Degustazioni

Le degustazioni di Five O clock vi faranno fare una viaggio incredibile tra tè e infusi da ogni parte del mondo. Attraverso delle schede il più approfondite possibile potrete conoscere meglio i vostri tè e le vostre tisane preferite e potrete scoprirne di nuovi.

Degustazioni di tè

Tè bianco, tè giallo, tè verde, tè rosso, tè oolong, tè nero. Nessun tè sfuggirà al palato e alla penna di Five O clock che vi proporrà sul blog le schede dei tè più ricercati ma anche di quelli meno famosi. Questi prodotti non avranno più segreti per voi. Saprete come vengono prodotti, dove e da quanto tempo. Capirete come prepararli con le giuste indicazioni di tempo e temperatura. Potrete abbinarli con le vostre ricette preferite.

Degustazioni di infusi

Chi ama bere il tè spesso ama anche le tisane. Vediamo quali sono le più diffuse, come si preparano e quali proprietà hanno. Attenzione: il rooibos non è un è ma un infuso e Five O clock vi spiegherà perché.

Avete mai visto “sbocciare” i fiori di tè? Anche chiamati “blooming tea” o “bouquet tea”, sono originari della Cina. L’aspetto non è quello del “fiore” ma ha una forma di solito tondeggiante (a volte sembra più un funghetto), un po’ più piccola di una pallina da ping pong (circa 2 cm di diametro). Niente di speciale ed esaltante a un primo sguardo ma la magia è mettere questa palline in acqua calda o fredda e aspettare che si aprano rivelando una colorata sorpresa

I fiori di tè sono germogli di tè lavorati come un tè verde o un tè bianco, legati sapientemente con diversi fiori. Quest’arte sembra sia nata nella provincia cinese del Fujian, anche se oggi è diffusa in altre aree della Cina. Quando? Secondo alcuni è una tradizione con centinaia di anni di storia, secondo altri è una “invenzione” degli anni ’80 che oggi va molto di moda in Europa e negli Stati Uniti. È probabile che una più antica pratica di piegare e intracciare le foglie di tè sia stata reinventata per arrivare a creare questa forma artistica.

I fiori sono realizzati dalle dita esperte delle donne, più piccole e sottili di quelle degli uomini. Un’artigiana può creare persino 400 fiori al giorno. Le donne intrecciano le foglie di tè con fiori essiccati di diverso tipo, dal gelsomino all’osmanto, dal crisantemo al lillà fino alla rosa. La scelta di un determinato fiore o di una determinata forma può avere un valore artistico o simbolico. Alcuni per esempio significano prosperità, altri amore, altri felicità, armonia e così via. È certo che guardare lo schiudersi di queste foglie e l’aprirsi del loro colorato tesoro è particolarmente rilassante.

Dopo avere legato bene tutti gli elementi, le donne riscaldano queste specie di palline ad alte temperature per bloccare la forma.

Come si preparano i fiori di tè

Per vivere in prima persona l’emozione del fiore che sboccia, vi consiglio di usare una teiera di vetro o, in alternativa, un calice da vino oppure una brocca. È importante che il vetro sia trasparente così da vedere bene ogni sfumatura.

Quantità: un fiore di tè per teiera/calice (circa 300-400 ml di acqua)
Temperatura: acqua a 80-85° C
Tempo di infusione: di solito il fiore sboccia entro un paio di minuti. Alcuni possono impiegarci anche 10 minuti. Se non dovesse aprirsi completamente basta un piccolo colpetto.

Come sceglierli: sapore e colore

Forme, fiori, colori diversi danno in tazza un sapore diverso? Diciamo che sono più belli che buoni. Al palato risultano molto delicati, con vaghi sentori floreali o vegetali. Alcuni fiori come il gelsomino o la rosa, usati tradizionalemente per creare magnifici tè profumati (per saperne di più guarda qui), possono regalare qualche nota di gusto in più ma in generale questi tè non hanno molto sapore.

Come sceglierli allora? Potete cercare un significato particolare, un fiore o una forma speciale. Ho deciso quali fiori di tè proporre per il mio matrimonio (per saperne di più leggi qui), per esempio, perché i colori si intonavano con il resto dell’atmosfera e con la stagione (autunno).

State attenti che non abbiano un colore troppo pallido e sbiadito perché potrebbero essere vecchi. Che cosa significa? Che il tè avrà un sapore ancora più delicato e le tonalità in tazza saranno meno brillanti, niente di grave ma è un po’ un peccato.

Usi alternativi: centrotavola

Come abbiamo detto i fiori di tè non ha un sapore particolarmente deciso. Per questo consiglio sempre di sfrutturali per usi alternativi come i centrotavola.

Vi suggerisco di farli aprire in acqua calda (80 – 85° C) in una teiera, eliminare l’acqua e trasferire il fiore in un bel calice o in un vaso di vetro trasparente. A questo punto aggiungete delicatamente acqua fredda e posizionate il vostro fiore sulla tavola. Potrete conservarlo in questo modo per alcuni giorni.

Vi piace l’idea di farlo sbocciare davanti agli occhi sorpresi dei vostri ospiti? Ricordate due cose che ho imparato per il mio matrimonio:

  • Il fiore lasciato in infusione in acqua calda renderà il liquido scuro dopo 1-2 ore. Calcolate quindi i tempi del vostro tea party
  • Il fiore lasciato in infusione in acqua fredda ci impiega circa 5-6 ore per aprirsi

Per questo motivo ho trovato più pratica questa soluzione “mista”: il fiore sboccia in acqua calda e poi viene conservato in acqua fredda così il colore del liquido rimane limpido.

Come organizzare un matrimonio a tema tè

Dove si comprano i fiori di tè

Come abbiamo accennato, i fiori di tè vanno molto di moda e si trovano facilmente anche in Italia in negozi di tè, erboristerie oppure online. Se avete dei problemi a trovarli, scrivetemi e cercherò di aiutarvi!

Dalla mia esperienza costano mediamente tra i 2 e i 3 euro l’uno. Può sembrare tanto ma ricordate che vengono confezionati a mano.

 

Foto: ©Carlotta Mariani per Five o' clock (2018)

Fonte: The Tea Book di Linda Gaylard, thespruceeats.com; Tea Sommelier di Gabriella Lombardi e Fabio Petroni; Tea Culture: History, Traditions, Celebrations, Recipes & More di Beverly Dubrin; therighttea.com;

L’estate è la stagione del tè freddo! Fresco, dissetante, tonificante,… soprattutto se siete voi a prepararlo a casa con i vostri tè preferiti senza aggiunta di zucchero o altri strani ingredienti. Come? Ecco tre consigli per preparare un ottimo tè freddo in modo naturale, pratico e facilissimo.

Protagonista di questa puntata è il tè verde, tanto amato per le sue note delicate (è il mio tipo di tè preferito!) e/o per le sue proprietà. Il tè verde freddo è particolarmente rinfrescante, dolce e ci sono trucchi per mantenere intanti tutti i suoi benefici garantendovi un sorso di benessere anche nelle giornate più calde.

Siete curiosi di saperne di più? Scopriamo 3 modi per preparare il tè verde freddo. Alla fine vi dirò qual è il mio preferito. Provate e poi fatemi sapere qualche metodo rispecchia di più il vostro gusto.

Tè verde freddo shakerato

È il metodo più veloce e forse più nelle corde di noi italiani, abituati a bere in estate il caffè shakerato. Bastano pochi minuti e due elementi fondamentali: cubetti di ghiaccio e uno shaker (o qualcosa di simile). L’obiettivo è quello di fare scendere la temperatura del nostro tè velocemente in modo che non ci siano fastidiose variazioni di sapore.

Come preparare il tè verde freddo

NON preparate un tè caldo per poi lasciarlo raffreddare lentamente! Il tè verde in questo modo tenderà a diventare amaro e poco piacevole. Provate questa ricetta, non vi pentirete!

dosi per un bicchiere da 250 ml

4 g di foglie di tè verde puro o aromatizzato (circa 2 cucchiai da minestra scarsi) o 2-3 bustine

150 ml di acqua naturale

7-8 cubetti di ghiaccio

Mettete in infusione il vostro tè in 150 ml di acqua a 80-85° C per 3 minuti. Nel frattempo versate i cubetti di ghiaccio nello shaker.

Filtrate il tè, versatelo nello shaker e scuotete energicamente per abbassare la temperatura. In meno di 5 minuti il vostro tè freddo è pronto.

Kōridashi, tè verde e ghiaccio

Tradizionalmente in Giappone il tè freddo si prepara con la tecnica Kōridashikooridashi (氷出し). Di che cosa stiamo parlando? Di una infusione molto particolare perché le foglie di tè vengono lasciate direttamente a contatto con il ghiaccio. La cosa interessante, che rende questo metodo particolarmente consigliato per la preparazione del tè verde freddo, è che i due componenti che rendono amaro e astringente il nostro tè, la caffeina e le catechine, si dissolvono maggiormente nell’acqua calda che nell’acqua fredda. Al contrario dell’aminoacido L-teanina che invece è abbastanza solubile anche in acqua fredda e dona al tè il sapore dolce e umami. Non solo, la L-teanina è un ottimo anti-stress.

Infusione di tè con il ghiaccio secondo la tradizione giapponese

Se volete sperimentare la tecnica vi consiglio di scegliere tè verdi ricchi quindi di L-teanina come il Gyokuro, il Fukamushi, il Kabusecha. Il matcha è un tè particolare, un po’ al limite perché è ricco di L-teanina ma anche di caffeina. Sconsigliati invece il Bancha e l’Hojicha. Anni fa ho fatto il mio primo tentativo con un “semplice” Sencha ma, per i miei gusti, era troppo astringente infuso in questo modo.

