante informazioni utili in uno stile leggero che rispecchia molto quello che da sempre ha caratterizzato Five o’ clock. La voce di Tony accompagna il lettore come se fosse un amico che ti racconta le ultime cose che ha visto o l’ultimo viaggio che ha fatto. Questo rende il testo (275 pagine) molto scorrevole e piacevole, facile da leggere anche per chi non è madrelingua inglese.

Tea: A User’s Guide: di che cosa parla?

Come ho accennato e come già dice il titolo, Tea: A User’s Guide di Tony Gebely è una guida, un manuale di base per iniziare a orientarsi in questo fantastico mondo. Si inizia a definire la materia: che cos’è il tè? Domanda per niente scontata se pensiamo alla confusione che da anni avvolge il rooibos

Si passa poi a parlare della coltivazione, dei tempi e delle tipologie di raccolto. Molto interessante la parte riservata alla composizione chimica delle foglie. Non si parla di salute e proprietà in questo libro (cosa che apprezzo) ma si spiega quali componenti chimici sono contenuti nelle foglie della pianta del tè e come si evolvono durante la lavorazione.

Il nostro manuale passa poi a raccontare che cosa succede alle foglie, come vengono lavorate dopo il raccolto e quali sono i tipi di tè. Questa sezione è illustrata con utili schemi sulle lavorazioni. A questo punto inizia un’altra sezione molto utile che è quella delle schede ovvero una breve descrizione di grandi protagonisti provenienti da diverse parti del mondo. Curiosa la scelta di partire dai tè verdi, suddivisi per Paese e per regione, dal Sencha giapponese al Meng Ding Gan Lu cinese (provincia del Sichuan). Si prosegue con i tè gialli, i tè bianchi (comprese alcune specialità come il Darjeeling Silver Tips o lo Sri Lanka Silver Tips) e gli oolong, con alcune informazioni specifiche sulle differenze tra Cina e Taiwan, senza dimenticare di citare la produzione thailandese. Il nostro viaggio con Tony Gebely prosegue con i tè neri di Cina, Taiwan, India, Kenya, Sri Lanka e Giappone, per finire con i tè fermentati. Anche in questo è interessante notare che non si parla solo dei ben noti puer, ma pure di qualche prezioso esempio giapponese, come il goishicha (di cui vi avevo parlato qui in occasione di Expo Milano 2015).

La carrellata di schede si conclude con la differenza tra tè aromatizzati e profumati (di cui vi avevo accennato descrivendo il tè al gelsomino) con esempi illustri come l’Earl Grey o il Genmaicha, per poi passare ai blend, al tè tostato, al tè invecchiato, al tè macinato (come il matcha) e infine deteinato.

L’ultima parte di Tea: A User’s Guide approfondisce il tema delle infusioni, dalla cinetica alla qualità dell’acqua, fino alle soluzioni per migliorare un tè troppo forte o troppo delicato. Mi piace molto il paragrafo dedicato a come sviluppare un proprio stile personale. È un tema su cui credo molto e come dico sempre: “Se uno vuole tenere un tè verde in infusione per 5 minuti perché preferisce quel tipo di sapore, chi sono io per dire di fare diversamente?”.

Tony Gebely conclude il suo racconto con consigli su come valutare e descrivere un tè con la vista, l’olfatto e il gusto e, infine, ci aiuta a capire come conservare i nostri piccoli e profumati tesori.

 

 

Foto: Five O clock
Questo articolo concorre al programma di affiliazione Amazon
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Avete mai sentito parlare di Cheese Tea? Si tratta di un tè ricoperto di una crema al formaggio che per certi versi può ricordare il dolce americano cheesecake. Sembra che sia l’ultima tendenza in Asia per quanto riguarda il tè. Tutto è nato nel 2010 a Taiwan, patria, tra l’altro, del Bubble Tea (una bevanda a base di tè, succo di frutta e perle di tapioca di cui ho accennato qui). Da Taiwan, la pittoresca moda si è diffusa in Cina (in mandarino lo chiamano zhī shì chá), Singapore, Hong Kong, New York, Los Angeles, per poi arrivare in Europa.

Si può trovare anche in Italia?

Probabilmente questa domanda vi frulla in testa da quando avete letto il titolo dell’articolo… bene, preparatevi perché la risposta è sì. Grazie alla mia collega Chiara ho scoperto che nella zona di Chinatown a Milano il Cheese Tea c’è. Potevo non provarlo? Naturalmente no e così una mattina sono partita in esplorazione.

Ho trovato il Cheese Tea al caffè del Chateau Dufan di via Paolo Sarpi, angolo Piazzale Baiamonti. Costo: 4.50 euro. So che questo locale è famoso per il Bubble Tea ma, evidentemente, non solo… hanno due versioni di Cheese Tea, una con gli Oreo e una con i cookies. Ho scelto la seconda e, mentre me lo preparavano, ho chiesto qualche informazione per voi.

Come si prepara il Cheese Tea?

Al Chateau Dufan la base è sempre un Earl Grey, il classico tè al bergamotto che, tra l’altro, adoro. Il tè si può avere sia caldo che freddo. A questo viene aggiunto del latte liofilizzato. Il bicchiere viene riempito per 3/4 di tè e l’ultima parte è il cheese ovvero ricotta montata con la panna. Tocco finale: cookies sbriciolati per dare un po’ di croccantezza al tutto.

L’originale ricetta di Taiwan prevedeva formaggio in polvere ma sempre più spesso nel mondo ho letto che si punta a ricercare formaggi veri e propri, a volte legati a produzioni locali. Insomma, spazio alla fantasia! In Italia credo che la ricotta sia una scelta particolarmente azzeccata (anche se non è un formaggio come avevo spiegato tempo fa su Agrodolce.it). Pensate a quanti dolci a base di ricotta ci sono nella nostra tradizione…

Che sapore ha?

Qualsiasi formaggio venga usato, viene lavorato fino a renderlo schiumoso come se fosse panna montata quindi, alla fine, molti lo descrivono semplicemente come un frappè al tè, un tè freddo con panna montata o qualcosa di simile a un cheesecake.

Che cosa ne penso io? Bè, sono d’accordo con chi dice che la parte dedicata al formaggio ricorda tantissimo la panna montata. La scelta del bergamotto secondo me è ottima perché dà un po’ di freschezza e aromaticità al tutto. In più il tè in generale ha questa capacità straordinaria di pulire la bocca e quindi, tutto sommato, la ricotta con la panna va giù piacevolmente. L’unica cosa che non mi è davvero piaciuto è stato il fatto che il tè era già zuccherato e per i miei gusti era troppo troppo dolce. Panna (o qualcosa di simile sopra), super dolcezza sotto… ammetto di non essere arrivata alla fine del mio primo cheese tea.