Per la prepazione di questo tè ho trovato molto utili le indicazioni del blog Prima Infusione.

dosi per 2 persone

4-5 grammi (2 cucchiai da minestra) di tè verde per un bicchiere (tipo tumbler alto) o una teiera (meglio se è una Kyushu giapponese, la tradizionale teiera con manico laterale) da 400 ml

ghiaccio

Versate le foglie di tè in un bicchiere o nella teiera. Aggiungete i cubetti di ghiaccio fino a riempire il bicchiere o la teiera (non è necessario il coperchio). Aspettate che il ghiaccio si sciolga completamente (circa 3 ore) e servite o assaggiate direttamente dal vostro bicchiere.

Infusione a freddo

Questo è il metodo di cui si parla di più ed è anche il mio preferito. Sarà che mi ritrovo sempre senza ghiaccio in freezer…

Che cosa è l’infusione a freddo? Non è altro che un metodo di preparare il tè con acqua fredda invece che con acqua calda. Ma funziona? Funziona, funziona! Provare per credere.

Ricetta per preparare il tè verde freddo

All’inizio anch’io ero scettica… oggi non ne riesco a fare a meno. È il mio trucco per sopravvivere all’estate sia a casa che in vacanza.

Per saperne di più leggete qui

dosi per 2 persone

500 ml di acqua naturale a temperatura ambiente o fredda

6-7 g di foglie di tè verde puro o aromatizzato (2-3 cucchiai da minestra) oppure 3-4 bustine

Versate il tè in una caraffa. Aggiungete l’acqua e conservate in frigorifero per almeno 6 ore. Filtrate e servite.

Se volete potete aggiungere un cucchiaio di miele per dolcificare il tutto ma assaggiate prima perché spesso e volentieri non c’è bisogno di nessuna aggiunta.

Se volete preparare il classico tè verde alla menta aggiungete una decina di foglie di menta fresca e lasciate in infusione 8 ore. Per dolcificare il tutto potete usare il miele oppure un cucchiaio di sciroppo ai fiori di sambuco.

Secondo me, tè verdi dalle note affumicate come il Gunpowder o il Chun Mee non sono adatti all’infusione a freddo, a meno che non siano abbinati alla menta. Per scoprire altri tè verdi ottimi da infondere a freddo leggete qui

Ultimo consiglio: la bottiglia della Hario è comodissima per le infusioni a freddo. La trovate anche su Amazon.

Qual è il vostro metodo preferito per preparare il tè verde freddo? Aspetto i vostri racconti e intanto buona estate!

 

Foto: ©Five o’ clock (giugno 2018) – foto di copertina: ©Jennifer Pallian

Fonti: primainfusione.com; lifeisbetterwithtea.com; theteacupoflife.com; myjapanesegreentea.com

Non mi sono stati offerti compensi per citare i prodotti presenti in questo post

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Avete mai sentito parlare di tè viola? Negli ultimi anni si sta discutendo molto nel mondo di questo tema. Secondo alcuni non si tratta di un nuovo tipo di tè ma di cultivar o di specifiche piante particolarmente ricche di antociani o antocianine, pigmenti dal colore rosso-viola e dalle proprietà antiossidanti (appartengono alla famiglia dei flavonoidi). Sono per esempio contenuti nei frutti di bosco, nelle fragole, nell’uva nera o nelle melanzane. Dal greco, antro-kyanos significa fiore blu.

Secondo altri invece siamo di fronte a qualcosa di nuovo e qualcosa che caratterizza un Paese ben preciso. Mettiamo a confronto le due teorie.

Tè viola: tè ricco di antociani

In natura è possibile trovare piante di tè ricche di questi pigmenti. Possono appartenere a varietà particolari, cultivar selvatiche o create attraverso incroci, oppure possono essere piante che hanno subito una mutazione. Inizialmente le foglie di questi alberi sono verdi, poi diventano viola. In un interessante video di Mei Leaf si dice che questa reazione può accadere in particolare se la pianta è stressata dai raggi UV. Gli antociani vengono definiti come una “protezione solare” per il mondo vegetale. In uno studio del 2008 su questi componenti (potete trovarlo qui) si sottolinea che la concentrazione dei flavonoidi dipende dall’esposizione al sole.

Sembra che le prime piante del tè dalle foglie viola siano state trovate nella provincia dello Yunnan (Cina) da ricercatori cinesi a metà degli anni ’80. Ancora oggi in commercio troviamo tè viola dello Yunnan, dalla provincia cinese dello Zhejiang, ma anche dall’India, da Taiwan e mi è capitato di assaggiare persino un Sencha giapponese realizzato con una cultivar ricca di antociani (Sunrougue). I germogli e le foglie viola di questa pianta vengono quindi raccolte e poi trattate in modo diverso per produrre tè bianco, tè verde ma persino tè fermentati.

In base alla mia esperienza, questo Sencha viola aveva le foglie più scure e con riflessi, effettivamente, tendenti al blu. In tazza il liquore si presentava scuro e il sapore era meno morbido e dolce rispetto a un Sencha. Vegetale, meno salino rispetto ad altri tè verdi giapponesi, e con una tendenza all’amaro.

Tè viola: nuovo tè dal Kenya?

C’è poi chi dice che il tè viola sia un nuovo tipo di tè. Ho partecipato a una conferenza sul tema al World Tea Expo 2017 e la discussione è interessante.

Quali sono le proprietà del tè viola?

Il Tea Research Foundation of Kenya (Trfk) ha trascorso 25 anni per ottenere la cultivar ricca di antiociani TRFK 306/1. Gli studi sono partiti da una varietà di Camellia Sinensis Assamica che naturalmente presentava delle foglie violacee. Questa cultivar è stata incrociata con centinaia di varietà prima di trovare la perfetta combinazione con la Camellia Irrawadiensis, anch’essa ricca di pigmenti viola. In questo modo si ottenuto il clone TRFK 306/1 che nel 2011 è stato dato ad alcuni piccoli agricoltori per iniziare la coltivazione.

A questo punto direte: ma perché dovrebbe essere un nuovo tipo di tè quello keniota? Due aziende private trattano le foglie di questo tè viola: Njeru Industries e Tumoi Tea. Al World Tea Expo, Boaz Katah, factory manager di quest’ultima, ha spiegato che il loro tè subisce una lavorazione diversa dalle altre categorie, creata apposta per esaltare i benefici degli antiociani. Come?

Le foglie vengono raccolte a mano (due foglie e un germoglio), selezionate per avere quelle più ricche di pigmenti. Queste subiscono un leggero appassimento che, dicono, aiuti a mantenere viva la pigmentazione. Come un tè verde, le foglie vengono poi cotte per bloccare l’ossidazione. A questo punto vengono arrotolate ed essiccate a due diverse temperature.

Ci tengono tantissimo a questo prodotto. C’è un forte legame con il territorio. Sembra quasi di sentire parlare un parmense del prosciutto di Parma. In più si tratta di un tè a foglia a lunga in un Paese leader nella produzione di tè nero destinato alle bustine e alla commercializzazione su larga scala, spesso legato a multinazionali e non a piccoli coltivatori come in questo caso.

La cultivar TRFK 306/1 è stata piantata in diverse zone del Kenya. A seconda del suolo, dell’esposizione, ecc… il tè ha caratteristiche diverse sia nella capacità di produzione sia nel colore e nel sapore del liquore. Io ho assaggiato quello di Tumoi Tea è il colore è rosato. Per avere riflessi più bluastri consigliano di aggiungere del succo di limone. Il sapore è abbastanza delicato, leggermente astringente, come un tè verde, ma meno vegetale al palato.

Come si prepara il tè viola

Nel caso si tratti di tè viola inteso come varietà e poi lavorato come un tè bianco, un tè verde o un fermentato, è necessario seguire le indicazioni di queste famiglie. Per esempio, se stiamo parlando del Sencha di cultivar Sunrougue l’infusione consigliata è quella di un classico Sencha.

Se stiamo parlando invece del tè viola dal Kenya Boaz Katah consiglia di preparare il tè a una temperatura di 80° C per 3 minuti.

Tè viola: proprietà

Forse non siamo di fronte a una nuova famiglia di tè ma secondo me sentiremo sempre più parlare di tè ricchi di antociani. La presenza di questi pigmenti renderebbe infatti questi tè particolarmente interessanti dal punti di vista degli antiossidanti, dei benefici sul colesterolo e come antinfiammatori. Del resto, da quanto tempo dicono che mangiare i mirtilli fa bene alla salute?

Uno studio del 2015 ci dice qualcosa sui benefici del tè viola keniota e del suo estratto. Lo potete leggere qui
In generale si sottolinea che, come il tè verde contiene polifenoli come Epigallocatechina gallato (EGCG) ed epicatechine gallato (ECG). A differenza di altri tè ha un ridotto contenuto di teina, elemento ricordato anche da Boaz Katah al World Tea Expo. Per conoscere altri tè a basso contenuto di teina leggete qui

 

Foto: ©Five o' clock
Non mi sono stati offerti compensi per scrivere questo articolo. Il tè viola keniota mi è stato regalato da Tumoi Tea
Fonti: my-personaltrainer.it; nicolettatul.it; thedailytea.com; myjapanesegreentea.com; worldteanews.com; tching.com; ncbi.nlm.nih.gov; purpleteaexperience.com

Tè verde, tè nero,… quanti e quali sono i tipi di tè, o meglio, le famiglie di tè? Se anche voi vi siete posti più volte questa domanda e vorreste avere qualche informazione base per orientarvi in questo fantastico mondo ecco l’articolo che fa per voi.