Per il resto, un’esperienza da ripetere? Perché no. Sono sempre aperta alle novità e sarei curiosa di provare altre interpretazioni visto che ognuno nel mondo sembra che stia creando la propria ricetta di tè al formaggio. Certo una tazza di buon tè è tutto un altro film però è curioso vedere come questa bevanda millenaria venga interpretata in modo diverso in differenti momenti storici e in diversi paesi.

Foto: ©Five O' clock
Fonti: cntraveler.com; independent.co.uk; agrodolce.it; popsugar.com; marshable.com
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L’estate sta arrivando (anche se non sembra) e si inizia a parlare di tè freddo. La settimana scorsa sono stata al lancio in Italia di FUZETEA, il brand di tè ready-to-drink di Coca-Cola, distribuito da gennaio 2018 nei canali della grande distribuzione e della Ho.Re.Ca (Hotellerie-Restaurant-Café).

Tante volte mi sono sentita dire che il tè in Italia non può funzionare, che sarà sempre una nicchia. Visto il successo delle due edizioni del festival del tè In Tè Bologna Festival e dell’interesse crescente di tante persone che seguono questo blog mi sono chiesta: sarà vero? Se anche Coca-Cola ha deciso di portare il suo prodotto in Italia qualcosa sta cambiando. Vediamo allora qualche dato riferito al tè freddo…

Il mercato del tè freddo

Partiamo da una visione più generale… secondo i dati di Euromonitor International il mercato globale del tè ready-to-drink (RTD), venduto già pronto al consumo, è aumentato più del 40% in termini di dimensioni tra il 2011 e il 2016 e le previsioni indicano un’ulteriore crescita.

Dove si consuma più tè freddo? Al primo posto c’è la Cina con oltre 15mila milioni di litri all’anno (2016). Certo, stiamo parlando di un Paese molto popolato… vediamo allora chi c’è al secondo posto: il Giappone. Ve lo sareste mai aspettato? Questa situazione mi è stata confermata dall’esperto di tè giapponese Oskar Brekell e da Mr. Suzuki della prefettura di Shizuoka durante l’ultimo festival del tè. Entrambi sottolineavano che in Giappone questo tipo di prodotti stanno migliorando in termini di qualità e che ci sono bevande interessanti oggi in commercio.

Perché tanto successo? Sicuramente c’è sempre una maggiore offerta a livello internazionale: diversi gusti, diverse gradazioni di zucchero, diversi formati. È una soluzione pratica e in più questo trend positivo di inserirebbe in una più generale tendenza dei consumatori a cercare prodotti naturali, magari biologici, attenti alla salute. Per questo la scelta allora cade sempre più spesso sul tè verde a discapito del tè nero.

A questo proposito è interessante una ricerca pubblicata a gennaio 2018 da YouGov BrandIndex e riportata da World Tea News: negli Stati Uniti i millennials (adulti tra i 18 e i 34 anni) sono alla ricerca di brand di tè freddo con un minor quantitativo di zucchero, di coloranti e di aromi artificiali.

E l’Italia? Il nostro Paese è al 10 posto della classifica dei principali consumatori di tè freddo al mondo con 453 milioni di litri all’anno (2016). In Europa, sono la Germania ne consumerebbe di più. Nel canale di vendita al dettaglio, è previsto un tasso di crescita annuo di volume e valore del 3% per questi tè ready-to-drink. Si prevede che il mercato a valore raggiungerà i 449 milioni di euro nel 2021. Un articolo de Ilsole24ore, citando Euromonitor, sottolinea che il mercato del tè in Italia (non solo del tè freddo) dovrebbe avere una crescita del 14% nei prossimi tre anni.

Se volete conoscere qualcosa sui trend del tè in Italia e nel mondo vi consiglio questi articoli:

Se invece volete provare a preparare il tè freddo in casa in modo semplice e naturale cliccate qui

 

Fonti: si ringrazia l’ufficio stampa di Fuzetea per aver condiviso alcuni dati di Zenith Global “Ready-to-drink Tea Innovation Report 2017″ e di Euromonitor International – “Tea RTD 2017”; Worldteanews.com; Ilsole24ore.com
Foto: ©Nathan Dumlao
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Come posso portare il tè in ufficio? Che cosa serve? C’è qualche trucco per rendere tutto più piacevole? Ma, soprattutto, ha senso? A queste domande ho cercato di rispondere durante uno dei miei workshop (l’altro era sul matrimonio) alla seconda edizione di In Tè Bologna Tè Festival. Visto che in tantissimi hanno seguito l’incontro sia a Bologna che live su Facebook e visto che proprio questa mattina mio marito si è portato al lavoro tutto il necessario, ho pensato di riassumere i miei consigli anche qui sul blog… è un argomento interessante visto che passiamo in ufficio o comunque al lavoro gran parte della nostra settimana.

Una tazza di tè è un buon modo per rendere la giornata più piacevole, anche e soprattutto quando le cose non sembrano andare per il verso giusto, ci sentiamo stanchi e preoccupati per le troppe cose da fare. Provate: fermatevi 5 minuti. Accendete il bollitore, prendete la tazza e il vostro tè preferito. Mettetelo in infusione, filtrate e bevete un primo sorso di quello che alcuni chiamano “saggezza liquida”. Come dice Lu Ann Pannunzio nel suo libro (la recensione è qui), fate tutto questo concentrandovi solo sui vostri movimenti. Non pensate a nient’altro se non a preparare il tè, qui e ora. Riuscirete a vedere tutto quanto da una prospettiva diversa e ad arrivare a fine giornata sarà meno pesante.

Il tè rende lucidi senza agitare. In più, da un recente studio della scuola di psicologia e scienze cognitive dell’università di Pechino, riportato da The Telegraph e da The Guardian, questa bevanda aumenta la creatività, l’attenzione e il buon umore.

Vediamo ora come rendere il tutto più pratico e piacevole possibile.

Tazza – thermos

Senza tazza non si può fare un tè. C’è chi la preferisce con il bordo sottile e chi con il bordo spesso, chi alta e chi bassa,… ognuno ha le sue abitudini quindi consiglio da portare da casa una delle vostre preferite. Magari un regalo di una persona cara o il ricordo di un viaggio… tutti elementi utili per rendere questo momento più piacevole e rilassante.

L'angolo del tè su Instagram

Si può portare il thermos o la travel mug? Certo che sì se vi trovate bene. Per me questa soluzione ha solo due difetti (ma è una considerazione personale): 1) non sempre alla mattina ho tempo di preparare tutto e rischio, nella fretta, di dimenticarmi 2) e se poi finisce la mia scorta e ho comunque voglia di qualcosa di caldo? A me piace avere la possibilità di prepararmi qualcosa anche sul momento. Thermos e travel mug li uso spesso in viaggio. Ps. Se conoscete un buon thermos che mantenga a lungo la temperatura avvisatemi!