Spesso si sente parlare di “colori del tè”. Secondo la classificazione cromatica cinese i tipi di tè sono sei per sei diversi colori del liquido infuso: bianco, giallo, verde, verde-azzurro (oolong), rosso e nero. All’interno di queste macro categorie potete trovare un’infinità di tè provenienti da diverse parti del mondo, prodotti secondo particolari tradizioni, con specifiche cultivar, ecc.

Come nascono queste sei diverse tipologie e quali sono le loro caratteristiche? Tutto dipende dalla lavorazione delle foglie di una pianta, la pianta del tè, la Camellia Sinensis. Attenzione: se una bevanda non deriva dalla lavorazione della Camellia Sinensis non può essere chiamata tè ma tisana. È il caso del rooibos, erroneamente definito tè rosso. Come vedremo più avanti, il tè rosso è tutta un’altra cosa. Assaggiare per credere 😉

Vediamo ora brevemente quali sono i tipi di tè, quali sono le loro differenze e che sapore hanno.

Quanti sono i tipi di tè e che sapore hanno?

Tipi di tè: tè bianco

Il tè bianco è il tè dal sapore più delicato ma, attenzione, ricco di teina. In tazza il liquido, il liquore, si presenta di un giallo chiarissimo e parte o tutte le foglie di questo tipo di tè sono caratterizzate da una morbida peluria argentata: sono i germogli. Si tratta del tè meno lavorato: le foglie e i germogli vengono fatti appassire a lungo (circa due giorni). Questo provoca una leggera e naturale ossidazione. Vengono poi essiccati, procedimento comune a tutti i tipi di tè.

Gran parte della produzione del tè bianco viene dalla provincia cinese del Fujian, ma oggi esistono anche tè bianchi indiani, dello Sri Lanka, del Malawi,… Uno dei più famosi tè bianchi al mondo è comunque il cinese Bai Mudan.

Che sapore ha generalmente un tè bianco? Al palato è dolce, floreale, con note che possono variare dal fieno alla pesca. Se volete approfondire trovate il mio post qui.

I miei consigli per la preparazione (occidentale):

Quantità: 3 g per tazza (circa 2 cucchiai di tè per 220 – 250 ml di acqua)
Temperatura: acqua a 80° C
Tempo di infusione: 4 minuti

Tipi di tè: tè giallo

Il tè giallo è un’autentica rarità. Viene prodotto solo in alcune zone della Cina come le province del Sichuan e dello Hunan. Nasce da un errore fatto su una partita di tè verde. Dopo la raccolta e la cottura, le foglie subiscono un processo chiamato “men huang”: vengono impilate e avvolte in uno speciale panno. Questa fase porta a una leggera ossidazione e a un ingiallimento delle foglie, elementi che garantiscono il sapore dolce e morbido di questo tè. Le foglie vengono poi essiccate e di nuovo avvolte nel panno. Questo procedimento viene ripetuto più volte fino all’essiccazione finale.

Attenzione che alcuni tè verdi vengono venduti in Occidente come tè gialli! Il sapore è simile per certi aspetti: fresco, erbaceo, ma decisamente più dolce e senza l’astringenza tipica di molti tè verdi. Tra i prodotti più famosi di questa famiglia di tè vi segnalo il Jun Shan Yin Zhen, il Meng Ding Huang Ya e il Mo Gan Huang Ya.

I miei consigli per la preparazione (occidentale):

Quantità: 3 g per tazza (circa 1 cucchiaio di tè per 220 – 250 ml di acqua)
Temperatura: acqua a 80° C
Tempo di infusione: 2-3 minuti

Tipi di tè: tè verde

Il tè verde è sicuramente la tipologia più nota grazie anche alle sue acclamate proprietà. Il sapore può variare dal fieno all’erba appena tagliata, dalle castagne bollite agli spinaci a seconda della zona di produzione. In ogni caso si tratta di un tè non ossidato. Per prevenire questa reazione chimica (la stessa che interessa uno spicchio di mela tagliato e lasciato all’aria) le foglie vengono “cotte” o stabilizzate. In Cina si usano forni o grandi padelle tipo wok (per esempio il Chun Mee) mentre in Giappone è tipica la cottura a vapore (per esempio il Sencha). Lo scopo è sempre lo stesso: le alte temperature distruggono gli enzimi responsabili dell’ossidazione.

Le foglie vengono poi arrotolate (attorcigliate, appiattite come aghi di pino, incurvate, arrotolate come piccole palline, ecc.) ed infine essiccate.

I miei consigli per la preparazione (per saperne di più leggete la mia piccola guida qui):

Quantità: 2,5-3 g per tazza (circa 1 cucchiaio di tè per 220 – 250 ml di acqua)
Temperatura: acqua a 80° C (per i tè giapponesi anche 75° C)
Tempo di infusione: 2-3 minuti

I colori del tè sono sei ma qualcuno parla anche di tè viola

Da sinistra: tè bianco (Bai Hao Yin Zhen); tè verde (Mao Feng); tè ossidato (Keemun)

Tipi di tè: tè verdeazzurro

Secondo me la famiglia degli oolong è quella più interessante. Questo tipo di tè viene chiamato anche blu o verdeazzurro, per i riflessi delle foglie di alcuni esemplari, o ancora semi-ossidato. La sua caratteristica è che l’ossidazione varia dal 20 (ma in certi casi anche il 12%) all’80%. A seconda del grado di ossidazione, il sapore del tè può ricordare più un tè verde (ma con note più dolci e floreali) oppure un tè completamente ossidato (ma con sentori ancora vegetali).

Le foglie (di solito più mature e grandi rispetto ad altri tipi di tè) vengono raccolte, lasciate appassire per alcune ore e poi mescolate, quasi “shakerate”, per danneggiarle ovvero per rompere la struttura cellulare e favorire così l’ossidazione. Non appena le foglie raggiungono il livello di ossidazione voluto, vengono stabilizzate con il calore, arrotolate e infine essiccate.

Esistono oolong giapponesi, ma anche californiani (approfondimento qui) ma le zone di produzione più famose sono Taiwan e la provincia cinese del Fujian, in particolare la zona dei monti Wuyi. Assaggiate il Tie Guan Yin, l’Alishan, il Da Hong Pao, il Dong Ding,… scoprirete un mondo nuovo e vastissimo.

I miei consigli per la preparazione (occidentale):

Quantità: 2,5-3 g per tazza (circa 2 cucchiaini di tè per 220 – 250 ml di acqua)
Temperatura: acqua a 85 – 90° C (a seconda del grado di ossidazione)
Tempo di infusione: 4 minuti

Vi consiglio il lavaggio delle foglie ovvero un’infusione brevissima (pochi secondi) prima dell’infusione vera e propria.

Tipi di tè: tè rosso

Abbiamo accennato prima che il tè rosso non è il rooibos… che cosa è allora? In Cina si chiama così il tè completamente ossidato, quello che noi chiamiamo di solito nero. Per i cinesi il vero tè nero è quello fermentato, quindi una diversa reazione chimica. Da questa immagini si vede che i liquori dei due tipi di tè hanno infatti colori diversi:

Qual è la differenza tra tè rosso e tè nero?

Assaggiateli: non vi dimenticherete più la differenza tra ossidazione e fermentazione!

Per i tè completamente ossidati le foglie vengono fatte appassire. Vengono poi rullate (tè a foglia larga) oppure tagliuzzate (CTC, tè di solito destinati alle bustine), ossidate al 100% ed essiccate. A seconda del paese di provenienza cambia leggermente il sapore… dai tè maltati dell’Assam a quelli più fruttati e con note di tostatura della Cina (per esempio il Keemun), fino ai sentori agrumati dello Sri Lanka. Sì, il concetto di terroir cioè dell’influenza della zona di produzione, il tipo di suolo, il microclima dell’area, le tecniche di lavorazione sul sapore del prodotto finale non è valido solo per il vino.

I miei consigli per la preparazione (occidentale):

Quantità: 2,5-3 g per tazza (circa 2 cucchiai di tè per 220 – 250 ml di acqua)
Temperatura: acqua a 90 – 95° C
Tempo di infusione: 3 minuti

Tipi di tè: tè nero

Il tè nero (o hei cha) per i cinesi è il tè fermentato. All’estero vengono chiamati “dark teas” per non confonderli con i “black teas”, ovvero i tè ossidati citati prima. Di questa famiglia di tè fanno parte i famosi Puer ovvero tè fermentati con determinate caratteristiche: devono essere prodotti nella provincia cinese dello Yunnan, da una cultivar particolare a foglie larghe e queste devono essere essiccate al sole.

Il mondo dei tè fermentati è un altro settore vasto e affascinante. Sono tè che conservati in un certo modo e lasciati invecchiare possono acquisire grandissimo valore.

In generale possiamo dire che il processo di fermentazione accomuna il tè con altri prodotti come il vino, la salsa di soia, lo yogurt. In questa fase microrganismi come lieviti e batteri vengono a contatto con le foglie semi lavorate del tè in determinate condizioni di temperatura e umidità e ne trasformano la natura. Questo processo può avvenire in modo naturale, lentamente in ambienti semi controllati (per esempio puer sheng o crudi), oppure può essere indotto più velocemente a determinate condizioni per ottenere un prodotto finito in 45-60 giorni (per esempio puer shu o cotto).

I miei consigli per la preparazione (occidentale):

Quantità: 2,5-3 g per tazza (circa 1 cucchiaio di tè per 220 – 250 ml di acqua)
Temperatura: acqua a 95° C
Tempo di infusione: 4 minuti

Alcuni consigliano il lavaggio delle foglie anche in questo caso.

Tipi di tè: tè viola?