Quale tè scegliere?

A questa domanda rispondo sempre: quello che vi piace. La pausa tè deve essere un momento quotidiano di benessere quindi dovete accompagnarlo con i vostri profumi e sapori preferiti. Quando lavoravo nelle redazioni mi tenevo sempre diverse proposte: un verde, un nero (di solito aromatizzato) e una tisana. In base all’umore e al tempo atmosferico sceglievo di volta in volta che cosa preparare.

Il matcha sicuramente è un tè interessante al lavoro perché ricco di teina e il suo rilascio è più lento e prolungato di quello del caffè.

E ora la domanda fatidica: tè in foglie o no? Bisogna ammettere che le bustine sono pratiche (pure in vacanza) e iniziano a girare prodotti di media qualità. Altrimenti potrete creare la vostra bustina con i filtri monodose e il vostro tè preferito. I sacchettini che sto usando ora li trovate qui altrimenti sono famosi e diffusi nei negozi specializzati e nelle erboristerie quelli della Finum. Ci sono poi gli infusori, le teiere con il filtro incorporato, le tisaniere… le possibilità sono tante. Provate per capire quale situazione è più adatta a voi e al vostro ufficio.

Bollitore

Per preparare una tazza di tè ci vuole un bollitore. “Non posso scaldare l’acqua nel microonde?” qualcuno si starà chiedendo. Certo, può sembrare una soluzione più semplice… alcuni uffici in Italia sono già dotati di questo strumento mentre il bollitore è una cosa strana ma ora vi spiego perché cambiare abitudine. Per prima cosa: vi è mai successo di mettere una tazza nel forno microonde e dopo solo un minuto l’esterno era ustionante e il liquido all’interno solo tiepido? In più non avete il controllo delle temperature. Avete poi notato che l’infusione è più difficile se mettete prima l’acqua e poi il tè, sia in foglia che in bustina? Per colorare il vostro liquido dovete poi strapazzare il filtro nella tazza un bel po’.

Alcune siti internet tempo fa riportavano una ricerca secondo cui il tè preparato al microonde era migliore. Bene, per chi è interessato all’argomento e vuole sapere che cosa esattamente diceva lo studio (sì, anche i giornalisti sbagliano e lo dico da giornalista) vi rimando all’articolo del blog World of Tea.

Il bollitore è quindi uno strumento necessario. Potete acquistarlo in negozi di casalinghi o specializzati in tè oppure su Amazon. Li trovate in plastica, in vetro, in acciaio inox… più o meno grandi. I prezzi partono da 9,90 euro. Per sapere quali sono i consigliati dai lettori di Five o’ clock leggete qui.

Il “kit di sopravvivenza” che ho dato a mio marito:

Che cosa serve per preparare il tè in ufficio

Non ho mai sentito che in un ufficio vietassero l’uso del bollitore per motivi di sicurezza. Se avete dei dubbi, chiedete prima consiglio al vostro referente.

In riunione

E se persino durante le riunioni si potesse bere una tazza di tè? Dura di più di un caffè, è un piacere che si gusta pian piano, man mano che vanno avanti le discussioni. Abbiamo detto prima che dona lucidità e una maggiore creatività quindi il tè potrebbe essere un ottimo alleato in queste situazioni.

Stessa cosa duranti i pranzi aziendali. Spesso l’alcol è vietato e quindi possiamo accompagnare il nostro piatto di pasta o il nostro arrosto con l’acqua o… succhi di frutta. Non ridete, succede! Nella vecchia azienda di mio marito era il menu delle bevande dei pranzi aziendali di Natale: acqua e succhi di frutta. Pensate che io li ho eliminati persino dal cocktail di benvenuto del mio matrimonio, sostituendoli con dei tè freddi (preparati con l’infusione a freddo), figuriamoci in occasioni del genere… catering in ascolto, pensateci e, in caso, scrivetemi!

Condivisione

È sicuramente uno degli elementi più importanti per portare un buon tè in ufficio! È bello preparare e sorseggiare la propria tazza da soli (a volte persino utile e necessario), ma è ancora più bello poter condividere questo momento con gli altri. Ho notato che si crea un clima più affiatato e collaborativo. Quindi ben venga il tè durante le riunioni, in una pausa tra colleghi o dopo pranzo, prima di ricominciare a lavorare.

Mentre scrivevo questo articolo mi ha chiamato mio marito. Non voleva sapere che cosa avevo preparato per cena (un classico!) ma voleva raccontarmi, tutto entusiasta, del suo primo tè con i colleghi. Aveva preparato per tutti un Sencha. Hanno commentato insieme il profumo e il sapore del liquore ed era tutto contento di come era venuto il tè (“siccome l’acqua mi sembrava troppo calda l’ho tenuto in infusione 2 minuti e mezzo ed era buono, è piaciuto!”).

Ha già promesso che la prossima volta porterà il Darjeeling, il suo tè preferito… ha iniziato a lavorare in questa azienda da poco più di un mese e una tazza di tè sta diventando la scusa ideale per conoscere chi lavora con lui

Vi ho convinto che portare il tè in ufficio è un’ottima idea? 😉

Condividete le vostro foto del tè al lavoro con l’hashtag #nonlavorosenzatè e teniamoci compagnia virtualmente in ogni momento della giornata!

 

Foto di copertina: rawpixel.com - Foto da Instagram: @langolodelte
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Fonti: The Telegraph; The Guardian; Tea for me please; World of Tea

E anche la seconda edizione del festival del tè, In Tè Bologna Tè Festival, è finita. È stato bellissimo incontrare molti di voi e conoscere nuove persone… forse è la parte che mi è piaciuta di più… tea friends are the best!

Per sapere cosa è successo vi rimando al racconto di Francesca qui

Ora invece vi lascio il racconto per immagini di mio marito, alla sua prima volta al festival. Non ama scrivere ma è appassionato di fotografia e ha voluto raccontare quest’esperienza in 24 fotografie:

Quali sono stati i suoi tè preferiti? L’oolong He Haung Qilai e il matcha.

 

Foto: Andrea Montebelli per Five o' clock

Si è appena conclusa la seconda edizione di In Tè Bologna Tè Festival, il festival italiano del tè. Come è stato? Che cosa è piaciuto di più?