Abbandoniamo la classificazione cinese perché negli ultimi anni si parla ogni tanto di tè viola e qualcuno esulta alla nascita di un nuovo tipo di tè. L’ho assaggiato al World Tea Expo di Las Vegas e il sapore è particolare: può assomigliare a un oolong ad alta ossidazione ma con un’astringenza finale che ricorda più i tè verdi.

Tra i tipi di tè parliamo del tè viola

Viene prodotto in Kenya a partire da una pianta del Gardens of Assam (India), incrociata dal Tea Research Foundation of Kenyan con la cultivar Camelia Irrawadiensis. Ci sono voluti più di 20 anni di studio per ottenere una varietà particolarmente ricca di antocianine (pigmenti viola antiossidanti contenuti pure nei mirtilli o nell’uva).

Siamo di fronte davvero a un nuovo tipo di tè? Difficile dirlo. Quello che sicuramente è interessante è che la produzione del tè viola è riservata a piccoli agricoltori. È quindi anche un modo per creare possibilità di lavoro al di fuori delle logiche dei grandi mercati che dominano spesso la produzione di tè in Kenya.

Per saperne di più sul tè viola leggi l’approfondimento qui

 

Foto: ©Carlotta Mariani per Five o’ clock (aprile 2018) – riproduzione riservata

 

Fonti: Tea: A User’s Guide di Tony Gebely; The Tea Book di Linda Gaylard; Tea Sommelier di Gabriella Lombardi; Manuale del sommelier del Tè di Victoria Bisogno e Jane Pettigrew; thedailytea.com; tea.ca; Mei Leaf; teaguardian.com; purpleteaexperience.com

Avete mai sentito parlare di tè affumicato? Se seguite questo blog forse sì è uno dei miei ingredienti preferiti quando si parla di cucinare con il tè. In questo caso sto parlando di uno specifico tè affumicato di origine cinese: il Lapsang Souchong. Le sue note aromatiche di legno sono decisamente interessanti per dare un profumo diverso al risotto, a i grissini, all’hummus, ecc.

Non a tutti piace berlo in purezza ma è sicuramente un tè da conoscere. Secondo me è poi una carta da sfruttare per stupire i non amanti del tè.

Attenzione: il Lapsang Souchong non è l’unico tè affumicato. Ho assaggiato altri tè affumicati, anche in California, è ognuno è diverso. Probabilmente però è il più famoso in Occidente quindi un ottimo punto di partenza per il nostro viaggio nel mondo del tè…

Il tè Lapsang Souchong è un ottimo ingrediente per la ricetta di un risotto aromatico

Come si prepara

Se volete bere il Lapsang Souchong in purezza ecco i consigli per una corretta preparazione:

Quantità: 2.5 – 3 g per tazza (ovvero un cucchiaio da minestra scarso per circa 200 ml di acqua)
Temperatura: acqua a 95° C
Tempo di infusione: 3 minuti

Si può preparare con la Gaiwan e fare l’infusione orientale? Sì anche se è un tè che forse non si presta bene alle infusioni ripetute anche per una questione pratica: le foglie piccole sono più difficili da gestire con la Gaiwan. Se volete comunque provare vi consiglio:

Quantità: 5-3 g per Gaiwan (dipende dalla dimensione)
Temperatura: acqua a 95° C
Tempo di infusione: 1 minuto. Si possono ottenere in questo modo fino a 3 infusioni con le stesse foglie.

Che cos’è il Lapsang Souchong

Il Lapsang Souchong è un tè completamente ossidato, quello che noi chiameremmo un tè nero per intenderci (trovate la spiegazione tra tè nero e tè rosso qui). È conosciuto in Cina anche con il nome di  Zheng Shan Xiao Zhong dal nome della sotto varietà di Camellia Sinensis a foglie piccole che dà origine a questo tè. Nel sistema di gradazione britannico si parla di Souchong per indicare un tè di bassa qualità (quarta scelta) perché realizzato con le foglie più basse e con meno valore.

Il tè affumicato più conosciuto è il Lapsang Souchong

Come spiega bene la tea blogger Tea For Me Please, questo fatto è dovuto a un problema di traslitterazioneXiao Zhong (o souchong) è il nome di una sotto varietà botanica. Zheng Shan significa “montagna originaria” perché questa particolare cultivar di Camellia Sinensis è originaria di una specifica zona, quella dei monti Wuyi, nel Fujian. Il Fujian è una regione nel sud-est della Cina ben nota per altri tè come il tè bianco Bai Mudan e alcuni famosi oolong cinesi (Tue Guan Yin, Da Hong Pao,…).

Torniamo al Lapsang Souchong. La sua particolarità è che viene affumicato con legno di pino o cedro. Da qui deriva il suo profumo e il suo sapore inconfondibile. Ma come è nato questo tè?

La leggenda del Lapsang Shouchong

Si narra che durante la dinastia Qing (1644-1911) un esercito si accampò in una fabbrica di tè nel villaggio Tong Mu, tra le montagne Wuyi Shan. I lavori si fermarono e le foglie appena raccolte, che dovevano essere trattate per diventare tè verde, furono abbandonate al loro destino. Non appena i militari lasciarono la fabbrica, i lavoratori ripresero subito i lavori ma avevano perso molto tempo. Per portare subito il prodotto finito sul mercato, decisero di velocizzare il processo di essiccazione facendo bruciare dei rami di pino sotto le foglie. Credevano di aver rovinato il tè e invece sembra che i mercati olandesi se ne lo apprezzarono subito facendolo diventare famoso in tutto il mondo.

Della leggenda esistono tante versioni con piccole differenze. Quel che è certo è che oggi è un tè proposto in molti lussuosi afternoon tea di Londra. Del resto, come sottolinea la tea sommelier Linda Gaylard, era il tè preferito Winston Churchill

Abbinamenti tè – cibo

Potete bere il Lapsang Souchong in purezza in qualsiasi momento della giornata, magari accompagnandolo con uno scacco di cioccolato fondente. Provatelo durante una colazione o un brunch a base di uova e pancetta. Interessante poi l’abbinamento con le ricette speziate, con lo speck o il salmone affumicato.

Questo tè ha un sapore troppo aggressivo per voi? Avete un’ottima soluzione a portata di mano: cucinatelo!

Ricette con il Lapsang Souchong

Come vi accennavo all’inizio. Questo tè è un fantastico alleato in cucina. La più famosa ricetta con il Lapsang Souchon è sicuramente la carbonara (la cui preparazione viene fatta anche da famosi chef). Provatelo anche nei risotti, nelle creme di verdure oppure per aromatizzare pane o grissini.

Ecco le ricette che ho già provato per voi:

Hummus di ceci al Lapsang Souchong e melanzane grigliate

Risotto alla pancetta e tè affumicato Lapsang Souchong

Pane aromatizzato al Lapsang Souchong

Crema di carote e Lapsang Souchong

Grissini rustici al Lapsang Souchong

Tagliatelle di porro con Lapsang Souchong, panna e piselli

Taralli al tè Lapsang Souchong

Scaloppine ai funghi e tè Lapsang Souchong

Foto: ©Five O clock
Fonti: Tea a User’s Guida di Tony Gebely; Il piacere del tèTea Sommelier di Gabriella Lombardi e Fabio Petroni; teaformeplease.com; tuttocina.it; newworldencyclopedia.org; theteastylist.com

Il tè al gelsomino è un grande classico, conosciuto anche da chi non è esperto di tè. Lo si trova facilmente nei bar di tutta Italia e nei ristoranti cinesi. Ed è proprio in Cina che è nato non solo il tè, ma anche i primi blend, come questo di cui vi parlerò oggi.

L’arte di mescolare foglie di tè e fiori, più precisamente, si è sviluppata a partire dalla provincia cinese del Fujian circa 400 anni fa (alcuni parlano addirittura di 1000 anni). Da qui provengono ancora alcuni dei migliori tè al gelsomino. In particolare dalla zona della capitale Fuzhou, nel sud-est del Paese. Famosi sono anche i tè al gelsomino della regione autonoma di Guangxi, nella Cina meridionale, al confine con il Vietnam. Del resto, entrambe le zone sono ben note anche per i mercati dei fiori. E un buon gelsomino è sicuramente un ottimo punto di partenza.

Tè al gelsomino: preparazione

Ricordate che tradizionalmente alla base di questo tè ci sono foglie di tè verde e quindi è bene prestare un minimo di attenzione alle temperature e ai tempi di infusione. Per capire come preparare correttamente il tè verde potete cliccare qui.

Quantità: 3 g per tazza (circa 220 ml di acqua) che equivale a un cucchiaio da minestra scarso
Temperatura: acqua a 80° C
Tempo di infusione: 2 minuti e 30 secondi – 3 minuti

Tè aromatizzati o tè profumati?

Come nasce il tè al gelsomino? Si possono aggiungere gli aromi (più o meno) naturali, pezzi di altri ingredienti, estratti, oli essenziali oppure… tradizionalmente in Cina esiste un’altra procedura molto più affascinante. Il risultato? In questo secondo modo si ottiene un tè più delicato, morbido e meno aggressivo, pure all’olfatto. Posso berlo anche al mattino appena sveglia senza essere infastidita dall’odore penetrante.

Dal primo metodo derivano i tè aromatizzati (flavoured tea), dal secondo i tè profumati per contatto (scented tea).