Visto che sono troppo legata all’organizzazione dell’evento ho pensato fosse meglio lasciare la parola a una persona che si sta avvicinando da poco al mondo del tè e che vedeva per la prima volta qualcosa del genere, Francesca. Ecco come ha vissuto quest’esperienza…

Quello che è avvenuto lo scorso sabato 10 febbraio, nella singolare cornice di Palazzo Pallavicini a Bologna, potrebbe senza dubbio definirsi il mio “battesimo del tè”.
Partita all’alba da una Milano uggiosa, al mio arrivo in stazione mi accoglie una Bologna alquanto fredda e l’idea di dovermi recare a un festival del tè iniziava a convincermi sempre più. Certo, perché io e il tè non siamo andati molto d’accordo in passato, se non per ragioni di “influenze”! E anche perché – e qui parte il mea culpa – ho sempre associato il tè ad una bevanda annacquata (perdonatemi!), non corposa, non decisa nel gusto, resa piacevole solo dagli aromi o da un cucchiaino di zucchero. Fino a poco tempo fa, infatti, la mia conoscenza in materia di tè era così vasta da limitarsi entro qualche decina di centimetri degli scaffali di un supermercato di provincia: non conoscevo altro tè all’infuori di quello commerciale in bustina.
Si può ben immaginare con quanta imperizia e con quale ignoranza in materia io mi sia recata al festival “In tè” di Bologna. Ma è proprio quando sai di non sapere che scatta la viva curiosità di conoscere. E così è avvenuto durante la breve esperienza bolognese.

Non posso parlare di amore a prima vista o colpo di fulmine: il mio approccio al tè ed al suo mondo è stato graduale ma intenso allo stesso tempo. Arrivata in via san Felice, mi immetto in uno dei classici portici bolognesi. Dopo pochi passi, raggiungo presto Palazzo Pallavicini, un’elegante quinta, scelta per accogliere la kermesse del tè. Una maestosa scalinata, adornata da stucchi e statue di personaggi della mitologia greco-romana, mi introduce nel piano nobile, set del festival. Varcando la porta, sono letteralmente investita da un intenso profumo di essenze floreali, speziate, note di frutta: una combinazione feconda per le mie papille olfattive, in un primo momento, e gustative, poco dopo. E poiché anche l’occhio vuole la sua parte, facendo un rapido giro delle ampie sale espositive, vengo presto rapita dagli affreschi che le decorano e dalle loro didascalie: motti o brevi citazioni dal greco e dal latino illustrano scene di mitologia antica, nel pieno gusto neoclassico settecentesco. Deformazioni professionali e amore per l’arte neoclassica hanno giocato il loro ruolo…

 

Con l’entusiasmo di un bambino, ora che la location e i profumi avevano sedotto la vista e l’olfatto, ripercorro con calma ogni sala: adesso tocca al gusto!
Il mio tour inizia in modo soft con un caldo infuso alla rosa canina, ben presto seguito da una miscela di tè nero e tè verde con gelsomino, girasole e graviola. Della seconda, ho assaggiato sia la versione in tisana sia in liquore. I profumi che esalavano dalle ciotoline dove venivano esposti gli infusi si ritrovavano in bocca, identici, tanto intensi che anche l’aggiunta dell’alcol non ne aveva modificato le note piacevolmente dolci.

Entro, quindi, nel primo dei grandi saloni: un alto soffitto, ornato da un tripudio di muse, divinità e motti della filosofia antica, e pareti affrescate con i monumenti più rappresentativi di Bologna fanno da contorno alla mia successiva tappa di assaggi. Mi viene presto offerta una miscela avvolgente dal sapore molto speziato, accompagnato dalle note amare del caffè e del cioccolato: cosa accompagnare un gusto così deciso? Una deliziosa pasticceria mignon!

Da questo momento in poi, il mio percorso diventa veramente inesplorato. Sì, perché dopo queste prime degustazioni, arriva veramente l’ora del tè, o meglio del tè del paese ospite: il Giappone.
Dopo aver scambiato qualche parola con l’esperto giapponese allo stand e aver appreso i particolari tempi e modi di coltivazione del loro tè, decido di assaggiarne uno, fidandomi del suo consiglio, il gyokuro: nuovo colore, nuova temperatura, nuovo metodo di infusione, ma soprattutto nuovo sapore. Sì, per la prima volta assaggio un tè “salato” o, comunque, dal sapore quasi salmastro (non me ne vogliano i cultori esperti, è solo la mia sensazione). Con grande stupore da parte mia e del signore giapponese, il gyokuro mi è piaciuto e molto! Il mio battesimo del tè era appena avvenuto.

Proseguo il mio giro e mi soffermo nel bookshop, la cui posizione a circa metà del tour sembrava essere funzionale alla pausa che ci si concede bevendo un tè. La sala dedicata ai libri accoglieva, infatti, sia la grande letteratura che i brevi racconti da leggere nel tempo di un’infusione! Questo perché un tè, al pari di un libro o insieme ad esso, dà ristoro anche allo spirito.
E se non si ha così tanto tempo a disposizione da starsene seduti comodamente sul divano a leggere un libro, e magari ci si trova dietro una scrivania in ufficio, è sempre possibile sorseggiare un tè? Sì e Carlotta Mariani ce lo ha spiegato nel suo workshop “No tea, no work” e sperimentato in diretta Facebook! A dire il vero, nel rispetto delle tradizioni orientali, come molti di voi sapranno, ci sarebbe tutto un rituale da seguire, cioè una vera e propria cerimonia del tè, così come alcune giapponesi, in abiti tradizionali, hanno più volte dimostrato nel corso del festival.

La curiosità per il tè, nel frattempo, andava aumentando. Ho cambiato sala e mi sono diretta verso altri espositori: è la volta dei tè africani del Malawi. Tè bianco, tè nero, tè verde…l’espositore mi invita ad assaggiarli tutti e a sentirne anche le fragranze, cercando possibilmente di coglierne le differenze. Nonostante avessi spiegato di essere nuova del settore, mi viene lanciata comunque la sfida…e non mi sono fatta pregare due volte!

Proseguendo tra le sale, mi imbatto in un piccolo banco espositivo, sul quale trovo assaggi di biscotti e di pan focaccia. Curiosa, chiedo informazioni: uno squisito mix tra sale celtico e tè rendeva eccezionali due prodotti da forno così semplici. E poi, spostandomi di poco, assaggio miele e tisane di ogni sorta. Il mio giro sta per concludersi, a malincuore, ma non prima di aver assaggiato altri due tè: il sencha e il matcha.

Vari tipi di tè giapponese al festival del tè a Bologna

Rimango stupita dalla preparazione del primo. In genere, ci si serve di un termometro per alimenti al fine di raggiungere una temperatura dell’acqua che mantenga intatte le caratteristiche organolettiche delle foglie in infusione. L’esperto giapponese che mi invita ad assaggiare il sencha riesce a sorprendere tutti perché, tramite un sistema di raffreddamento per travaso, era capace di tastare la temperatura ottimale direttamente dalle ciotole in cui versava l’acqua calda: un tatto infallibile! E non era da meno la sua perizia nel filtrare il tè… lo versava letteralmente fino all’ultima goccia, la più importante, quella intrisa di essenze.