Come si fa a “profumare” un tè? Prima di tutto ci vogliono due premesse: i fiori durante la fioritura rilasciano sostanze aromatiche; il tè è in grado di assorbire i profumi che ha vicino. Per questo motivo è meglio conservarlo lontano da odori troppo intensi. Mettete insieme queste due nozioni e non vi sarà difficile immaginare come creare il tè al gelsomino…

Tè profumati per contatto

Le foglie di tè vengono distese al suolo e ricoperte di boccioli di gelsomino. Questi devono essere raccolti all’alba, quando sono chiusi, mantenendo così all’interno i preziosi olii essenziali. Quando di notte si schiuderanno rilasceranno la loro fragranza che verrà assorbita dal tè. Questo processo viene ripetuto più volte, anche 10 per ottenere un tè di alta gamma. I fiori possono essere rimossi o meno. Per alcuni, lasciare i petali è una questione prettamente estetica. Per altri è un vero e proprio danno perché in questo modo potrebbe prevalere il sapore del gelsomino su quello del tè.

Infine il tè viene nuovamente essiccato per eliminare l’umidità lasciata dai fiori. Da questo video potete farvi un’idea del metodo della profumazione:

Questo procedimento viene fatto pure con foglie di tè nero oppure oolong. Viene evitato di solito il tè bianco perché i suoi aromi naturalmente floreali rischierebbero di rimanere schiacciati da quelli del gelsomino. Si possono poi usare altri fiori come boccioli di rose, osmanto, loto (tradizione famosa in Vietnam) o persino succo di lychee come fanno nel Guangdong cinese.

Se vi vendono del tè al gelsomino sotto forma di piccole sfere sappiate che si chiamano “perle di drago“. Le foglie più giovani e tenere possono essere infatti arrotolate a mano in piccole palline che si dischiudono man mano durante l’infusione. Un tè elegante e prezioso.

Le perle sono un elegante e prezioso tè verde al gelsomino

Abbinamenti per il tè al gelsomino

In Cina viene offerto a pranzo e a cena al posto dell’acqua. È quindi sicuramente un tè da bere a tutto pasto. In particolare vi consiglio di provare il tè al gelsomino con i cibi piccanti e speziati, piatti a base di verdure, formaggi erborinati, dolci dal sapore delicato come madeleine o una fetta di torta di carote.

Tempo fa ho preparato delle ricette con questo tipo di tè:

risotto al tè con gorgonzola e pere

crostata di mele profumata al tè al gelsomino

Provate anche il mio abbinamento con i biscotti Gentilini. Lo trovate qui

Tè al gelsomino: benefici

Non mi stancherò mai di ripetere: il tè dovrebbe essere bevuto al di là delle sue proprietà perché è buono, è un mondo ricco di storie, tradizioni, profumi, è divertente, è rilassante e più in generale fa stare bene.

Se però siete interessati agli effetti del tè sulla salute ricordiamo che il tè verde è ricco di polifenoli, minerali e aminoacidi. Diversi studi confermano che abbia proprietà anti infiammatorie e aiuti a prevenire l’insorgenza di diabete e problemi cardiovascolari. Ho trovato una ricerca che aveva come oggetto i possibili benefici del tè al gelsomino nella cura dei tumori gastrointestinali ma i dati risultano al momento insufficienti (la trovate qui). In particolare si dice che siano necessarie analisi ulteriori sui potenziali effetti della temperatura, della qualità del tè e dell’acqua.

Gli oli essenziali del gelsomino hanno proprietà antibatteriche e rilassanti. Sul sito doctorshealthpress.com si aggiungono benefici per la nostra pelle: questi oli idratano, aumentano l’elasticità e cancellano le cicatrici lasciate dall’acne e dalle ferite. Sembra che questo tè, lasciato raffreddare in frigorifero, sia un ottimo tonico per il viso.

Il tè al gelsomino favorisce poi la digestione (sono d’accordo!) e sembra che questo fiore sia un intrigante afrodisiaco…

Il tè al gelsomino ha proprietà digestive e calmanti

Tè al gelsomino: contiene teina?

Tra i 5 tè a basso contenuto di teina abbiamo citato anche alcuni tè verdi. Non è però vero che tutti i tè verdi contengano poca teina. Pensate al matcha oppure andate rivedere la mia esperienza con il raccolto freschissimo di un Meng Ding Gan Lu: due ore di passione tra tachicardia, tremori, mal di testa e nausea. Eppure era un tè verde…

Il tè al gelsomino non fa eccezioni. Contiene teina, non è tra quelli che ne ha meno né tra quelli che ne ha di più. Se è vero che il gelsomino ha poteri sedativi sul nostro sistema nervoso e che riesce a diminuire lo stress, questo tè potrebbe però essere considerato meno eccitante di tanti altri. Per sicurezza, se soffre di insonnia, mi sento di consigliarvi di berlo entro il primo pomeriggio, non oltre.

Tè al gelsomino dove si compra

Trovare il tè al gelsomino è facile. Più difficile è trovarlo buono visto che è un tè molto inflazionato. A volte potrebbe essere di una qualità alta ma conservato male e questo fa sì che perda gran parte del suo aroma.

Sono sicura che in tutti i negozi specializzati nella vendita dei tè possiate trovare ottimi prodotti. Magari anche più di uno, con diverse fasce di prezzo e quindi di qualità. Chiedete se si tratta di un tè aromatizzato o profumato. Provate ad annusarlo per capire se l’intensità di profumo può essere adatta a voi. Guardate le foglie: ci sono fiorellini? Sono aperte o arrotolate come sfere? Infine: provate! L’importante è che vi piaccia, no? 😉

Spesso mi chiedete dove si compra il tè online. Recentemente ho acquistato le perle di tè al gelsomino del portale cinese dragonteahouse.biz e non sono male. Sono quelle delle foto in questo articolo. Non sono eccezionali, il sapore è delicato e non molto persistente ma comunque dolce e per niente astringente.

 

Foto: ©Five O clock

Fonte:  The Tea Book di Linda Gaylard; nationalgeographic.it; teaguardian.com; Il piacere del tèTea Sommelier di Gabriella Lombardi e Fabio Petroni; teatulia.com; teaforte.com; ncbi.nlm.nih.gov; appunti corso TEA 104 Protea Academy e Tea and Herbal Association of Canada; Tea a User’s Guide di Tony Gebely; doctorshealthpress.com; englishteastore.com
Non mi sono stati offerti oggetti o compensi per citare i prodotti presenti in questo post.

Avete mai assaggiato il Keemun? Probabilmente sì e non ve ne siete resi conto. Questo perché è uno degli ingredienti di blend famosi come l’English Breakfast o il Russian Caravan. Viene chiamato anche Qimen dal nome della cittadina da dove proviene, Qimen appunto. Si trova nella provincia di Anhui, nella Cina orientale, a circa 400 km da Shanghai.

Fino al 1875 solo tè verdi provenivano da questa area. Fu allora che un giovane amministratore statale rientrò nella sua terra d’origine. Si chiamava Yu Ganchen e aveva studiato la produzione dei tè ossidati nella provincia cinese del Fujian. Il ragazzo, sfruttando le cultivar fino a quel momento usate ad Anhui per i tè verdi, decise di iniziare a produrre un tè diverso, dalle foglie scure e completamente ossidate. Un tipo di tè che aveva grande successo all’estero e che presto conquistò il palato degli inglesi. “Keemun” non è altro che la traslitterazione del cinese “Qimen”.

Dicono che oggi sia il preferito della regina Elisabetta II

Il Keemun è un tè cinese

Scopriamo qualcosa di più su questo particolare tè cinese…

Come si prepara il Keemun

Il Keemun è un tè completamente ossidato per cui non presenta problemi con la temperatura di infusione. Il consiglio però è sempre quello di evitare la temperatura di ebollizione (100° C) se non per ragioni igieniche. I cinesi dicono “l’acqua bollita è acqua morta”. Per questo motivo preferisco non usare temperature superiori ai 95° C.

Se il vostro Keemun è di qualità superiore (per esempio un Keemun Mao feng, Keemun Hao Ya o un Keemun Imperial), ricco di germogli dorati, è meglio se la vostra acqua non supera i 90° C. Come si fa a misurarla? Esistono i termometri per il tè ma è ormai facile trovare dei bollitori appositi.

Quantità: 2.5 g per tazza (circa 220 ml) che equivale a un cucchiaio da minestra scarso
Temperatura dell’acqua: 90-95° C (l’acqua deve essere minerale naturale a basso residuo fisso)
Tempo di infusione: 3 minuti. Se vi piace il tè forte potete prolungare l’infusione fino a 4-5 minuti.

Il Keemun è il più famoso tè nero cinese

Sapore: Keemun VS Darjeeling e Assam

Il Keemun è spesso considerato un’alternativa ad altri due famosi tè neri, questa volta indiani: il Darjeeling e l’Assam. Il sapore dei tre tè è però molto diverso.

Il Keemun infatti è dolce, ma con note decise di tostatura, frutta secca e legno. Il Darjeeling è caratterizzato da sentori di moscatello, di mandorla e da una leggera astringenza. Questa è più intensa se si tratta di un primo raccolto. L’Assam è forse il più dolce dei tre con spiccate note di melassa e malto, soprattutto nei gradi superiori.

Nonostante siano tutti e tre tè completamente ossidati (quelli che potremmo definire tè neri) sono prodotti ben diversi l’uno dall’altro. Provare per credere!

Abbinamenti con il Keemun

Il Keemun è ottimo per un brunch o una colazione a base di uova secondo la tradizione anglosassone. Provatelo anche con formaggi saporiti, come l’Asiago, con le ricette piccanti e con la pasticceria secca.

C’è chi lo consiglia con una fetta di cheesecake ma io non sono molto d’accordo. Voi che cosa ne dite?

Tè rosso o tè nero: qual è la differenza?

Finora non avete notato niente di strano? Nel titolo ho parlato di tè rosso… sapete che cosa significa? Attenzione, non mi dimenticherò mai di dirlo: il rooibos NON è un tè quindi è sbagliato chiamarlo tè rosso. Scopriamo invece di che cosa si tratta.