Da ultimo, il mio incontro con il matcha. A differenza di molti altri tè, di questo avevo già sentito parlare, ma non lo avevo mai provato in prima persona. Ne osservo le fasi della preparazione e ascolto attentamente la spiegazione: resto affascinata anche in questo caso dalla “sacralità” dei gesti.

A Luciano De Crescenzo si attribuisce un aforisma, secondo il quale il caffè sia solo una scusa per dire a un amico che gli vuoi bene. Avendo visto i tempi e i modi di preparazione, l’attenzione alle giuste temperature, la cura nella scelta delle tipologie e la precisione (si parla di pochi grammi) con cui prepararne una buona tazza, penso che si possa dire lo stesso, e forse anche di più, per il tè. Dite a voi stessi di volervi bene e poi ditelo anche agli altri.

Lasciatevi coccolare da una tazza di tè: io l’ho appena fatto!

TOP 3 DI FRANCESCA:

  1. Tè bianco del Malawi
  2. Matcha (da neofita lo sposerei con il pesce azzurro arrosto)
  3. Genmaicha, il tè pop corn (per saperne di più cliccate qui)

 

E ora aspettiamo la vostra top 3 😉

 

Foto: ©Francesca Lorefice

Siete pronti per la seconda edizione del festival del tè in Italia, In Tè Bologna Tè Festival dal 9 all’11 febbraio 2018 a Palazzo Pallavicini, Bologna? Vi ho parlato del programma, dell’ingresso gratuito, degli espositori, degli miei incontri sul tè in ufficio e nei matrimoni. Oggi voglio parlarvi delle novità di questa edizione che si preannuncia davvero ricca e interessante.

Novità tra tè e tisane

Iniziamo dall’argomento forse più curioso per chi segue questo blog. Per prima cosa, novità di quest’anno è la presenza di tre produttori, due giapponesi (Marumatsu e Maruyama) e uno dal Malawi, Africa (Satemwa Tea Estate). Potrete trovare tè neri e oolong giapponesi e il tencha samidori, tè che ha vinto diversi concorsi per matcha da cerimonia (Uji matcha). Tra le specialità, non perdetevi il tè bianco dello Sri Lanka e del Malawi e un profumato tè nero nepalese.

Non solo. Quest’anno ci saranno più proposte di tisane rispetto all’anno scorso, un caldo piacere da sorseggiare anche prima di andare a dormire.

Altra novità interessante è la linea di sali aromatizzati al tè per cucinare in modo semplice e veloce tanti piatti originali. Ho provato in anteprima il sale al Lapsang Souchong ed è stato una piacevole scoperta. Lo ho aggiunto a una vellutata di zucca all’ultimo momento, insieme a filo d’olio extravergine.

Testimonial del festival del tè: Roberta Capua

Sapete che Roberta Capua, conduttrice e vincitrice della prima edizione di Celebrity MasterChef Italia, è una super appassionata di tè? L’anno scorso è venuta al festival come visitatrice, per questa edizione di In Tè Bologna Tè Festival sarà presente come testimonial dell’evento. Se volete incontrarla e conoscere il suo rapporto con il tè non perdetevi la tavola rotonda di domenica 11 febbraio alle 10.30 in sala workshop dal titolo “Quando il tè incontra lo stile italiano”. L’ingresso è libero e gratuito. Durante questo appuntamento diversi professionisti si confronteranno sui modi che possono avvicinare questa bevanda orientale allo stile, all’estetica e al gusto italiano.

Roberta Capua testimonial del festival del tè 2018

Foto: Gianni Cristicchi

#TOBECONNECTÈD

Volete vivere il tè attraverso un’esperienza nuova? Volete entrare nel linguaggio di questa bevanda? Volete capire perché ci sono persone che non riescono più a rinunciare a una buona tazza di tè? Provate allora una delle novità dell’edizione 2018 del festival del tè: #TOBECONNECTÈD. Difficile da spiegare, è un’esperienza da vivere.

Posso dirvi che è un’idea dell’ideatrice del festival, Liana Bertolazzi, presidente dell’associazione In Tè, ispirata alla perfomance di Marina Abramović al MoMA di New York The Artist is Present. L’incontro sarà in sala Mozart sabato 10 febbraio dalle 16.30 alle 18.30. L’appuntamento è gratuito ma è necessario registrarsi scaricando il modulo qui e inviandolo compilato a info@in-te.it. Questo perché dell’esperienza verrà realizzato un video ed è necessario firmare la liberatoria.

I mieli del festival del tè

In tanti amano abbinare il tè al miele. Se anche voi siete tra questi a In Tè Bologna Tè Festival 2018 troverete una linea di mieli biologici provenienti dalle colline bolognesi. Non solo i classici acacia e millefiori, ma anche prodotti particolari come castagno, tiglio, girasole, amorpha fruticosa, coriandolo e melata di bosco.

Altra novità che vi segnalo è che domenica 11 febbraio alle 17.30 in sala workshop vi proporremo alcune idee per abbinare miele-tè per una merenda un po’ speciale.

Cultura giapponese

Come vi avevo preannunciato, il paese ospite dell’edizione 2018 del festival del tè è il Giappone. Per questo motivo tanti saranno le specialità giapponesi in sala come abbiamo visto. Ma anche nel programma di eventi si parla tanto di Giappone. Valentina Mecchia venerdì 9 febbraio alle 18.15 vi farà entrare nel mondo dell’estetica giapponese. Sabato 10 febbraio alle 13.30 Anna Poian vi spiegherà tutto quello che c’è da sapere sul matcha.

In sala Mozart si susseguiranno diversi appuntamenti con vari aspetti della cultura giapponese: il furoshiki (l’arte di impacchettare gli oggetti: 09/02 ore 15), il kintsugi (la tecnica di riparare la ceramica con l’oro: 09/02 ore 17.30; 11/02 ore 16.30 e 17.45) e la vestizione del kimono (10/02 ore 15 e 11/02 ore 15).

Se siete interessati al tè in Giappone non perdetevi le cerimonie del tè (attenzione: sono disponibili pochi posti ormai) e i corsi in sala Protea con Oscar Brekell, giovane esperto di tè giapponese, primo svedese diplomato come istruttore di tè giapponese (Nihon-Cha) in Giappone. Gli incontri sono in inglese ma Oscar sarà affiancato da Gabriella Lombardi, presidente dell’associazione di formazione Protea, per la traduzione. Per prenotare tutti gli incontri in programma cliccate qui

Foto di copertina: ©Five o’ clock

Caro Babbo Natale, amo il e quest’anno vorrei… non sapete come andare avanti? Troppo indecisi sulla lista lunghissima di tè, tazze, teiere che vorreste portarvi a casa? Non vi preoccupate, succede anche a me ogni anno 😉

C’è poi il rovescio della medaglia: vostra sorella/fratello, amico/amica, mamma/nonna, fidanzato/fidanzata… è appassionata di tè, vorreste fare un regalo di Natale a tema ma non sapete che cosa scegliere?