Brevemente possiamo dire che quello che comunemente chiamiamo “tè nero”, in Cina viene identificato “tè rosso”. Secondo infatti la suddivisione cromatica cinese delle famiglie di tè, quello completamente ossidato è rosso. Il tè invece fermentato è nero. Fate una prova: mettete vicine una tazza di Puer (tè fermentato) e una di Keemun (tè ossidato). Il liquore del primo sarà più scuro, più simile alle tonalità della terra bagnata, mentre il secondo avrà un colore rosso ambrato come vedete in questa foto:

Qual è la differenza tra tè rosso e tè nero?

Vi ho fatto confusione? Ricordate comunque che ossidazione e fermentazione sono due reazioni chimiche diverse che non vanno confuse, nonostante a lungo i due termini siano stati usati come sinonimi. A queste due reazioni, in Cina appartengono due distinte famiglie di tè. Sottolineo che questa distinzione è specifica della Cina, Paese dove il tè è nato e unico luogo al mondo dove tradizionalmente vengono prodotti tutti e sei diversi tipi di tè (leggete il mio approfondimento qui): tè bianco, giallo, verdeoolong (o verdazzurro), rosso e nero. In India, in Sri Lanka, in Kenya,… il tè completamente ossidato è chiamato tè nero.

In conclusione, è un errore dire che il Keemun è un tè nero? No, è solo una imprecisione. L’errore è dire che il rooibos (alcuni lo fanno purtroppo anche con il puer) è un tè rosso 😉

 

Foto: ©Five O clock
Fonti: The Tea Book di Linda Gaylard; Tea Sommelier di Gabriella Lombardi e Fabio Petroni; Manuale del Sommelier del tè di Victoria Bisogno e Jane Pettigrew; teaguardian.com; englishteastore.com; serendipitea.com; appunti corso TEA 104 Protea Academy e Tea and Herbal Association of Canada

Avete mai sentito parlare del Meng Ding Gan Lu? È un pregiato tè verde cinese, meno conosciuto del Gunpowder e del Chun Mee ma dal sapore davvero eccezionale. Pensate che il nome significa “dolce rugiada“, termine che ben si addice al sapore dolce, fresco, delicatamente floreale di questo tè.

Proviene dalla provincia del Sichuan, nel sud-ovest della Cina. In particolare, viene coltivato sul monte Meng Ding, ad alta quota. Pensate che questa zona è stata una delle prime per le piantagioni di Camellia Sinensis. Secondo la leggenda, il monaco taoista Wu Lizhen fu il primo a piantare il tè e lo fece proprio sulle pendici di questa montagna attorno al 53 a.C. Prima di allora, si dice che il tè venisse preparato solo con le foglie raccolte della piante selvatiche.

Con il tempo diverse dinastie hanno considerato queste piantagioni come “i giardini imperiali del tè” e le foglie raccolte venivano offerte come tributo all’imperatore. Il Meng Ding Gan Lu è stato utilizzato anche come offerta per gli antenati della casa imperiale. In questo caso venivano raccolte solo le foglie delle sette piante sacre piantate da Wu Lizhen.

Il Meng Ding Gan Lu è un tè verde cinese prezioso dal sapore particolarmente dolce

Il microclima dell’area, umido e fresco, fa sì che le foglie crescano più lentamente, aspetto che garantisce al tè un sapore più delicato ma allo stesso tempo ricco, complesso. È quello che succede con un altro tè di alta quota di cui vi ho parlato tempo fa: il Nuwara Eliya dello Sri Lanka.

Il Meng Ding Gan Lu migliore viene raccolto a inizio primavera prima del festival Qingming, l’antica festa di inizio aprile dedicata in Cina alla commemorazione dei defunti. È in gran parte formato da germogli.

Come si prepara il Meng Ding Gan Lu

Prima di tutto un consiglio appassionato: se il raccolto è freschissimo diminuite il tempo di infusione a 2 minuti per mantenere la dolcezza di questo fantastico tè. A me è piaciuto di più.

Quantità: 3 g per tazza (circa 220 ml di acqua) che equivale a un cucchiaio da minestra scarso
Temperatura: acqua a 80° C
Tempo di infusione: 2 minuti e 30 secondi

Se avete una Gaiwan e preferite le infusione orientali:

Quantità: 5-3 g per Gaiwan (dipende dalla dimensione)
Temperatura: acqua a 80° C
Tempo di infusione: 30 secondi. Si possono ottenere in questo modo fino a 3 infusioni con le stesse foglie.

Queste invece sono le indicazioni della compagnia Seven Cups Fine Chinese Tea:

Abbinamenti tè-cibo

Come abbiamo detto, il Meng Ding Gan Lu è un tè verde cinese dal sapore dolce e delicato. Secondo me si gusta al meglio, da solo, in un momento di tranquillità, magari leggendo un buon libro.

Se volete provare comunque ad accompagnarlo al cibo puntate su piatti di verdure di stagione dai sentori non aggressivi come le zucchine. Interessante l’abbinamento con il pesce azzurro condito semplicemente con un filo d’olio extravergine d’oliva, con il cioccolato bianco e i dolci dal sapore leggero.

Il Meng Ding Gan Lu è un tè verde cinese prezioso dal sapore particolarmente dolce

Foto: ©Five O clock

Fonti: Tea a User’s Guida di Tony Gebely; Teaguardian.com; Chinahighlights.com; The Teatrekker.com

Conoscete il tarassaco? Sicuramente sì ma forse non ve ne siete ancora accorti… quando la primavera è inoltrata e ci si avvicina al primo caldo estivo, anche in città è frequente ritrovarsi a spazzare via i cosiddetti “soffioni”. Bene, non sono altro che i frutti del tarassaco.

La specie Taraxacum officinale appartiene alla famiglia delle Asteraceae ed è considerata infestante, come la menta. La pianta è provvista di una radice robusta, da cui partono grandi foglie verdi.

L’infiorescenza è il noto dente di leone, fiore giallo vivo e dallo stelo lungo e liscio. Il frutto prende il nome di soffione ed è formato da semi provvisti di pappo, ovvero un’appendice piumosa e leggera che favorisce la dispersione dei semi tramite il vento.

Tisana al tarassaco: come si prepara

Per preparare la tisana al tarassaco si possono usare le radici (fresche o essiccate), i fiori o le foglie. In base alla materia prima allora è meglio puntare su un decotto o su un infuso. Perché? Ve lo spiego qui

Decotto di tarassaco

30 – 40 g di radici fresche di tarassaco (o 6 cucchiaini di radice secca)

1 litro di acqua naturale minerale

Per preparare un decotto, portate a ebollizione l’acqua e le radici in un pentolino capiente.

Lasciate sobbollire per una decina di minuti poi spegnete il fuoco e lasciate riposare. Ho notato che il tempo di riposo cambia a seconda degli effetti che si vogliono ottenere. Stessa cosa per quando e quante volte bere il decotto. Chiedete consiglio al vostro medico (soprattutto per le interazioni con i farmaci) o al naturopata di fiducia.

Infine filtrate.

Infuso di tarassaco

3 g di foglie e/o fiori di tarassaco secchi per tazza (se sono freschi calcolate mezza tazza di materia prima)

una tazza d’acqua naturale minerale

zucchero di canna (a piacere)

Per preparare un infuso, lavate bene foglie e/o fiori se sono freschi. Disponete il tutto in un filtro all’interno di una tazza o di una teiera.

Portate una tazza d’acqua quasi a ebollizione (circa 95° C).

Versate l’acqua sul filtro oppure sopra fiori e/o foglie fresche e lasciate in infusione per 5 minuti.

Filtrate e dolcificate a piacere.

Le foglie fresche sono molto usate in cucina anche in insalata o nelle frittate.

Come si prepara la tisana al tarassaco?

Tarassaco: le proprietà

È una pianta selvatica che fiorisce e matura proprio in primavera, dopo le grandi abbuffate pasquali, tra lo stress da cambio stagione e il terrore della prova costume.

Quali sono le sue proprietà? Per prima cosa ricordiamo che continene sali minerali (calcio, ferro, sodio, fosforo, magnesio, potassio, selenio e zinco) e vitamine (A, B1, B2, B3, C, E, K). Non mancano tannini, flavonoidi, acido caffeico, acido cumarico e mucillagini.

Il tarassaco è indicato nei casi di ritenzione idrica e cellulite, mancanza di buona digestione, insufficienza epatica e biliare. Il beneficio sull’apparato digerente è dovuto alla presenza di sostanze amare come l’inulina e la tarassicina. Queste, infatti, facilitano la digestione, stimolando la produzione di saliva, succhi gastrici, pancreatici e bile. Queste sostanze aiutano inoltre la flora batterica e il transito intestinale. Dicono che bere un decotto due volte al giorno per una settimana aiuti a regolare le funzioni intestinali. Per i benefici digestivi sembra che sia particolarmente efficace l’infuso di fiori.

Non sono da trascurare le proprietà diuretiche del tarassaco: grazie ai flavonoidi e ai sali di potassio si facilita l’eliminazione dei liquidi in eccesso e delle tossine. Del resto, viene spesso citato quando si parla di depurazione. E a conferma delle proprietà diuretiche e detox ci viene in aiuto la lingua italiana: nome comune del tarassaco è pure piscialetto! Per un miglior effetto diuretico consigliano l’infuso di foglie di tarassaco.

Queste proprietà depurative portano a un altro risultato: il controllo dei livelli di colesterolo. In questo caso è consigliato il decotto di radici di tarassaco.