Per tutti quanti ho selezionato, le idee regalo del Natale 2017 per gli amanti del tè. Come li ho scelti? In alcuni casi sono cose che vorrei (non si mai, magari Babbo Natale legge questo blog…), in altri casi sono proposte che ho visto girare in rete e ho pensato potessero piacervi o ancora derivano da segnalazioni di uffici stampa e aziende. In tutte e tre le situazioni sono cose che mi piacciono e che mi fa piacere riproporvi.

Libri sul tè

Adoro chiedere in regalo un nuovo libro per Natale! Se poi siete appassionati di tè, perché non approfittare per mettere insieme queste due bellissime passioni?

Poco tempo fa ho scritto la recensione di Tea-Spiration di Lu Ann Pannuzio. In più ecco qualche altro consiglio tra le novità del settore.

Foto 1: libro da colorare ispirato a Il libro del tè di Okakura Kakuzo. Ottimo sistema per rilassarsi http://amzn.to/2BbrjC6
Foto 2: L’arte del tè di Joseph Wesley Uhl, una guida per conoscere la storia del tè, le lavorazioni, le cultivar, i metodi di preparazione, le tradizioni e alcune ricette di cocktail al tè
Foto 3: Tea-Spiration di Lu Ann Pannuzio

Tè e tisane di Natale

Un grande classico ma fa sempre piacere ricevere una miscela che riprenda i profumi e i sapori del periodo. La storia del tè di Natale inizia tanto tempo… si tratta di solito di blend speziati e dolci, come tante ricette della tradizione delle feste. Ogni anno però vengono create e proposte miscele nuove tutte da scoprire. Spesso sono poi collegate a confezioni bellissime, da collezione.

Ecco alcune idee regalo per il Natale 2017. Ne troverete tantissime altre nei negozi specializzati, ne sono certa.

Foto 1: Christmas Black Tea, una delle proposte natalizie di Babingtons con cannella, chiodi di garofano, scorza d’arancia, zenzero, calendula, mela e vaniglia
Foto 2: una delle eleganti confezioni natalizie di Dammann Fréres
Foto 3: Christmas Punch di Peter’s TeaHouse in edizione limitata, un infuso natalizio con  con uvetta e bacche di sambuco
Foto 4: le proposte di Natale de La Via del Tè a base di tè nero, tè verde e rooibos
Foto 5: Christmas Chai di Whittard in edizione limitata
Foto 6: Mariage Fréres – NOËL HAUTE COUTURE® in edizione limitata con proposte a base di tè nero, verde, bianco e oolong
Foto 7: confezione natalizia di Twinings curata graficamente dall’illustratrice Claudia Bordin e ispirata ad Alice nel paese delle meraviglie
Foto 8: uno dei nuovi titoli di Narratè dedicati ai bambini

Tazze e accessori per il tè

Chi ama il tè ha sempre una mania: collezionare tazze, teiere e qualsiasi tipo di accessorio. Capita anche a voi? Scommetto di sì! Allora il Natale può essere una buona occasione per richiedere un pezzo da aggiungere alla vostra collezione o per regalare qualcosa di utile e delizioso a chi volete bene.

Iniziamo a parlare di accessori pratici, strumenti che possono semplificare la vita di chi prepara il tè oppure renderla più divertente o più elegante a seconda delle occasioni. Tra questi vi segnalo il termometro per il tè (vi ricordate che ogni famiglia ha la sua temperatura di infusione? Se la risposta è no leggete qui), un bollitore più professionale, travel mug, ma anche simpatici filtri per non intasare le teiere.

Foto 1:  Klarstein Ostfriese bollitore elettrico • 2-in-1 • Teiera con temperatura regolabile http://amzn.to/2hKCw4R
Foto 2: infusore in silicone a forma di renna http://amzn.to/2jRHQkS
Foto 3: travel mug isotermica di Dammann Fréres
Foto 4: LibreTea travel tea mug infuser  http://amzn.to/2hG7Y4v
Foto 5:  travel mug Cambridge in fibra di bambù http://amzn.to/2jAukVh
Foto 6: contenitori per le foglie di tè ispirati allo stile della scuola rinpa del XVII secolo firmati da Sazen tea
Foto 7: teiere di realizzazione giapponese creata per Mariage Fréres
Foto 8: teiera in porcellana Viva Scandinavia http://amzn.to/2ism6ev

Per non parlare delle tazze, dalle classiche alle moderne, da quelle spiritose a quelle per intenditore (per esempio una gaiwan).

Foto 1:  Gaiwan in porcellana bianco e blu 160 ml di TeaSoul. Lo trovate qui http://amzn.to/2ANetX2
Foto 2: mug con coperchio firmata da Richard Ginori
Foto 3: tazza di gatto Moonpop con cucchiaino
Foto 4: Piao – teiera in vetro con infusore di RayPard http://amzn.to/2jBfeis

Io poi devo confessarvi una cosa: adoro i bollitori da mettere sulla fiamma. Lo so, è impossibile controllare la temperatura ma sono così belli e secondo me arredano perfettamente la casa. Al massimo si possono usare come vaso per i nostri fiori più cari 😉

Foto 1: bollitore in acciaio inox http://amzn.to/2hEqfio
Foto 2: bollitore Petite Fleur Kitchen di Villeroy & Boch http://amzn.to/2hIBIgS
Foto 3: bollitore Kitchen Craft Le’Xpress http://amzn.to/2j1ShRw

Calendario dell’avvento a tema tè

Inizio il mio elenco di idee regalo di Natale con una tendenza 2017: il calendario dell’avvento a tema tè. Sinceramente non l’avevo mai visto, ma negli ultimi mesi ho notato diverse proposte di questo tipo. Quando ero piccola i miei nonni materni mi regalavano il calendario dell’avvento ogni anno. Si apriva la casellina del giorno e si mangiava il cioccolatino al suo interno.

È uno dei ricordi legati al periodo natalizio più belli della mia infanzia e avere una versione a tema tè trovo sia un’idea stupenda!

Dove potete trovarlo? Sicuramente da Peter’s TeaHouse, Dammann Fréres, Fortnum & Mason e Tekoe.