Tarassaco: controindicazioni

Questa pianta è ricca di interessanti benefici. Tuttavia, bisogna stare attenti alle controindicazioni. Può infatti creare dei problemi a chi soffre di gastrite, di reflusso gastroesofageo, di ulcera peptica, di ostruzioni delle vie biliari e chi ha reazioni allergiche a una tipologia di composti chimici: i lattoni sesquiterpenici.

Attenzioni anche alle interazioni con alcuni medicinali: antidolorifici, diuretici e ipoglicemizzanti. In particolare, le controindicazioni riguardano i farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans), come l’aspirina, perché il tarassaco potrebbe accentuare l’azione dannosa sulla parete gastrica.

Miele di tarassaco: che cosa è?

Dal tarassaco si ottiene un miele di livello superiore, che racchiude in dolcissime note tutte le proprietà del fiore. Si distingue infatti dagli altri mieli per il suo colore giallo vivo e per il suo odore corposo e penetrante. Le regioni con maggior produzione di miele di sono il Friuli-Venezia Giulia, il Trentino, la Lombardia e il Piemonte.

Il tarassaco fiorisce da febbraio alla prima metà di maggio, perciò la fioritura utilizzata è precoce. È infatti piuttosto difficile ottenere il miele da questi fiori. In parte perché le condizioni climatiche non sono sempre favorevoli, in parte perché le api sono ancora affaticate dall’inverno e a volte le famiglie non sono ancora abbastanza sviluppate per poter affrontare la raccolta del miele.

Ricetta del falso miele di tarassaco

Esiste però un falso miele di tarassaco, un prodotto simile a quello prodotto dalle api con proprietà sull’intestino, sul fegato e sulle vie respiratore. In più è vegano.
Riportiamo la ricetta di Tisane e rimedi naturali edito da Ecolibri:

700 g di fiori di tarassaco

3 limoni

7 dl di acqua

700 g di zucchero

Per preparare un falso miele di tarassaco lavate bene i fiori.

Metteteli in un tegame con l’acqua e i limoni tagliati a tocchetti e portate a ebollizione. Lasciate sobbollire per 5 minuti. Spegnete la fiamma e lasciate raffreddare.

Separate i fiori e spremeteli in uno schiaccia patate o in un passa verdure.

Nel liquido raccolto sciogliete lo zucchero, mettetelo sul fuoco e fatelo sobbollire fino ad arrivare a uno sciroppo denso, simile al miele.

Nel libro si consiglia di raccogliere i fiori con la luna calante.

 

Foto: ©Five o' clock
Fonti: Enciclopedia della cucina – Té e tisane; riza.it; Tisane e rimedi naturali; elicriso.it; greenstyle.it; giardinaggio.it; gruppomacro.com; cure-naturali.it; alimentipedia.it; vivere-armoniosamente.it; portalebenessere.com; ilgiornaledelcibo.it

Taiwan è un’isola famosa per i suoi tè oolong e tra i più noti c’è sicuramente il Dong Ding (o Tung Ting). Il nome significa “vetta congelata” ed è un tè a media ossidazione (20 – 30%).

Vi ricordate infatti che la famiglia degli oolong è quella in cui le foglie subiscono una parziale ossidazione? (se la risposta è no, cliccate qui) Il grado di ossidazione influisce sul colore delle foglie e del liquore in tazza, ma anche sul sapore. Mettete per esempio a confronto un Tie Guan Yin a bassa ossidazione con questo Dong Ding. Vi sembreranno due tè completamenti diversi…

Come si prepara il Dong Ding

Il Dong Ding è un tè semplice da preparare, vedrete. Il mio consiglio, come per gli altri oolong, è di lavare le foglie, ovvero fare una brevissima infusione (alcuni secondi) prima dell’infusione vera e propria. Queste sono le altre indicazioni che vi suggerisco (metodo occidentale):

Quantità: 3 g per tazza (circa 220 ml di acqua). Corrisponde a circa un cucchiaino da caffè e mezzo
Temperatura: acqua a 90° C
Tempo di infusione: 3-4 minuti

Se preparate il tè con una teiera Yixing o una gaiwan vi consiglio (metodo orientale):

Quantità: 5 g per Gaiwan/Yixing (circa 150 ml di acqua)
Temperatura: acqua a 90° C
Tempo di infusione: 30-40 secondi. Si possono ottenere in questo modo fino a 5 infusioni con le stesse foglie

Come si prepara il Dong Ding, uno dei più famosi tè oolong di Taiwan

Abbinamenti con il Dong Ding

Il Dong Ding ha un intenso sapore di frutta secca, con note di pesca, miele e un finale floreale delicato. Al palato è vellutato, elemento che caratterizza e contraddistingue gli oolong, specie quelli di Taiwan.

Con quale cibo si abbina bene? Provate con il cioccolato al latte, semplice o con le nocciole. Ottimo anche con i biscotti alla frutta secca, con la granola o con barrette di cereali quando si parla di colazione e merenda. Se avete in mente a un dessert, a qualcosa di più elaborato puntata al crème caramel o alla crème brûlée.

Non solo dolci, Una tazza di Dong Ding accompagna bene persino il salato, come del pesce affumicato, soprattutto salmone, o del formaggio dolce (per esempio il Cheddar).

Dong Ding: il tè di montagna

Il Dong Ding proviene dalla zona centrale dell’isola, il distretto di Nantou. Questa è stata la prima zona di produzione del tè a Taiwan nel XIX secolo. Il sito Tea From Taiwan racconta che lo studente Ling Fong Chi, dopo un periodo di studio in Cina, è tornato a casa, sul monte Dong Ding con 36 piante di tè. Le piante provenivano dai monti Wuyi, nel Fujian cinese, zona storicamente nota per i suoi tè oolong.

Le piante vennero coltivate sul monte Dong Ding con ottimi risultati. Da lì la coltivazione si estese alle aree vicine: Minjian e Jhushan.

 

Foto: Five O clock
Fonte: The Tea Book di Linda Gaylard; Teafromtaiwan.com; Il piacere del tè; Tea Sommelier di Gabriella Lombardi e Fabio Petroni; Englishteastore.com; Manuale del sommelier del tè di Victoria Bisogno e Jane Pettigrew
Il tè è un omaggio di Dammann Frères ma non mi è stato chiesto di recensirlo né sono stata pagata per scrivere questo post

Avete mai sentito parlare di Kombucha? Si tratta di una bevanda al tè che va molto di moda negli Stati Uniti (ve l’ho accennato parlando dei Tea Trends in California) e inizia a essere ricercata anche in Europa.

Io ho assaggiato il Kombucha qualche anno fa. Mia sorella mi aveva portato due diverse bottigliette da New York e più precisamente dal mercatino di Union Square. Avevo solo sentito parlare di questa bevanda ma non sapevo esattamente che cosa fosse e che sapore avesse. Conteneva tè e quindi d’istinto ho aperto la prima bottiglietta alla mattina, a colazione, con i biscotti…

Che sapore ha il Kombucha?

La prima volta che ho assaggiato questa bevanda ho avuto la stessa sensazione di quando, al mercato del pesce di Bergen, ho messo in bocca per la prima volta il brunost, il formaggio al caramello. Ti dicono che è formaggio, ti immagini un sapore ma il tuo palato percepisce dei sentori completamente inaspettati e va in tilt.

Stessa cosa con il Kombucha: lo verso in un bicchiere, so che contiene tè e mi immagino qualcosa di simile e invece no. In bocca mi ritrovo un liquido frizzante e leggermente alcolico. Insomma, è stato uno shock!

Che cosa è il Kombucha?

Una lunga premessa per spiegarvi che il Kombucha contiene tè ma non è tè. È una bevanda probiotica data dalla fermentazione di tè, zucchero e un ammasso di batteri e lievito noto come “scoby”. Come nel vino o nella birra, il lievito consuma lo zucchero e produce anidride carbonica e alcol (meno dell’1% ma meglio stare attenti ai bambini e in caso di gravidanza).

Sembra che le prime testimonianze del Kombucha risalgono alla dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C), in Cina. Nel XIX secolo la bevanda è arrivata in Russia e da lì alla Germania ma la passione si esaurì presto a causa della Seconda Guerra Mondiale, alla scarsità di tè e di zucchero.

Nel Kombucha c’è un fungo?

In questi anni ho sentito molti dire che per preparare il Kombucha serve un fungo… in realtà ho scoperto che ciò che serve è lo “scoby”, un ammasso gelatinoso, di colore beige, composto da batteri e lievito, che può ricordare un fungo ma non ha niente a che fare con i funghi.

Che cosa significa “scoby“? È l’acronimo di Symbiotic Colony of Bacteria and Yeast, colonia simbiotica di batteri e lievito. È l’ingrediente segreto per rendere un tè zuccherato una bevanda completamente diversa. Come si fa? Ora ve lo spiego…

La ricetta e i benefici del Kombucha, bevanda fermentata al tè

La ricetta

Potete comprare il Kombucha già pronto oppure prepararlo in casa. Vi segnalo la ricetta del libro The Tea Book di Linda Gaylard.

3,7 litri di acqua minerale natural

480 ml di Kombucha già pronto (rimasto dall’ultima fermentazione in casa oppure comprato già pronto in bottiglia)

8 cucchiaini di foglie di tè nero oppure 8 bustine

175 g di zucchero di canna

scoby (io per l’ora ho visto che lo vendono solo online, per esempio su Amazon Happy Kombucha – Scoby di misura media oppure mi hanno segnalato su Facebook il gruppo “Tutto il Kombucha del mondo”)

Come si fa il Kombucha? Scaldate l’acqua e mettete il tè in infusione per 5 minuti.

Filtrate le foglie e versate il tè in un largo barattolo di vetro.

Aggiungete lo zucchero e mescolate fino a che non sia completamente sciolto.