Foto 1: calendario dell’avvento di Peter’s TeaHouse
Foto 2: calendario dell’avvento di Dammann Fréres
Foto 3: calendario dell’avvento di Fortnum and Mason
Foto 4: calendario dell’avvento di Tekoe

Per le idee regalo di Natale 2016 cliccate qui

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Tea-spiration, Inspirational Words for Tea Lovers è il libro di Lu Ann Pannunzio, già autrice del tea blog The Cup of Life. Seguivo Lu Ann da tempo sui social e la foto della copertina di questo lavoro mi ha subito incuriosita.

Tea-spiration… che cosa vorrà dire? Appositamente non ho letto recensioni, articoli, presentazioni,… del volume per non farmi influenzare e l’ho cercato su Amazon. Dopo un piccolo disguido (ho dimenticato l’ordine del carrello 🙁 ), ecco che la copia è arrivata. Ed è stata una sorpresa: era tutto diverso da ciò che mi aspettavo

Da una parte il formato: piccolo, leggero, perfetto da stare in una mano e da portare in giro in borsa. Adoro le agende e i block notes della stessa dimensione, li trovo molto pratici da tenere sempre con me ovunque vada.

La vera scoperta però è stata un’altra: il contenuto. Non ho mai letto qualcosa del genere sul tè

Tea-spiration: di che cosa parla?

Quando ho visto il libro non ci ho pensato molto. Scritto da una tea blogger, un testo sul mondo del tè… nella mia testa immaginavo un nuovo lavoro sui vari tipi di tè, come proporlo, consigli per organizzare tea party, ricette. Il tutto accompagnato da qualche bella foto scattata da Lu Ann (curiosità: il papà è italiano). Il titolo era particolare, si parlava di emozioni,… ma nella frenesia della vita di tutti i giorni, del matrimonio da organizzare, del lavoro da cercare/gestire non ci ho fatto caso (purtroppo).

Tea-spiration è un libro che parla di come sentirsi bene e vivere meglio la propria vita proprio grazie al tè. Bellissimo!

Attenzione: non sono un’amante dei saggi motivazionali e dei motivatori (“Dai che ce la fai!”) ma questo testo è delicato e piacevole come il fumo che esce da una tazza di tè. E condivido ogni singola parola di quello che dice, del messaggio che si vuole trasmettere. È esattamente quello che vorrei fare con questo blog ed è l’obiettivo del festival del tè in Italia. Non dettare dei precetti universalmente validi, ma condividere emozioni, piacere, serenità attraverso una cosa semplice come una tazza di tè.

Lu Ann ricorda che ognuno può avere un suo modo di bere questa millenaria bevanda, gusti diversi e che, al di là delle indiscusse proprietà, il solo gesto di preparare quella tazza, annusare le foglie, sorseggiare un infuso ci può fare stare meglio e ci può fare vivere meglio la nostra vita di tutti i giorni. Io ne sono convinta. Per questo su Facebook ho preannunciato questo post mettendo la foto di una bustina di Earl Grey… foglie, bustine, estratti, tè verdi, tè neri, puri, aromatizzati, infusioni orientali, occidentali… non sono queste le cose importanti, ma ciò che conta è goderci questo momento e tutte le piccole (a volte minuscole) gioie della nostra giornata.

“Questo libro nasce per cambiare il modo in cui le persone vedono, pensano e bevono il tè”

Tea-spiration mi ha aiutato a fermarmi a pensare, a dare forma a certe sensazioni e a condividerle con voi come se fosse una tazza di tè.

Che cosa vi viene in mente pensando al tè?

È una delle prime frasi che ho sottolineato. Che cosa mi viene in mente quando penso al tè? La prima parola è benessere ma non è proprio quella giusta… per me il tè è una sensazione complessa, di piacere, di serenità, di sollievo, ma anche di forza e coraggio. È calore, è una carezza quando sei teso, triste o infreddolito. È un boccata di aria fresca in estate quando neanche l’acqua riesce a dissetarmi. È un momento di condivisione… in tanti posti in cui ho lavorato ho portato l’abitudine di bere una tazza di tè, scambiarsi due parole e ricominciare.

E per voi che cosa è il tè? Ecco le risposte che mi avete inviato sulla pagina Facebook… le riporto anche qui perché sono molto molto belle:

  • Silvia: inverno, freddo, magari in una baita in montagna immersa nella neve con un bel camino acceso
  • Claudio: Viaggio temporaneo su un pianeta deserto, felice per quello che sto facendo (bere tè), e soprattutto nessuno che rompe le scatole intorno. Viaggio che termina con l’ultima goccia di tè sorseggiata
  • Anna: Felicità è la prima cosa che mi viene in mente
  • Alessia: Connessione
  • Anna Barbara: Agatha Christie… per me questa scrittrice evoca un mondo interiore…
  • Laura: una poltrona, un libro, fuori la pioggia
  • Maria: culture; amo sia l’orientale che l’occidentale
  • NinaSilvia: un momento tutto per me fatto di profumo e calore
  • Francesca: lentezza!
  • Andrea: musica!
  • Michela: coccole
  • Ornella: soddisfazione
  • Lucia: viaggio
  • Dianella: l’inizio di un viaggio…
  • Benedetta: relax
  • Elena: Relax …
  • Micol: casa
  • Lu: il fuoco che scoppietta, lì accanto un comodo divano, cane e gatto che dormono sui loro cuscini, un bel libro e tutto il resto fuori
  • Evey: ti cito il titolo di un libro che mi è piaciuto molto “il tè e sempre una soluzione”
  • Maria Rita: i gesti: mettere l’acqua, accendere il gas, sentire il borbottio del bollore, versare l’acqua, attendere l’infusione, il caldo, la sospensione del tempo.
  • Tomas: la tazza bollente tra le mani!
  • Letizia: coccola, ovviamente!
  • Ethel: un momento solo per me
  • Stefy: coccolose sensazioni! Riscalda il cuore e l’anima
  • Anna: i campi verdi tra posti bellissimi da dove viene..
  • Claudio: calore e coccole
  • Laura: Jessica Fletcher
  • Katia: Serenità
  • Cristina: Amore a prima vista
  • Anna: il suo profumo che mi abbraccia e il suo calore che mi coccola
  • Stefania: calore

Volete conoscere un’altra opinione su questo libro? La trovate all’interno dell’intervista alla mitica Alessandra Rovetta sul tea blog Prima Infusione.

Aspetto i vostri commenti 🙂

 

Foto: Five O clock
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Non mi sono stati offerti oggetti o compensi per citare il libro presente

Host Milano è la fiera biennale dedicata all’ospitalità. Che cosa significa? Che all’interno potete trovare attrezzature, prodotti, idee, innovazioni, personaggi,… interessanti per chi si occupa del canale Ho.Re.Ca (Hotellerie-Ristoranti-Café/Catering). Tra le varie aree espositive non poteva quindi mancarne una dedicata al .

In realtà, il nome esatto era “Coffee, Tea, Bar, Coffee machines, Vending”. In pratica, il caffè aveva un ruolo da padrone indiscusso in questa zona (costituita da ben quattro padiglioni). Solo una decina di stand rappresentavano il mondo del tè.

Lo ammetto: il primo giorno la cosa mi ha un po’ infastidita. “Vogliono parlare di novità e nuove tendenze e c’è sempre e solo espresso”, ho pensato. Poi ho riflettuto e alla fine ho capito che la cosa aveva senso. Tra i visitatori c’erano tantissimi stranieri e in Italia che cosa si aspettano di trovare? Caffè, il nostro Paese è famoso in tutto il mondo per questo. All’estero, ma anche nella stessa Italia, la gente non si rende conto di quanto sia forte e interessante la nostra comunità di appassionati, ma le cose cambieranno… Quindi non disperiamo e vediamo insieme i tea trends di Host Milano 2017, tutte le tendenze del mondo del tè.

Bustine piramidali

Che cosa sono? Sono bustine dalla forma di piramide, trasparenti, in grado di contenere un tè (o una tisana) a foglia lunga. Tutte le bustine che ho visto tra gli stand erano così.

Pratiche, veloci, facili da trasportare… dalla mia esperienza, si trovano bustine di buona qualità, per questo le uso spesso quando sono in viaggio senza i miei strumenti per preparare il tè in foglia.

A Host mi hanno per esempio regalato alcuni campioni del brand americano Mighty Leaf. In questo caso le bustine sono in seta e il tè è biologico. Nel caso dell’Earl Grey il sapore è meno complesso e intenso del tè in foglia che ho casa. È anche vero quello in bustina era biologico e generalmente questo rende il gusto più delicato. L’esperienza comunque è stata positiva.

Bustine piramidali: la mia esperienza con l'Earl Grey di Mighty Leaf

Buono anche un altro campione che mi hanno regalato, ovvero l’Earl Grey di Officina Aromatica, anche se preferisco il primo, mi è sembrato meno aggressivo e più armonico per i miei gusti.

Tea to-go

A proposito di Officina Aromatica, mi hanno fatto vedere le bustine monodose di tè solubile. Era la prima volta che li vedevo in Italia dopo aver testato in questo ultimo anno due prodotti statunitensi: Pique Tea e Cusa Tea.

Solitamente sono prodotti molto pratici e di discreta qualità perché la materia prima di base punta a essere una buona selezione.

Non ho provato le proposte di Officina Aromatica ma è interessante che anche in Italia si stiano sviluppando modi di fruizione veloci e moderni per bere il tè. Se non viene messa in secondo piano la qualità, è una proposta da non sottovalutare. Pensate in ufficio, a scuola, in università, in stazione… basta un bicchiere di acqua calda o un semplice bottiglietta (persino presa dalle macchinette) per avere a portata di mano la propria bevanda preferita. Io sinceramente credo molto in nuovi metodi e occasioni per bere il tè… secondo me sono un’ottima soluzione per avvicinare sempre più persone a una bevanda che per molt(issim)i resta legata al mal di pancia. Voi che cosa ne pensate?

Caldo e freddo, la strana coppia

Sembra che questo abbinamento sia una delle novità del momento, non solo nel mondo del tè. A Host Milano infatti ho visto proporre per esempio il gelato al pesto come accompagnamento di un risotto al pomodoro.

Caldo e freddo, gli opposti che si attraggono, come si diceva anche al corso della Dilmah School of Tea. Avete mai provato a bere un tè mangiando un gelato? Il mio stomaco non me lo permette ma è un argomento su cui si sta discutendo in vari settori.

Gelato al basilico e risotto al pomodoro

Sostenibilità

Altro tema trasversale è quello della sostenibilità. Chi produce bustine, o in generale confezioni di tè, ci tiene sempre più a sottolineare l’attenzione che hanno avuto per rispettare l’ambiente, ridurre il consumo di plastica, ecc…

A proposito di sostenibilità, a Host è stata presentata un’altra importante iniziativa: CHIC Respect. L’associazione di professionisti della ristorazione Charming Italian Chef si è impegnata, attraverso i suoi soci, a una maggior attenzione alla sostenibilità. Che cosa significa? Ridurre i consumi e gli sprechi, riutilizzare gli scarti, preferire materie prime locali e prodotte nel rispetto degli uomini, degli animali e di ciò che ci circonda, avere a cuore la salute dei consumatori.

Uno di loro, lo chef Alessandro Gilmozzi, ha per esempio raccontato come recupera le foglie di una tisana dopo l’infusione. Sapete lui che cosa fa? Tiene tutto da parte in frigorifero e il giorno dopo sfrutta queste erbe, fiori, radici,… per dare aromaticità a un risotto.

Crema fredda al matcha

Concludiamo questa carrellata con una scoperta che poteva essere interessante per far conoscere il tè in Italia sotto un altro aspetto. A Host ho assaggiato la crema fredda al matcha di Foodness, marca a molti di noi nota per la classica crema fredda al caffè.

Ecco, se la versione al caffè probabilmente fa rabbrividire molti estimatori della scura bevanda, questa crema al matcha mi ha lasciato decisamente perplessa: troppo troppo dolce. Magari un consumatore medio può comunque apprezzare la ricetta, appassionarsi e, chissà, scoprire poi le mille sfumature di questo tè in polvere…

A Host ho assaggiato la crema fredda al tè matcha

Mi hanno detto che questo preparato è in commercio da circa un anno ma per me era una novità.

Il matcha dove è?

La cosa che mi ha stupito è che tra le tendenze di Host il matcha fosse davvero ben poco rappresentato. Mi aspettavo di trovarlo tra i gelati, le creazioni di pasticceria e cioccolateria, tra i preparati per i bar e le caffetterie… e invece no, l’ho visto solo nella crema fredda di cui vi ho parlato sopra.

Mi è sfuggito qualcosa? Il canale Ho.Re.Ca non è ancora pronto o la moda è già sulla parabola discendente? Io penso che ci siano ancora tanto da fare per convincere baristi, direttori di hotel e ristoranti a credere nel tè ma aspetto i vostri commenti!

 

Qual è la mia opinione generale? Gli stand dedicati al tè erano pochi ma tutte le persone con cui ho parlato mi hanno confermato che c’è un interesse crescente in Italia e che tanti bar, soprattutto quelli gestiti da ragazzi giovani, sono motivati a proporre ai propri clienti prodotti di qualità. Se impareranno anche a gestirli correttamente con un minimo di conoscenza di tempi e temperature il gioco è fatto 🙂 C’è speranza miei cari tealovers

Il tè a Host Milano 2017

Foto: Five O clock
Non mi sono stati offerti compensi in cambio della citazione dei prodotti presenti.