Coprite il contenitore con un panno e aspettate qualche ora in modo che il tè sia completamente freddo.

Aggiungete il Kombucha già pronto, mescolate con un cucchiaio di legno (con questa bevanda è sempre meglio evitare il metallo perché danneggia lo scoby).

Unite lo scoby maneggiandolo con i guanti e non a mani nude. Coprite con un panno tenuto fermo da un elastico. Conservate il Kombucha in un luogo buio e tranquillo per una settimana.

Dopo una settimana, aiutandovi con un cucchiaio di legno controllate se il liquido è leggermente frizzantino e ha raggiunto la giusta dose di sapore. Se è troppo dolce, aspettate ancora qualche giorno.

Una volta che la bevanda è pronta, trasferite lo scoby in un contenitore di vetro e coprite con circa 700 ml del Kombucha appena preparato. Conservate il tutto in frigorifero e riutilizzate entro due mesi.

Versate la restante bevanda nelle bottigliette. Consigliate sono quelle da mezzo litro, meglio se di vetro. Lasciate tutto a riposare ancora per un paio di giorni (fino a tre) a temperatura ambiente e poi conservate in frigorifero.

Se volete aggiungere dei sapori particolari potete aggiungere 1 parte di succo di frutta su 5 parti di Kombucha prima di imbottigliare.

Tè nero o tè verde? Zucchero o miele?

È una domanda che mi hanno fatto più volte. Come mi ha insegnato la mia amica Valentina del blog The Soul Garden, il Kombucha si prepara con zucchero (bianco o di canna) e tè nero.

È il Jun Tea, altra bevanda fermentata, ricca di probiotici, è invece a base di tè verde, miele e una coltura che si chiama Jun. Per gli ingredienti con cui viene preparato, il Jun Tea viene definito anche come lo champagne dei Kombucha.

I benefici del Kombucha

Perché bere questa bevanda a base di tè, frizzante e leggermente alcolica? Naturalmente, a tanti interessa più per le sue proprietà più che per il suo sapore.

A che cosa serve quindi il Kombucha? Contiene vitamina B e se bevuto regolarmente sembra che aiuti la digestione, favorisca la flora batterica, stimoli il sistema immunitario, migliori la salute del fegato, prevenga il cancro e la caduta dei capelli e aiuti persino a dimagrire. Insomma, sembrerebbe un elisir di lunga vita e in effetti è così che viene chiamato.

Ci tengo, come sempre, a far notare che i miracoli non li fa nessuno. A questo proposito ho trovato un articolo del medico Brent Bauer su sito della Mayo Clinic in cui si specifica che non ci sono testimonianze scientifiche o prove cliniche tali da supportare in modo inconfutabile tutti questi benefici. In particolare vengono messi in dubbio le proprietà sul sistema immunitario, sulla digestione, il fegato e la prevenzione antitumorale.

Studi:

Se volete approfondire vi elenco gli abstract di alcuni studi sull’argomento:

Hepatoprotective properties of kombucha tea against TBHP-induced oxidative stress via suppression of mitochondria dependent apoptosis” di Bhattacharya S1, Sil PC, Gachhui R (2011)

Hepatoprotective and curative properties of Kombucha tea against carbon tetrachloride-induced toxicity” di Murugesan GS1, Jayabalan R, Sathishkumar M, Binupriya AR,Yun SE, Swaminathan K (2009)

Lead induced oxidative stress: beneficial effects of Kombucha tea” di Dipti P1, Kain AK, Yogesh B, Pauline T, Selvamurthy W, Anju B, Mongia SS, Sairam M, Singh B, Kumar GI (2003)

Studies on toxicity, anti-stress and hepato-protective properties of Kombucha tea” di Dipti P1, Kain AK, Pauline T, Yogesh B, Kumar GI, Anju B, Sairam M, Mongia SS, Selvamurthy W, Singh B (2001)

Kombucha: controindicazioni

Il dottore Brent Bauer (ma anche Kathleen Zelman in questo articolo) sottolinea anche un’altra cosa: le controindicazioni per questa bevanda. Per prima cosa le fermentazioni homemade, fatte in casa, sono a rischio di contaminazioni batteriche.

Il medico segnala che ci sono state anche reazioni allergiche da parte di alcuni bevitori e problemi allo stomaco.

Insomma, bevete con prudenza… come per tutte le cose, del resto!

 

Foto: ©Five O clock

Fonti: The Tea Book di Linda Gaylard, thekitchn.com, nourishedkitchen.com, ncbi.nlm.nih.gov, authoritynutrition.com, webmd.com
Questo post contribuisce al programma di affiliazione di Amazon

Il Nuwara Eliya è uno dei miei tè dello Sri Lanka preferiti, almeno per il momento. Per molti è conosciuto come lo “champagne dei tè di Ceylon”. Si tratta di un tè nero dal sapore delicato, leggermente agrumato e floreale. Questo perché è un tè coltivato in alta quota (circa 2000 m). L’altitudine è importante per il sapore e il profumo del tè e in Sri Lanka è particolarmente evidente questo fattore.

I tè di questa isola, infatti, si dividono in low grown, mid grown e high grown, ovvero coltivati a bassa quota, a media altezza e in quota.

Che cosa significa Nuwara Eliya (si pronuncia “nurelia”)? È una regione dell’isola, una delle più famose per la coltivazione di tè (nero ma anche un prezioso tè bianco). Come per l’Assam, i tè dello Sri Lanka prendono quindi il nome dalla zona di produzione. Sulla confezione poi potete trovare indicazioni sul nome della azienda e le sigle OP, BOP, ecc… che come abbiamo visto ancora per l’Assam servono per farci capire l’aspetto delle foglie (spezzate, con germogli,…).

Nel caso del Nuwara Eliya l’altitudine si traduce in temperature fresche e una crescita lenta che favorisce lo sviluppo di note fruttate in questo tè.

Come si prepara il Nuwara Eliya

Come spesso ripeto su Facebook, io sono un’amante dei tè verdi. Esistono però delle eccezioni e il Nuwara Eliya è una di questa. Per gustarmelo davvero però devo abbreviare i tempi di infusione a 2 minuti e 30 secondi. Se anche voi preferite sapori più delicati, seguite le mie indicazioni. Altrimenti ecco i paramenti condigliati:

Quantità: 2-3 g per tazza (un po’ meno di un cucchiaio da minestra di foglie)
Temperatura dell’acqua: 85 – 90° C (l’acqua deve essere minerale naturale a basso residuo fisso)
Tempo di infusione: 3 minuti. Se vi piace il tè forte, all’inglese, potete prolungare l’infusione fino a 5 minuti.

Le note agrumate dei tè dello Sri Lanka in genere si abbinano perfettamente con una fettina di limone.

Ceylon Tea

Perché i tè dello Sri Lanka si chiamano anche tè di Ceylon? Dovete sapere che sull’isola si sono susseguite le influenze europee, fino al dominio britannico a partire dal 1796. Il Paese fu ribattezzato Ceylon e fu avviata la coltivazione del caffè per soddisfare la richiesta dei bevitori di tutta Europa.

Tutto andava alla meraviglia fino al 1867 quando l’epidemia della cosiddetta ruggine del caffè distrusse le piantagioni. In quel periodo, uno scozzese, James Taylor, vicedirettore della piantagione di caffè di Loolecondera, stava sperimentando con successo dei semi della pianta del tè che aveva acquistato in India. Così nacque la prima piantagione di tè, esattamente 150 anni fa.

Il successo di Taylor richiamò l’attenzione di un imprenditore, sempre scozzese, sir Thomas Lipton, che approfittò della svalutazione delle piantagioni di caffè per riconvertirle a piantagioni di tè. Ma questa è un’altra storia… Resta il fatto che oggi lo Sri Lanka è il quarto produttore mondiale di tè.

Nuwara Eliya significa “sopra le nuvole” ed è il tè coltivato alle altitudini più alte di tutto lo Sri Lanka. Questa area centrale dell’isola era pressoché disabitata quando arrivarono i primi esploratori inglesi nel 1818. Inizialmente, visto il panorama mozzafiato e le temperature piacevoli, il luogo diventò una zona di villeggiatura per i coloni britannici che cercavano un po’ di fresco nei mesi più caldi. Solo più tardi, nel 1875, si iniziò a coltivare tè.

Abbinamenti con il tè Nuwara Eliya

Questo tè dello Sri Lanka è perfetto a colazione ma anche al pomeriggio, per un classico tè delle 5. Colè dicevamo, si accompagna bene agli agrumi quindi abbinatelo a una torta di limone o di arancia, ma è anche ottimo con una fetta di torta di carote.

Non solo. Il Nuwara Eliya si presta bene anche a colazioni salate o a un tradizionale afternoon tea con pane, marmellata e sandwich. Abbinatelo con salumi leggeri come la fesa di tacchino o il prosciutto cotto oppure a una focaccia liscia focaccia al rosmarino.

Nuwara Eliya: cosa vedere

Se visitate questa zona non potete perdervi una visita a una piantagione di tè. La più famosa (ma mi hanno detto che è anche molto commerciale) è la Pedro Tea Estate.

Questa regione è poi famosa per le bellezze naturali. In particolare, consigliano i giardini Hakgala e il Galway’s Land National Park.

Al piacere delle degustazioni e dell’avventura, potete unire una parte un po’ più culturale e spirituale grazie alla visita del tempio indù Seetha Amman.

 

Foto: Five O clock
Fonti: The Tea Book di Linda Gaylard; L’enciclopedia della cucina – tè e tisane; Tea Sommelier di Gabriella Lombardi e Fabio Petroni; Manuale del Sommelier del Tè di Victoria Bisogno e Jane Pettigrew; Lonely Planet